Nelle viscere del Conero tra miti e pirati: la leggenda della bellissima Grotta degli Schiavi

Giuseppe Coppola, 04 Lug 2026
Il Monte Conero e la leggenda della Grotta degli Schiavi

La storia che contraddistingue questo viaggio è perfetta per gli amanti dei misteri e delle leggende. Un racconto che riguarda un territorio molto speciale, tra i rilievi dell’Appennino umbro-marchigiano: il Conero come scenario perfetto di un racconto di pirati e prigionieri che arriva da un’epoca lontana, quella della Grotta degli Schiavi.

La leggenda della Grotta degli Schiavi

A fare da sfondo alla storia della Grotta degli Schiavi c’è il monte Conero, una delle cime dell’Appennino umbro-marchigiano. La sua vetta raggiunge i 572 metri sul livello del mare ed è situato precisamente sulla costa dell’Adriatico, nelle Marche. Siamo in provincia di Ancona, tra il comune del capoluogo marchigiano e quello del borgo di Sirolo. Dopo il Gargano, rappresenta il promontorio più alto della costa adriatica ed è caratterizzato da strapiombi altissimi e panorami che richiamano attività tipiche della montagna, come l’arrampicata.

La conformazione del Conero e la presenza di cavità nel cuore del monte ha generato nel tempo la nascita di numerose leggende. Alcune riguardano le fortificazioni costruite dai giganti e poi collegate tra loro, altre invece vedono protagoniste le circa 150 grotte nascoste tra i segreti del territorio, tra quelle nate naturalmente e quelle prodotte invece dall’uomo. Trova spazio tra questi racconti anche quello legato alla Grotta degli Schiavi, uno dei più interessanti del Conero.

Una storia di pirati e misteri

Secondo la leggenda, la Grotta degli Schiavi era un’antica grotta marina nel cuore del monte Conero profonda circa 70 metri. I racconti e la tradizione la localizzano a nord dello scoglio delle Due Sorelle, caratterizzata da due aperture separate, una di queste raggiungibile in barca, e con una piccola spiaggetta in ghiaia ad impreziosire il suo interno. Uno dei segreti della grotta riguarda la presenza di una sorgente d’acqua dolce che nasceva direttamente dalle pareti rocciose: un particolare davvero incredibile, documentato dalle testimonianze degli esperti.

Il riferimento agli Schiavi nasce dai pirati schiavoni, appartenenti ai popoli slavi della costa dell’Adriatico orientale, i quali utilizzavano la grotta come rifugio per i prigionieri catturati durante le proprie spedizione. La leggenda più affascinante di questo luogo racconta della nascita della sorgente legata in realtà alle lacrime di una principessa che fu imprigionata nella Grotta degli Schiavi e mai più liberata. Tra i racconti più conosciuti c’è anche il riferimento agli anelli utilizzati per bloccare i prigionieri ancora incastonati tra le pareti della cavità.

Oggi la Grotta degli Schiavi rappresenta un racconto leggendario anche a causa del crollo, nei primi anni Trenta, di parte della montagna che ha sigillato per sempre l’ingresso nella cavità. Una grotta inaccessibile ma che vive nel ricordo delle testimonianze tramandate nel corso del tempo e negli studi degli esperti, tra storia e leggenda. Negli anni Novanta sono stati lanciati numerosi appelli per la riapertura della Grotta degli Schiavi, rimasti inascoltati fino ad oggi: le esplosioni delle mine di una cava di calcare nelle vicinanze, piazzate dai cavatori durante i lavori di estrazione, chiusero per sempre l’accesso a questo luogo leggendario che oggi trova spazio tra i ricordi del territorio.

 


Giuseppe Coppola
Giuseppe Coppola

Giornalista pubblicista, laureato in Comunicazione. Un viaggio zaino in spalla è sempre una buona idea.



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