Dagli anni ’50 questo borgo è rimasto nel silenzio, ma la sua bellezza autentica non è mai finita

Alessandro Cipolla, 20 Feb 2026
dagli anni '50 questo borgo è rimasto nel silenzio, ma la sua bellezza autentica non è mai finita

A Rocchetta Alta da circa settant’anni regna un silenzio assoluto, quasi spettrale. Se uno sceneggiatore hollywoodiano dovesse mai capitare da questa parti, tra la natura selvaggia dei Monti delle Mainarde e le sorgenti del fiume Volturno, di certo sceglierebbe di ambientare qui qualche film o serie TV – ora tanto di moda – che oscillano tra il fantasy e l’horror. Quest’atmosfera tetra unita alla natura brutale circostante, donano però a Rocchetta Alta un fascino unico, più forte del passare del tempo e che difficilmente può essere spiegato a parole. Come si può descrivere del resto il silenzio di un paese ormai disabitato da decenni, i sibili del vento tra gli alberi e le case in rovina e la visione di una rocca che racconta secoli di storia e di battaglie.
Se siete amanti dei luoghi particolari, fuori dagli schemi e lontani dai canoni di bellezza più comuni, allora dovete recarvi qui in Molise, proprio dove la provincia di Isernia sia trova a un passo da quella di Frosinone e dal Lazio. Il paradosso è che nella zona di Rocchetta alta l’uomo ha deciso di abitarvi fin dalla preistoria, con il borgo che poi ha assunto la fisionomia che conosciamo durante il Medioevo. A inizio del ‘900 qui vi abitavano più di 2.000 persone, cos’è successo allora e come ha fatto a diventare un paese “fantasma”? Come è facilmente intuibile non c’è una sola causa di questo lento e progressivo spopolamento.

Per prima cosa c’è stato il fenomeno dell’emigrazione che non ha risparmiato quest’angolo del Molise, poi dei problemi geologici e infine i duri bombardamenti ricevuti durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutti questi fattori hanno spinto gli abitanti a scendere a valle dove è sorta Rocchetta Nuova, con tutto il territorio che forma il comune di Rocchetta a Volturno.

Rocchetta Alta, il borgo fantasma del Molise

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Posizionato sulla cima di un colle roccioso, il borgo di Rocchetta Alta per secoli è stato ideale per mantenere una posizione difensiva. A testimonianza di questo passato ci sono i resti della rocca medioevale – poi trasformata anche in residenza nobiliare – e della vecchia chiesa di Santa Maria. Edifici questi che adesso giacciono in stato di sostanziale abbandono al pari delle case e delle vie del paese ormai “fantasma”. Nonostante questo, oggi Rocchetta Alta è visitabile liberamente e rappresenta una delle mete più suggestive per chi ama questa tipologia di luoghi: di certo l’atmosfera è malinconica, ma è proprio questo che rende la visita qualcosa di fuori dal comune.
Nei dintorni del paese poi non mancano diversi sentieri naturalistici che portano ai boschi delle Mainarde e alle sorgenti del Volturno, l’ideale per chi volesse unire alla visita del borgo disabitato anche delle escursioni o passeggiate. Sempre nelle vicinanze poi si trovano la chiesa di Santa Maria delle Grotte con affreschi rupestri e l’area archeologica dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, due luoghi simbolo della storia e dell’arte in Molise.

Come arrivare e cosa mangiare

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Vediamo allora come arrivare a Rocchetta Alta. È possibile raggiungere il borgo percorrendo la strada che sale dalla parte moderna di Rocchetta a Volturno fino alla porta principale del paese disabitato; qui occorre lasciare l’auto e si entra in un labirinto di vicoli e piazzette dove la natura da tempo ha iniziato a riprendersi gli spazi tra pietre e rovine. Per arrivare in zona il mondo migliore per chi arriva da Roma o Napoli è quello di percorrere l’Autostrada A1 fino all’uscita di Caianello, proseguendo poi sulla SS17 in direzione Isernia/Castel San Vincenzo.
Chi invece proviene da Campobasso o Termoli può invece raggiungere Isernia tramite la SS647 e poi deviare verso Rocchetta a Volturno seguendo le strade provinciali che si dirigono verso il confine con il Lazio. Infine un piccolo consiglio culinario: se arrivate fin qui non potete tornare a casa senza aver assaggiato un piatto di cavatelli fatti in casa oppure di pampanella, carne di maiale speziata e cotta lentamente, mentre per concludere c’è il fiadone, una sorta di cheesecake locale.



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