Procida, l’isola dei colori che ha stregato il cinema: come l’abbiamo vissuta per 4 giorni tra case colorate e spiagge selvagge

Procida, capitale italiana della Cultura nel 2022, un’isola che esercita una attrazione incredibile su chi la visita con la dovuta calma, su chi ne percorre le strette vie per carpirne l’anima e su chi si affaccia dai belvedere per spaziare con lo sguardo su tutto il Golfo di Napoli. Procida si dona con la disponibilità della sua gente e con la bontà dei suoi piatti tradizionali e questa accoglienza sarà uno dei ricordi più belli della vacanza.
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Diario di viaggio a Procida
Giorno 1 – Marina Grande, Chiaia, Corricella
Io, Enrica, mio marito Fabio e mio fratello Mario partiamo da Roma Termini con il Frecciarossa delle 08:53 che arriva a Napoli Centrale in perfetto orario alle 10:03. Dalla stazione bisogna prendere la Linea 1 della metropolitana in direzione Piscinola, scendendo dopo sole tre fermate a “Municipio”: un breve tratto a piedi e siamo già al Molo Beverello da dove alle 11:45 ci imbarchiamo sulla Nave Veloce della Caremar che impiega una quarantina di minuti per arrivare a Procida. La nave è affollatissima, ma la maggior parte dei viaggiatori proseguirà per Ischia, sicuramente più nota e molto gettonata: fortunatamente Procida non è ancora stata invasa dal turismo sfrenato di massa, nonostante la notorietà acquisita qualche anno fa grazie al film Il Postino di Massimo Troisi.
Al Porto di Marina Grande ci attende il taxi di Fabrizio, consigliato dal gestore del nostro alloggio, che in pochissimi minuti e con una spesa di € 15,00 ci conduce davanti all’ingresso del B&B Mediterraneo in Via Santo Ianno, bellissima struttura in una zona molto tranquilla in mezzo alle coltivazioni di limoni: facciamo la conoscenza di Vincenzo, il proprietario, un vero e proprio “personaggio”, il valore aggiunto del B&B. Fabio ed io abbiamo un appartamento molto ampio (camera veramente grande, altrettanto dicasi del soggiorno-cucina e un bel bagno nonché un patio tutto per noi). Vincenzo ci fornisce una cartina dell’isola con tutte le informazioni utili ed essendo ormai ora di pranzo, ci consiglia un ristorante a pochi metri dalla struttura, Cala Cala, sempre in Via Santo Ianno 20, anzi telefona per annunciare il nostro arrivo.
La location è incantevole: i tavoli sono disposti a bordo piscina, la cucina a vista, il tutto immerso in un profumato giardino. E qui proviamo i piatti tipici dell’isola: fantastica l’insalata di limoni, buonissime le alicette fresche aromatizzate con la menta, un conto onesto a cui viene applicato uno sconto del 10% per gli ospiti del B&B. L’insalata di limoni è una vera esperienza da provare a Procida: si tratta di una varietà di limoni, chiamati limoni pane, che crescono solo sull’isola, di grandi dimensioni, con la buccia spessa e di cui si utilizza la consistente parte bianca chiamata abedo.
Così soddisfatti, ce ne andiamo a riposare un po’ prima di affrontare la conoscenza dell’isola: decidiamo di iniziare proprio da dove siamo sbarcati, dalla Marina Grande che raggiungiamo scendendo lungo Via Libertà (l’unica vera strada di Procida): il percorso è un po’ lungo ma in discesa e in breve ci troviamo in Via Roma, l’anima commerciale di Procida, ricca di bar e ristoranti ma anche di discreti negozi. Via Roma è la quinta di casette colorate che calamitano l’attenzione di chi sta scendendo dal traghetto: lungo la strada, di fronte agli imbarchi, vediamo il crocifisso ligneo eretto nel 1845 per proteggere i pescatori dai pericoli del mare. Ammiriamo il Palazzo Montefusco, detto anche Palazzo Merlato per la sua finitura caratteristica posta sulla parte superiore, la cui storia sembra risalire attorno al tredicesimo secolo: fu utilizzato come dimora reale, prima di essere riconvertito in un convento intorno al 1600 e ora in attesa di essere rivalutato dopo essere stato acquisito dal comune.
Proseguendo su Via Roma, visitiamo la Chiesa di Santa Maria della Pietà: fu eretta nel 1760 sulle fondamenta di una cappella preesistente, anch’essa dedicata alla protezione dei marinai. Accanto alla grande cupola che caratterizza la fisionomia di Marina Grande, è bello l’accostamento con una torre campanaria in stile barocco con un orologio a quattro quadranti.
Ci inoltriamo nel borgo percorrendo Via Principe Umberto e ci troviamo in Piazza dei Martiri che prese il nome in seguito all’impiccagione di sedici procidani che aderirono alla Repubblica Napoletana nel 1799, presto repressa dalla restaurazione borbonica. La piazza è piccola e occupata in gran parte dalla mole del Santuario di Santa Maria delle Grazie; magnifico l’affaccio da un belvedere dove lo sguardo spazia fino alla Spiaggia di Chiaia. Da qui, proseguendo lungo Via Principessa Margherita, ci troviamo immersi in uno dei posti più belli e significativi di Procida: il Casale Vascello, il primo nucleo abitativo che si formò quando, passato il pericolo delle invasioni saracene, una parte della popolazione lasciò Terra Murata (che visiteremo domani) e occupò le zone sottostanti. Sembra veramente di essere in un tempo lontano: il complesso si sviluppa attorno ad un cortile centrale su cui si affacciano numerose abitazioni in tutte le sfumature delle tonalità pastello che sembrano concatenarsi le une sulle altre, con un gioco di archi, di scale e di “vefi”, piccoli terrazzi di origine araba.
Ritorniamo in Piazza dei Martiri e scendiamo lungo una strada molto ripida, la Discesa Graziella, verso la Corricella, un meraviglioso agglomerato di case colorate, addossate strettamente le une alle altre, sorto ai piedi di Terra Murata alla fine del 1600. La Corricella non è di facile accesso: o ci si arriva da Piazza dei Martiri (discesa e inevitabile risalita) oppure tramite numerose scale. Ma è un posto magico, non a caso scelto da Troisi per ambientarvi il villaggio di pescatori in cui viveva Mario Ruoppolo, protagonista del film “Il postino”.
È il momento di ritornare al nostro B&B e, tramite una scalinata si risale fino a Via Scotti dove, percorrendola, troviamo la Chiesa di San Tommaso d’Aquino, sede della Confraternita di Turchini che si occupa della processione del Venerdì Santo. Poi, attraverso strade e stradine, raggiungiamo Via Santo Ianno. Ceniamo da Cala Cala e decidiamo che sarà il nostro punto di riferimento per tutta la vacanza.
Giorno 2 – Terra Murata, Pozzo Vecchio
Ci accomodiamo per la colazione in un giardino con diversi tavoli per gli ospiti e facciamo la conoscenza con un’altra specialità dell’isola: le lingue di Procida, un fragrante guscio di pasta sfoglia farcito con una ricca crema al limone e ricoperto in superficie da granella di zucchero croccante. Una vera delizia!
Così gratificati, percorriamo nuovamente il centro storico per una camminata piuttosto lunga per arrivare a Terra Murata: a noi, che lo facciamo sistematicamente, non dispiace camminare ma a Procida è un vero e proprio percorso a ostacoli perché le strade sono strettissime, a malapena vi passa un’auto, eppure i procidani sfrecciano nonostante i divieti, sfiorano muri e pedoni (quelli con i visi terrorizzati sono sicuramente turisti, non abituati a tanto) e in alcuni casi i conducenti si fermano pure a salutare e chiacchierare con i conoscenti in strada. Non vi dico quando deve passare un minibus che pensi rimarrà incastrato sul posto e invece no, ce la fa e tira dritto.
Ogni modo torniamo a Piazza dei Martiri, rientriamo nel Casale Vascello e prendiamo una scorciatoia che ieri ci ha indicato una gentile signora del posto e in breve ci troviamo al belvedere di Terra Murata. Lì rimarrete senza fiato per lo spettacolare panorama che vi si presenta: la Corricella vista dall’alto non ha eguali, Ischia a portata di mano, Capri all’orizzonte, non sembra quasi reale ma un dipinto in cui sono stati utilizzati tutti colori della tavolozza, poggiati su un mare incredibilmente blu.
La storia del borgo di Terra Murata ha origini antichissime: l’area è a picco sul mare, facile da difendere e presto divenne il rifugio per tutte le genti che fuggivano dalle incursioni saracene e dalle devastazioni. Furono costruite più cerchia di mura e il luogo, divenuto un vero e proprio centro abitato, prese il nome attuale, assumendo una connotazione tipicamente medievale: la chiesa al centro, vicina al palazzo del governo, piccole strade e case che si sviluppano tutto intorno.
È a Terra Murata che respiriamo la storia di Procida, a cominciare dall’edificio più rappresentativo dell’isola: Palazzo D’Avalos, costruito nel 1563 dalla famiglia spagnola che governava la zona e che ha cambiato nel tempo la destinazione d’uso. Ora un progetto ambizioso lo sta recuperando e noi lo visiteremo venerdì, quando è prevista una visita guidata. Nel frattempo, ci dedichiamo all’Abbazia di San Michele Arcangelo, costruita dai monaci benedettini nell’XI secolo. All’origine la struttura ospitava solo il convento benedettino ma una leggenda vuole che San Michele mettesse in fuga i Saraceni con la sua apparizione durante una incursione: nel fuggire i Saraceni lasciarono in mare una pesante ancora che è tuttora conservata all’interno dell’abbazia.
Si può visitare l’abbazia in autonomia oppure con una visita guidata curata dai volontari dell’Associazione Millennium con una offerta libera: io lo consiglio sicuramente, il personale è molto preparato e vi farà immergere nella storia non solo della chiesa, ma di tutta l’isola. Inoltre, solo in questa maniera, con un biglietto di € 3,00 si può accedere al piccolo Museo che ospita, tra l’altro, un pregevole presepe napoletano in legno e si può scendere in un piano sottostante dove si trova una cappella ricca di manufatti importanti. Non da ultimo, dalla terrazza che circonda la chiesa, a strapiombo sul mare, si gode di un panorama incredibile, tenendo presente che qui siamo nel punto più alto dell’isola. Ma non solo il panorama ma anche le magnifiche cupole dell’abbazia, le terrazze e le scale una concatenata all’altra che costituiscono la peculiarità di questa zona.
Usciti dalla chiesa, attraversata la Piazza Guarracino su cui si affaccia, entriamo nel palazzo di fronte, il Palazzo della Cultura, nel quale è stato allestito il Museo della Casa di Graziella: il museo ricostruisce gli ambienti di una tipica casa procidana dell’Ottocento con una serie di suppellettili, arnesi da lavoro, abiti e nel contempo vuole tenere vivo il ricordo di Graziella, giovane protagonista del romanzo di Alphonse de Lamartine, divenuta un simbolo dell’isola. Vi si accede con un biglietto di ingresso di € 5,00 che già viene ripagato dalla terrazza panoramica che regala una vista unica sul Golfo di Napoli e su Ischia. La Casa di Graziella, quindi, prendendo spunto dalla storia d’amore tra di lei e Alphonse de Lamartine, una storia veramente accaduta, finita purtroppo tragicamente e resa immortale dal romanzo, nasce per conservare e trasmettere al pubblico la memoria della quotidianità dell’isola.
Ci intratteniamo ancora un po’ a Terra Murata, vorremmo visitare anche il Monastero di Santa Margherita Nuova ma lo troviamo in restauro e poi riscendiamo attraverso Via Salita Castello e ritorniamo a pranzo da Cala Cala.
Dopo il meritato riposo pomeridiano, decidiamo di prendere un po’ di sole a Pozzo Vecchio, una località piuttosto vicina al nostro B&B dove si trova la spiaggia divenuta famosa come la Spiaggia del Postino dopo alcune scene del film girate proprio qui. L’ambientazione è bella sicuramente, ma la sabbia nera vulcanica piuttosto appiccicosa e il fatto che la spiaggia digradi verso il mare rendendo poco agevole camminare, fanno sì che ci intratteniamo solo un’oretta e mezza e poi ce ne ritorniamo a sederci al fresco del nostro patio prima di ripresentarci per cena da Cala Cala. Qui gusto ancora una volta una specialità dell’isola, il risotto al limone e finisco molto soddisfatta la seconda giornata procidana.
Giorno 3 – Chiaiolella, Ciraccio
Solita ottima colazione prima di intraprendere una lunga camminata di quasi due chilometri per arrivare alla Chiaiolella, il secondo porto dell’isola, esattamente dall’altra parte rispetto alla Marina Grande: percorrendo stradine interne, sempre con un occhio a motorini e auto che ti sfiorano, sbuchiamo su Via Vittorio Emanuele, costeggiando un fianco della Chiesa di Sant’Antonio. La via molto vivace, ricca di attività commerciali e ci porta in Piazza Olmo, piccola e raccolta ma affollatissima da cui si dipartono le nostre destinazioni di oggi. Dapprima, percorrendo Via Pizzaco ci troviamo in uno dei punti più belli e iconici di Procida, di cui i suoi abitanti vanno giustamente fieri: il Belvedere Elsa Morante, intitolato alla scrittrice che con il suo libro L’isola di Arturo contribuì notevolmente alla conoscenza di questa terra. L’affaccio è di una spettacolarità che non si può rendere a parole, qualsiasi descrizione ne risulterebbe riduttiva: da qui vedrete Terra Murata, l’intera Corricella e la sottostante magnifica Spiaggia di Chiaia nonché le maggiori isole dell’arcipelago flegreo. Si rimane letteralmente in contemplazione!!
Poi, tornati in Piazza Olmo, imbocchiamo Via Giovanni da Procida in direzione Marina di Chiaiolella. Cammina cammina, arriviamo a destinazione ammirando la spiaggia, piuttosto ampia e i due faraglioni che la dividono dalla contigua Spiaggia del Ciraccio. Proseguiamo perché merita, a questo punto, di vedere l’isola di Vivara, una piccola isola vulcanica disabitata posta tra Procida e Ischia. L’isola è collegata a Procida da un ponte ed attualmente è visitabile solo con visite guidate ma il ponte si può percorrere interamente e il panorama è notevole anche qui.
Ripercorriamo la strada che ci riporta nel piccolo borgo di Chiaiolella, sempre caratterizzato dalle casette basse e colorate che si affacciano sul porto turistico: sembra che questo sia stato il primo insediamento popolato da pescatori ed è molto gettonato soprattutto al tramonto che da qui si gode in maniera spettacolare, tanto che parecchi turisti scelgono questo versante dell’isola per cenare nei numerosi ristoranti che si affacciano sul porticciolo e da cui lo spettacolo è assicurato.
Dobbiamo ritornare nel nostro B&B ma fa parecchio caldo e pertanto utilizziamo il minibus 137 che fa capolinea nei pressi del porticciolo e in breve siamo di nuovo a Via Cavour e poi a pranzo dal solito Cala Cala. Nel pomeriggio, ritorniamo di nuovo al Belvedere Elsa Morante per goderci lo spettacolo con una diversa inclinazione della luce e poi gironzoliamo senza una meta precisa, solo per il piacere di goderci l’atmosfera dell’isola, aspettando l’ora di cena e salutare i nostri amici del Cala Cala visto che domani dobbiamo ripartire.
Giorno 4 – Palazzo D’Avalos e rientro
La nostra mini vacanza volge al termine, ma abbiamo ancora l’intera mattinata a disposizione visto che l’imbarco è fissato per le 13:20. Salutiamo Vincenzo e con il taxi di Fabrizio scendiamo a Marina Grande: così come consigliatoci, lasciamo i nostri trolley al deposito bagagli che si trova esattamente davanti alla biglietteria per essere liberi di muoverci perché abbiamo deciso di partecipare alla visita guidata di Palazzo D’Avalos alle 11:00. Non saliamo però a Terra Murata a piedi ma usufruiamo del minibus 140 che fa capolinea accanto alla biglietteria dei traghetti e in pochi minuti siamo sul posto.
L’enorme complesso fu costruito sul finire del 1500 dal cardinale Innico d’Avalos, della famiglia spagnola che governò l’isola fino al 1700. Fin dall’inizio fu sfarzoso e decorato con opere pregevoli, fu Palazzo Signorile e Palazzo Reale dei Borbone: nel 1815 fu trasformato in scuola militare, in carcere borbonico e poi del Regno d’Italia, ampliandone ulteriormente la struttura, funzione che ebbe fino alla sua definitiva chiusura nel 1988.
Tutto il complesso monumentale è tuttora costituito dal palazzo vero e proprio, dal cortile, dalla Camera delle Guardie, dall’edificio delle celle singole, dall’edificio dei veterani, dalla medicheria, dalla casa del Direttore e da uno spazio agricolo, chiamato “Spianata” che veniva coltivato dai detenuti per venderne poi i prodotti.
Oggi il complesso, che appare piuttosto degradato, sta cercando di rivivere grazie ai nuovi fondi destinati alla sua manutenzione. Ogni modo, la visita guidata risulta molto interessante grazie ai racconti della guida che ci illustra gli episodi salienti accaduti nel luogo, m anche ci fa capire come, in un certo senso, sia stato sempre un carcere all’avanguardia, dove i detenuti che lavoravano percepivano uno stipendio versato su un libretto bancario, o come fossero preziosi e importanti alcuni manufatti tessili che venivano richiesti da tutte le parti d’Italia e tanto ancora.
Riprendiamo il minibus 140 per scendere al porto e qui abbiamo una sgradita sorpresa: il traghetto ha un consistente ritardo (ma come fa un traghetto ad accumulare ritardo?) per cui siamo costretti a fare precipitosamente un cambio treno a Napoli, visto che conseguentemente saremmo arrivati in ritardo in stazione. Ma questo inconveniente non scalfisce la piacevolezza della nostra vacanza: a proposito, a meno che non vogliate fare per qualche giorno vita da spiaggia, la permanenza di tre giorni sull’isola è sufficiente per la sua conoscenza e per apprezzare la disponibilità della sua gente e conoscere le sue specialità culinarie.
