Armenia, un paese che resta nel cuore
Siamo tornati da poco da un bellissimo viaggio in Armenia, lascio a caldo un piccolo resoconto nella speranza che possa essere utile ad altri viaggiatori che vogliono andare in questo paese. Sono inoltre disponibile per dare informazioni sui posti visitati da noi. Innanzitutto alcune informazioni pratiche. Siamo arrivati nel paese con volo Wizzair da Milano, una delle poche possibilità di volo diretto ad un costo contenuto.
Indice dei contenuti
Informazioni utili per un viaggio in Armenia
Itinerario di massima
Yerevan, Areni, Goris, Jermuk, Lago Sevan, Dilijan, Gyumri, Yerevan. L’Armenia è un paese relativamente piccolo, ma sconsiglierei di fare sempre base a Yerevan e di muoversi da lì per le visite, si perde un sacco di tempo in spostamenti. Abbiamo incontrato ad Akhtala due ragazzi arrivati da Yerevan in giornata, mi è sembrato un po’ assurdo farsi più o meno 6 ore tra andata e ritorno solo per visitare questo (per altro splendido) monastero. Noi abbiamo dormito a Dilijan e già abbiamo impiegato circa un’ora e mezza di viaggio sola andata. Stessa cosa per Tatev, le ore di tragitto tra Yerevan e Goris sono circa 4, farlo in giornata non permette di visitare nulla di quello che si trova lungo il tragitto.
Periodo
Dal 2 al 14 maggio (12 giorni pieni), clima molto variabile, ma comunque generalmente buono. Molto freddo di notte a Goris e Jermuk dove in camera funzionavano i termosifoni, più caldo a Yerevan e Areni. Consiglio nella mezza stagione di partire con vestiario a cipolla, un antivento/antipioggia, felpa e scarpe robuste per le visite, in alcuni monasteri non fanno entrare in pantaloni a mezza gamba in altri sì, le donne preferibilmente si devono coprire il capo con un foulard (che si trova anche sul posto).
Spostamenti
Due auto normali noleggiate (eravamo in 7), le strade asfaltate sono generalmente buone ad eccezione di alcuni tratti un po’ dissestati, non abbiamo però mai percorso strade sterrate per le quali sarebbe meglio avere un 4×4. Va bene la patente italiana. La benzina costa circa 1,1€ al litro.
Alloggi
Abbiamo alternato piccole guesthouse ad hotel un po’ meno tipici (ad esempio ad Yerevan) ad un hotel con piscina termale (a Jermuk). Per il mio gusto personale ho amato tantissimo le guesthouse, se pur semplici sono comunque confortevoli e soprattutto molto pulite. Le colazioni non sono quasi mai comprese nel costo della camera, ma basta chiedere e verranno preparate secondo lo stile locale (quindi con formaggi, marmellate e torte dolci e salate fatte in casa, verdure, uova e ovviamente l’immancabile caffè armeno). Nelle guesthouse a volte i gestori non parlano bene inglese, comunque ci si intende lo stesso. Negli hotel/resort viene accettato pagamento con carte di credito, nelle guesthouse si paga sempre in contanti. Prezzo per una notte nelle strutture scelte da noi variabile dai 20€ circa ai 45€ a testa.
Comunicazioni/navigatore
Abbiamo comprato due SIM locali (una Ucom e una Viva) appena atterrati a Yerevan, costo meno di 10€ l’una. Google maps va benissimo per muoversi lungo la rete stradale, la connessione c’è praticamente dappertutto.
Diario di viaggio in Armenia
Yerevan-Garni-Monastero di Geghard-Symphony of Stones
Atterriamo in tarda serata a Yerevan, sbrighiamo abbastanza velocemente le pratiche di immigrazione, compriamo due SIM ai banchetti dell’aeroporto e ritiriamo le due auto noleggiate con Hertz (entrambe con cambio automatico nonostante avessimo chiesto il cambio manuale). Arriviamo al b&b scelto per le prime due notti vicino all’aeroporto e stramazziamo a letto per una bella dormita.
La mattina dopo il tempo non è dei migliori, il cielo è plumbeo tira vento e fa freddino. Senza farci intimorire partiamo per visitare tre località a poca distanza dalla capitale. Per primo ci dirigiamo al monastero di Geghard (circa 40 km sola andata), dove essendo domenica troviamo un grandissimo numero di fedeli giunti per assistere alla funzione. Ci dicono che le messe sono molto molto lunghe, i preti sono vestiti di rosso, le donne si coprono il capo con il velo e tutti stanno in piedi. Il nome Geghard significa “il monastero della lancia” ed il riferimento è alla lancia che ferì Cristo durante la crocifissione, che secondo la leggenda sarebbe stata portata in Armenia dall’apostolo Taddeo e conservata nel monastero insieme a molte altre reliquie. Purtroppo un’orrenda impalcatura deturpa in parte la bellezza del monastero e anche la pioggerella giunta implacabile ne fa perdere ai miei occhi un po’ di fascino.
Ripartiamo quindi in direzione di Garni, dove visitiamo l’unico tempio Greco-Romano colonnato rimasto in Armenia. Il tempio si affaccia sulla gola del fiume Azat e risale probabilmente al 77 d.C. Purtroppo è crollato quasi totalmente in occasione di un forte terremoto nel 1679 per poi essere ricostruito tra il 1969 e il 1975. Anche qui troviamo tanta gente in visita.
Con un breve tragitto in macchina ci spostiamo alla piccola biglietteria dell’ingresso di Symphony of Stones, un monumento naturale costituito da un canyon con pareti verticali di perfette colonne basaltiche esagonali e pentagonali alte quasi 50 metri (costo 1500 Dram a testa). Il sentiero si snoda lungo il canyon costeggiando i basalti da un lato e il fiume dall’altro, la camminata è molto facile e adatta a tutti (per chi non vuole affaticarsi c’è anche un trenino che porta i turisti avanti e indietro lungo il tracciato) e per giunta è uscito anche il sole. Anche qui essendo domenica troviamo un mare di gente e trovare parcheggio ci porta via parecchio tempo, comunque il sito merita. Queste tre visite possono essere fatte nell’arco di una giornata partendo e tornando a Yerevan e ovviamente sono molto gettonate anche da chi trascorre pochi giorni nel paese.
Monastero di Khor Virap-Areni-Monastero di Novarank
La mattina successiva partiamo in direzione sud e facciamo la prima sosta al monastero di Khor Virap, a circa 45 minuti di Yerevan. La strada in questo tratto è abbastanza monotona e piatta, in teoria dovremmo vedere il monte Ararat sulla nostra destra, ma una fitta coltre di nubi e nebbia lo copre al nostro sguardo. Riusciremo a vederne la cima solo l’ultimo giorno del nostro viaggio….
Khor Virap è uno dei monasteri più conosciuti del paese perché qui venne rinchiuso san Gregorio l’Illuminatore considerato il padre della Chiesa apostolica armena. Khor Virap significa pozzo profondo e proprio in questo pozzo è possibile oggi scendere, anzi sarebbe meglio dire strisciare, fino alla cella dove il santo sopravvisse per ben 13 anni solo grazie al cibo che alcune donne gli portavano di nascosto. Leggenda, storia chi può saperlo… è comunque un luogo affascinante da visitare, uscendo sulla destra c’è un sentiero non troppo impervio che porta ad un punto di vista panoramico sul monastero ben segnalato anche da una bandiera armena. Il vento soffia crudele, una fitta foschia copre l’Ararat ma il panorama è ugualmente fantastico!
Dopo un paio di ore ci concediamo una sosta per bere un buon tè al timo e per mangiare un lahmajoun, una sorta di “pizza” armena composta da pane molto sottile farcito con carne speziata e coriandolo cucinata espressamente per noi da una signora.
Ripartiamo in direzione sud e finalmente iniziamo ad attraversare le prime montagne, giungiamo ad Areni e ci fermiamo a visitare la piccola grotta nota come Areni-1 Cave, una delle più antiche cantine del mondo (datata a circa 6000 anni fa) all’interno della quale si possono vedere presse per il vino, anfore e contenitori di vino. La visita dura una decina di minuti, ma comunque è interessante e il costo basso (1500 Dram a testa). Arriviamo quindi alla cantina vinicola gestita con tanto amore e passione dalla signora Anna dove trascorreremo due notti. Anna ci preparerà le colazioni e due ottime cene a base di carne e pesce, verdure, riso e ovviamente scelta di vini e brandy prodotti da loro, si cena in una cantina un po’ freddina, ma il cibo ci riscalda.
La mattina successiva andiamo a visitare il monastero di Novarank, per me il più bello in assoluto tra quelli visitati. La strada per arrivarci attraversa un canyon di rocce rossastre punteggiate di grotte e il monastero stesso sembra aggrappato alle rocce che lo circondano. Consiglio di andarci al mattino presto oppure al pomeriggio in modo da poterlo visitare senza troppa folla. Davvero imperdibile!
Dopo pranzo decidiamo di esplorare una valle parallela a quella appena percorsa, che porta al paesino di Khachik dove troviamo alcuni uomini seduti davanti alla chiesetta con i quali facciamo due chiacchiere in un misto di russo e armeno… Lungo la strada e appena prima del villaggio si può fare una sosta ai ruderi del piccolo monastero di Karkop quasi del tutto crollato che si erge in una ampia e verde vallata tra le montagne. Un sentiero collega i ruderi del monastero al paesino di Karkop attraversando prati e frutteti in fiore.
Prima di rientrare alla guesthouse ci fermiamo alla grotta Magellano, dove veniamo accompagnati nella visita lungo un percorso abbastanza facile da una ragazza con un sorriso contagioso che parla fluentemente inglese e che ci regala caramelle alla frutta. All’interno fa piuttosto freddo quindi portate una felpa o una giacca, vi verrà consegnato un caschetto obbligatorio da portare durante la visita. Adatto anche a bambini.
Cascata Shaki-Zorats Karer-Goris-Monastero di Tatev
Dopo due giorni trascorsi nella zona di Areni, davvero molto bella e ricca di cose da vedere, si riparte in direzione sud-est. Questa è la tratta più lunga, circa 130 km tra Areni e Goris, ma la strada è panoramica e non pesa guidare. Facciamo la prima sosta alla bella cascata di Shaki, dalla strada principale una deviazione porta lungo un breve tratto sterrato ad un piccolo piazzale dove parcheggiare e da qui in meno di 15 minuti a piedi ci si trova davanti alla cascata. Tantissima acqua in questo periodo. Al parcheggio troverete una bancarella dove comprare un caffè o acqua o cibo e qualche persona disposta a chiacchierare con voi anche in un misto di armeno-italiano…
Ci fermiamo poi al sito storico di Zorats Karer, la Stonehenge armena. Attenzione: ci sono apparentemente due siti, uno più vicino alla strada che però è una installazione di un artista locale, mentre il vero sito storico si trova dalla parte opposta e l’ingresso è a pagamento (1500 Dram a persona). Le pietre basaltiche sono disposte a cerchio in una piana ventosa circondata da una catena di montagne innevate, il sito è datato al VI-V millennio a.C. e probabilmente serviva per effettuare osservazioni astronomiche (ma non è certo neanche questo…). Anche qui siamo praticamente da soli…
Arriviamo nel pomeriggio a Goris che sarà la nostra casa per due notti. La cittadina ci sorprende con le sue strade acciottolate in basalto, le case anch’esse in basalto, tantissimi sono i viali alberati e molto belle le formazioni rocciose che la circondano, simili a quelle che si possono vedere in Cappadocia. Questi pinnacoli di origine vulcanica sono stati utilizzati in passato come abitazioni, vicino a Goris si può visitare il villaggio troglodita di Khndzoresk raggiungibile tramite un lungo ponte tibetano, purtroppo saremo costretti a rinunciare a questa visita prevista per il giorno dopo a causa delle cattive condizioni del tempo.
Dopo una notte con un fortissimo temporale, la mattina successiva non piove ma c’è una fitta nebbia che copre la vallata davanti a noi. Nostro malgrado rinunciamo a raggiungere il monastero di Tatev con la famosa funivia Wings of Tatev, la più lunga del mondo e percorriamo la strada comunque molto panoramica e tutta a tornanti per arrivare al monastero. Appena arrivati abbiamo la fortuna di vedere anche qualche sprazzo di sole, non c’è ancora moltissima gente e girando tra gli edifici ci si trova catapultati in un’atmosfera da film. Questo monastero costruito su un affioramento basaltico a picco sulla valle Vorotan, ha ospitato una sede universitaria ed è tutt’ora in restauro.
Per tornare a Goris facciamo una strada diversa che porta al lago Shamb e al paesino di Vorotan. Qui facciamo una sosta fotografica al bel ponte Melik-Tangi, non tanto per il ponte stesso quanto (ancora una volta) per gli splendidi basalti colonnari che lo circondano. Dovrebbero esserci i resti della fortezza Vorotnaberd, ma non la troviamo quindi continuiamo a scendere lungo la valle, ci fermiamo a vedere la chiesa Vorotnavank e tornati sulla strada principale rientriamo a Goris.
Goris-Jermuk
La mattina successiva ripartiamo con calma verso la nostra prossima tappa, la cittadina termale di Jermuk a circa 2000 metri di quota. Dobbiamo ripercorrere la stessa strada che abbiamo fatto venendo da Areni fino a Getik e da qui salire lungo la valle del fiume Arpa.
L’arrivo a Jermuk avviene sotto una fitta nevicata che ci fa temere di restare bloccati lì, fortunatamente la neve non attaccherà sulle strade e potremo ripartire senza problemi. Questa giornata ce la siamo regalati per un po’ di meritato riposo, l’hotel dove alloggiamo (come molti a Jermuk) è dotato di piscina con acqua termale, sauna, spa, palestra e via dicendo. La cittadina ci appare molto carina e viva, nonostante siamo in una stagione intermedia tra quella sciistica e quella estiva delle camminate. Ci sono piccoli impianti di risalita e pare che in inverno la località sia meta di moltissimi sciatori, non sono turisti ma anche armeni.
Dietro al nostro hotel si può fare una passeggiata nella Galleria delle acque, un edificio quasi in stile liberty dove una serie di rubinetti fa sgorgare acque a temperature variabili tra i 35° e i 53°, molte persone arrivano qui con il proprio bicchiere e bevono l’acqua che pare abbia effetti curativi per le malattie dello stomaco e dei reni. La proviamo anche noi e il sapore è ferrugginoso e davvero terribile… però se fa bene ok!
Jermuk-Caravanserraglio Orbelian-Cimitero di Noradus-Monastero di Hayravank -Monastero di Sevanavank-Sevan
Dopo una ottima cena a buffet ed una riposante notte, ripartiamo la mattina successiva alla volta del lago Sevan. Questa giornata è molto ricca di visite, anche perché una delle nostre compagne di viaggio ripartirà per l’Italia con il volo serale da Yerevan e dobbiamo essere a Sevan verso le 18 per il suo transfer all’aeroporto.
Scendiamo lungo la valle di Jermuk e risaliamo verso il passo Selim a 2400 metri di quota, il panorama è semplicemente fantastico e merita una sessione fotografica. Il caravanserraglio Orbelian è costituito da due locali, uno più grande dove venivano alloggiati gli animali dei viandanti che percorrevano la via della Seta, l’altro locale più piccolo per le persone. Dentro c’è buio pesto e fa freddissimo e ci immaginiamo come potesse essere dormire qua magari nella stagione invernale… Questo è solo uno dei tanti caravanserragli presenti nel paese, molti dei quali completamente in rovina, merita una sosta anche per conoscere un simpaticissimo signore con una vecchia auto azzurra che con la moglie offre ai turisti caffè armeno, assaggi di liquori e piccoli souvenir. Ad un certo punto iniziano ad arrivare pulmini carichi di turisti, quindi ripartiamo e iniziamo a scendere finalmente verso il lago Sevan.
Facciamo una sosta a Noradus per visitare il famoso cimitero storico medioevale, che stranamente è ubicato quasi in mezzo al paesino. Di fianco alle case ed al cimitero attuale si trova una distesa di khachkar, grandi pietre basaltiche completamente decorate con graffiti che sembrano tutti diverse l’una dall’altra. Leggiamo sulla guida che ci sono circa 800 steli datate tra il IX ed il XVII secolo. Gironzolando nel cimitero incontriamo una signora che vende babbucce e cappellini fatti a mano con i colori della bandiera Armena, un ragazzo che ci racconta (senza chiederci nulla in cambio) la storia del posto e nessun altro turista. Inutile dire che il posto induce alla meditazione…
Non troppo distante c’è il monastero di Hayravank, piccolo ma molto affascinante. Un prete qui incontrato ci racconta che una volta era stato costruito su una isoletta in mezzo al lago, ma che l’abbassamento del livello dell’acqua nel lago stesso lo ha fatto emergere. Ora ci si arriva salendo una scala e comunque il panorama del lago che si stende davanti a noi è fantastico.
Ripartiamo alla volta di Sevan dove con un ultimo sforzo saliamo la scalinata che porta al monastero di Sevanavank in mezzo ad una folla di persone, sia locali che turisti. Il complesso è ubicato sulla omonima penisola, anche in questo caso una volta isola. Delle tre originarie chiese ne rimangono due, affacciate come in una cartolina sul lago antistante, non per niente molte delle fotografie più famose che rimandano all’Armenia riproducono proprio questo monastero!
Pernottiamo una notte a Sevan sicuramente meno tipica del paesino di Dilijan dove dormiremo le due notti successive, ma abbiamo la gradita sorpresa di vederci recapitare dal proprietario del nostro hotel un cestino di fragole eccezionalmente buone e una bottiglia (diciamo quasi botte…) di vino fatto da loro come omaggio del dopocena.
Sevan-Monastero di Haghartsin-Dilijan
La mattina successiva decidiamo di fare un giro sul lago percorrendo un tratto della strada sulla costa ovest, molto meno abitata della costa opposta. Ogni tanto si intravedono resti di enormi edifici apparentemente abbandonati, si incontrano pochissime macchine e il lago è talmente grande da sembrare un mare. Rientriamo passando dalla valle di Chambarak e ci dirigiamo verso il monastero di Haghartsin, una perla incastonata tra le montagne in mezzo alle fitte foreste del Parco Nazionale di Dilijan. E’ domenica e troviamo molta gente del posto in visita, nei weekend a quanto pare l’usanza è fare una bella grigliata con parenti ed amici (nei dintorni le zone dove potere accamparsi per il pranzo non mancano e sono anche molto bene attrezzate) e poi una passeggiata al più vicino monastero per accendere una candelina e dire una preghiera.
Approdiamo a Dilijan nel tardo pomeriggio, la cittadina comprende una parte moderna e una parte più antica di casette in pietra con porticati e finestre in legno, dove noi alloggiamo. E’ completamente circondata da foreste e ci dicono venga chiamata dagli armeni “Piccola Svizzera”. Tutto intorno ci sono moltissimi sentieri per chi ama fare trekking, laghetti, non mancano fiumi e sorgenti insomma si potrebbe passare una intera vacanza da queste parti senza annoiarsi.
Monastero di Akhtala-Monastero di Haghpat
Il giorno successivo partiamo alla volta di uno dei monasteri più remoti, quasi prossimo al confine settentrionale tra Armenia e Georgia. Percorriamo la valle del fiume Debed dove è possibile fare rafting e attraversiamo la cittadina di Alaverdi dove osserviamo quello che resta di una delle principali fabbriche per la lavorazione del rame della ex Unione Sovietica.
Procedendo verso nord arriviamo finalmente al monastero di Akhtala, secondo me uno di quelli che bisognerebbe assolutamente visitare. Il monastero è racchiuso in una cinta muraria che lo fanno assomigliare ad una fortezza. I suoi affreschi in stile bizantino raccontano scene del Nuovo e dell’Antico Testamento, rappresentano immagini di santi, tra cui San Gregorio l’Illuminatore, e una grande immagine della Vergine Maria mentre tiene in braccio Gesù (purtroppo molto danneggiata) è raffigurata nella cupola.
Scendendo verso valle ci fermiamo al monastero di Haghpat, iscritto nell’elenco Unesco e anche questo da vedere per la sua posizione a dominare la gola e soprattutto per il suo meraviglioso campanile che si erge isolato in mezzo ad un prato verdissimo e pieno di fiori. Posso sicuramente dire che entrambi questi monasteri sono una meraviglia!
Finiamo la giornata passeggiando per Dilijan e cercando un buon ristorante dove cenare.
Gyumri-Monastero di Harichavank-Monte Aragats
Lasciamo la mattina successiva questa zona che tanto ci è piaciuta per trasferirci a Gyumri, dove faremo solo una sosta breve (le città non sono la nostra priorità, ma visto che la distanza non era eccessiva decidiamo di visitarne il centro e alcune attrazioni nei dintorni).
La città è la seconda più abitata dal paese dopo Yerevan ed è stata quasi completamente distrutta dal terribile terremoto del 1988 che fece circa 25.000 vittime nel paese. Ricostruita anche con l’aiuto di uno dei figli più noti di questo paese, il cantante franco-armeno Charles Aznavour che raccolse fondi per il soccorso alla popolazione nel dopo terremoto. Il centro storico è costruito quasi totalmente in tufo nero e pietra arancione in un insolito e particolare accostamento di colori, sulla piazza principale Vardanants si affacciano le due cattedrali dei Santi Martiri e della santa Madre di Dio.
Ci spostiamo di pochi km per visitare La Fortezza Nera (Sev Berd), costruita nel XIX secolo durante il periodo dell’Impero Russo, la fortezza aveva una funzione militare strategica per difendere la regione dalle invasioni provenienti dall’Anatolia. La struttura circolare, massiccia e austera e costruita in basalto nero, si trova in cima ad una collina da cui si gode anche di una vista molto ampia sulla città di Gyumri e sui paesaggi circostanti.
Di fronte la grande statua dedicata alla Madre Armenia di epoca sovietica, che in armeno si chiama Mayr Hayastan e che fa parte di un memoriale della II Guerra Mondiale. Qui abbiamo un incontro ravvicinato con una volpe con i suoi cuccioli che giocano nell’erba della collinetta, apparentemente non spaventati dalla nostra presenza.
Spostandoci verso il Monte Aragats ci fermiamo a visitare il monastero di Harichavank, uno dei più antichi del paese per proseguire poi verso il paesino di Tsaghkashen dove passeremo la notte in una bellissima villa tutta in legno da cui si ammira la cima innevata della montagna così vicina a noi.
Monastero di Hovhannavank-Monte Aragats-Echmiadzin-Cattedrale di Zvartnots
Ormai si sta avvicinando il giorno del ritorno a casa. Scendiamo lungo la strada che costeggia le pendici del monte Aragats e ci fermiamo a visitare il monastero di Hovhannavank, ubicato in una fantastica posizione sul ciglio della gola percorsa dal fiume Kasagh. Secondo la leggenda, il monastero fu fondato da Gregorio l’Illuminatore e qui il re Tiridate vi seppellì le reliquie di San Giovanni Battista.
Decidiamo quindi di provare l’ascesa verso il lago Kari, che si trova al termine della strada asfaltata che sale verso la vetta del Monte Aragats, che raggiunge la considerevole altezza di 4.095 m. Come l’Aragat, anche questa montagna è un antico vulcano (l’ultima eruzione risalirebbe al 3.000 a C.), la strada sale serpeggiando lungo il versante sud, si passa vicino al piccolo osservatorio astronomico di Byurakan e riusciamo ad arrivare a 2300 metri di quota prima che la neve ci impedisca inesorabilmente di proseguire. Mentre ci divertiamo come bambini a tirarci palle di neve vediamo arrivare un turista (o forse un locale…) con una jeep che impavido si butta a tutta velocità sulla strada piena di neve. La conclusione poteva essere solo una: il tipo impantanato con la sua jeep nella neve e noi poveri turisti italiani che lo spingiamo per cercare di farlo ripartire.
Dopo questo simpatico siparietto, scendiamo verso valle e ci portiamo a Echmiadzin giusto per fare una visita alla cattedrale e due passi in centro. Come già detto le città non sono la nostra priorità quindi vi abbiamo dedicato poco tempo prediligendo i monasteri, le aree rurali e montuose.
Concludiamo la giornata prima di rifugiarci in hotel e mentre il cielo si fa nerissimo per un imminente temporale con la visita alla cattedrale di Zvartnots, iscritta con la cattedrale di Echmiadzin nella lista del patrimonio Unesco. La cattedrale ha una forma circolare, nel 930 la chiesa venne distrutta da un terremoto e rimase sepolta fino alla sua riscoperta all’inizio del XX secolo.
Memoriale del genocidio armeno-Yerevan
L’ultima mezza giornata prima di recarci all’aeroporto la dedichiamo innanzi tutto alla visita del Memoriale del Genocidio armeno, che si trova sulla cima di una collina immersa nel verde dalla quale finalmente abbiamo una fantastica vista del monte Ararat di fronte a noi.
Il complesso del memoriale comprende una stele alta 44 metri, che rappresenta la rinascita degli armeni ed un edificio con 12 piastre inclinate a formare un cerchio al centro del quale arde la fiamma eterna in ricordo delle vittime. Solo nel 1995 è stato inaugurato il Museo interrato dove è esposta la documentazione in gran parte fotografica che descrive i fatti avvenuti nel 1915. Inutile dire che questa visita è toccante ed emozionante e fa crescere un groppo in gola, prima di partire avevo letto il romanzo storico di Antonia Arslan “La masseria delle allodole” nel quale viene bene descritto l’orrore incommensurabile di oltre un milione e mezzo di armeni uccisi al tramonto dell’Impero ottomano. Purtroppo l’umanità non ha imparato nulla dai suoi errori del passato…
Ci spostiamo verso un’altra collina, quella su cui si trova la fortezza di Erebuni, che troviamo in stato di abbandono e quasi totalmente in rovina, ma da cui si può ammirare la città di Yerevan stesa ai nostri piedi e la cima del monte Ararat che svetta tra le nuvole. Un addio (o arrivederci?) da parte di questo paese che ci ha davvero affascinati e che personalmente custodirò sempre tra i miei ricordi di viaggio più belli.
Non posso non ricordare e ringraziare i miei compagni di viaggio Umberto, Fabio, Federico, Francesca, Emanuele ed Umberto, senza di voi non sarebbe stato lo stesso viaggio! Grazie per avermi dato carta bianca nell’organizzazione, per avermi chiesto “ma oggi niente monasteri?…” nell’unico giorno in cui non ne avevo previsti per farvi un attimo disintossicare, per le serate passate giocando a carte con una bottiglia di brandy Ararat sul tavolo, per avere mangiato decine di lavasch (scherzosamente ribattezzate “sciarpe”), per avere riso insieme con le barzellette in dialetto comasco e bergamasco, per le decine di candele accese nei monasteri, per avere un po’ pregato e molto meditato davanti alle bellezze di questo paese.
Grazie o, come si dice in armeno, Shnorhakalut’yun!
