Ho passato 20 giorni nella più grande isola dell’Oceano Indiano e ho scoperto dei luoghi davvero straordinari

In genere non lo faccio mai, ma stavolta voglio scrivere del mio viaggio nel nord del Madagascar perché possa essere utile a qualche turista. Prima di partire non avevo trovato molte informazioni, quindi spero che questo mio resoconto sia utile a chi cerca dettagli pratici.
- Partenza: 30 aprile 2026.
- Nota di viaggio: Nonostante ci sia il volo diretto su Nosy Be, ho preferito atterrare nella capitale Antananarivo perché volevo dedicarle due giorni.
Indice dei contenuti
Diario di viaggio nel nord del Madagascar
Giorno 1 – Roma – Antananarivo
Partenza da Roma con la compagnia Ethiopian Airlines. Sono stati molto puntuali e tutto il personale si è dimostrato garbato. Lo scalo è stato ad Addis Abeba (Etiopia), per un totale di 10 ore di volo e due ore di scalo. Cibo sull’aereo buono e ottimi servizi a bordo. L’arrivo a destinazione è previsto per il pomeriggio del giorno successivo.
Giorno 2 – Arrivo ad Antananarivo
Arrivo nel pomeriggio. Per il soggiorno ad Antananarivo (dall’1 al 3 maggio) ho scelto la Maison d’Hôtes Mandrosoa: è posizionata molto bene, ma è decisamente basica. In linea di massima era pulita, ma se tornassi indietro cercherei un posto di livello superiore, pur rimanendo nella stessa zona della città. In sintesi: un albergo pulito e decoroso, dove si mangia in modo mediocre ma accettabile; abbiamo pagato 520.000 Ariary a testa per due notti e due cene. Si trova vicino al mercato di Analakely.
La capitale è impegnativa, perciò ho preso una guida incontrata il giorno del mio arrivo. Insieme a lui sono andata a vedere il tramonto al Palazzo della Regina. La guida si chiama Nambin (cell. +261 34 90 704 63) e mi ha aiutata a girare la città che, da sola, sarebbe stata faticosa da affrontare. Il livello di povertà è estremo e, sebbene io non mi sia mai sentita in pericolo, ovunque andassi sconsigliavano di girare a piedi da sole dopo il tramonto. Note dolenti della città: uno smog pauroso e taxi vecchissimi. Non consiglio di fermarsi più di due notti.
📌 Un consiglio importante: Fermatevi nelle risaie andando o tornando dall’aeroporto. Se tornassi indietro, dedicherei almeno due ore a passeggiare tra i campi di riso.
Per quanto riguarda il pomeriggio del 1° maggio, sono andata in taxi (sono 1,5 km ma con salite pazzesche: se siete stanchi, meglio evitare di andare a piedi) al piazzale davanti al Rova di Antananarivo (il Palazzo della Regina) per godermi il tramonto e la vista sulla città. Per il taxi ho pagato 15.000 Ariary.
Giorno 3 – Alla scoperta di Antananarivo
La mattina ho cambiato il denaro contante che mi ero portata dall’Italia da Socimad Antananarivo, che offre un ottimo cambio.
Io non ci sono andata, ma una mia amica è andata in taxi alla Collina Reale di Ambohimanga (circa 1 ora di strada). Il costo per andata, ritorno e attesa è stato di circa €15/20. Se rimanete in città solo due notti, secondo me non ne vale la pena; la mia amica non è tornata entusiasta. Meglio girare la città e andare a vedere le risaie.
Nel pomeriggio sono andata a piedi dall’hotel al Mercato di Analakely, dove ho comprato la vaniglia sottovuoto, la cannella e il pepe selvatico Voatsiperifery (un’eccellenza malgascia difficile da trovare altrove). Poi, camminando, sono passata dal Lac Anosy (4 km) e ho raggiunto la Cattedrale dell’Immacolata Concezione: ho visto i fedeli cantare ed è stato davvero emozionante.
In seguito sono passata da Il Lisy Art Gallery in Rue VVS ad Antanimora. È un luogo piuttosto grande dove si può comprare artigianato vario (borse, tele, parei, ceste di rafia, oggetti in cuoio, ecc.), ma è più caro rispetto al Mercato di Digue (che si può visitare andando verso l’aeroporto e che ho trovato più caratteristico).
Per cena ho scelto il famosissimo Sakamanga Restaurant. Il locale è davvero molto carino. Ho preso un antipasto di gamberi con avocado che era sublime, mentre il secondo a base di pesce non mi è piaciuto: era un pesce malgascio con fagioli e riso, niente di che.
Giorno 4 – Volo per Diego Suarez e relax a Ramena Beach
La mattina partivo per Diego Suarez e lungo il tragitto verso l’aeroporto mi sono fermata al Mercato di Digue. Durante la strada si possono ammirare le splendide risaie caratteristiche. Il mercato di Digue è economico (ricordatevi di contrattare) e piuttosto caratteristico: si tratta di baracche lungo la via con artigianato di vario genere. I venditori sono piuttosto insistenti e mi hanno un po’ stressata, ma vista la povertà è comprensibile.
Alle 10:50 ho preso il volo Antananarivo – Diego Suarez con la compagnia Air Madagascar, rivelatasi molto puntuale. L’aeroporto, perlomeno per i voli nazionali, è piccolissimo. Accanto c’è un piccolo bar ben fornito e pulito dove ho preso un espresso decisamente buono, considerando che siamo in Madagascar, al costo di 7.000 Ariary.
Siamo arrivate a Diego Suarez alle 13:50, accolte da una notevole umidità e da un caldo non da poco. Avevo prenotato su Airbnb una casa nel quartiere Soafeno. La scelta della casa si è rivelata utilissima, perché mi ha permesso di cucinarmi un piatto di pasta dopo aver comprato pomodori, cipolle, avocado e frutta al mercato locale.
Appena arrivata sono andata a fare un aperitivo a Ramena Beach, che dista circa 50.000 Ariary in tuk-tuk (solo dopo ho capito che si poteva spendere molto meno). Essendo il fine settimana, la spiaggia era piena di gente del posto, ma l’atmosfera era davvero carina. Abbiamo preso due birre e dei gamberi con insalata… che la mia amica ha mangiato, beccandosi subito una dissenteria epica.
⚠️ Regola d’oro: Mai, mai, mai mangiare verdura cruda nei paesi poveri!
Giorno 5 – Diego Suarez e il suo mercato autentico
In questo giorno avremmo dovuto fare un’escursione al Mare di Smeraldo (Emerald Sea), ma visto che la mia amica stava malissimo abbiamo dovuto rinunciare. Ho passato la mattinata a casa per assisterla. Nel pomeriggio sono andata da sola al mercato locale: l’ho trovato stupendo ma “impegnativo” se avete uno stomaco fragile. Per me resta il mercato più autentico che ho visto in tutto il Madagascar. La sera sono andata a cena alla Cambusa: le ragazze sono gentilissime e ho ordinato delle polpette di pesce e dei gamberetti con patate al forno. Discreto, lo consiglio.
Giorno 6 – L’avventura con Richard: Le Tre Baie
Qui è iniziata la nostra vera avventura con la guida Richard (cell. +261 34 02 163 01), che ci ha fatto da apripista per le baie. Il primo giorno abbiamo fatto una lunga camminata sotto il sole. Le tre baie sono bellissime, quindi munitevi di cappello e protezione solare.
Delle tre, la Baie des Pigeons è ottima per nuotare perché è protetta dalla barriera corallina; è proprio qui che ci siamo fermati a pranzare e a comprare qualcosina dalle ragazze del posto. Ho acquistato un pareo per 30.000 Ariary e, soprattutto, l’olio per il corpo al baobab, che consiglio assolutamente perché è straordinariamente idratante sia per il corpo che per i capelli.
La Baia di Sakalava, famosa per il kitesurf, era strapiena di sportivi con i loro kite: uno spettacolo molto suggestivo. Ritengo che questo sia il posto di mare migliore che ho visto e consiglio di prenotare una notte alla Baia dei Piccioni per vivere appieno l’esperienza. C’erano zero turisti, eravamo praticamente sole (o forse ho intravisto un paio di persone), un posto stupendo e senza caos.
Giorno 7 – La Foresta della Montagne d’Ambre e Joffreville
Dopo aver dormito a Diego Suarez ci siamo diretti verso la Montagne d’Ambre. Con una guida esperta abbiamo camminato per 10 km dentro la foresta, avvistando lemuri, camaleonti, serpenti, farfalle e molto altro. È una passeggiata faticosa ma straordinariamente bella. Sono assolutamente necessari pantaloni lunghi, maglietta e un buon repellente sulle braccia. È stata una delle più belle escursioni nel nord del Madagascar.
Avevamo prenotato l’albergo dall’Italia con largo anticipo: The Litchi Tree Amber Mountain Boutique Hotel a Joffreville. È vero che costicchia (abbiamo pagato €151 per una notte), ma il livello è altissimo (standard europei) e ne vale decisamente la pena. L’hotel è stupendo. Se prendete qualcosa extra, come vino o cioccolata, è caro, ma merita comunque 5 stelle piene. Dopo aver camminato tanto tra lemuri e micro-camaleonti, un albergo così ti fa dimenticare tutta la stanchezza grazie alle sue finiture di pregio.
Unica pecca: a cena l’antipasto e il dolce erano sublimi, ma il secondo (pollo con verdure) era troppo dolce per i miei gusti e per quelli della mia amica. Ciononostante, il servizio al tavolo è stato eccellente e la colazione ottima. La passeggiata nella foresta merita assolutamente, ma bisogna avere una super guida come Richard. Per contattarlo ditegli pure che vi ha dato il numero Serena, sarà super carino con voi: +261 34 02 163 01.
Giorno 8 – I Tsingy Rossi e l’arrivo ad Ankarana
La mattina siamo stati ai Tsingy Rossi, che sono molto belli. Alle 14:00 eravamo già in albergo ad Ankarana, presso l’Hotel Le Relais de l’Ankarana (circa €50 a notte). Il posto è molto basico ma super pulito e, soprattutto, il trattamento è top. Si mangia decisamente bene. Elias, il proprietario, è dolcissimo: mi ha persino preparato una baguette da portare via aggiungendo una banana. Un ragazzo veramente di una dolcezza infinita. Il rapporto qualità-prezzo merita 5 stelle piene.
Giorno 9 – I Tsingy Grigi
Il giorno dopo siamo partiti in direzione dei Tsingy Grigi. Per me questa è stata l’unica escursione che non vale la pena di fare, perché è faticosa e non particolarmente suggestiva. Alle 15:00 eravamo già di ritorno in albergo per riposare e lavare qualcosa. Ho chiesto a Elias di lavarmi i parei e me li ha riconsegnati puliti e profumatissimi per soli 2€.
Giorno 10 – Il Mercato di Ambilobe e il trasferimento verso Nosy Be
Partenza per Ambilobe con visita al mercato locale. Successivamente abbiamo visitato le piantagioni di cacao, dove una ragazzina molto carina che parlava un perfetto italiano ci ha spiegato come si coltiva e si raccoglie il cacao, insieme alle varie spezie.
Dopo la visita abbiamo proseguito per Nosy Be. Abbiamo fatto circa 3 ore di strada fino ad Ankify per prendere la barca verso Nosy Komba (ricordate che le barche partono fino alle 15:00). Le imbarcazioni sono super basiche, ma i malgasci sono sempre fin troppo carini.
Tra il 9 e il 10 maggio avrei dovuto passare la notte a Nosy Komba in una struttura prenotata su Booking.com (gestita da Remo e Berenice). Alla fine non ci sono andata e ho preferito dormire una notte a Nosy Be, proprio di fronte al punto di partenza delle barche per Nosy Iranja, così da essere pronta l’indomani mattina.
La sera prima ho prenotato l’escursione per Nosy Iranja al costo di 53€ andata e ritorno, partendo dalla Spiaggia di Madirokely. Se arrivate dal polveroso nord, il caos di questa zona vi travolgerà: è una spiaggia molto turistica e piena di italiani. La sera, però, ho mangiato in un ristorantino malgascio super economico con piatti ottimi: si chiama Chez Soraya e si trova lungo la strada che costeggia la spiaggia. Ho preso un pollo ai piselli super e una mousse al cioccolato, spendendo in totale solo 6€.
Giorno 11 – La traversata verso Nosy Iranja
Partenza alle 8:45 e arrivo alle 10:15 dopo una traversata su un barchino con un solo motore.
💡 Un consiglio prezioso: Prima di prenotare e partire, chiedete sempre su che tipo di barca vi imbarcheranno. Non fate il mio stesso errore (anche se alla fine non mi è dispiaciuto viaggiare insieme ai malgasci). Io ho comprato il biglietto a/r a 53€ (250.000 Ariary), ma consiglio di pagare solo l’andata e saldare il ritorno una volta lì, dato che troverete sicuramente una barca che vi riporta indietro. Se volete fare il biglietto a/r come me, chiedete prima di vedere una foto della barca, altrimenti rischiate di viaggiare su una sorta di piroga con un motorino ridicolo. Il ritorno è previsto tassativamente per le 15:00 per questioni di alta e bassa marea.
Dall’11 al 12 maggio sono rimasta due notti a Nosy Iranja all’Hotel Le Zahir, prenotato direttamente via email al costo di €120 a notte a persona in mezza pensione (con un supplemento di +30€ per l’uso singola). L’hotel è di alto livello: ti accolgono con un succo di benvenuto, la stanza è molto bella e nel prezzo sono inclusi i lettini, gli asciugamani per la doccia e la spiaggia, oltre al Wi-Fi. La pulizia delle camere viene fatta due volte al giorno e la signora delle pulizie è simpaticissima. Servizi top e cibo molto buono, con una colazione fantastica!
L’unica grave pecca è la reattività online, pressoché nulla: se non chiami al telefono, rispondono alle email dopo molti giorni. Essendo bassa stagione ho potuto fare un check-out posticipato; il receptionist mi ha lasciato la camera per qualche ora in più, permettendomi un check-out molto rilassato. Accanto all’albergo c’è un bar che si chiama Tiki, dove ho mangiato un pesce alla brace con riso al cocco e una birra per 40.000 Ariary (circa 8€). L’acqua costa ovunque sui 10.000 Ariary (circa 2€).
Giorni 12 e 13 – Vita locale a Nosy Iranja
In questa splendida isola (la più grande delle due che formano Nosy Iranja) vive la popolazione locale di pescatori, che vende artigianato, splendide tovaglie ricamate e tantissimi parei. Quando la marea si abbassa, i bambini vanno a giocare in spiaggia e ci restano per ore a pescare piccoli pesciolini che sembravano sardine. Tutta la popolazione, bambini compresi, conosce qualche parola di italiano e sono tutti estremamente socievoli e accoglienti.
L’isola è molto bella e suggestiva. Il mare per nuotare non mi ha fatta impazzire, ma la vista panoramica dalla spiaggia è un sogno. Andate a vedere il faro, possibilmente all’alba: è una camminata in salita di circa 15 minuti. Per andare invece sull’isola più piccola (ma vi prego, non disturbate le tartarughe ancora nelle uova sotto la sabbia!), dovrete farlo o dopo le 15:00 o la mattina presto sfruttando la bassa marea. La camminata è di circa 3 km tra andata e ritorno.
Giorni 14, 15 e 16 – L’Isola Wild di Sakatia
Dopo essere tornata a Nosy Be, avevo appuntamento con l’host del Danae Beach, che è venuto a prendermi in un punto stabilito per portarmi con il suo barchino sull’isola di Sakatia. Ho dormito al Sakatia Danae Beach per 2 notti spendendo €110 totali in pensione completa. Il posto è decisamente “wild”, ma l’host e il servizio mi sono piaciuti molto. Se cercate qualcosa di meno spartano, consiglio il Sakatia Lodge oppure Le Zahir.
Consiglio assolutamente di fare una visita al villaggio locale, avendo cura di coprirsi con pantaloni lunghi per il tragitto se siete interessati a scoprire la vita reale al di là degli alberghi. L’host Alberto, una persona garbatissima e decisamente sui generis, mi ha fatta accompagnare da un suo dipendente super gentile. È una camminata di 50 minuti in mezzo a una natura incontaminata: lungo il sentiero ho visto un bellissimo camaleonte gigante e ho assaporato un silenzio che desideravo da tanto. La passeggiata tra la terra rossa è incantevole. Arrivata al villaggio ho comprato un paio di gadget giusto per fare contente le signore che vendevano artigianato, dato che viaggio con un trolley piccolissimo e non avevo molto spazio.
Superato il villaggio si giunge alla Spiaggia delle Tartarughe. Io non ho nuotato con loro perché non amo disturbare gli animali nel loro habitat, ma si vedono benissimo anche dalla barca e sono davvero enormi. Dopo le due notti super selvagge da Alberto, sono tornata a Nosy Be e mi sono fermata alla spiaggia di Andilana.
Giorni 17, 18 e 19 – Relax ad Andilana Beach
Soggiorno a Nosy Be nella spiaggia di Andilana presso il lodge “A casa di Giorgia”: un posto semplice ma nettamente superiore al Danae Beach, dove mi sono riposata e rigenerata. Si trova a 100 metri dalla spiaggia e si mangia bene, anche se rispetto ai prezzi precedenti ho speso un po’ di più (la cena costa sui 20€).
Il 15 maggio ho fatto un tour completo di Nosy Be con Benje, una guida che parla italiano incontrata tramite Richard. Abbiamo girato in macchina con aria condizionata al costo di €70. A Nosy Be ho visitato rapidamente il mercato dove ho acquistato mezzo chilo di vaniglia a soli 50.000 Ariary, e poi ancora pepe selvatico, pepe rosa, curcuma e cannella (fate scorta di spezie perché sono squisite!).
Successivamente siamo stati all’Albero Sacro (Arbre Sacré), un’attrazione di cui si può decisamente fare a meno (ingresso 15.000 Ariary), e poi siamo andati a Mont Passot per il tramonto (io ci sono andata un po’ prima per evitare la calca). Da lontano ho visto il Lokobe National Park, che non ho visitato perché era chiuso; tuttavia, proprio all’ingresso abbiamo visto una quantità impressionante di lemuri macaco.
Per pranzo siamo andati in un posto molto malgascio ad Ambatozavavy, un villaggio di pescatori dove ho mangiato l’aragosta più buona della mia vita, insieme a pesce e gamberi, spendendo 50.000 Ariary in due. Un’esperienza indimenticabile. Abbiamo fatto anche un salto molto rapido a uno dei laghi vulcanici.
Il numero di Ben (che è adorabile) è +261 32 51 674 61. Se non riuscite a contattarlo perché a volte ha il telefono rotto, chiamate Richard che farà da tramite. Ci tengo a dire che Richard non è semplicemente una guida: è La Guida! Mai conosciuta una persona più preparata, disponibile e straordinariamente paziente. Parla inglese ed è una guida certificata.
I miei due giorni alla spiaggia di Andilana sono stati splendidi. È una bellissima spiaggia caratterizzata dalla bassa marea la mattina e dall’alta marea dalle 12:00 in poi. Andandoci la mattina presto ho visto rientrare i pescatori di sardine e, sebbene la zona sia piena di italiani, la trovo molto gradevole. Lì ho comprato altre due boccette di olio di baobab per 30.000 Ariary perché lo trovo spettacolare per capelli e corpo.
Giorni 20, 21 e 22 – Hell-Ville e l’escursione a Nosy Tanikely
Mi sono spostata allo Zen Hotel a Hell-Ville, vicinissimo al mercato. L’hotel è stato appena costruito: ci sono ancora dei lavori in corso, ma la parte in cui ho alloggiato è già finita e il livello è alto. La stanza è piccola ma dotata di armadio, scrivania, balcone, con asciugamani e lenzuola pulitissime. Il bagno è molto grande e la doccia ampia. Sono rimasta due notti.
Il ragazzo alla reception, Ben, è stato super gentile e mi ha aiutata a prendere il taxi collettivo per andare a Nosy Komba. Naturalmente all’inizio ha provato a orientarmi verso un servizio turistico privato, ma io odio le cose troppo turistiche e volevo muovermi in autonomia. Ho preferito la barca collettiva con i residenti, non tanto per risparmiare, quanto per vedere la vita vera di chi abita a Hell-Ville. A pochissima distanza dall’albergo, in Boulevard de l’Indépendance, c’è un bancomat aperto 24 ore su 24.
Tornando all’hotel, il livello è alto, probabilmente il miglior albergo che ho avuto in Madagascar. Le uniche note negative sono legate alla mia partenza: avevo chiesto la colazione alle 7:00 ma fino alle 7:20 non era pronta. Altra nota negativa, seppur trascurabile, è che non mi hanno cambiato gli asciugamani; per me andava bene così visto che sono rimasta solo due notti, ma per quello che si paga sarebbe doveroso cambiarli ogni giorno. L’hotel è moderno e nuovissimo, speriamo lo mantengano a questi livelli di efficienza. Una sera ho cenato in albergo e devo dire che la cena era molto buona: ho pagato 45.000 Ariary compresa una bottiglia d’acqua grande.
Per andare a Nosy Komba dallo Zen Hotel basta fare una passeggiata fino al porto di Hell-Ville (Port Ambarovato). Dopo aver lungamente aspettato che la barca si riempisse, ho fatto il biglietto alla biglietteria e ho preso la barca collettiva al costo di 20.000 Ariary, scendendo ad Ampagorina. Andate a Nosy Komba muniti di contanti, perché c’è tantissimo artigianato e molte cose carine da comprare.
Non appena arrivate a Nosy Komba, cercate di unirvi a qualche barca che va a Nosy Tanikely (circa mezz’ora di traversata). A mio avviso, questo isolotto offre il mare più bello in assoluto, un’esperienza imperdibile: non ho mai visto così tanti pesci super colorati, sia piccolissimi che decisamente grandi, a due passi dalla riva. Ho avvistato tartarughe giganti (una persino con un GPS e un’antenna incorporata per la ricerca) e pesci di ogni colore. Portatevi la maschera, anche se sul posto c’è comunque la possibilità di affittarla.
Raccomandazioni utili per un viaggio nel nord del Madagascar
Zanzare e “Mosche della Sabbia” (Sandflies)
Attenzione alle zanzare ma soprattutto alle mosche della sabbia: sono minuscole, praticamente invisibili, e lasciano dei morsi pazzeschi che lì per lì non avvertite nemmeno. Per un viaggio di tre settimane portatevi almeno due boccette da 100 ml di repellenti ad alta efficacia specifici per i tropici (i normali prodotti da supermercato non bastano). Cercate prodotti contenenti DEET a concentrazioni elevate (tra il 30% e il 50%) o Icaridina (Picaridina) al 20-30%. Controllate che sulla confezione sia esplicitamente indicata l’efficacia contro le “mosche della sabbia” o “sandflies”.
Igiene alimentare
Non mangiate mai verdura cruda a meno che non siate assolutamente certi che sia stata lavata con acqua di bottiglia sigillata. La mia amica ha preso una brutta dissenteria perché è stata imprudente. Si sa che l’insalata non va mai mangiata nei paesi in via di sviluppo, dove l’acqua corrente è inevitabilmente contaminata da batteri a cui il nostro intestino non è abituato.
Considerazioni finali sul nord del Madagascar
La zona di Diego Suarez – che necessita assolutamente di una guida – è straordinariamente bella. Fermatevi almeno una notte alla Baia dei Piccioni, che ha un mare incontaminato e stupendo: sarete solo voi insieme a 2 o 3 turisti al massimo (perlomeno nel mese di maggio).
Il popolo malgascio è la cosa che mi è rimasta più nel cuore, insieme ovviamente a una natura rigogliosa. Le persone sono tutte assolutamente gentili, disponibili e oneste. Tranne che a Nosy Be, nessuno chiede soldi facendo pressioni; i malgasci sono tutti molto estroversi e rispettosi. Si parla francese ma, se non lo masticate come me, ve la caverete benissimo con l’inglese o con l’italiano, che è molto conosciuto soprattutto a Nosy Be.
Il cibo è il migliore di tutti i paesi africani che io abbia mai visitato. In Madagascar producono ogni sorta di verdura e frutta, esattamente come in Italia; quindi, se vorrete mangiare bene, basterà saper cercare con attenzione, evitando ovviamente i posti troppo turistici.

