Prima di partire abbiamo tutti gli stessi rituali (anche se fingiamo di no)

Redazione TPC, 27 Mag 2026
prima di partire abbiamo tutti gli stessi rituali (anche se fingiamo di no)

C’è chi controlla il passaporto cinque volte prima di uscire di casa. Chi rifà la valigia all’ultimo minuto perché “magari quella felpa serve, non si sa mai…”. Chi prepara una playlist da ascoltare solo in viaggio e chi, appena arriva in aeroporto, ordina il caffè nello stesso bar. Prima ancora del decollo, ogni viaggio comincia infatti con una serie di piccoli rituali che molti viaggiatori italiani conoscono benissimo. Sono abitudini spesso automatiche, forse anche un po’ scaramantiche, che trasformano l’attesa della partenza in una parte vera e propria dell’esperienza. E forse è proprio questo il bello del viaggio: non inizia quando l’aereo lascia la pista, ma molto prima (un po’ come recitava la pubblicità di un noto amaro citando un aforisma del filosofo Gotthold Ephraim Lessing: “L’attesa del piacere non è essa stessa il piacere?”).

Il conto alla rovescia che inizia giorni prima

Per molti viaggiatori la partenza comincia mentalmente almeno una settimana prima del volo. C’è chi controlla il meteo della destinazione ogni sera, chi salva un po’ di ristoranti su Google Maps e chi apre la valigia “solo per iniziare”, salvo poi richiuderla e rifarla almeno un altro paio di volte. Anche i piccoli dettagli diventano importanti: lo screenshot della carta d’imbarco salvato sul telefono (e magari una copia cartacea nel portafoglio), la prenotazione dell’hotel scaricata offline, la lista delle cose da non dimenticare scritta nelle note dello smartphone. E poi c’è il momento in cui ci si rende conto che il viaggio è davvero vicino: quando si imposta la sveglia alle 4:15 del mattino o si inizia a pensare al tragitto verso l’aeroporto (“Che traffico ci sarà?”).

Le playlist, il caffè e le abitudini dell’aeroporto

Ogni viaggiatore ha anche le proprie tradizioni non scritte. C’è chi considera obbligatorio comprare una bottiglia d’acqua prima dell’imbarco e chi vive il caffè o la colazione in aeroporto come un rito irrinunciabile, altri invece ascoltano sempre la stessa canzone durante il decollo. Gli aeroporti, in fondo, sono luoghi sospesi: si è già partiti mentalmente, ma non si è ancora arrivati da nessuna parte. Ed è forse per questo che anche i gesti più semplici assumono un significato particolare.

Il viaggio verso l’aeroporto fa parte dell’esperienza

Negli ultimi anni, inoltre, sempre più persone hanno iniziato a cercare modi meno stressanti per raggiungere lo scalo, soprattutto nelle grandi città dove traffico, parcheggi e ritardi possono trasformare la partenza in una corsa contro il tempo. Vi siete mai trovati in coda verso l’aeroporto? Non è un’esperienza piacevole. È per questo che sempre più persone scelgono di affidarsi ai servizi navetta, come quelli proposti da Flibco. Per chi parte da Milano, per esempio, il recente servizio bus per Milano Malpensa permette di raggiungere lo scalo senza preoccuparsi dell’auto, del traffico o di trovare parcheggio.

Per molti viaggiatori questo significa iniziare il viaggio con maggiore tranquillità: sedersi, ascoltare musica, mandare qualche messaggio su WhatsApp o magari riguardare per l’ennesima volta l’itinerario.  Flibco, inoltre, collega altri importanti aeroporti italiani come Bergamo Orio al Serio, Torino Caselle, Roma Fiumicino, Roma Ciampino, Pisa e Treviso, offrendo tratte pensate per semplificare gli spostamenti verso gli scali principali.

In fondo, partire è anche una questione di emozioni

Ogni viaggiatore vive l’attesa in modo diverso. C’è chi va quasi in fibrillazione preparando il bagaglio e chi sente di essere davvero in viaggio soltanto quando si trova davanti al monitor delle partenze. Ma quasi tutti condividono la stessa sensazione: quel mix di entusiasmo, sonno arretrato, organizzazione e curiosità che si prova nelle ultime ore che precedono la partenza. Ed è probabilmente proprio questo insieme di piccoli rituali a rendere ogni partenza speciale, ancora prima di arrivare a destinazione. “Tu chiamale, se vuoi, emozioni…” cantava il grande Lucio Battisti.


Redazione TPC
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