Arabia Saudita: due settimane tra passato, presente e futuro

Un viaggio alla scoperta dell’Arabia Saudita, da qualche anno all’insegna di un’apertura al turismo internazionale per scoprire un paese non privo di contrasti, ma straordinariamente accogliente e ricco di luoghi da scoprire. Un viaggio che ci ha portato alla scoperta di un paese che ha molte attrattive diversificate: città storiche, grattacieli e natura e che, se riuscirà a gestire il turismo in maniera efficiente, potrebbe diventare un attore importante sul palcoscenico del turismo mediorientale.
Indice dei contenuti
Indicazioni generali sull’Arabia Saudita
Alcune indicazioni generali prima di passare al racconto delle singole giornate:
Sicurezza
Riguardo alla sicurezza, l’Arabia Saudita ci è sembrato un posto incredibilmente sicuro. Abbiamo ovviamente rispettato i costumi locali e non siamo andati nel sud verso lo Yemen, zona sconsigliata sia dalla Farnesina che dall’Ufficio per gli Affari Esteri britannico.
Quando partire per l’Arabia Saudita
Il periodo da noi scelto è stato ottimo. Abbiamo avuto sempre il sole e temperature buone. Occhio all’escursione termica perché, soprattutto nelle zone interne del paese, è considerevole.
Viaggio fai da te o con agenzia?
Abbiamo organizzato in autonomia le prenotazioni di voli, treni, bus e hotel e richiesto il supporto di agenzie locali per alcune escursioni giornaliere, in quanto abbiamo evitato di noleggiare un’auto (e siamo stati estremamente contenti di non averlo fatto dopo aver visto lo stile di guida locale, a dir poco fantasioso).
Quanto tempo dedicare al viaggio?
4. Sono sufficienti due settimane per visitare il Regno? Noi siamo riusciti a vedere quello che volevamo, ma se il sud fosse stato visitabile senza rischi, ci saremmo andati volentieri, perché sembra molto interessante, anche se forse l’inverno non è la stagione più indicata per visitare le montagne.
Costi
In generale, i costi non sono elevati per i ristoranti ed i trasporti, compresi i taxi. Si riesce a cenare con una spesa compresa tra 35 e 60 SAR a testa. Inoltre, la quasi totalità dei siti è gratuita. Tuttavia, i prezzi sono molto elevati se si intende soggiornare in hotel – noi siamo riusciti a trovare degli appartamenti senza spendere tanto. La spesa più elevata è comunque dovuta alle escursioni con agenzia, forse le più care che ci sia mai capitato di sostenere, ma che sono inevitabili se si intende visitare determinate attrazioni senza noleggiare un’auto. Alcuni esempi di prezzi sono i seguenti: 2 SAR 1.5 l di acqua; 14 SAR caffè; 50/60 SAR 1 kg. di datteri.
Trasporti
Abbiamo utilizzato aerei, treni e autobus per i trasporti interurbani, tutti prenotati dall’Italia online prima della partenza e taxi per i trasporti urbani. A Riyadh abbiamo anche utilizzato la nuovissima metropolitana.
- Voli. All’andata abbiamo preso il Milano Linate- Roma Fiumicino delle 9.30-10.40 (43,35€ Ita Airways acquistato su Flight Network) seguito dal Roma – Jeddah delle 14.05-20.50 (195,26 € a testa WizzAir, prenotato direttamente dal sito della compagnia aerea); al ritorno abbiamo optato per il diretto Jeddah – Milano Malpensa delle 20.10-00.10 (216,90 € a testa WizzAir, anche questo prenotato direttamente dal sito della compagnia aerea). Costo totale a persona: 455,51 €. In nessuno dei casi abbiamo spedito bagagli, portando in cabina con noi un trolley ed uno zaino a testa. Nota per i voli WizzAir dall’Arabia Saudita all’Italia: anche se il check-in online va fatto per evitare di pagare la commissione in aeroporto, è comunque necessario passare dal banco check-in. Abbiamo anche stampato la ricevuta, come consigliato, ma non ci è stata richiesta. Consigliamo di non arrivare all’ultimo momento, perché nel nostro caso le code sono state abbastanza lunghe. Abbiamo anche volato con Saudia (Ha’il – Riyadh; prenotato tramite Ly.com; 56,49€ a testa, senza bagagli spediti) e con Flynas (prezzo 65,28 € a testa con 1 bagaglio spedito e 2 bagagli a mano). Mentre con Saudia è andato tutto liscio, con Flynas è stato più complesso, perché non siamo riusciti a scaricare correttamente l’app, né a fare il check-in online. Questo ci ha costretto a fare il check-in gratuito direttamente in aeroporto all’alba.
- Taxi. Il taxi è l’unico mezzo per spostarsi a Jeddah e nelle altre città del Regno ed un mezzo estremamente comodo per spostarsi a Riyadh, dove il metrò copre solo una parte molto limitata della città. Il modo più comodo è quello di scaricare delle app che consentono la prenotazione ed il pagamento del mezzo con carta di credito. Qui di seguito le compagnie che abbiamo trovato più utili:
- Jeddah. InDrive con collegamento alla carta di credito (altrimenti non funziona);
- Medina. Careem (con collegamento alla carta di credito) e Uber (pagamento in contanti);
- AlUla. Uber;
- Riyadh e Hofuf. Uber e InDrive.
In diverse stazioni e aeroporti c’è un punto di pickup per i passeggeri di Uber e delle altre compagnie di taxi. Nel caso queste indicazioni mancassero, consigliamo di verificare l’app di Uber, che fornisce le istruzioni logistiche necessarie. Inoltre, le auto di InDrive che arrivano hanno in realtà quasi sempre una targa diversa da quella che appare sull’app, ma non ci sono problemi.
- Treni. Abbiamo preso il treno Haramain High Speed da Jeddah a Medina (155,25 SAR a testa) e SAR da Riyadh a Hofuf e ritorno (SAR 140 a testa). Mentre abbiamo acquistato il biglietto dell’Haramain senza problemi sul sito, con SAR siamo riusciti ad acquistarlo solo con l’app anche se viene richiesto un numero di telefono saudita; tuttavia, se ne può utilizzare anche uno inesistente. Buon livello in entrambi i casi.
- Bus. Abbiamo utilizzato la compagnia NorthWestBus per spostarci da Medina ad AlUla (8.10-13.30; 126 SAR a biglietto) e da AlUla ad Ha’il (22.47-5.10; 114 SAR a biglietto). Se viaggiate di giorno, non ci sono problemi; di notte, tuttavia, non sono previsti sedili completamente reclinabili, perlomeno sulla tratta che noi abbiamo percorso. Inoltre, per quanto possa sembrare strano, la stazione ad AlUla non esiste. Il bus, difatti, si prende in un parcheggio sterrato dove non c’è neanche un cartello. Verificate eventualmente il sito della compagnia, perché indica sempre con precisione i luoghi di partenza e di arrivo degli autobus.
Se voleste comunque affittare l’auto, sappiate che il costo della benzina è infinitamente più basso che in Italia; il prezzo al litro indicativo è di 0,40€! La condizione delle strade è in genere buona, ma occhio alle cunette e ai dossi perché a volte non sono segnalati. Abbiamo utilizzato spesso Google Maps, che si è rivelata ottima e l’app Maps.me, che invece non è stata di aiuto.
Mobilità urbana
Sia Riyadh che Jeddah sono città incredibilmente estese; tanto per dare un’idea, dalla zona delle marine di Jeddah al centro storico si percorrono in auto tranquillamente anche 50 km. Di conseguenza è estremamente importante selezionare con attenzione la vostra sistemazione, così come organizzare i vostri itinerari urbani. In particolare, Riyadh è una città caratterizzata da diverse autostrade urbane, soprattutto una che la taglia a metà, per cui trovarsi da un lato o dall’altro di questa non è indifferente, perché si può attraversare solo in pochi posti predeterminati. Per evitare situazioni problematiche, quindi, consigliamo sempre di fare un controllo con Google Maps: posti apparentemente vicini possono richiedere percorsi in realtà molto più lunghi anche a piedi. Inoltre, le città arabe iniziano a vivere veramente solo dopo le 17 – in particolare il venerdì – ed anche più tardi nella stagione estiva.
Comunicazioni
Abbiamo acquistato una eSIM su Trip.com (5GB per 14 giorni; poco più di 5€), che ha funzionato molto bene. In ogni caso, il Wi-Fi è spesso disponibile in hotel, bar e ristoranti.
Alberghi
Come già indicato, il costo degli alberghi è elevatissimo, per cui abbiamo preso quasi sempre degli appartamentini prenotandoli su Agoda o Airbnb. Il costo è stato accettabile ed il livello in genere buono, con un paio di eccezioni indicate successivamente.
Moneta
In genere la carta di credito viene accettata quasi ovunque, per cui noi abbiamo avuto bisogno di ritirare solo tre volte, comunque senza dover pagare commissioni. Il cambio indicativo è stato il seguente: 1 SAR=0.23€.
Cibo
Sempre molto buono, anche se un po’ ripetitivo. Gli antipasti sono sicuramente più vari e possono sostituire il piatto principale, considerando le dimensioni delle portate. Il caffè bianco aromatizzato al cardamomo è una specialità da provare, insieme agli ottimi datteri.
Igiene
Sulla pulizia possiamo dire che il livello è in generale buono, sia nelle strade, che negli hotel e ristoranti e soprattutto nelle toilettes pubbliche.
Guide
Abbiamo utilizzato la guida pubblicata da Morellini/Feltrinelli del 2024, che è la traduzione della guida Bradt del 2023. Quest’ultima è migliore, perché la traduzione in italiano sembra spesso fatta con l’intelligenza artificiale e non ricontrollata; inoltre, a volte mancano alcuni dettagli che sono invece presenti nella guida in inglese. Nessuna delle due, comunque, è particolarmente illuminante. Allo stesso livello è anche la guida Arabesque di Ibn Al Hamra del 2024.
Approccio al turismo
Vera ed unica nota dolente di tutto il viaggio. È vero che la nazione si è aperta al turismo solo nel 2019 e ha dovuto chiudere subito dopo per un paio d’anni a causa del COVID, ma l’approssimazione e la superficialità con cui il turismo viene affrontato, hanno pochi pari nel mondo sviluppato. L’Ufficio del Turismo ha un sito che non è particolarmente utile ed una chat WhatsApp che consente di parlare con un agente. Peccato però che spesso le risposte che vengono date siano lacunose e imprecise, se non addirittura sbagliate; inoltre, non vengono date risposte nell’ambito dei trasporti. Anche alcune delle agenzie con le quali siamo entrati in contatto hanno dimostrato una inefficienza analoga, sebbene in molti casi le valutazioni degli utenti su Tripadvisor fossero molto positive. Sicuramente questo è il passo più importante che l’Arabia Saudita deve fare, e anche molto rapidamente, per poter facilitare l’esperienza dei turisti in loco. Questo ha naturalmente appesantito in maniera notevole le difficoltà di un viaggio fai da te. Forse per godersi al meglio il viaggio è necessario considerare ogni cosa che si riesce a vedere come un successo, invece che irritarsi per tutte le attrazioni che non si riescono a visitare a causa delle errate informazioni ricevute. Il numero dei turisti presenti nel Regno è molto limitato, con le notevoli eccezioni di AlUla ed Edge of the World. A Medina c’è una gran folla, ma si tratta quasi esclusivamente di pellegrini.
Gente
Sia i sauditi che i numerosi immigrati (in prevalenza da Bangladesh e Pakistan) sono incredibilmente gentili e disponibili. È uno dei ricordi del viaggio più gradevoli e che riesce a cancellare le inefficienze organizzative evidenziate sopra.
Diario di viaggio in Arabia Saudita
1° giorno – Arrivo a Jeddah
Partiamo in orario da Linate e, dopo una sosta di circa 3 ore a Roma, arriviamo all’aeroporto di Jeddah con ben 45 minuti di anticipo! Sbrighiamo molto velocemente le formalità doganali, ma in compenso perdiamo un sacco di tempo per recuperare un taxi, perché abbiamo dei problemi con le app Uber, Bolt e Jeeny. Alla fine prendiamo un taxi a caso tra quelli presenti, che ci porta in circa 40 minuti nel nostro residence (Oro Boutique Hotel, 397, Wadi Al Nile Street, Al-Hamraa District; 68,10€ in totale per due notti per una doppia con bagno; buono anche se il Wi-fi non funziona bene).
2° giorno – Jeddah
La giornata di oggi è interamente dedicata a Jeddah. Iniziamo con la visita alla Moschea Galleggiante (Al Rahmah) e proseguiamo a piedi sulla Corniche in direzione sud per una decina di chilometri. A quest’ora della giornata la gente è pochissima ed iniziamo a vedere dei gruppetti di famiglie solo dopo le 11:30. Facciamo una sosta caffè sulla terrazza di un bar di fronte alla spiaggia e conversiamo con un cameriere tunisino che parla italiano! La Corniche è piacevole, se escludiamo il tratto prospiciente al circuito di Formula 1, reso ancora meno interessante dai lavori per la costruzione di un centro commerciale. In tarda mattinata raggiungiamo in taxi l’Al Tayebat Museum & International City of Science and Knowledge. Sappiamo già che il museo è chiuso, ma siamo curiosi di ammirarne la struttura, che è davvero singolare, ispirata com’è all’architettura locale tradizionale, anche se onestamente un po’ kitsch. Prendiamo quindi un altro taxi che ci porta nel centro storico della città, Al Balad, patrimonio UNESCO. Sono circa le 15:30 e sembra che la cittadina si stia appena svegliando: qualche negozio inizia ad aprire e si vedono delle persone in giro. Purtroppo tutte le case storiche che vorremmo vedere sono chiuse, anche se l’Ufficio del Turismo, interpellato il mattino stesso, ci aveva comunicato che almeno un paio di esse sarebbero state aperte. Facciamo quindi un giro del centro, visitando le quattro porte e girando per il souq, che diventa sempre più affollato con il passare del tempo. Dopo una sosta per una cena semplice ma soddisfacente nel bel Hejaz House Coffee (78 SAR in totale per due piatti a base di manzo, delle patatine fritte e due succhi d’arancia), visitiamo la moschea di Al Shaf’i: l’invito ad una visita gratuita, con caffè locale e biscotti ai datteri, nasconde in realtà un simpatico tentativo di indottrinamento, al quale partecipiamo volentieri. Al Balad è un posto davvero magnifico. Ci capita di essere qui in un momento in cui una parte del centro è già stata restaurata, mentre un’altra parte è ancora un po’ fatiscente. I lavori di ristrutturazione sono in corso ovunque e la speranza è che i restauri non siano tali da falsare lo spirito del posto. In prima serata raggiungiamo ancora in taxi la Median Corniche per poter ammirare in tutto il suo splendore la Fontana di King Fahd… in realtà ci chiediamo per quale motivo venga considerata uno dei simboli della città! Attraversando quindi la vivace Falasteen (Palestine) Street, piena di negozi, ristoranti e passanti, torniamo in hotel.
3° giorno – Medina
Arriviamo alla stazione Al Sulamaniyah con largo anticipo per prendere il treno delle 9.32 per Medina, che ci porta a destinazione quasi 15 minuti prima delle 11.20 previste. Raggiungiamo subito il nostro hotel (Al Ayniah, Sharie Al’amir Eabd Almajid, Al Anbariyah, Medina; 174 SAR per una doppia con bagno; buono), che abbandoniamo immediatamente per visitare la città. La prima tappa è l’Hejaz Railway Museum, che riusciamo ad ammirare solo da fuori perché è temporaneamente chiuso, ma ne vale comunque la pena anche perché accanto c’è la pittoresca moschea di Al Anbaria. A questo punto, ci dirigiamo verso il centro città, ma iniziamo a porci qualche domanda su quali aree siano off limits per i non musulmani, perché non è assolutamente chiaro. Sicuramente non si può entrare nelle aree prospicienti all’ingresso della Moschea del Profeta, ma a nostro parere non ci sono problemi ad entrare all’interno del First Ring. Sottolineiamo comunque che non abbiamo individuato altri turisti occidentali oltre a noi. Dopo qualche peripezia, riusciamo a raggiungere la sede corretta del Caffè Roslania (ce ne sono almeno due) situata all’interno dell’Hotel Maiden a nord della Moschea del Profeta (di fronte all’Hilton Madinah). Questo caffè ha alcuni tavolini all’aperto, accessibili anche ai non musulmani, che consentono una bellissima vista verso la Moschea. Medina purtroppo non è una città amichevole con i pedoni non musulmani: per evitare di passare dalla Moschea è necessario attraversare dei tratti del First Ring, cosa questa al momento non piacevole per la presenza di numerosi cantieri e l’assenza di marciapiedi in diversi tratti. Facciamo quindi una passeggiata verso sud per raggiungere Quba Road, un vivace quartiere popolare lontano dalla monumentalità del centro. Qui ceniamo rapidamente in un ristorante pakistano (36 SAR per tre piatti; buono) e poi ritorniamo in centro per ammirare la Moschea di sera. Lo spettacolo è anche stavolta magnifico. Continuiamo quindi la nostra visita serale ripercorrendo alcune vie che abbiamo già fatto al mattino e ritornando a piedi in hotel. Anche se i non musulmani non hanno accesso ai principali monumenti della città, Medina si rivela un posto molto interessante e sicuramente originale nel quale si può passare piacevolmente mezza giornata.
4° giorno – AlUla
Raggiungiamo in Uber la stazione NorthWestBus di Medina, dove ci attende il bus per AlUla. Arriviamo con circa mezz’ora di anticipo in una piazzola all’aperto dove non c’è nessun segnale ricognitivo della NorthWestBus… e noi che speravamo di trovare addirittura un deposito bagagli! Facciamo quindi un salto nella nostra Guesthouse (Salam Guest Houses, Al Riyadh Street, Alaziziya; 117,50€ in totale per due notti per una stanza doppia con bagno; buona) per raggiungere poco dopo in Uber il parcheggio dal quale inizia l’Orange Trail, vale a dire un facile percorso pedonale nell’oasi molto ben segnalato. Il tragitto è interessante e consente di vedere anche delle vecchie case di fango all’interno dei palmeti – veramente una bella atmosfera. Svoltiamo poi per la città vecchia di AlUla. Questo sito ha subito dei pesanti restauri e il risultato è gradevole, ma un po’ finto. Ciononostante, passeggiare per le stradine è un’esperienza molto piacevole. Attenzione perché una parte del centro, che include il forte, è ormai visitabile solo con un tour guidato organizzato dall’Ufficio del Turismo, e disponibile solo su prenotazione – oggi è tutto esaurito. Dopo un ottimo spuntino presso il fast food Habteen, ci fermiamo a cena in zona al Ristorante Tofareya dove proviamo il kibba, l’AlUla kabsa all’arancia ed il red jareesh (146 SAR; molto buono). Dopo un altro giro in centro, torniamo in hotel ripassando dall’oasi illuminata dalla sola luce della luna.
5° giorno – Hegra
Abbiamo prenotato dall’Italia un tour completo di AlUla tramite AlUla Guide (https://alulaguide.sa/en/; 1115 SAR in totale compresi i biglietti di ingresso; servizio soddisfacente). Poco prima delle 8 viene a prenderci il nostro autista Ryan, che ci conduce a Hegra. Hegra e Dadan non sono visitabili individualmente, ma solo con i tour guidati disponibili sul sito Experience AlUla, che è consigliabile prenotare in anticipo, soprattutto in alta stagione. Il nostro tour di circa 2 ore prevede un bus con una guida (brava e simpatica nel nostro caso e con un inglese molto buono) che effettua 4 soste in alcuni dei punti principali del sito. Noi iniziamo da Jebel Ithlib, con il suo singolare diwan, proseguiamo per Jebel al Banat, un gruppo di tombe destinate solo alle donne dove possiamo visitare un interno, facciamo una sosta all’iconica Tomba del Leone di Kuza, dove incontriamo alcuni amici italiani e concludiamo con il complesso di Jabal Al Ahmar e la limitrofa Face Rock. Se da un lato questa esperienza collettiva limita i problemi collegati al potenziale overtourism – sempre che di overtourism si possa parlare qui, perlomeno al momento – dall’altro concentra negli stessi momenti tutti i turisti presenti. In ogni caso, il sito è davvero bellissimo ed una vista è imprescindibile. Ryan ci porta poi nella città vecchia di AlUla, dove trascorriamo due ore e mezzo tra due ottimi Rocket Chicken Wraps accompagnati da succo di mango all’Habeteen (72 SAR) ed un caffè con una torta al pistacchio e cioccolato al Groon (40 SAR). Alle 14.30 Ryan ci accompagna al Visitor Center di Dadan: con il tour collettivo obbligatorio visitiamo da lontano l’esterno della Tomba dei Leoni e più da vicino gli scavi della cisterna e del tempio. Proseguiamo quindi per gli interessanti petroglifi di Jabal Ikmah. Dopo oltre due ore di visita, Ryan ci porta ad ammirare il tramonto alla Elephant Rock. Sarà anche il posto probabilmente più turistico di tutta l’Arabia Saudita, ma è davvero suggestiva! Torniamo per cena nella città antica di AlUla al Tofareya, dove stavolta proviamo kubayba, chicken sambousa e chicken zrabian (112 SAR; molto buono) e, dopo aver salutato i nostri amici che dormono in un hotel vicino, torniamo nella nostra guesthouse. In sintesi, AlUla, pur essendo una città notevolmente turistica per gli standard locali, è una destinazione da non perdere. Probabilmente si può girare da soli senza bisogno di prendere un autista per tutto il giorno, salvo eventuali difficoltà a recuperare un taxi o un Uber per gli spostamenti.
6° giorno – Wadi Disah
Abbiamo prenotato dall’Italia un tour di un giorno a Wadi Disah con Track The March (https://trackthemarchksa.com/; 1500 SAR; servizio eccezionale) e il nostro autista, Mr. Bader, viene a prenderci alle 7:30. Dopo 2h45’ di auto, circondati da un paesaggio sempre bello, arriviamo all’imbocco del Wadi. La parte più bella del Wadi è lunga 10 km ed è sterrata, per cui è indispensabile una 4×4. Il posto è davvero meraviglioso e passiamo 3 ore fermandoci frequentemente per fare delle foto o delle passeggiate. Dopo una sosta pranzo alla Mango Farm and Resort nel villaggio di Al Disah, torniamo ad AlUla in circa 3 ore da una strada differente, ma sempre bella. Nel tragitto proviamo a capire se riusciamo a visitare Maraya, che adesso pare sia aperta al pubblico anche indipendentemente dallo svolgimento di eventi. Le alternative sono due: prenotare l’ennesimo tour guidato, che ovviamente è tutto esaurito per oggi, oppure cenare in uno dei ristoranti lì vicino. Alla fine, arrivando comunque al tramonto e non avendo capito benissimo come siano questi ristoranti e se di sera il panorama di Maraya sia visibile, decidiamo di lasciar perdere e torniamo nella città vecchia di AlUla per passare l’ultima cena del 2025 al solito Tofareya (stavolta riprendiamo il kubayba e proviamo il pollo Saleeq; 108 SAR; molto buono). Mr. Bader ci porta alla guesthouse per riprendere i bagagli e poi alla cosiddetta fermata del NWBus, dove alle 22:47 arriva l’autobus notturno per Ha’il, con arrivo programmato alle 5:08 del mattino.
7° giorno – Ha’il
Il viaggio va tutto sommato bene, anche se in autobus, soprattutto nel tratto finale, il freddo si sente moltissimo ed i sedili sono reclinabili solo parzialmente (non esiste un’alternativa più comoda). Arriviamo ad Ha’il con una decina di minuti di ritardo e dopo una mezz’oretta trascorsa nella sala d’attesa, molto fredda perché priva di porte, ci spostiamo in un ristorante indiano proprio accanto alla stazione, probabilmente l’unico posto aperto nei dintorni a quest’ora del mattino, dove prendiamo un tè. Dopo un paio d’ore viene a prenderci Najd, l’autista inviatoci dall’agenzia Abha Trips per un tour inclusivo dei petroglifi di Jubbah, una rapida visita di Hail e drop off in aeroporto (https://www.abhatrips.com/; 358 USD in totale). Qui sorge un problema: l’autista non è consapevole di alcune nostre richieste già accettate dal tour operator (un rapido tour in città e il drop-off in aeroporto) perché l’agenzia non glielo ha comunicato. Io gli confermo che invece la mia richiesta ha avuto l’ok dell’agenzia. Ci mettiamo in auto in direzione Jubbah e, dopo un caffè e dei datteri offertici dal direttore del museo, visitiamo i petroglifi, molto interessanti e poi, su invito di Najd, una casa tipica adibita a museo (Al Ayada Heritage Museum and Palace). L’esperienza è simpatica, ma estremamente costosa (30 SAR a testa) e ci dà l’impressione che sia un po’ una trappola per turisti. Ci rimettiamo quindi in cammino per Hail e Najd ripete che a lui non è stato comunicato il tour della città, né la nostra consegna in aeroporto. A questo punto gli leggo lo scambio di corrispondenza tra me e l’agenzia, dove questo dettaglio è chiarito e confermato. Arrivati in città, Najd ci lascia per un pranzo a base di kebab ed un caffè in una zona residenziale lontana dal centro. Ci comunica difatti di avere una visita di riabilitazione già fissata alle 14 e si ripresenta circa tre quarti d’ora dopo, molto più sereno di prima: probabilmente ha chiarito con l’agenzia! Con lui visitiamo le tre principali attrazioni di Hail: il bel forte di A’arif, ciò che resta di Barzan Palace e l’Al Qishlah Castle. Il primo e l’ultimo sono due monumenti davvero interessanti, per cui passare qualche ora qui è un piacere. A metà pomeriggio Najd ci accompagna in aeroporto, dove prendiamo il volo delle 20.10 per Riyadh, atterrando con qualche minuto di ritardo. Troviamo senza la minima difficoltà un Uber seguendo le chiare indicazioni per i trasporti alternativi ai taxi, come Careem e Uber (si trovano al Terminal 5 dopo il Gate 6) e raggiungiamo il nostro hotel (Arjan Apartments, Prince Sultan Bin Abdulaziz Rd., Al Olaya prenotato tramite Agoda; 171,85€ in totale per 4 notti per una doppia con bagno; molto buono). Questa è stata una giornata davvero impegnativa. Siamo soddisfatti di quello che abbiamo visto, anche se probabilmente Jubbah e Hail valgono una visita solo se raggiungibili in maniera meno faticosa rispetto a quanto abbiamo fatto noi.
8° giorno – Riyahd
La giornata di oggi è dedicata a Riyadh. Raggiungiamo in taxi la Fortezza di Masmak che, seguendo le indicazioni del sito ufficiale del turismo saudita, dovrebbe essere aperta. Ovviamente, è chiusa (gli orari ufficiali affissi al di fuori della fortezza sono i seguenti: domenica-giovedì 8-21; venerdì 16-20; sabato 9-20). Facciamo un breve giro del quartiere, che ci permette di ammirare dall’esterno la Grand Mosque e la zona del souq Al-Zal che, essendo oggi venerdì, è completamente deserto e possiede un certo fascino, anche se è ristrutturato in maniera radicale. Decidiamo quindi di provare la metropolitana locale – caratterizzata da vagoni distinti per donne e famiglie da un lato e uomini singoli dall’altro – che ci porta nella zona di Olaya Street all’angolo con Thalia Street. Questo quartiere, nonostante sia considerato dalle guide un highlight delle visite di Riyadh, ci lascia completamente indifferenti: si tratta di una zona di edifici anonimi che ospitano perlopiù hotel e negozi di livello medio-alto, che sono reperibili in tutti i centri commerciali del mondo. È vero che oggi è venerdì ed è tutto chiuso, ma pensiamo che il fascino della zona non migliorerebbe in modo sensibile se questi negozi fossero aperti. Dopo un paio d’ore in giro ed un paio di soste piacevoli in due caffè, raggiungiamo il National Museum, uno dei principali del Regno. Se si escludono però pochi reperti e la singolare e continua commistione tra scienza e islamismo che si evince dalle didascalie, questo museo non ci sembra niente di che. Proseguiamo con la visita del vicino giardino, pienissimo di famiglie nel tardo pomeriggio del venerdì e poi cerchiamo di visitare Murabba Palace, che, contrariamente a quanto indicato dal sito ufficiale del turismo, è chiuso temporaneamente per restauri (nessuna sorpresa, quindi). Ci incamminiamo per la Fortezza di Masmak passando da alcuni souq alimentari nella zona di Al Bahta: veniamo travolti da una quantità incredibile di gente, proveniente prevalentemente dal Pakistan e del Bangladesh. Questo ci dà una visione di Riyadh completamente diversa da quella che abbiamo avuto finora. Tra l’altro, le uniche donne che incontriamo nel souq sono due e fanno la spesa. La Fortezza è miracolosamente aperta e riusciamo a visitarla: molto carina, così come anche gli spazi antistanti, che di sera diventano estremamente animati. Ceniamo in maniera semplice ma buona in un caratteristico ristorante egiziano, scovato per caso nei pressi della fermata del metrò di Qasr Al Hokm e vicino al mercato di Al-Tamiir (probabile nome: Slamt; 50 SAR in totale per due piatti ed una serie di antipasti). Tornati al metrò di Qasr Al Hokm, il cui esterno è davvero interessantissimo e vale di per sé una visita, facciamo un salto per vedere il grattacielo del Kingdom Center. Molto bello da fuori, ma purtroppo in ristrutturazione all’interno.
9° giorno – At-Turaif, Zallal
Al sito UNESCO di At-Turaif, meta della mattinata, si accede dalla Bujairi Terrace (prenotazione obbligatoria e gratuita fino alle 17, disponibile sul sito https://tickets.bujairi.sa/en/g/17/bujairi), un insieme di edifici nuovi in stile tradizionale Najd, nel quale sono presenti boutique, ristoranti e caffè di livello medio-alto, come Cova e Dolce & Gabbana. Molto bello per fare una passeggiata o una sosta, ma del tutto privo di interesse culturale. La sera l’ingresso è a pagamento, ma abbiamo capito che ci sono alcune attività che potrebbero essere interessanti – tra queste, uno spettacolo di danza tradizionale. La visita ad At-Turaif è facilitata da una guida audio disponibile sul web (https://digitalguide.diriyah.sa/en/tour/23728/item) e gestita tramite QR code situati lungo il percorso. Il sito è suggestivo ed una visita vale assolutamente la pena. Ci trasferiamo poi a Zallal, un insieme di edifici simile alla Bujairi Terrace, per una sosta con due caffè e due sandwich stratosferici (Archi; SAR 79 in totale). Verso le 13 andiamo in taxi nel luogo dal quale parte il tour a Edge of The World (Jebel Fihrayn) organizzato da Riyadh Hiking e prenotato tramite Viator (43,04€ a testa). Organizzazione perfetta e compagnia piacevole (dividiamo l’auto con una coppia pachistana e due ragazzi cinesi) ci accompagnano alla scoperta di un posto davvero meraviglioso, anche se la presenza massiccia di turisti disturba la magnificenza del panorama. Buona anche la cena, preparata e consumata intorno ad un fuoco in campeggio. Torniamo a Riyadh poco prima delle 20 e andiamo in hotel.
10° giorno – Ushaiqer, Diriyah
Oggi siamo diretti a Ushaiqer con un tour organizzato da Desert Point Tourism e prenotato tramite Viator (105,50€ a testa; servizio ottimo). Alle 9 viene a prenderci Moosha e qui scopriamo di essere gli unici partecipanti. Dopo poco più di 2 ore arriviamo a Ushaiqer e Ibrahim, la nostra guida, ci porta in giro per il paesino deserto facendoci visitare la moschea, una casa restaurata ed il museo di Al Salem, un insieme di memorabilia sauditi e stranieri raccolti dal proprietario. Ushaiqer è davvero splendida; al momento è in corso un importante processo di ristrutturazione, per cui tra qualche anno avrà sicuramente un aspetto differente. Dopo aver visto Ushaiqer da una collina limitrofa ed un ottimo pranzo al ristorante Amassi Alref, situato in un paesino proprio al di fuori di Ushaiqer, tornati a Riyadh, ci facciamo lasciare al Boulevard, una delle attrazioni della città. Si tratta sostanzialmente di un grande parco diviso in due zone: una, a pagamento (Boulevard World), molto popolare tra i locali, nella quale sono riprodotti alcuni monumenti di una decina di nazioni, e l’altra ad ingresso gratuito, Boulevard City, che noi abbiamo visitato, nella quale ci sono una food court, alcuni negozi e varie attività. Un posto che se da un lato è di interesse limitato, dall’altro riflette i gusti e le attitudini della popolazione locale. In prima serata, torniamo a Diriyah. I 50 SAR a testa del biglietto d’ingresso serale possono essere utilizzati nei vari ristoranti (ma non sappiamo se anche nei negozi) della Bujairi Terrace, con l’eccezione di Dolce & Gabbana! Decidiamo di fare uno spuntino al Somewhere Dessert Bar, dove prendiamo un buon hummus ed una straordinaria Wara’a Enab Fatteh (103 SAR in totale). Proseguiamo quindi per At-Turaif, che di notte è davvero meravigliosa. Tra l’altro, alcuni musei che di giorno avevamo trovato chiusi, adesso sono aperti. Inoltre, stasera abbiamo assistito ad uno spettacolo di luci. Un’esperienza che consigliamo vivamente.
11° giorno – Hofuf
Il treno per Hofuf parte alle 7.13, per cui ieri abbiamo pensato di prenotare un Uber per evitare ritardi… peccato che la corsa venga cancellata due volte mentre siamo in attesa! Alla fine raggiungiamo la Riyadh East Railway con un InDrive e prendiamo il treno senza problemi anche se più tardi di quanto avessimo pianificato. Arrivati a Hofuf dopo 2h 20’, raggiungiamo il nostro appartamento (53,04€ per una doppia con bagno; scarso) con un Uber (immediatamente fuori dalla stazione, c’è un pick up point molto ben indicato per Uber e Careem). Con una lunga passeggiata attraverso una serie di quartieri non esattamente esaltanti, arriviamo all’Ibrahim Palace, che ci ripaga ampiamente della scarpinata perché è un sito affascinante. Proviamo poi a visitare la Casa dell’Alleanza (Al-Mulla House), che però troviamo chiusa (l’Ufficio del Turismo Saudita ci confermerà più tardi che è chiusa temporaneamente), ma riusciamo fortunosamente a visitare una piccola moschea contigua grazie ad un simpatico signore che ci fa entrare. Dopo un breve giro in centro, ci fermiamo al Dar Basma per una pausa dolce con duha kunafa e luqaimat e due caffè, che ci vengono serviti con uno stecco di zucchero filato rosa (https://dar-basma.com; SAR 105; ottimo). Per passare il tempo ci infiliamo in un triste centro commerciale, ma riusciamo a recuperare iniziando la visita del Souq Qaisariya: i negozi iniziano ad aprire adesso e l’atmosfera della struttura, molto bella, è rarefatta. A metà pomeriggio torniamo al Dar Basma per una cena anticipata e proviamo quattro antipasti (foglie di vite con riso locale, hummus al timo, fattah con melograni e harees rolls; SAR 134; tutto ottimo). Proseguiamo con un giro serale nel bel souq che adesso è molto più vivace di prima e concludiamo tornando nel nostro appartamento, che ci accoglie purtroppo con una serie di piccoli problemi.
12° giorno – Al Ahsa
Due giorni fa abbiamo avuto una serie di problemi con l’agenzia Abha Trips, la stessa dell’equivoco del tour di Jubbah, che avevamo scelto anche per l’organizzazione del tour nella regione di Al Ahsa. Difatti, prima ci contattano per riferirci che c’era stata una incomprensione al momento della prenotazione, in quanto sarebbe stato impossibile far rientrare in un giorno tutte le attività richieste; quando però abbiamo fatto notare che l’itinerario da noi proposto era riportato sul sito ufficiale dell’agenzia, ci hanno fatto capire che avrebbero voluto essere pagati di più. A quel punto, memori anche delle incomprensioni che c’erano state qualche giorno fa e colpiti negativamente dalla superficialità del loro atteggiamento, che ci obbliga a cercare una soluzione alternativa nel giro di un giorno e mezzo, approfittiamo al volo dell’offerta di rifonderci interamente la somma versata e contattiamo un’altra agenzia, che avevamo già individuato in Italia, la AlAhsa Natural Attractions (https://alhasa-natural-attractions.start.page/). Sembrano veloci e ben organizzati, per cui prenotiamo con loro il tour della giornata, che comprende Buhayra Asfar wetland (o Yellow Lake), Jebel Qarah caves e Jawatha Mosque (SAR 1424 in totale; eccellenti). Alle 9.30 viene a prenderci Mahdi e la prima tappa della giornata è una rapida sosta in un forno tradizionale, dove ci viene offerto il tipico pane locale di grano saraceno con formaggio e melassa di datteri – davvero molto buono. Raggiungiamo quindi Buhayra Asfar, che si rivela un posto insolito e meraviglioso: non capita spesso che una zona umida sia collocata all’interno di un deserto! Mahdi ci sorprende organizzando un pic-nic sulle dune, dove possiamo trascorrere del tempo ammirando lo splendido panorama. Subito dopo esploriamo la zona in auto per vedere delle aree differenti. La presenza di una guida locale è fondamentale, perché non ci sono strade, è estremamente facile perdersi e se c’è del fango è rischioso e facile restare bloccati. È poi la volta delle Jebel Qarah caves, un sistema di grotte create dall’apertura della faglia e dagli agenti atmosferici. Altro posto straordinario nel quale passiamo volentieri un’oretta. Seguono una sosta in un laboratorio di ceramica, una vista dell’oasi da una collinetta vicina e la piccola moschea di Jawatha, la seconda più antica dell’Islam dopo quella della Mecca. Chiudiamo quindi la visita in modo inaspettato: Mahdi ci porta alla Fiera del Dattero: purtroppo non abbiamo molto tempo, ma è estremamente divertente e ci spiace solo non poterci fermare di più, perché alle 17:43 abbiamo il treno per Riyadh, che arriva con quasi 15 minuti di anticipo. Mahdi è stata una guida impeccabile, per cui non possiamo che consigliare caldamente Al-Ahsa Adventures. A Riyadh andiamo a cena in uno dei ristoranti della catena Al Romansiah, una sorta di fast food di lusso che ci è stato consigliato dalla ragazza pakistana che abbiamo conosciuto due giorni fa all’Edge of The World (SAR 67 per 3 antipasti ed un piatto principale; buono) e poi andiamo nel nostro hotel, che abbiamo scelto strategicamente il più vicino possibile all’aeroporto (Nma’a Residencies; 43,81€ per una doppia con bagno; molto buono).
13° giorno – Riyahd
Sveglia all’alba perché abbiamo un volo alle 6.25 con Flynas. Atterriamo a Riyadh in anticipo di 15 minuti e raggiungiamo con un taxi InDrive Jeddah Diving (https://diveinjed.com/ noto anche con il nome di Seven Heroes Diving Center), nella zona di North Obhur, con cui abbiamo prenotato due giorni di snorkelling, oggi da una spiaggia di un resort e domani in barca (SAR 400 a giornata a testa; ottimo). Appena arrivati scopriamo in realtà che anche oggi il tour sarà in barca, per cui capiamo solo adesso per quale motivo Ahmed, il proprietario, era così ansioso che non arrivassimo oltre le 9:30! Per noi ovviamente non è un problema e con lui arriviamo alla Marina, vicino al resort Seychelles, dove ci attende una barca che ci porta a fare snorkeling in due posti diversi: prima accanto al relitto di una nave e poi nei cosiddetti “Coral Gardens”. Tipico paesaggio da Mar Rosso: visibilità molto buona, acqua a 28 gradi, coralli e pesci in gran quantità, quindi soddisfacente! Ahmed ci accompagna molto gentilmente al nostro appartamento, che abbiamo scelto non a caso proprio dietro Jeddah Diving (49,48€ per una doppia con bagno, che scopriamo esterno alla stanza e che è privo di acqua calda; appena sufficiente ma solo per la posizione per noi strategica). Dopo un paio d’ore torniamo in centro ad Al Balad, dove purtroppo constatiamo che le case tradizionali che avrebbero dovuto essere aperte sono chiuse anche oggi e ceniamo in una sede di Al Baik, un fast food specializzato in pollo fritto (SAR 27 per due menù di pollo fritto; buono). Torniamo quindi in taxi nella nostra casa, che è lontana circa 50 km dal centro storico di Jeddah.
14° giorno – Rientro in Italia
Ahmed viene addirittura a prenderci dal nostro appartamento per andare alla Marina. Oggi visitiamo un altro relitto, più grande e impattante di quello che abbiamo visto ieri e un’altra zona, chiamata Coral Tower, che è la più bella di quelle selezionate: molti coralli, moltissimi pesci, una tartaruga, forse un piccolo squalo, ma soprattutto un banco di una quindicina di delfini con i quali riusciamo a nuotare per un po’… spettacolare! Tra l’altro, Ahmed ci fornisce un’indicazione molto interessante: lo snorkeling che si può fare dalle spiagge di Jeddah, è molto meno interessante di quello che abbiamo fatto noi, perché l’inquinamento ha gravemente danneggiato i coralli. In genere questa attività viene riservata a chi non ha dimestichezza con il mare. Ahmed dà l’ennesima prova della sua gentilezza e ci porta in un caffè nelle vicinanze, dove lui si reca abitualmente (Kaffa Bunn; SAR 57 per due caffè ed una torta; molto buono e locale molto carino). Qui trascorriamo quasi un’oretta e poi andiamo in aeroporto per prendere con tutta calma il volo WizzAir delle 20.10, che parte con circa un’oretta di ritardo, ma alla fine ci fa arrivare con un ritardo di mezz’ora.

