La valorizzazione del patrimonio culturale italiano nella molteplicità delle sue forme. Intervista a Leandro Ventura, direttore dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale

Salvaguardare il patrimonio di eccellenze che fa dell’Italia uno dei paesi a maggiore densità di ricchezze culturali è un compito fondamentale per le istituzioni del nostro Paese. Non è un caso, dunque, che sin dal 2007 è stato istituito, con un decreto del Presidente della Repubblica, l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, sotto la Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura. L’Istituto ha, tra i suoi compiti, quello di operare nella salvaguardia e nella valorizzazione in Italia e all’estero, dei beni culturali demoetnoantropologici, materiali e immateriali, e delle espressioni delle diversità culturali presenti sul territorio. Per raccontarci al meglio il ruolo dell’ICPI e l’importanza di questi progetti di tutela, Turisti per Caso ha intervistato Leandro Ventura, direttore dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, che ci ha raccontato dei progetti in corso, con un particolare riferimento al Geoportale della Cultura Alimentare, un progetto che si inserisce nel recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO.
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Il patrimonio di conoscenze culturali è una delle maggiori ricchezze dell’Italia, intesa come realtà geografica e antropologica nel suo complesso. Quali sono le azioni che l’ICPI mette in campo per garantire la preservazione e la promozione della diversità culturale, anche rispetto al dialogo con la popolazione generale?
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L’ICPI opera sull’intero territorio nazionale, collaborando con gli uffici del Ministero della Cultura, gli enti locali, le comunità conducendo diversi progetti di ricerca, finalizzati sia ad azioni di salvaguardia, che a iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale immateriale. Stiamo lavorando su diversi casi-studio, tra i quali i saperi artigianali a rischio di scomparsa, il paesaggio e le sue trasformazioni, la musica tradizionale, le tradizioni enogastronomiche, le feste dei fuochi, il Palio di Siena, le rievocazioni storiche, la cultura marinara. Si tratta di casi molto differenti tra loro che consentono di sperimentare varie azioni di salvaguardia e valorizzazione. Gli interventi sono diversificati, a seconda del progetto e delle sue finalità, ma si basano sempre su una stretta collaborazione tra il personale dell’Istituto e le controparti sul territorio, al fine di individuare modalità condivise di lavoro e di sviluppo delle attività che si programmano e si realizzano per il buon risultato dell’iniziativa progettuale.
Il recente ingresso della cucina italiana nel novero dei Patrimoni immateriali dell’umanità per l’UNESCO ha dimostrato un rinnovato interesse nella conoscenza delle radici della nostra cultura enogastronomica. Quali sono le iniziative che ICPI mette in campo per promuovere il ben mangiare italiano oltre i tradizionali elementi narrativi del settore?
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Leandro Ventura, direttore dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale
L’ICPI, sia con il Geoportale della Cultura Alimentare, che nell’ambito di altri progetti di ricerca, documenta spesso delle tradizioni enogastronomiche, che di frequente sono uniche per vari motivi. Le informazioni raccolte si basano in questi casi sulla documentazione fotografica o audiovisiva, in cui si cerca di definire e raccontare i legami storico-culturali del prodotto o del piatto con la comunità o con il territorio, sottolineando quelli che sono gli elementi di interesse antropologico basati, per esempio, sull’applicazione di saperi tradizionali o di forme di valorizzazione della biodiversità dei territori. La cucina italiana, iscritta alla lista rappresentativa UNESCO del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, deve essere valorizzata e salvaguardata non per motivi di carattere commerciale, ma invece proprio per i suoi valori di espressione culturale di comunità e di territori che conservano e tramandano, normalmente anche rinnovandole e adeguandole ai tempi, delle tradizioni enogastronomiche di straordinaria varietà e con profondi legami storico-culturali con le comunità di riferimento.
Un atlante moderno che racconta storie tradizionali, un collettore di elementi fondanti la cultura del ben mangiare, o ambedue le cose: qual è la ratio che sta dietro la nascita del Geoportale della Cultura Alimentare e in quale modo l’utente medio può approcciarsi alla sua consultazione?
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Il Geoportale della Cultura Alimentare è nato nel 2015, come contributo dell’allora Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo a Expo Milano, il cui tema era “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. In origine il Geoportale doveva consentire di restituire all’utenza i dati di archivi digitali, soprattutto quelli già realizzati dagli uffici centrali e periferici del Ministero, georeferenziandoli per consentire agli utenti di elaborare personali percorsi turistici sulla base di interessi enogastronomici.
Ben presto tuttavia, anche grazie alla collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ci si rese conto della straordinaria varietà del patrimonio culturale soggiacente alle tradizioni estremamente differenziate della cucina della penisola italiana. E la restituzione all’utenza di queste tradizioni non poteva essere limitata all’interoperabilità di archivi già esistenti che normalmente proponevano una forma di schedatura molto scientifica, ma poco comunicativa. Ci si pose quindi il problema di come raccontare in maniera coinvolgente le tradizioni gastronomiche italiane e le loro straordinarie diversità territoriali. Sempre in collaborazione con l’Università di Pollenzo fu sperimentata la tipologia del video di micronarrazione in cui un testimone informato, in circa 3 minuti (durata media dell’attenzione sul web), racconta le caratteristiche fondamentali di un prodotto o di un piatto tipico di una comunità o un territorio, con il commento visivo di immagini fotografiche, come in questo caso specifico.
Questa tipologia di narrazione si è poi arricchita di altre modalità descrittive della tradizione alimentare italiana, ma evitando sempre di far diventare il Geoportale un banale ricettario o uno spazio pubblicitario. Non essendoci alcun interesse commerciale, nel Geoportale quello che si vuole proporre all’utente è la conoscenza di quelle che sono le profonde radici culturali della cucina italiana, basate sui saperi delle comunità e sulla straordinaria biodiversità della penisola. E tutti i dati, essendo georeferenziati, consentono all’utente (ma anche al conoscitore esperto) di impostare un percorso esperienziale (e turistico, perché no) personale, anche grazie al sistema di ricerca, basato sia su un motore di ricerca libero, che anche su una strutturazione tematica dei dati raccolti nel Geoportale.