Una fuga con destinazione Capo Verde: tutti i consigli per passare una settimana a Boa Vista in totale autonomia
Quando andavo alle elementari, a metà anni 2000, guardavo le mie maestre Carla ed Elena, entrambe appena trentenni, tornare dalle vacanze di Natale e di Pasqua belle abbronzate e rilassate. Raccontavano dei loro viaggi con i fidanzati, ora a Santo Domingo, ora in Egitto… e tra me e me pensavo, “non vedo l’ora di essere anch’io un trentenne per andare in luoghi esotici…”. Il 2026 è il mio anno dei trenta: è il momento di agire! Lo scorso inverno, io (Giorgio) e Arianna, già trentenne dall’anno scorso, abbiamo iniziato a pensare a una fuga tropicale durante i mesi più freddi.
Dopo avere vagliato varie opzioni, la nostra scelta è ricaduta su Boa Vista, una delle isole di Capo Verde. Il comodo volo diretto da Bergamo con Neos Air ha sicuramente incentivato la nostra decisione. Altra opzione sarebbe stata Sal, appena a nord di Boa Vista, ma ha una sola spiaggia nella parte sud dell’isola e sembra più indicata per famiglie con bambini.
Approfittando delle offerte del Black Friday di Neos, nei primi giorni di dicembre 2025 abbiamo acquistato i biglietti aerei scontati del 25% con partenza l’11 marzo 2026 e ritorno il 18 marzo, e subito abbiamo prenotato il nostro alloggio su Booking.com. La maggior parte dei visitatori di Boa Vista sceglie di pernottare in villaggi turistici all inclusive, che non è affatto il nostro stile. Le opzioni indipendenti sono poche e principalmente concentrate a Sal Rei, il maggiore insediamento dell’isola. Siamo stati fortunati a trovare il B&B Villa Cristina a Praia de Chaves, dei bungalow costruiti direttamente sulla spiaggia nella zona occidentale dell’isola e quindi con la vista su tramonti mozzafiato sull’oceano!
Altro elemento importante da considerare: l’auto a noleggio. Tante sono le gite organizzate che permettono di vedere tutta l’isola, ma volendo esplorare indipendentemente, per noi è stato fondamentale avere il nostro mezzo. Abbiamo prenotato un quad per un giorno con la compagnia Quad Zone, e un pick-up per quattro giorni con Nostira Xperiences. Le compagnie di noleggio auto sull’isola sono poche e, per questo, piuttosto care: il pick-up è venuto quasi €120 al giorno con inclusa l’assicurazione.
Abbiamo inoltre acquistato l’assicurazione di viaggio per €77 a testa, e una e-sim con l’app Airalo da 10 gigabyte per €20,50. Non avendo incluso il bagaglio da imbarcare nel nostro biglietto, al momento del check-in abbiamo preferito aggiungere una valigia da 15 kg per €50, facendoci comunque risparmiare tutto sommato.
Indice dei contenuti
Considerazioni generali e consigli utili su Boa Vista
- Per entrare a Capo Verde non è necessario nessun visto. È però obbligatorio avere un passaporto valido e pagare, anche online, la Tassa di Sicurezza Aeroportuale di €31.
- Boa Vista gode di un clima tropicale secco che fa sì che le temperature annuali rimangano stabili fra i 20°C e i 30°C. Il vento è un costante compagno di viaggio. I mesi invernali, da novembre a febbraio, sono decisamente troppo freddi per una vacanza balneare, e anche a metà marzo abbiamo indossato maniche lunghe quasi tutte le sere. Durante il giorno, invece, abbiamo trovato sempre dai 21°C ai 23°C e ci siamo trovati divinamente. Agosto e settembre sono gli unici mesi piovosi, le temperature sono più alte e l’umidità si fa sentire. Durante il nostro soggiorno non abbiamo mai visto il cielo completamente terso: come in molti luoghi tropicali, ci sono sempre delle nuvolette o dei nuvoloni in giro.
- Boa Vista ha una popolazione contenuta ma in rapida crescita, soprattutto grazie all’arrivo di expat europei e di lavoratori immigrati dall’Africa continentale, in particolar modo dal Senegal. La popolazione negli ultimi 25 anni è più che quadruplicata, arrivando a sfiorare le 20.000 persone.
- Quasi tutti visitano Boa Vista tramite tour operator pernottando in villaggi all inclusive, ma non ci sentiamo di consigliare questa soluzione. L’isola è molto sicura, ed esplorarla in autonomia è facile e divertente se si ha un minimo di spirito di avventura. Noleggiare un fuoristrada è il modo migliore per vedere quanto di meglio ha offrire Boa Vista. Anche avere un quad per un giorno è una buona idea: ricordatevi solo che non potete tenerli con voi per la notte, dato che entro le 18 vanno riconsegnati all’agenzia di noleggio.
- Abbiate una mente aperta ed esplorate la cucina locale! I menù dopo un po’ possono risultare monotoni, ma si possono trovare piatti deliziosi ovunque, anche (e soprattutto) nei posti esteticamente meno invitanti. È una cucina che si rifà molto a quella dell’Africa occidentale: piatti unici con pesce fresco o pollo magro con un contorno di riso e verdure bollite. Irrinunciabile sarà per noi il formaggio di capra locale, che verrà menzionato più di qualunque altra cosa nel corso di questo diario di viaggio.
- L’acqua del rubinetto non è potabile: fate rifornimento di bottiglie d’acqua se non volete possibili dolori di pancia! Risciacquate anche frutta e verdura con l’acqua delle bottiglie, lavatevi i denti e ricordate di tenere la bocca chiusa mentre vi fate la doccia.
- Per il viaggio, abbiamo speso in totale circa €3600 in due per 8 giorni e 7 notti, di cui: €749,60 per i voli, €801 per l’alloggio, €580 per il noleggio di fuoristrada e quad (più €45 di pieno alla consegna), €35 in taxi, €536 in gite organizzate, €154 di assicurazione di viaggio, €62 di tassa d’ingresso, circa €560 in cibo e bevande, e il resto in souvenir.
Diario di viaggio a Capo Verde
1º giorno – Arrivo a Boa Vista
Mercoledì 11 marzo 2026, il giorno della partenza, non poteva arrivare abbastanza in fretta. I genitori di Arianna ci hanno gentilmente accompagnati all’aeroporto di Bergamo per il nostro volo delle 10:10. Check-in e controlli veloci e indolori, volo di sei ore letteralmente “volato” con un pasto decente, e atterraggio alle 15 circa (a Capo Verde, in inverno le lancette sono indietro di un’ora rispetto all’Italia). Il comandante aveva preannunciato un cielo coperto al nostro arrivo, ma Arianna ha continuato a dirmi che ci sarebbe stato il sole… e così è stato!
Appena usciti dall’aereo, il tepore che solo 22°C possono portare dopo un inverno passato in Pianura Padana ci ha pervaso. I controlli sono stati veloci, anche grazie al fatto che abbiamo pagato preventivamente online la tassa turistica di €31. Fortunatamente non siamo stati selezionati per i controlli a campione, e quindi agli arrivi di questo bizzarro aeroporto parzialmente privo di un tetto abbiamo cercato l’omino con il nostro nome, incaricato dal B&B Villa Cristina di venirci a prendere per €10. Ci siamo fatti prima portare a un mini market nel paese vicino all’aeroporto, Rabil, per fare scorta di acqua (non bevete dai rubinetti!) e di spuntini. Questo punto vendita è gestito da un cinese che sarà stato più giovane di noi e che non spiccica una parola d’inglese o di portoghese, la lingua locale. Ci è sembrato l’unico individuo infelice di Boa Vista… chissà come si è ritrovato lì. Scopriremo poi che tutti e quattro i mini market dell’isola sono gestiti da cinesi… Il tassista ci ha quindi accompagnati a destinazione e ci ha lasciato il suo contatto, invitandoci a chiamarlo nel caso in cui avessimo avuto bisogno.
Abbiamo subito preso possesso del nostro bellissimo bungalow con patio vista mare. Stanza bellissima, spaziosa e con un bel letto comodo, ma con una stranezza: il bagno non ha una porta! Senza perdere tempo, ci siamo coperti zelantemente di crema protezione 50 e abbiamo fatto una lunga camminata su Praia de Chaves, una delle più belle dell’isola. Fortuna averla letteralmente fuori dalla nostra porta! Siamo stati pervasi da una generale sensazione di euforia e ci siamo fatti un bel po’ di fotine al tramonto.
A meno di dieci minuti dal B&B, camminando sulla spiaggia verso destra, abbiamo trovato un piccolo stabilimento balneare con una ventina di ombrelloni e un bar-ristorante. Abbiamo visto che per le serate successive erano stati organizzati vari eventi, tra cui la “romantic night” la sera successiva e una super grigliata due sere dopo, e non abbiamo esitato a prenotare. Per la cena di quella stessa sera, però, abbiamo chiamato il tassista per farci portare a Sal Rei, dove abbiamo scelto di mangiare al Ca’ Dju, un locale molto piacevole che offre piatti locali e internazionali in formato tapas. Ci siamo subito fatti rapire dal formaggio di capra locale, una sorta di primo sale dal gusto delicato che avremmo divorato ogni giorno. Abbiamo preso cinque piatti e due calici di vino rosé locale, spendendo €55 in due. Gli euro sono accettati pressoché ovunque, e non vedremo mai un escudo capoverdiano!
2º giorno – Snorkeling e aperitivo nell’entroterra
Ci siamo svegliati di buon’ora e, senza dirci nulla, ci siamo messi sul patio a rilassarci fino all’inaspettato arrivo della colazione servita direttamente in camera. Proposta molto basica: caffè, latte, salumi di infima qualità e simil-fontina, pomodori, cetrioli e della frutta tagliata, più una torta secca. I gatti che circolano nella zona sono venuti a elemosinarci qualcosa, e ci siamo divertiti a spartire gli avanzi fra di loro.
Per questa giornata abbiamo prenotato su GetYourGuide un tour da €59 a testa che ci avrebbe consentito di esplorare la barriera corallina nell’est dell’isola, seguito da un aperitivo in uno dei paesini nell’entroterra. Ci è venuto a prendere un pick-up che ci ha caricati sul retro e, passando per Rabil, ha preso la tortuosa strada nota anche come la Route 66 capoverdiana che taglia in due l’isola. Arianna ci ha messo poco a indisporsi: il vento era estremo, e l’autista andava a 110 km/h su questa strada di ciottoli che si è poi trasformata in uno sterrato.
Dopo un’ora di imprecazioni, siamo arrivati alla Praia das Gatas, meta dell’esplorazione subacquea della barriera corallina. Ci sono stati dati muta da sub, maschera e boccaglio, e abbiamo avuto 50 minuti per nuotare nella baia. Non aspettatevi il Mar Rosso: la barriera si limita ad alcuni coralli, spesso un po’ sbiaditi, e a pochi pesci, e la profondità non supera il metro, tanto che nuotare non è un’impresa facile. Arianna ha messo la testa sott’acqua, ha esclamato “che pietà!”, e ha preferito rimanere sulla spiaggia a raccogliere le conchiglie che ci siamo poi portati a casa. È stata la prima a salire sul pick-up, in modo tale da accaparrarsi un posto sui sedili all’interno. Io non ho avuto problema a stare fuori e a chiacchierare con due tedesche. Abbiamo ripreso la Route 66 per arrivare a Fundo de Figueiras, pittoresco paesello nell’entroterra, dove ci aspettava un aperitivo a base di prelibatezze locali: crostini con mousse di pesce, dei filetti di tonno, e l’immancabile formaggio di capra.
Al nostro ritorno al bungalow, ci siamo messi in tiro per farci delle altre fotine al tramonto, e quindi abbiamo camminato fino al Pérola d’ Chaves, il locale dove avevamo prenotato per cena. Abbiamo preso come antipasto una sorta di caprese con il formaggio di capra, e come piatto principale per Arianna pollo, e per me esmoregal (ricciola), il più popolare pesce locale, cucinato alla griglia. Ho anche provato i due liquori capoverdiani: il grogue, un rum, disponibile nelle versioni classica e invecchiata, e il ponche, molto dolce e prodotto con vari gusti fruttati. Il mio preferito rimane quello al cocco. Abbiamo speso €64,50.
3º giorno – Con il quad fino a Praia do Curralinho
Alle 8:30 siamo stati prelevati dal nostro B&B e portati a Rabil agli uffici di Quad Zone, con cui avevamo prenotato il nostro quad. È possibile averlo solo mezza giornata (9-13), oppure per la giornata intera (9-18), e ovviamente abbiamo preferito la seconda opzione, per il costo di €110. Arrivati lì, però, panico: volevano un deposito cauzionale di €200 in contanti, che non ci eravamo portati dietro. Un taxi provvidenziale ci ha riportati al B&B a recuperare i soldi e poi nuovamente a Quad Zone, chiedendoci solo €5. Mi sono messo subito alla guida del quad, per la prima volta nella mia vita, e mi sono ambientato subito.
Per l’occasione abbiamo scelto di andare verso sud-ovest per esplorare la Praia do Curralinho, che sarebbe stata difficile da raggiungere in auto. Sulla strada principale, asfaltata di recente, ho provato l’ebbrezza di portare la motoretta fino a 93 km/h! Abbiamo tagliato per Povoação Velha, altro bel paesino dalle casette variopinte, e abbiamo imboccato la stradina sterrata che, in mezz’ora, ci ha portati alla spiaggia guidando fra arbusti bassi su un terreno prima rosso, poi coperto di sabbia bianca. Ci si è palesata davanti una spiaggia da sogno… e completamente vuota! Ci siamo fatti le fotine di rito con il quad e sulle dune, poi abbiamo fatto una camminata, e mi sono concesso un bagno di mezz’ora nelle acque cristalline e incontaminate. Dopo avere tribulato un po’, abbiamo trovato un punto riparato dal vento nei pressi di una duna dove ho fatto un pisolino di un’ora, non prima di essermi rimesso la crema solare.
Sulla via del ritorno, appena finito lo sterrato, ci siamo fermati al ristorante Ka Fabiana per pranzo. Arianna ha preso nuovamente un pollo bello magro, mentre io ho ordinato ancora un bel pescione grigliato, il tutto servito con verdure e riso. Abbiamo speso solo €27,50 in totale! Abbiamo quindi fatto un giretto prima a Povoação Velha, poi Arianna ci ha guidati fino a Rabil (senza però sfrecciare più di tanto, avendo il vento in faccia), dove abbiamo fatto un’altra camminata perlustrativa prima di riconsegnare il quad. Ora, nonostante ci trovassimo una meraviglia naturalistica, gli abitanti e gli ospiti di Boa Vista devono imparare a gestire meglio i loro rifiuti: lungo la strada principale ho contato decine di bottiglie di plastica sul ciglio, alcune gettate dagli automobilisti, altre trasportate dal vento. Andrebbe fatto un bel lavoro di pulizia, perché poi questi rifiuti finiscono tutti nell’oceano.
Per cena avevamo la grigliata nello stesso locale della sera prima… che si è rivelata un flop fatale! Dei quattro tipi di pesce decantati ce n’era uno solo, lasciato peraltro a raffreddare su un piatto e quindi divenuto presto stopposo. La griglia offriva anche würstel e cosce di pollo, che hanno assorbito il sapore di ciò che era stato cucinato prima, diventando per me immangiabili. Il tutto accompagnato da un buffet da villaggio turistico di livello infernale. Il tutto per €86,50. Ci siamo sentiti derubati! Se venite qui – il posto è comunque incantevole – scegliete assolutamente il menù alla carta ed evitate queste iniziative immonde. Siamo tornati in camera e, dopo la nostra skincare al veleno di vipera, ci siamo addormentati sperando in un pasto migliore per il giorno successivo.
4º giorno – Whale watching e Praia de Santa Mónica
Oltre ai gatti, in zona Praia de Chaves circolano in libertà anche dei mansueti asinelli. Durante la colazione, Arianna mi ha raccontato che, in piena notte, ha sentito un asino ragliare e galoppare imbizzarrito davanti al nostro bungalow, come se si fosse spaventato e stesse scappando da qualcosa. Io non ho sentito nulla, ma lei si è presa un bello spavento!
Sempre con GetYourGuide, abbiamo prenotato una gita per avvistare le balene che ci avrebbe occupato la mattina. Due anni fa ero stato in Islanda, a Húsavík, per fare un’esperienza analoga, ma purtroppo il vento che soffiava da nord e il maltempo della giornata non mi avevano consentito di vedere alcun cetaceo, tanto che mi hanno consegnato un voucher per rifare l’esperienza gratuitamente qualora fossi ricapitato nell’Islanda nord-orientale. L’esperienza capoverdiana è costata quasi il doppio (€150 a testa) e, grazie al clima più mite, si è svolta su un catamarano salpato dal porto di Sal Rei. A bordo erano disponibili vari stuzzichini. Una biologa marina si è limitata a leggere alcune informazioni sulle balene da un foglio senza dare particolare valore aggiunto. Siamo stati in mare per circa tre ore e abbiamo avvisato quattro balene humpback, tra cui un cucciolo!
Mentre ero a bordo, Nostira Xperiences, l’agenzia di noleggio auto con cui avevo concordato il ritiro per le ore 13, mi ha chiamato insistentemente per chiedere se potessimo anticipare visto che dovevano chiudere per pranzo… ma essendo noi letteralmente in mezzo al mare (e avendo visto su Google che in teoria sono aperti con orario continuato) abbiamo detto di attenderci e che saremmo arrivati prima del previsto ma comunque un po’ dopo mezzogiorno. Appena attraccati al porto, in un quarto d’ora siamo arrivati a piedi all’ufficio. Erano le 12:20… e non c’era nessuno! Abbiamo chiamato, e ci hanno fatto attendere 25 minuti. Hanno voluto l’intero pagamento di €470 in contanti, più €200 di cauzione, e ci hanno rifilato un pick-up della JAC, marca cinese che va per la maggiore a Boa Vista. La tacca della benzina non era del tutto a sinistra: ci verrà detto che era difettosa e che il serbatoio era comunque pieno (fandonie), e che avremmo dovuto riconsegnarlo pieno.
Per pranzo, siamo rimasti a Sal Rei e abbiamo scelto, cercando su Google Maps, Cá Nixa. Quando siamo arrivati, siamo letteralmente stati accolti nella casa di questa sciura dove c’erano tre generazioni della sua famiglia. Il pranzo è stato assurdamente buono, con piatti abbondanti di pesce e pollo accompagnati da riso e verdure, e un piatto del formaggio di capra (ne eravamo del tutto dipendenti), il tutto per €28. La folcloristica famiglia di Nixa ha contribuito a rendere speciale il pranzo. I bambini erano bravi ed educati, e la nonna blaterava nel creolo locale mentre guardava il telegiornale (una serie di positive notizie locali su rifugi per tartarughe e campi da basket seguite, alla fine, da un breve trafiletto sulle guerre nel mondo – il che fa capire quanto poco siano influenzate le persone qui in mezzo all’oceano da ciò che succede all’esterno). A un certo punto, è entrato un anziano con una chitarra che si è messo a parlare un po’ con tutti e a fare una serenata a me e Arianna, spiegandoci poi che è spesso ospite al museo di cultura locale. Infine, la nonna si è messa a conversare con noi in perfetto italiano! Il pranzo si è concluso con me che ho chiesto un grogue a Nixa. Lei ne ha versato uno per me, uno per sé, ha brindato senza cambiare la sua espressione in volto seria, e ha tracannato il tutto in un solo fiato. Che donna leggendaria!
Siamo finalmente saliti a bordo del pick-up fino a raggiungere la parte sud dell’isola, dove abbiamo imboccato lo sterrato che ci ha condotti alla Praia de Santa Mónica, da noi eletta la spiaggia più bella dell’isola. C’è solo un ristorantino e, dopo che i gruppi dei tour organizzati se ne vanno alle 16, rimane completamente deserta. Qui abbiamo visto, in completa solitudine, il più bel tramonto della nostra vacanza.
Sulla via del ritorno, panico: lo schermo sul cruscotto segnalava pressione bassa nello pneumatico posteriore sinistro. Dopo aver controllato, abbiamo constatato che il sensore era semplicemente sballato e il babbione dell’autonoleggio si era dimenticato di dircelo. Rischiavamo, se no, di dover pagare €200 per l’intervento di un carro attrezzi, non incluso nell’assicurazione.
Per cena siamo andati a Sal Rei intenzionati prima a mangiare in un ristorante di pesce all’ingresso del paese, che abbiamo trovato del tutto chiuso, e poi da Simplicidad, un locale in centro che ci ispirava. Arrivati lì, abbiamo chiesto se ci fosse un tavolo libero, e la proprietaria, sorridendo, ha risposto “não”. Abbiamo chiesto per il giorno dopo, e ancora: “não”. Va bene… un provvidenziale commensale italiano ci ha spiegato che il giorno successivo sarebbero stati chiusi, e ha prenotato per noi per martedì sera. Grazie! A pochi metri abbiamo trovato per caso un locale aperto la settimana prima da tre soci italiani a cui auguriamo il meglio, ma su tre piatti ordinati (fatti a stile tapas) non ne hanno azzeccato uno, e abbiamo pure pagato tanto (€48)!
5º giorno – Corso di ceramica e ancora Praia de Santa Mónica
Abbiamo dedicato la mattinata alla terza e ultima attività prenotata con GetYourGuide, un corso di ceramica tradizionale a Rabil costato €57 a testa. Ci sono venuti a prendere al B&B e, come prima tappa, ci hanno portati alle rovine di quello che era il più grande forno di ceramica di Boa Vista, con tanto di ciminiera. Intorno circolano dei bravi asinelli che si sono fatti accarezzare e fotografare amabilmente. Siamo quindi arrivati al laboratorio a Rabil, dove abbiamo prima creato tutti insieme due vasi, e dove poi abbiamo potuto creare le nostre opere. Io e Arianna abbiamo scelto di fare due tartarughe, simbolo di Boa Vista, ovviamente aiutati da uno stampo. Dopo avere tribulato per due mesi, siamo finalmente riusciti a farcele consegnare! L’esperienza includeva anche una degustazione di ponche nel vicino negozio di souvenir, e non ho esitato a provare tutti e dieci i sapori diversi offerti, confermando la mia preferenza per il cocco.
Terminata l’esperienza, il cielo, rimasto coperto per tutta la mattina, si è aperto, e siamo tornati alla nostra Praia da Santa Mónica per pranzare a Origems, il locale sulla spiaggia. Ottimo pasto a base di tonno grigliato con contorni per entrambi più un dolce, spendendo l’onesta cifra di €48,70 in totale. Abbiamo passato il resto del pomeriggio in spiaggia, anche se il vento si è alzato un po’ ed è diventato fastidioso stendersi sulla sabbia.
Per cena, abbiamo trovato questo locale apparentemente in mezzo al nulla sulla costa appena a sud di Sal Rei chiamato Morabeza Beach Bar & Lounge Restaurant. Per raggiungerlo abbiamo lasciato l’auto presso uno stabilimento balneare chiuso e abbiamo camminato al buio per qualche centinaio di metri sulla spiaggia. Ci si è palesato davanti un locale dall’atmosfera allegra e vacanziera, con balli di gruppo e musica estiva, dove purtroppo del menù era disponibile poco e niente! Abbiamo ordinato quello che potevamo, per me il solito pesce locale grigliato e per Arianna patatine fritte più un dolce (totale: €34), e abbiamo comunque passato una piacevole serata.
6º giorno – Praia de Lacação e Curral Velho
Il giorno prima Arianna si era lamentata del vento che non consentiva di stendersi sulla sabbia senza coprirsi di granelli, e quindi ho trovato la soluzione perfetta! Andando verso sud e superando lo svincolo che porta alla Praia da Santa Mónica, guidando per un altro quarto d’ora si arriva al Riu Touareg, uno dei principali villaggi turistici dell’isola, che domina sulla Praia de Lacação completamente isolato da tutto e da tutti. Abbiamo parcheggiato il pick-up su uno sterrato fuori dalla struttura vicino alla spiaggia e ci siamo impossessati di un ombrellone e due sdraio sotto la mini-foresta artificiale di palme creata dall’hotel. Arianna temeva che ci avrebbero sgamati e costretti a pagare una penale… ma del resto, chi ci arriva qui di sua sponte?
Una lunga camminata seguendo la costa verso est ci ha portati, impiegando complessivamente due ore, alla spiaggia di Curral Velho, che le compagnie di autonoleggio non consentono di raggiungere date le condizioni impervie dei sentieri. Pertanto, l’abbiamo visitata a piedi! Le nostre aspettative, alte per via del fascino proibito del luogo, non sono però state incontrate: la spiaggia è piuttosto spoglia ma, se non altro, abbiamo recuperato qualche altra conchiglia. Al nostro ritorno, Arianna aveva voglia di un caffè e io di una bibita, quindi ci siamo addentrati clandestinamente nel Touareg ignorando il cartello che diceva che l’area era riservata solo agli ospiti del villaggio e abbiamo soddisfatto i nostri desideri al bar a bordo piscina (senza pagare: è all inclusive)! Già che c’eravamo, abbiamo usato anche la toilette.
Dopo avere avuto la nostra scarica di adrenalina da questa esperienza criminale, siamo tornati a Sal Rei per una deliziosa merenda con vista mare al Café Alma Criola a base di formaggio di capra, banane grigliate e marmellata di papaya con spremute fresche d’arancia e di papaya (€23,50). Abbiamo cenato, sempre a Sal Rei, in un fantastico posto che avevo dovuto prenotare su WhatsApp giorni prima, Sodade. Oltre a essere un ristorante, è anche un centro culturale, e si mangia fra mura storiche allietati dalla musica dal vivo. Per Arianna formaggio di capra grigliato e gamberi in salsa al curry, per me ceviche di pescato locale e búzio (stufato di lumache di mare) con riso e verdure come contorno, il tutto accompagnato da due calici di chã branco, l’ottimo vino capoverdiano. Cena completamente valsa i €65,50 spesi!
7º giorno – In giro per l’entroterra di Boa Vista
Date le previsioni del tempo non ottime, abbiamo abbandonato la vita da spiaggia per addentrarci nell’entroterra dell’isola ed esplorare alcuni posti meno visitati dai turisti. Abbiamo ripercorso la Route 66, questa volta con una velocità più appropriata, attraversando tutti e tre gli insediamenti della zona e quindi prendendo uno sterrato dal quale, andando un po’ a naso per mezz’ora, siamo arrivati al Morro Negro, un promontorio sulla costa orientale. Abbiamo parcheggiato ai piedi della salita verso il faro A Vacca, una pittoresca struttura bianca con un bellissimo panorama sul paesaggio circostante: da una parte l’oceano, dall’altra una pianura brulla che non sarebbe fuori luogo su Marte. Nessun essere umano all’orizzonte.
Abbiamo ripercorso lo sterrato e ci siamo fermati al paese da cui parte, Cabeça dos Tarafes, il più piccolo dei tre con i suoi poco più di 50 abitanti. Qui ci siamo fermati da Paraiso Escondida Ca Tina per una degustazione di – indovinate un po’ – formaggi di capra di due tipi, normale e piccante! Il proprietario mi ha anche consigliato un grogue artigianale aromatizzato con foglie di limone, il più buono del viaggio, il tutto per €6!
Un altro sterrato, il più impervio tra quelli percorsi durante il viaggio, ci ha portati a Ervatão, una triste lingua di sabbia ogni tanto interrotta da degli aguzzi scogli dove fa da protagonista il cadavere spiaggiato di un peschereccio. Avevamo scelto di non visitare la spiaggia di Atalanta nel nord dell’isola, famosa per il relitto arrugginito di una nave, per noi per nulla pittoresco, ma ne abbiamo comunque trovato un altro senza volerlo. Per pranzo ci siamo fermati a Fundo de Figueiras al ristorante Mansão, dove ho finalmente provato il delizioso polpo fresco, mentre Arianna è andata nuovamente di pollo magro.
Sulla via del ritorno, passando per Rabil, abbiamo fatto una piccola deviazione verso il Deserto de Viana, una zona arida costituita da alte dune di sabbia, arbusti e piccole oasi di palme. Ci siamo divertiti a fingere di essere dispersi nel deserto fino a raggiungere un piccolo palmeto posto su un punto panoramico. Attenzione a dove mettete i piedi: alcune delle dune sono davvero ripide e rischiate di capitombolare per svariati metri facendovi male!
Per cena siamo finalmente riusciti ad avere il nostro tavolo da Simplicidad! Le aspettative erano alte, e sono state pienamente soddisfatte. Non lo avreste mai indovinato, ma Arianna ha ordinato un piatto di formaggio di capra, seguito dal tonno alla griglia, mentre io ho chiesto carpaccio di tonno e búzio, tutto eccellente e alla modica cifra di €27. Il tema della semplicità e della genuinità è rispettato in tutto e per tutto in questo ristorante.
8º giorno – Addio a Praia de Chaves e al formaggio di capra e rientro in Italia
Risveglio con un cielo nuvoloso e con un mood un po’ malinconico per le nostre ultime ore in questo paradiso. Abbiamo occupato un paio d’ore della nostra mattina facendo una lunga camminata percorrendo tutta Praia de Chaves verso sud, e poi siamo tornati a Sal Rei da Alma Criola per il nostro ultimo brunch a base di formaggio di capra con marmellata di papaya e spremute fresche d’arancia. Questo formaggio, irreperibile in Italia, ci mancherà più di ogni altra cosa. Per le 12:30 abbiamo riconsegnato l’auto all’ufficio di Nostira Xperiences (anche questa volta hanno cercato di farci andare lì in anticipo, ma siamo andati solo all’ora concordata e non prima).
Ci siamo fatti accompagnare da loro in aeroporto, e abbiamo atteso il nostro volo per Bergamo, non prima di esserci riforniti di chã bianco, grogue invecchiato e ponche di cocco. Il volo ha previsto uno scalo tecnico sull’isola di Sal, dove siamo stati costretti a scendere e attendere per circa un’ora; dopodiché, ho passato cinque ore a ronfare mentre il sole tramontava fuori dal finestrino. Siamo atterrati appena dopo mezzanotte, accolti da un clima freddo e umido al quale non eravamo più abituati.
