Un weekend inaspettato a Rapallo: quando il viaggio ti sceglie per emozionare

Ci sono weekend che ti cambiano il modo di guardare le cose e a Rapallo è successo davvero
Scritto da: Romy Crystal
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Ci sono weekend che prenoti per staccare. E poi ci sono quelli che ti scelgono. Questo non era programmato per essere speciale. E invece lo è diventato. Tra un cortometraggio sull’autismo, un palco in un teatro meraviglioso e un mare che faceva da sfondo a tutto, Rapallo mi ha regalato qualcosa che non dimenticherò. Venerdì sera avevamo appena finito di presentare il nostro cortometraggio sull’autismo. Una serata piena, intensa, vera. Gli sguardi delle persone, le emozioni condivise, le testimonianze di chi quel progetto lo ha vissuto davvero. Non era solo una proiezione, era un momento di connessione. E proprio con tutto questo ancora addosso, siamo partite.

Io e la mia amica Simona, nonché la presidente dell’associazione Progetti Fantasia. Direzione Rapallo, per partecipare al convegno dei Lions International. Due ore e mezza di viaggio volate. Chiacchiere, risate, riflessioni, di quelle che ti fanno dimenticare anche la strada. Tranne quando, dopo un’ora, si accende la spia della pressione dei pneumatici. Sosta all’autogrill, un signore gentilissimo controlla tutto e ci rassicura. Telefonate ai mariti, un pizzico di ansia e poi si riparte. E arriviamo. Check-in veloce, valigie lasciate e subito una passeggiata sul lungomare. Un cocktail in mano, il mare davanti e finalmente il momento per rallentare. Parliamo. Tanto e senza accorgercene, la giornata si scioglie così. A letto, con la testa piena.

Diario di viaggio a Rapallo

Giorno 1: il palco del Teatro delle Clarisse e la magia del blu

La mattina dopo è diversa. Non è relax. È adrenalina. Colazione in un bar che si chiama Cristallo — e già questo mi fa sorridere. Cappuccino, caffè e un dolce tipico (per me senza lattosio). Poi si torna in camera. Outfit giusto. Emozioni ancora più giuste. Arriviamo al convegno attraversando una Rapallo bellissima, illuminata da un sole caldo. Foto di rito e poi si entra. Siamo nel Teatro delle Clarisse, nel cuore di Rapallo.

Un luogo che ha qualcosa di speciale ancora prima che inizi qualsiasi evento. Non è solo un teatro. È un ex complesso monastico del Seicento, nato come chiesa e poi trasformato nel tempo in spazio culturale. Oggi è un teatro-auditorium raccolto, ma estremamente suggestivo, con circa 250 posti, dove la navata dell’antica chiesa è diventata la platea. Negli ultimi anni è stato completamente ristrutturato e riportato a nuova vita, con spazi moderni e un palco tecnologico, senza perdere il fascino storico che si respira appena entri. Ed è proprio questa combinazione — storia e contemporaneità — che rende tutto ancora più intenso.

Perché salire su quel palco non è solo parlare. Uno di quei luoghi dove senti subito che quello che succederà lì dentro avrà un peso. E infatti succede. La mattina sono io a salire su quel palco, insieme a una rappresentante del Lions Club Milano. Lei introduce il suo intervento e poi vengo chiamata.

E lì cambia tutto. Davanti a me ho persone che non stanno solo ascoltando. Sono coinvolte. Vivono, lavorano, lottano ogni giorno nel mondo dell’autismo. Presento il cortometraggio prodotto dall’associazione Progetti Fantasia. Mi fermo un attimo. Respiro. E provo a spiegare cosa c’è davvero dentro a questo progetto. Non è un cortometraggio nato per “spiegare” l’autismo in modo tecnico.

Non è un elenco di definizioni o di risposte. È qualcosa di più umano. Nasce da un’esigenza reale, sentita nel tempo. Dal bisogno di raccontare il mondo neurodivergente da vicino, attraverso gli occhi di chi lo vive ogni giorno. Dentro ci sono famiglie, ragazzi, educatori. Ci sono fatiche, ma anche piccoli grandi traguardi. Ci sono silenzi, incomprensioni ma anche connessioni profonde che spesso chi guarda da fuori non riesce a vedere. È un cortometraggio che non vuole etichettare.

Non vuole semplificare. Vuole far entrare. Far entrare lo spettatore, anche solo per pochi minuti, in una realtà che non sempre è visibile, ma che esiste, è viva e chiede solo di essere compresa. Vuole far nascere domande. Vuole creare empatia. Perché a volte non serve capire tutto. Serve iniziare a guardare in modo diverso. E raccontarlo lì, davanti a una platea così attenta e coinvolta, ha dato ancora più valore a tutto. Poi parte. Rivederlo su un maxi schermo, in quel teatro, è qualcosa che ti attraversa. Il silenzio. Gli sguardi. Gli applausi. E quel brusio leggero che ti fa capire che è arrivato davvero. E raccontarlo lì è stato fortissimo. La giornata continua intensa, piena di testimonianze.

Associazioni, Lions, professionisti: tutti con un unico obiettivo — dare voce all’autismo e costruire una rete che possa davvero fare la differenza. Dopo una mattinata così, pausa pranzo in uno dei ristoranti della piazza principale. Condividiamo il tavolo con il gruppo dei Lions di Milano che ci ha invitate. Il pomeriggio scorre finché arriva il momento di Simona.

Sei minuti. Solo 6. Eppure riesce a dire tutto. La sua esperienza, il suo vissuto, la sua missione. Anche davanti a un pubblico stanco, riesce a lasciare il segno. Io la guardo e penso solo una cosa: sono orgogliosa. Felice che mi abbia coinvolto in questo percorso. Felice di viverlo anche nel mio lavoro, come insegnante di sostegno. Perché esperienze così ti fanno crescere sì, professionalmente ma soprattutto come persona. La sera torniamo in hotel, ci sistemiamo e poi usciamo di nuovo. Il centro di Rapallo è pieno di vita. Locali, giovani, luci. Facciamo un aperitivo, più per stare insieme che per mangiare. E partono le confidenze. Ricordi, risate, progetti per il futuro. Quelle chiacchiere che solo certe amicizie sanno regalare. E la sera, tutto sembrava ancora più emozionante.

Rapallo era illuminata di blu, il colore simbolo dell’autismo. Le luci riflesse sul mare rendevano l’atmosfera quasi surreale, come se anche la città, per una notte, avesse deciso di abbracciare il messaggio del nostro viaggio. Guardare quel blu ovunque, dopo una giornata fatta di testimonianze, emozioni e sensibilizzazione, ci ha fatto sentire nel posto giusto al momento giusto. E poi a letto. Stavolta davvero stanche.

Giorno 2: la bellezza rilassata di Rapallo e la quiete di Zoagli

La domenica rallenta. Rapallo ci ha accolte con quella bellezza elegante e rilassata tipica della Liguria. Il lungomare pieno di palme, il mare calmo, i palazzi colorati affacciati sull’acqua e quell’atmosfera che riesce a farti rallentare anche dopo una giornata intensa. Camminare tra il centro e il famoso “budello”, tra vicoli, locali e scorci sul porto, aveva qualcosa di semplice ma speciale. Una di quelle città che non hanno bisogno di esagerare per farsi ricordare. Colazione sul lungomare o almeno ci provo. Perché io ho la fobia dei piccioni. E loro, ovviamente, arrivano puntuali. Io con le gambe sulla sedia, movimenti strani e una coppia accanto che cerca di capire. Alla fine glielo spiego. Ridiamo insieme. Passeggiata, poi ritorno in hotel a prendere le valigie. Ma non abbiamo fretta di tornare.

Facciamo un’ultima tappa: Zoagli. Questa cittadina è fatta di mare, di luce e di quelle passeggiate a picco sull’acqua dove ogni passo sembra rallentare tutto il resto.  Qui non c’è rumore. Non c’è fretta. Solo il suono delle onde. Per Simona è un luogo pieno di ricordi, di estati passate con la famiglia, di momenti leggeri.  E si sente. Noi camminiamo, scattiamo foto — anche quelle più leggere, in stile coreano come piacciono a lei — e ci fermiamo ogni tanto senza dire niente.

Un piccolo angolo di Liguria a pochi minuti da Rapallo, ma con un’atmosfera completamente diversa. Più silenziosa, più raccolta, quasi sospesa. Ci fermiamo in un bar. Io prendo un caffè e, finalmente, trovo anche la mia brioche vegana. Piccole vittorie che in viaggio valgono tantissimo. Simona invece va di cappuccino ma qui arriva il colpo di scena. Sotto consiglio di un suo collega, decide di fare una cosa che io non avrei mai pensato: pucciare la focaccia nel cappuccino. Io la guardo un po’ scettica. Lei prova. E le piace tantissimo. Ridiamo. Perché alla fine sono anche questi momenti che rendono tutto più vero.

E in quel silenzio capisco una cosa. Non tutti i weekend servono per scappare. Alcuni servono per ritrovarsi. Tra un palco, un’emozione condivisa e un mare che sa ascoltare questo weekend ci ha lasciato qualcosa di più. E forse è proprio questo il senso di tutto: non dove vai, ma quello che ti porti a casa. Ripartiamo. Torniamo verso casa con la macchina piena di chiacchiere, come all’andata ma con qualcosa in più dentro.

Piene di un weekend diverso, particolare, di quelli che non dimentichi. E già con la testa alle prossime avventure insieme. Perché certe esperienze non finiscono quando torni. Continuano.


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