Quando la paura è da museo: qui a posto di quadri e statue ci sono dei veri “attrezzi del mestiere”

È la più antica, e allo stesso tempo la più piccola repubblica al mondo: San Marino, il microstato immerso tra le colline della Romagna, rappresenta un unicum nel resto del mondo. Quando si pensa a questo piccolo Stato subito il primo pensiero corre alle atmosfere medioevali, anche per l’ancora oggi fiorente tradizione dell’artigianato locale specializzato nella lavorazione del ferro. Poi la cura delle vie e dei palazzi ha reso diversi angoli come fermi nel tempo.
Un luogo che ispira rispetto della legge, serenità e ambiente pacifico. Insomma, il posto giusto per accogliere il Museo della Tortura. Ah no? Eppure, nell’antichità era lo strumento per definizione che validava le testimonianze durante i processi, e per molti era anche un modo di punire nemici di ogni ordine e grado. Spesso nei film o nei romanzi vengono descritte queste torture, ma vedere dal vivo gli attrezzi utilizzati è tutto un altro effetto. Un museo macabro? Sadico? Niente di tutto questo, o forse sì: scopriamolo insieme.
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Un museo che non è per tutti
Partiamo subito dal dire che è un’esperienza e che non è proprio per tutti: il museo è molto suggestivo e colpisce in pieno viso, tale da ricordare un bel po’ il London Dungeon. Seppure il più grande obiettivo della mostra è proprio la sensibilizzazione, la mostra è macabra e splendente e sono presenti oltre un centinaio di pezzi nella raccolta del Museo della Tortura di San Marino ( sono tutti estremamente rari). La quasi totalità degli strumenti è originale, con i pezzi risalenti al XVI, XVII e XVIII secolo, mentre altri sono ricostruzioni degli originali introvabili, e tutto è ben corredato dalle spiegazioni: ma cosa troviamo?
Non mancano sicuramente i grandi classici come la forcella dell’eretico o la vergine di Norimberga. La forcella dell’eretico, di probabile origine veneziana, aveva 4 punte acuminate che venivano conficcate nella carne sotto il mento e sopra lo sterno, impedendo al condannato ogni movimento della testa se non per parlare e sussurrare la parola abiuro. Abiuro equivale a “rinuncio a qualsiasi religione che non sia cristiana” ed era la parola che veniva incisa sulla forcella. Quando non veniva pronunciata si passava al rogo, più o meno direttamente.
Schiacciapollici, antico strumento di tortura
Fra le tante cose c’è lo spacca ginocchio, fatto da due traverse in legno con le punte acuminate che si congiungono a morsa, dove il condannato si sente entrare i cunei lentamente fino al completo stritolamento dell’arto prescelto, rendendoglielo deforme, qualora sopravvivesse. Uno strumento molto simile, senza le punte acuminate, era proprio lo schiacciapollici, semplice ed efficace, fra gli strumenti più antichi.
Gli attrezzi del mestiere (del boia)
La figura del boia è molto ricorrente nel museo (così come le teste mozzate, ndr). Il boia greco, in tempi antichi, era colui che era incaricato di uccidere i buoi per i vari sacrifici. La tortura, come sappiamo, solitamente tende a de-umanizzare le proprie vittime: nel museo ci sono molte maschere metalliche che servono esattamente a questo scopo. Non c’è parte del corpo umano sul quale l’uomo non abbia imposto la propria malvagità. La mostra serve infatti a ricordare allo spettatore l’esistenza della tortura, sia nel corso della storia che, purtroppo, anche della sua esistenza al giorno d’oggi.
Dalla testa ai piedi, per l’appunto: in copertina abbiamo proprio i sandali del servo, ferri a forma di sandali di vario tipo che quando venivano calzati venivano conficcati con dei chiodi (spesso incandescenti) per ferrare i piedi del malcapitato. Alcuni nella suola avevano le punte, oppure sul tallone: come animali.
Ci sono comunque molte “attrazioni”: fra le varie cose troviamo la gatta da scorticamento, i ragni spagnoli, la vergine di Norimberga, la classica ghigliottina, il banco di stiramento, la sedia inquisitoria, la cintura di castità e la pera orale. Ce n’è per tutti (gli organi). La pera orale, ad esempio, è stata saltuariamente usata forzandola nella bocca del disgraziato ed espansa a forza con delle viti. Una pratica questa mortale in quasi tutti i casi. Piccola curiosità: il suo normale uso non era per la tortura, ma per impedire di urlare a chi veniva rapinato dai briganti. Era anche usata a livello rettale e vaginale per “purificare” (lacerando, ndr) le parti che avevano subito peccato, per gli uomini omosessuali e per le donne che avevano avuto rapporti con il demonio.

Pera orale, strumento di tortura metallico dalla forma di pera, che veniva fatto lavorare aprendo in 3 la bocca della vittima
Come visitare il Museo della Tortura di San Marino
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Il Museo della Tortura di San Marino è locato in Contrada San Francesco n°2. Il Museo è aperto tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle 10 alle 19 tranne in orario invernale. Nelle vicinanze si trova facilmente parcheggio in via Piana. Per un’esperienza ancora più completa, a 500 metri c’è il Museo delle Cere che ha una sezione per gli strumenti di tortura medievali. Il prezzo del biglietto è 8 euro per l’interno e 6 euro il ridotto, mentre i gruppi pagano 4 euro a persona. L’occasione inoltre può essere perfetta per scoprire i dintorni di San Marino. Per ogni altra informazione ufficiale e conferma vi consigliamo di consultare il sito ufficiale.
Crediti foto: thetorturemuseum.it. Tutti i diritti riservati.