Barcellona senza barriere: viaggio “a 4 ruote” nella capitale della Catalogna

Un giro per monumenti famosi e sconosciuti della città inaspettatamente accessibile
barcellona senza barriere: viaggio a 4 ruote nella capitale della catalogna

Erano anni che non prendevo l’aereo, mi mancava. Questa volta eravamo in tre, io e la mamma ci siamo incontrate con mia sorella direttamente a Barcellona. Devo ammettere che non ero troppo convinta e mi sono dovuta decisamente ricredere: è una delle città con meno barriere architettoniche che abbia mai visitato ed è anche molto bella.

Diario di viaggio a Barcellona

Primo giorno: monumenti antichi e moderni

Dall’aeroporto abbiamo preso la metro e siamo arrivate in centro senza problemi malgrado abbiamo dovuto cambiare linea. Ormai era ora di pranzo e ci siamo dirette al mercato coperto a cercare un panino con il famoso prosciutto Pata negra, che non ci ha deluso. Calmato lo stomaco ci siamo quindi addentrate per prima cosa tra le vie del quartiere gotico alla ricerca della cattedrale. Proprio accanto siamo passate davanti alla chiesa di San Severo, uno dei pochissimi edifici religiosi ad essere scampati al saccheggio durante la Guerra Civile Spagnola, ma purtroppo non siamo riuscite ad entrare perché ha due scalini (che senza il babbo sono troppi). La chiesa è proprio accanto alla cattedrale, le divide una piazzetta nella quale c’è un gruppo scultoreo che è impossibile non notare che ricorda invece un episodio di un’altra guerra: l’occupazione della Spagna ad opera delle truppe napoleoniche. Nel 1803 gli abitanti di Barcellona cercarono di cacciare i francesi, ma la congiura venne scoperta e cinque uomini furono condannati alla fucilazione, sono proprio loro ad essere rappresentati nel Monumento ai Martiri dell’Indipendenza. Dopo questa piccola sosta siamo arrivate davanti alla facciata della cattedrale della Santa Croce e di Sant’Eulalia per fare i biglietti. La biglietteria si è rivelata inaccessibile, ma fortunatamente tornando alla piazzetta del monumento siamo entrate prima nel chiostro e poi nella chiesa senza trovare scalini. La chiesa è veramente altissima e le cappelle lungo le navate e nel deambulatorio dietro l’altare ospitano degli altari barocchi che sono un vero trionfo d’oro. La vera meraviglia dell’interno è però il monumentale coro dipinto al centro della navata principale, malgrado abbia cinquecento anni si vedono ancora gli stemmi dei cavalieri dell’Ordine del Toson d’Oro.

Uscendo dal chiostro abbiamo ammirato anche il giardino interno che comprende alcune piccole fontane e nel quale era stato allestito il presepe. Dopo abbiamo fatto due passi verso il parco della Cittadella (Parc de la Ciutadella) che sorge dove un tempo c’era la fortezza militare e che venne realizzato nel 1888 in occasione dell’Esposizione Universale. Peccato soltanto che la maggior parte dei laghetti e delle fontane fossero vuoti perché li stavano pulendo, ma comunque la passeggiata è stata veramente agevole. Soltanto la struttura dietro la fontana più grande aveva le scale, mentre le serre erano perfettamente accessibili. Una parte del parco ospita anche lo zoo, ma quello non abbiamo avuto il tempo di farlo. Prima di andare a riposarci un attimo in hotel abbiamo fatto una sosta alla basilica di Santa Maria del Mar unica chiesa di Barcellona in puro stile gotico. L’ingresso per i visitatori si trova sul retro e per ev1itare i gradini basta chiedere agli addetti di aprire la porta laterale. All’interno la chiesa è immensa, ma quasi completamente spoglia per un tragico motivo: nella notte tra il 19 e il 20 luglio 1936 i ribelli della Guerra Civile Spagnola appiccarono un incendio. Tutti gli arredi barocchi della chiesa vennero ridotti in cenere; la struttura è stata quindi lasciata così come ricordo del disastro e monito per il futuro.

Per quel giorno avevamo anche prenotato nel tardo pomeriggio la visita a Casa Batlló, dunque ci siamo dirette verso l’albergo per riposarci un po’. Quando siamo poi riuscite e ci siamo dirette verso la casa abbiamo constatato che effettivamente nei marciapiedi di Barcellona praticamente non si vede uno scalino, quasi non ci credevamo! La visita a Casa Batlló ha vari percorsi e noi avevamo uno dei più lunghi, dunque l’abbiamo girata quasi tutta letteralmente fin sul tetto con l’audioguida in italiano. La casa all’interno mi ha molto colpito, perché se l’esterno è quasi fin troppo decorato ed originale, l’interno è molto più delicato. Ormai le sale sono quasi tutte vuote, ma dappertutto ci sono elementi architettonici che rimandano alla natura. Questa è stata l’ultima tappa della giornata, dopo siamo andate a mangiarci una deliziosa paella.

Secondo giorno: il modernismo catalano da Gaudí a Domènech i Montaner

La seconda giornata è cominciata con un’attrazione che da noi è poco conosciuta, ma che è veramente splendida: il palazzo della Musica Catalana (Palau de la Música Catalana). Un teatro progettato in stile modernista catalano, che di fatto è una corrente dello stile Liberty, che ha degli ambienti veramente mozzafiato, soprattutto la sala dei concerti, che è letteralmente ricoperta da mosaici di vetro. La sua meraviglia, se proprio bisogna sceglierne una, è però il soffitto della sala con un lucernario di vetro a goccia su cui è rappresentato un sole. La seconda tappa in programma quel giorno era il Parc Güell, opera di Gaudí; sapevamo che si trova in cima ad una collina, ma abbiamo pensato che raggiungerlo a piedi non sarebbe poi stato così terribile… avremmo fatto molto meglio a prendere l’autobus. La strada ha dei tratti veramente molto in pendenza, siamo arrivate all’ingresso, ma mia madre e mia sorella erano veramente provate. Il parco venne progettato da Gaudí per Eusebi Güell e doveva comprendere anche dei padiglioni che non hanno mai visto la luce oltre ai vari colonnati che si fondono con la natura ed i pendii della collina. Fortunatamente le pendenze dei sentieri non si sono rivelate eccessive, in caso contrario non credo che sarei riuscita a vedere molto. Unica nota stonata: la famosa salamandra azzurra che si vede in tutte le foto con una sedia a rotelle non si riesce a raggiungere perché si trova proprio al centro dello scalone all’ingresso; usando i sentieri ai lati si riesce però a raggiungere la Sala Ipostila, ornata di mosaici di vetro, e la Plaza de la Naturaleza, che offre una splendida vista sulla città.

Nel ridiscendere ci siamo fermate a mangiare qualcosa e ci siamo dirette verso un altro capolavoro di Domènech i Montaner, l’Ospedale della Santa Croce e di San Paolo (Hospital de la Santa Creu i Sant Pau), si tratta di un complesso costruito ai primi del Novecento appunto come nuovo ospedale pubblico di Barcellona, ma tecnicamente la sua fondazione risale al 1401, quando venne fondata l’opera pia, una confraternita che garantiva assistenza medica a tutti, anche ai poveri. L’ospedale è una vera opera d’arte composta da 27 padiglioni realizzati in stile modernista catalano ed estremamente decorati. L’edificio all’ingresso, che ospitava gli uffici, è paragonabile ad un palazzo, mentre il padiglione centrale è anch’esso talmente decorato che noi sulle prime lo abbiamo scambiato per la cappella del complesso, invece ospitava la sala operatoria! La maggioranza degli edifici ha delle discese per il semplice motivo che bisognava poter spostare le barelle dei pazienti. Il complesso ha continuato a funzionare come ospedale fino al 2009, quando sono partiti i restauri ed oggi i padiglioni ospitano enti di beneficenza o sono stati riportati al loro aspetto originale, per mostrare ai visitatori come funzionava un ospedale all’inizio del Novecento.

Bene ci manca qualcos’altro da vedere a Barcellona? Direi la Sagrada Familia! Ecco l’ultima tappa del nostro weekend. Meglio prenotare l’ingresso, perché c’è un bel po’ di gente. Dall’esterno la chiesa più alta del mondo è un trionfo di decorazioni, le facciate sono costellate di sculture che ripercorrono vari episodi della vita di Cristo. L’interno però devo ammettere che mi ha deluso molto: la chiesa è un enorme spazio vuoto; non c’è un dipinto e quasi nessuna statua; soltanto le vetrate sono colorate, ma per ammirare i giochi di luce che si creano all’interno bisogna trovarsi nel punto giusto al momento in cui la luce del sole entra con l’angolazione giusta e non è facile, basta sbagliare di un metro. Se non altro la chiesa è facilmente accessibile ad eccezione della cripta. Dopo la Sagrada Familia abbiamo fatto due passi in giro per il centro per far venire l’ora di prendere la metro e tornare in aeroporto.

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