Il trekking più romantico d’Italia ti porterà su un balcone da cui potrai vedere laghi, città e isole in un colpo solo

Stefano Maria Meconi, 04 Feb 2026
il trekking più romantico d'italia ti porterà su un balcone da cui potrai vedere laghi, città e isole in un colpo solo

Progettata e costruita prima dell’Appia, già percorsa quando Roma non era ancora la padrona del mondo, la Via Sacra a Rocca di Papa costituisce una delle opere d’ingegneria stradale più longeve e meglio conservate che siano giunte sino ai nostri giorni. Il tracciato, che, nel comune di Rocca di Papa, Castelli Romani, si è mantenuto ottimamente, custodisce una storia unica, legata, in particolare, al tempio di Giove Laziale ubicato sulla sommità del Monte Cavo (950 m.s.l.m.), la vetta lungo cui, ancora oggi, il percorso si articola e prende vita. Prima che dai Romani, dunque, che sconfissero i latini durante la metà del IV secolo a. C., questo antico basolato fu percorso e frequentato dai vari popoli facenti parte della Lega Latina, una confederazione – o, come la chiameremmo oggi, alleanza –, delle varie città-stato del Latium vetus, il Lazio antico. Ma non addentriamoci in temi che ci potrebbero allontanare dal focus principale, e andiamo a vedere che cosa rende questa antica strada così sui generis.

Il trekking dei latini e degli antichi romani

panorama da via sacra

Quella del trekking sembra una definizione anacronistica – per non dire démodé –, eppure, non è così distante dalla realtà dell’epoca. Il tracciato della Via Sacra, infatti, si sviluppava interamente in salita, una caratteristica parecchio insolita per una strada, e una circostanza che, oggi così come ieri, costringeva, appunto, a fare un po’ di trekking, o, per meglio dire, una bella scampagnata. Non un’arteria di collegamento da un centro all’altro, quindi, come poteva essere l’Appia, da Roma a Brindisi, la Flaminia, da Roma a Rimini, o la Cassia, da Roma a Luni; tutt’altro.

La strada era stata creata ad hoc per raggiungere un punto preciso, il santuario di Giove Laziale, Giove Padre. Questa era, fra le genti latine, la divinità più importante, il padre di tutti gli dèi, e il suo luogo di culto principale sorgeva proprio nel comune di Rocca di Papa, sulla vetta del Monte Cavo. Il santuario, ad oggi quasi del tutto scomparso, era abbondantemente frequentato; insomma, una meta di pellegrinaggio – come possono essere considerate oggi Roma o Gerusalemme –, conosciuta e parecchio in voga fra le genti latine prima e i romani poi.

Il percorso, che si diramava per circa 30 chilometri, prima di arrivare sulla vetta del Monte Cavo passava per il bosco sacro di Nemi – il cui lago è ad oggi ammirabile, insieme a quello Albano, dal panorama della Loggetta –, dove c’era un altro importantissimo luogo di culto, quello di Diana Nemorensis, dea delle selve e della caccia. Abbiamo detto che il santuario era ampiamente frequentato, e questo è vero; tuttavia, è necessario precisare che la sua importanza accresceva particolarmente durante il periodo delle Feriae latinae, una festività mobile, solitamente indetta nel periodo primaverile.

Le Feriae vennero istituite, secondo la tradizione, da Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, per celebrare alcune sue vittorie sugli Etruschi. In realtà, erano l’occasione per celebrare anche altri due eventi storici: oltre alla sconfitta del popolo etrusco, anche l’istituzione della Res Publicae nel 509 a.C. e la firma del Foedus Cassianum (il trattato di pace tra Romani e Latini) nel 493 a.C. Le celebrazioni prevedevano l’uccisione di un toro bianco. Al termine del rituale, noto come tauroctonia, le viscere venivano bruciate, affinché il fumo potesse raggiungere il cielo, e dunque gli dèi, mentre le parti del toro erano divise fra i vari portavoce delle città latine. Il clou, e cioè, l’uccisione del toro, era preceduto, prima e dopo, da un preciso codice rituale: la processione e la condivisione di alcuni alimenti – formaggio, carne, vino, pane –, e, al termine, l’accensione di un grande fuoco purificatore sulla sommità del Monte.

I segni del tempo lungo il percorso della Via Sacra di Rocca di Papa

Da prima della nascita di Roma, dunque, la Via Sacra era già percorsa, attraversata e battuta, con una frequenza direttamente proporzionale alla notorietà del Santuario di Giove Padre. In tal senso, la domanda sorge abbastanza spontanea: possibile che tutte le pietre, o, per meglio dire, i basoli, si siano conservati?  La risposta è no; e, per capirlo, basta guardare dove si mettono i piedi! Prestando infatti attenzione mentre si cammina, si possono osservare, su alcune pietre, delle V e delle N, che, rispettivamente, significano Vetus e Novus, vecchio e nuovo. Questa dicitura indica che, dal punto in cui c’è la V fino al punto in cui arriva la N, la strada è stata soggetta, negli anni, a una ristrutturazione. Va da sé che il tratto di strada precedente e successivo a quello interessato può considerarsi quasi interamente originale, e, cioè, non soggetto a dei rimaneggiamenti. Insomma, come ci camminavano (o ci facevano trekking?) i latini e i romani più di 2000 anni fa, oggi ci camminiamo noi!

Le caratteristiche della strada

La Via Sacra è larga 2,60 metri e, almeno in origine, era protetta da marciapiedi con paracarri, secondo l’uso tipico romano. I grandi massi, di forma irregolare, che compongono il lastricato sono invece lisci in superficie e a forma di cuneo sotto, in modo da penetrare il terreno e rimanere immobili alle sollecitazioni esterne. Oggi il tratto percorribile è solo una parte di quella strada che, a parere degli storici, collegava le sponde del Lago Albano al Monte Cavo, sulla cui vetta insisteva il tempio di Giove Laziale. Tempio di cui oggi non esistono pressoché più tracce, abbandonato nel IV secolo, sostituito da un romitorio, poi da un monastero e, a cavallo tra Ottocento e Novecento, da un lussuoso albergo. Anche di questo, tuttavia, non ne restano tracce: a partire dagli anni ’70, per la sua posizione favorevole, il sito di Monte Cavo è stato scelto come luogo di trasmissione, con l’installazione di decine di antenne radiotelevisive, deturpando una delle terrazze più belle su Roma. In compenso, il percorso della Via Sacra è agibile ed è un omaggio straordinario alla storia romana, al panorama dei Castelli Romani e un modo per ripercorrere millenni di leggende.

Il balcone segreto da cui si ammirano Roma e il Lazio

Monte Cavo

Il percorso della Via Sacra è, per sua natura, uno straordinario modo di scoprire il panorama che spazia sul borgo arroccato (manco a dirlo) di Rocca di Papa e sulla campagna romana. Ma il punto che al meglio rappresenta questa ricchezza paesaggistica è il cosiddetto “balcone panoramico di Monte Cavo”, che però ha numerosi soprannomi: Loggetta (il più utilizzato dai local), Occhialone od Occhi di Giove. Da qui, in ogni momento dell’anno, si può quale ammirare sulla destra il lago Albano, sulla sinistra il piccolo lago di Nemi e, guardando oltre, la Campagna Romana, le propaggini del Circeo, le isole Pontine come Ventotene e Ponza e tutta Roma. La Capitale si estende a perdita d’occhio: si ammirano la Basilica di San Pietro, i moderni edifici dell’EUR, il Vittoriano e lo Stadio Olimpico, la Farnesina e persino il Palazzo del Quirinale. Un binocolo o uno smartphone dallo zoom potente sono d’aiuto, ma nelle giornate di tramontana sembra quasi di toccare Roma con un dito. 

Ridiscendendo verso il paese, lo sguardo si posa su diversi punti interessanti come l’Edicola di Santa Rita, una cappella votiva verso la quale ogni anno si tiene un pellegrinaggio. Curioso, poi, il masso di tufo che ricorda una forma animale (ma anche qui, le interpretazioni sono molte e fantasiose!), così come uno dei ciottoli che compongono la strada dall’altrettanto originale forma fallica. Senza dimenticare che questa è una zona boschiva ricchissima di castagni, i cui frutti sono protagonisti di una importante sagra che da quasi mezzo secolo si tiene ogni terzo fine settimana di ottobre.



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