Roma, la storia di un luogo dove i graffiti hanno smesso di essere vandalismo e sono diventati arte

Francesco De Luca, 26 Lug 2026
catacomba di commodilla

A Roma i graffiti sono arte o vandalismo; la città rifulge e annega in essi, dalla street art rionale ai murales sul cemento grigio ed opaco, passando per i monumenti e i ruderi imbrattati, fino a giungere a iscrizioni curiose e misteriose. Le mura aureliane e san Giovanni in Oleo, traditi dal manto delle bombolette, i graffiti sui triclia di san Sebastiano fuori le mura, le iscrizioni di san Giovanni a Porta latina e porta san Sebastiano, che scavalcano gli anni e arrivano sino alle memorie degli innamorati del XXI secolo. Tutto, nella Città Eterna, trova una sua ragion d’essere, se pur a fatica e nella fatica di un iniziale sgomento

Nonostante il recente fiorire della street art – di cui esempi rionali quali il Quadraro, il Pigneto o Garbatella costituiscono i maggiori rappresentanti –, a Roma i graffiti godono di una tradizione millenaria. Che sia sopra o sottoterra, questi costituiscono il fossile vivente della Roma antica e medievale, luoghi in cui viandanti, pellegrini o turisti hanno scelto di incidere su pietra i loro nomi, le loro sensazioni, le loro invocazioni devozionali

E di esempi ce ne sono e come: la celebre iscrizione di Clemente e Sisinnio a san Clemente in Laterano – traite, fili de le pute, felite de reto co lo palo –; i graffiti di porta san Sebastiano e porta Latina, sui cui marmi, oltre a simboli devozionali quali croci e monogrammi, si ritrovano nomi di viaggiatori, mercanti, nonché una pregevole rappresentazione dell’arcangelo Michele che trafigge con la spada il dragone datata al 1327; le iscrizioni sull’antico porticato di san Sebastiano, su cui sono incise più di 600 invocazioni agli apostoli Pietro e Paolo

Orbene, finora abbiamo parlato della Roma sopraterrena, ma l’Urbe è una palafitta, un vespaio di strati che si susseguono, per una città che dalle viscere della terra sale fino al manto del cielo, a sfiorare coi marmi i suoi cirri e le bave lattescenti È dal profondo infatti che vogliamo partire, dalla notte che è notte anche quando si fa giorno, dai laterizi e le pozzolane impolverate delle catacombe, lì, dove i cristiani celebravano le prime agàpe – le mense fraterne –, inumavano i loro cari ed erano dediti alla preghiera e al mistero dell’eucaristia Delle quasi 60 catacombe romane ne vogliamo esplorare una in particolare, quella di Commodilla, che, al di là del suo ciclo pittorico, conserva la più antica attestazione di uno scritto in lingua volgare.

Fra arte e graffiti

Commodilla, nome tipicamente romano, doveva essere una matrona romana non troppo âgè da poco avvicinatasi al culto cristiano nel momento in cui decise di donare il suo terreno al fine di deputarlo alla creazione di un complesso cimiteriale ipogeo – questo termine è un buon sinonimo di “catacomba”, poiché, a tutti gli effetti, di cimiteri si tratta –.

La catacomba di Commodilla, risalente agli inizi del IV secolo – dunque, in pieno clima di persecuzioni –, non si distingue per una particolare dotazione artistica; non si riscontrano, infatti, comparti epigrafici, architettonici e iconografici di grande rilievo, se non fosse per qualche raro esempio. Come si suol dire, insomma, pochi ma buoni; ad essere di particolare interesse è infatti una piccola basilica sotterranea dedicata ai martiri Felice e Adautto, in cui si dispiega un pregevole ciclo di affreschi raffigurante la Vergine Nikopoia – letteralmente, dal greco, “apportatrice di vittoria” –, l’affresco della Traditio Clavium, la consegna delle chiavi a san Pietro, e un mirabile busto di Cristo in classico stile pittorico paleocristiano, con tanto di barba e tunica

Passiamo però ora al clou di questo sito catacombale, e cioè, il graffito, che, già di per sé, quando le catacombe sono visitabili, vale interamente la visita. Si tratta della più antica testimonianza di uno scritto in volgare – probabilmente da datare fra il VI e il IX secolo –. L’iscrizione, incisa sulle murature in pozzolana, così recita: “Non dicere ille secrita a bboce”, e cioè, “non pronunciare le parole a voce alta”.

Perché non a voce alta, e quali parole soprattutto? Un vero e proprio imperativo, che ricordava all’officiante della messa di non recitare a voce alta alcune preghiere della messa, i mysteria, che, essendo segrete, dovevano essere pronunciate a bassa voce in quanto parole dirette esclusivamente a Dio e non all’assemblea.

Catacombe di Commodilla: informazioni utili e come arrivare

La catacomba di Commodilla è si trova in via delle Sette Chiese 42 a Roma, nel quartiere Ostiense e non lontano da alcune importanti attrazioni cittadine, come la Basilica di San Paolo fuori le mura e il Parco Schuster, a essa antistante. Coi mezzi pubblici si arriva comodamente tramite la Metro, linea B, scendendo alle fermate Basilica San Paolo o Garbatella, e proseguendo a piedi. L’apertura al pubblico avviene solo su prenotazione per gruppi di massimo 15 persone, e ha un costo fisso di 250 euro. La si può prenotare inviando una mail a protocollo@arcsacra.vamentre sul sito catacombeditalia.va si può consultare la lista completa delle catacombe aperte solo su richiesta, che include – tra gli altri – l’Ipogeo degli Aureli, il Museo di Domitilla e l’anonima catacomba di Via Anapo.


Francesco De Luca
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