Oltre i soliti itinerari: nel cuore verde dell’Italia c’è un borgo verticale dove il tempo si è fermato

C’è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Dove la storia resta immobile tra le mura delle case, tra le strade del borgo e le sfumature dei paesaggi. Un appuntamento col passato che resta immutabile ed eterno, nel cuore del Piemonte. Il posto ideale per chi cerca l’altra faccia della quotidianità, scandita da ritmi diversi e costruiti su frequenze dimenticate. Ma che qui risuonano ancora, ogni giorno.
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Castelmagno in Piemonte
Scenario di questo appuntamento con la storia è il borgo di Castelmagno. Un comune sparso, che non ha il suo centro ben definito, da meno di 100 abitanti: siamo in provincia di Cuneo, in quota, tra le montagne del Piemonte. Castelmagno si sviluppa, infatti, interamente tra le cime della Valle Grana: il borgo è situato a 1141 metri sul livello del mare mentre il suo santuario tocca i 1761 metri, rappresentando così il centro più elevato di tutta la valle.
La storia di questo comune sparso è molto particolare: Castelmagno rappresenta, infatti, l’unione di diverse località. Delle 15 iniziali, oggi solo 7 sono rimaste abitate: in questa zona montuosa hanno inciso, infatti, sia l’industrializzazione che l’emigrazione, accelerando il processo di spopolamento che ha colpito le frazioni. Non è bastato il tentativo di recupero di alcune località, come nel caso di Batuira considerato come il cuore della comunità buddhista. O Valliera e Campofei, considerati soprattutto per la produzione casearia e l’escursionismo, grazie alla valorizzazione di sentieri e rifugi.
Castelmagno e la storia di Narbona
Una delle località dimenticate di Castelmagno è Narbona, borgo verticale immutato nel tempo. Si tratta di un borgo situato a 1445 metri d’altitudine che può essere raggiunto a piedi o attraverso l’aiuto di animali da soma e che ha ispirato, anche grazie alla sua posizione, numerose leggende in merito alla nascita del centro abitato. Tra queste, trovano spazio le narrazioni legate alla fuga di disertori spagnoli, alla nascita di un rifugio per i catari creato nel tempo per sfuggire alla persecuzione della Chiesa. O anche al riparo dei briganti, alla ricerca di un angolo di Piemonte in cui salvarsi.
Narbona rappresenta una testimonianza unica dell’adattamento dell’uomo al paesaggio alpino, in particolare in questa zona del Piemonte. Un esempio concreto del legame tra l’uomo e la montagna attraverso la costruzione di un insediamento in un luogo inospitale, lì dove la quotidianità presentava spesso il conto, tra tutte le sue difficoltà. L’ultima traccia di vita risale al 1961, anno in cui il borgo di Narbona fu abbandonato: oggi ciò che resta di questa frazione abbandonata è lo scorcio su chiesa, scuole e case che ospitano, al loro interno, ancora gli oggetti dell’epoca. Come se il tempo si fosse fermato.
Come raggiungere Narbona da Castelmagno
Alcune fonti storiche hanno ricostruito l’itinerario che porta in direzione Narbona, verso il borgo dimenticato. Dalla frazione di Colletto di Castelmagno è possibile proseguire lungo il sentiero che incide il lato ovest del pendio della valle, lì dove brillerà in lontananza la vista sul torrente Bial. Fino a raggiungere i vecchi ruderi della borgata abbandonata di Narbona per poi imboccare, in direzione Valliera, la strada del ritorno, in uno spettacolare percorso ad anello.
Il periodo ideale in cui affrontare il sentiero alla scoperta di Narbona riguarda i primi giorni di giugno, in particolare per osservare da vicino i particolari sulla flora del luogo e i colori, stupendi, regalati dal paesaggio. E gli ultimi giorni di ottobre, il ritaglio migliore in cui visitare invece la borgata e i suoi ruderi. Per un autentico appuntamento con la storia.