Un viaggio nella memoria: i nostri 4 giorni in Bosnia ed Erzegovina tra Srebrenica, Tuzla e Sarajevo

In occasione dell’anniversario del genocidio di Srebrenica, io e mio marito abbiamo voluto portare il nostro omaggio alle vittime di un massacro vergognosamente ignorato, organizzando un viaggio nei luoghi della guerra in Bosnia ed Erzegovina. Le difficoltà sono cominciate da subito, soprattutto in termini logistici e di reperimento informazioni aggiornate, ma fortunatamente abbiamo potuto contare sulle preziose dritte di viaggio della ONLUS Le case degli Angeli di Daniele (www.lecasedidaniele.org) che, per motivi umanitari, ha contatti con associazioni bosniache. Grazie alla loro mediazione, abbiamo avuto l’onore di conoscere “Zene Srebrenice”, cioè “Donne di Srebrenica”, un’associazione battagliera e ostinata nel rivendicare giustizia per i propri uomini: padri, mariti e figli assassinati.
Oggi la Bosnia-Herzegovina è un paese tranquillo, la voglia di andare avanti e di dimenticare il passato è tanta, ma purtroppo le tensioni politiche ed etniche non sono per niente sopite. È un paese complicato, come si evince fin dalla sua geografia politica: “figlia” degli accordi di Dayton del 1995, è composta da ben tre entità territoriali: la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, la Repubblica Serba di BosniaEerzegovina (o Repubblica Srpska) e il Distretto di Brcko, che gode di autonomie proprie.
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Informazioni utili per un viaggio in Bosnia ed Erzegovina
- Moneta e pagamenti: la moneta circolante è il marco bosniaco (1 euro = 1,95 Marchi Bosniaci circa), ma ovunque si vada gli euro sono tranquillamente accettati.
- Strade e orientamento: le strade sono belle, ma è meglio munirsi di una buona cartina stradale cartacea poiché non ci risultano mappe dettagliate per i navigatori satellitari.
- Rifornimento auto: per le auto non esistono distributori di metano; si trovano facilmente gpl e benzina (quest’ultima costa circa 1 euro al litro).
- Lingue: per comunicare, l’inglese e il tedesco sono piuttosto conosciuti, soprattutto fra i giovani.
Diario di viaggio in Bosnia ed Erzegovina
Giovedì: l’arrivo nella cosmopolita Tuzla
Partiamo in auto alla volta di Tuzla, città storicamente considerata cosmopolita, dove arriviamo in serata. Per il soggiorno abbiamo scelto la Pansion “Miris Dunja88”, spendendo 72 euro per una mezza pensione in camera doppia: si è rivelato un ottimo albergo, situato a pochissimi passi dal centro della città. Come cena ci servono un abbondante piatto unico di carne e verdure che ci appaga e ci rigenera dopo il lungo viaggio. Per smaltire la cena facciamo una breve passeggiata in centro e scopriamo una città vitalissima, piena di giovani e locali affollati. Camminiamo per le belle vie pedonali fino alla grande piazza principale, sulla quale si affaccia una splendida moschea e che ospita al centro una grande fontana con giochi d’acqua. Ci sediamo sulle panche a goderci l’atmosfera rilassata prima di rientrare in hotel per riposare.
Venerdì: la marcia silenziosa e i Laghi Pannonici
Andiamo alla scoperta di Tuzla, città antichissima legata alla produzione e al commercio del sale. Per prima cosa, e per dovere di ospitalità, andiamo a trovare le amiche dell’Associazione “Zene Srebrenice” nella nuova sede donata loro dalla Onlus Italiana “Le Case degli Angeli di Daniele”. Le ringraziamo per il supporto logistico. Oggi è l’11 giugno e, come ogni giorno 11 del mese alle ore 11:00 da anni, le donne di Srebrenica sfilano nella loro marcia silenziosa. Ci uniamo a loro nei pressi del monumento alla memoria dei caduti nelle guerre jugoslave per iniziare il corteo. Una lunga fila ininterrotta di donne marcia attraverso le strade fino alla piazza centrale, tenendo in mano delle federe ricamate con i nomi dei propri cari, le date di nascita e di morte. Nella grande piazza la fila si avvolge a spirale; le donne si tolgono le scarpe e, con le palme rivolte al cielo, invocano una preghiera. È un momento di grandissima intensità e commozione.
Pranziamo insieme alle nostre amiche in un ristorante del centro a base di cevapi e birra analcolica (il locale è musulmano), concludendo con il tradizionale caffè bosniaco. Per i bosniaci, a differenza di noi italiani, il consumo del caffè non è un gesto veloce a fine pasto, ma un vero e proprio momento di convivialità consumato secondo un lento e antico rituale. Ci congediamo con la speranza di rivederci presto, magari in Italia.
Passeggiando, notiamo molte persone con asciugamani e costumi da bagno. Nel cuore della città, immersi in un verdissimo parco, si trovano infatti i Laghi Pannonici, complessi artificiali riempiti con l’acqua salata estratta dalle falde del sottosuolo. Sulle rive del lago più grande è stato persino ricostruito un villaggio neolitico (cultura Vinca). Poco oltre, un piccolo cimitero ospita 60 dei 71 giovani rimasti uccisi nella terribile strage del 25 maggio 1995.
Alle 16:00 circa partiamo alla volta di Srebrenica, attraversando Dubrave, Trojsici, Kalesija e Zvornik, una città situata sul possente fiume Drina al confine con la Serbia. Arrivando a Srebrenica si attraversano fitti e misteriosi boschi che racchiudono segreti terribili. La città si incunea in una stretta vallata scavata dal fiume Jadar. Soggiorniamo all’Hotel “Misirlijre”, l’unico della città (74 euro in mezza pensione in doppia), che si rivela eccellente e ci serve una delle migliori cene mai consumate. Qui facciamo la fortuita conoscenza di un cooperatore italiano, Michele, con cui trascorriamo una bellissima serata in compagnia.
Sabato: il Memoriale di Potocari e la magia di Sarajevo
Dopo un’abbondante colazione facciamo due passi per Srebrenica. Notiamo gli uffici della Cooperazione Italiana e, di fronte, i locali di un’azienda che produce pasta, voluta dall’associazione “Zene Srebrenice” per dare lavoro alle donne locali. Ci dirigiamo poi al Memorial Center di Potocari, dove sono sepolte circa tremila persone già identificate (sulle oltre ottomila vittime totali). Le vecchie lapidi lignee verdi sono state progressivamente sostituite da colonnine marmoree bianche. Dall’altra parte della strada si erge la famigerata fabbrica di accumulatori, sede dei caschi blu dell’UNPROFOR tra il 1992 e il 1995, dove oggi è allestita una mostra fotografica ed è possibile visionare un toccante documentario di mezz’ora sottotitolato in inglese. Usciamo con un nodo alla gola che soffoca, faticando a immaginare la tragedia vissuta in questi spazi nel 1995.
Ci scuotiamo da questo straniamento e ripartiamo verso Bratunac per visitare la Cooperativa Insieme, una realtà agricola di produttori di lamponi nata nel 2003 per sostenere il ritorno dei profughi e la convivenza multietnica. Come ci spiega la presidente Rada, qui donne serbe e bosniache lavorano fianco a fianco, tanto che la coltivazione dei lamponi “ha trasformato la parola RITORNO nella parola RESTARE”.
In serata arriviamo a Sarajevo e alloggiamo all’Hotel Mejdan (42 euro per pernottamento e prima colazione in doppia), vicinissimo alla Biblioteca Nazionale. L’edificio della Biblioteca, purtroppo, si presenta ancora in rovina e circondato da ponteggi a causa dei bombardamenti dell’assedio del ’92-’95. Raggiungiamo a piedi la Bascarsija, la città vecchia, ammirando il Sebilij, la celebre fontana presso la quale bevono indistintamente cristiani, ebrei e musulmani, simbolo universale di pacifica convivenza. Per la cena scegliamo la famosa birreria Sarajevsko pivo: un locale bellissimo dove ci lasciamo consigliare dal cameriere, gustando un eccezionale mix di carni e verdure accompagnato dall’ottima birra scura della casa.
Domenica: l’abbraccio di Mostar e il rientro
La domenica ci prepariamo per il ritorno. Dopo un ultimo giro nella città vecchia alla ricerca di souvenir, decidiamo che non possiamo lasciare la Bosnia senza aver visto Mostar e il suo famoso ponte. Prima di partire, i titolari dell’hotel ci raccomandano calorosamente di non lasciare l’auto incustodita, poiché nelle zone molto turistiche il rischio di furto è purtroppo alto.
In circa tre ore di viaggio lungo una strada bellissima che costeggia il fiume Neretva raggiungiamo Mostar. Lasciamo l’auto in un parcheggio a pagamento e ci immettiamo nella splendida zona pedonale della città vecchia giusto per l’ora di pranzo. Scegliamo un ristorante con una vista mozzafiato sul celebre Stari Most (il Ponte Vecchio) e optiamo per un conveniente menu turistico. Dedichiamo l’ultima mezz’ora al relax e a una veloce visita tra i fitti negozi di souvenir che circondano il ponte.
Da Mostar imbocchiamo la via più veloce per il rientro in Italia: la splendida autostrada croata che conduce fino a Rijeka. Arriviamo a casa alle tre di notte, stanchi ma arricchiti da un viaggio indimenticabile. L’unico neo? Domani è lunedì…

