Evia, il turchese e il verde: viaggio sull’isola più originale (e sottovalutata) della Grecia

Il turchese ed il verde del sud della Grecia
Scritto da: starsunlu
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A giugno decidiamo l’isola greca per le vacanze. Sarà Evia, per un periodo che va dal 9 al 16 luglio e, vista la vastità dell’isola, visiteremo solo la parte sud. Voleremo da Milano ad Atene con volo Sky e poi, tramite un transfer in taxi (40 euro), raggiungeremo il porto di Rafina per imbarcarci. La scelta del transfer in taxi sarà dettata dagli orari dei traghetti: con più tempo, da Atene esiste un bus che raggiunge il porto di Rafina (in circa 40 minuti), ma avremo tempi troppo stretti. Partiremo quest’anno solo in tre: io, mio marito e il nostro amico Alessandro che, vivendo a Lecce, raggiungerà Atene con un volo da Bari. Evia (o Eubea) è la seconda isola più grande della Grecia dopo Creta. In pochi però la conoscono bene. L’isola può essere raggiunta da Atene con l’auto attraversando il ponte che la collega alla terraferma, attraversando lo stretto di Euripo fino alla città di Calcide nel nord, oppure tramite traghetti che dal porto di Rafina raggiungono Marmari nel sud. Si trova così vicino alle coste che molti tendono a non considerarla nemmeno un’isola. Evia è lunga 180 km e, con i suoi 900 km di costa, presenta innumerevoli insenature e baie selvagge, molto spesso deserte. Marmari, la cittadina in cui soggiorniamo, è un piccolo ma affascinante villaggio di pescatori, non troppo turistico: ha il suo porto, una bellissima panetteria, due piccoli supermarket, una bella passeggiata sul lungomare con diverse caffetterie e taverne con tavoli per mangiare davanti al mare, un paio di negozi di souvenir, una bella chiesa e alcuni punti panoramici sulla collina.

Diario di viaggio a Evia

Giorno 1: arrivo ad Atene, sbarco a Marmari e il primo gyros

Finalmente si parte! Ad Atene incontriamo Alessandro e il nostro transfer. Paghiamo 12 euro di traghetto e alle 16:30 facciamo una sosta per il primo Nespresso freddo, poi salpiamo per Evia. Dopo un’ora di traghetto giungiamo al piccolo porto di Marmari: lì ci attende la signora Alessandra, che avevamo precedentemente contattato, e ci accompagna al nostro alloggio. Posate le piccole valigie, ci fiondiamo a mangiare il primo gyros (dopo un anno di astinenza).

Giorno 2 e seguenti: in auto alla scoperta delle spiagge più belle

Il giorno successivo affittiamo una macchina (35 euro al giorno), una Golf turbo diesel, in un rent-a-car di Karystos. Ci viene consegnata davanti al porto e con questa iniziamo a esplorare le spiagge dell’isola:

  • Spiaggia di Megali Ammos: una spiaggia in continuo movimento, dove il vento e le correnti la ridisegnano nel corso dei mesi. Mai uguale a se stessa, crea lingue di sabbia e isolotti. Non attrezzata, bianca, è chiamata anche Great Sand Beach. Il mare è turchese. Ci andiamo in mattinata, deserta, appena fuori Marmari. Da vedere per stupirsi della sua bellezza.
  • Spiaggia di Kokkini: Bandiera Blu europea, sabbia chiara con riflessi ambrati, una baia tra scogli rossi e macchia mediterranea, due beach bar, alcuni ombrelloni in paglia e lettini. È protetta dal vento e poco affollata. Bisogna esserci per gustarsi un tramonto infuocato.
  • Gallida Beach: due chilometri di spiaggia che collegano la cittadina di Karystos a un mare imperdibile e verde. Offre lettini e ombrelloni free con consumazione, servizi e docce. Sulla spiaggia una lunga fila di tamerici offre ombra e profumi di resina: una giornata di relax su una spiaggia più mondana.
  • Figias Beach: la mia preferita! Mare basso e trasparente, natura, lettini e ombrelloni a 10 euro a coppia, taverna alle spalle per un ottimo pranzo sotto un pergolato e la quiete degli alberi che scendono sulla spiaggia. Ne ho usufruito tre volte, un luogo da cartolina.
  • Bouros Beach: ovvero la spiaggia del Centauro, per la mitica statua posta sul bagnasciuga. Il fondale è sabbioso, c’è un bel parcheggio, una taverna, lettini e ombrelloni (10 euro) e un piccolo pezzo di spiaggia attrezzata con cuscinoni e tende. Riparata dal vento, ha solo una pecca: un enorme mostro di cemento (forse un hotel o un residence) lasciato a metà, che appanna questa bellissima insenatura nel verde. Vale comunque la pena per il mare turchese, per la natura e per la bizzarra scultura contemporanea.
  • Spiaggia di Giannitsi (Limnionas): la strada sale verso le montagne, un po’ tortuosa, e poi scende ripidissima verso il villaggio semidisabitato di Giannitsi. L’ultimo tratto conduce al mare e a una taverna. Il colpo d’occhio è impressionante: tanto blu che si fonde con il cielo e sabbia chiara mista a ciottoli bianchi, alte rocce ai lati e qualche ombrellone libero di paglia. È quasi deserta, con acque chete che da azzurro diventano verde. Da ammirare in silenzio.

I borghi e i sapori del sud dell’isola

Durante le nostre escursioni tra le varie spiagge, ci siamo fermati diverse volte a Karystos, a circa 9 km da Marmari. Con i suoi edifici in stile neoclassico, le sue piazze e le sue vie, si presta a una bella passeggiata per un po’ di shopping e per un meraviglioso gelato alla gelateria Passione Italiana. Più grande di Marmari e un po’ più mondana, è molto carina; tuttavia, il fascino greco, la riservatezza, il movimento dell’approdo dei traghetti, i rossi tramonti e la quiete io li ho trovati nella piccola e raccolta Marmari. Per quanto riguarda il cibo, si mangia bene ovunque, con una spesa media tra i 12 e i 14 euro. Segnalo la taverna Platanius subito dopo la spiaggia di Kokkini, a pochi chilometri da Marmari: servizio sotto un platano enorme davanti al mare, ottimo pesce e cozze saganaki. Segnalo inoltre a Marmari, nel cortile dell’unica macelleria del paese, la sua taverna, dove vengono serviti hamburger giganti in una bella location tra numerose piante grasse.

Il rientro: ricordi di un’isola speciale

Sono stati 8 giorni pieni di sole, mare e buon cibo. Evia (o Eubea), nella sua parte sud, ci ha piacevolmente stupiti. Al ritorno sul traghetto verso Atene, l’abbiamo vista allontanarsi fisicamente da noi, ma non dal nostro cuore.


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