Cracovia e Varsavia: la Polonia è sempre una piacevole meta

Sei giorni fra mercatini e musei
Scritto da: RosaLuca
cracovia e varsavia: la polonia è sempre una piacevole meta

Nel 2011, 2012 e 2014 ho visitato per tre volte Cracovia, allora una novità fra le rotte Ryanair da Bologna, affascinante e molto interessante per le numerose cose da visitare. Dopo tanti anni ci è tornata la voglia di una rinfrescata alla memoria pensando di aggiungerci Varsavia che invece non abbiamo mai visitato. La Polonia ci ha catturato proprio dai tempi di Cracovia, abbiamo infatti nel frattempo visitato due volte Breslavia e una volta la meravigliosa Danzica. Così prenoto volo Ryanair Bologna-Cracovia solo andata e Varsavia-Bologna solo ritorno e il treno con la Deutsche Bahn da Cracovia a Varsavia (che ci costa quasi come il volo!). Prenoto i due alberghi: a Cracovia il Meininger Krakov Centrum (alla catena Meininger sono affezionata e, dove esiste, la utilizzo sempre) e a Varsavia il Gromada Center, più caro, ma vicino alla stazione e alla strada principale, la Novy Swiat, da dove passano tutti gli autobus e dove c’è pure la fermata della Metro.

Complessivamente, i costi di questo viaggio sono di circa 400 euro, così suddivisi:

  • Aereo Bologna-Cracovia (con priority e bagaglio a mano): 58€ a testa
  • Aereo Varsavia-Bologna (con priority e bagaglio a mano): 63€ a testa
  • Treno Cracovia-Varsavia con posto prenotato: 54€ a testa
  • Albergo a Cracovia doppia a notte con colazione a buffet: 89€
  • Albergo a Varsavia doppia a notte con colazione a buffet superlativa: 134€

Diario di viaggio a Cracovia e Varsavia

Giorno 1 – Cracovia (Piazza del Mercato, caffè Noworolski)

Arrivati a Cracovia, cerchiamo subito l’ufficio del turismo per avere un po’ di indicazioni sui mezzi di trasporto e su come raggiungere l’albergo. Per andare in stazione prendiamo dunque il treno pagando il biglietto con la carta alla macchinetta. Essendo 3 di noi over 70 scopriamo anche che i mezzi pubblici delle città sono tutti free. Quindi solo uno di noi pagherà tram e bus! In stazione facciamo subito il controllo del nostro biglietto del treno per Varsavia per essere certi che sia tutto ok e sapere da dove partirà. Troviamo anche un cambio (in aeroporto non avevamo cambiato perché assolutamente non conveniente) e con un taxi andiamo in albergo dove scopriamo che il treno dall’aeroporto con una sola fermata in più ci avrebbe scaricato proprio di fronte al Meininger. Comunque sia in stazione ci volevamo passare e il taxi in 4 ci ha chiesto 10 euro.

Check in e usciamo subito. Tempo grigissimo e freddino e fa già buio molto presto. 5 minuti a piedi e siamo nella Piazza del Mercato (Rynek Główny) entrandoci proprio a a fianco della Basilica di Santa Maria. Colpo d’occhio bellissimo. Subito incrociamo il classico carrettino con la tenda a righe e facciamo merenda con un Obwarzanek (la ciambella di pane tipica della Polonia). Poi dirigiamo al Fondaco dei tessuti, decidiamo di vedere subito il museo della storia di Cracovia, Rynek Underground, situato proprio nei sotterranei della piazza visto che chiude alle 20. Un po’ assurdo fare il biglietto dalla parte opposta dell’ingresso, cosa che ti costringe praticamente ad aggirare il mercato e poi a tornare indietro. In pratica l’edificio del mercato divide in due la piazza. La parte dal lato della Basilica è vuota, la parte posteriore invece è riempita dal mercatino di Natale, onestamente un po’ deludente.

Visitiamo il museo con i punti interattivi con le spiegazioni anche in italiano. Interessante soprattutto per l’ubicazione. Usciti ci meritiamo una sosta all’antico caffè Noworolski (dove sostò persino Lenin) e c’è pure il pianista che suona melodie romantiche. Atmosfera super. Usciti altro giretto al mercatino e ci facciamo un antipasto con l’oscypek, i piccoli e decorati formaggi di latte di pecora grigliati e conditi con marmellata di mirtillo rosso. Ottimi. Io cerco i boccali da vino brulè di ceramica per la mia collezione ma ahimè sono solo di carta. Ne ho una marea ma quasi tutti tedeschi dove usano molto di più. Alla fine ne trovo uno e lo pago salatissimo ma è molto carino con la scritta Krakov 2025!

Ci mettiamo in caccia per la cena e decidiamo, un po’ storditi dalla marea di gente che c’è in giro, per un ristorante georgiano dove ci tocca pure fare un po’ di coda al freddo e al gelo prima di entrare. Si chiama Gruzinskie Chaczapuri ed è molto carino sia l’ambiente che la cucina ottima. Mangiamo una specie di loro pane con formaggio, una zuppa e dei ravioloni a cavallo fra i pierogi e i dim sum. Molto soddisfatti torniamo all’albergo passando attraverso un altro piccolo mercatino di Natale non ancora pienamente in funzione. Ci aspettavamo di più, memori di quello di Breslavia e soprattutto di Berlino e Dresda.

In camera anche qualche canale italiano.

Giorno 2 – Cracovia (Castello del Wawel, Kazimierz)

Colazione alle 7 (siamo sempre mattinieri) e proprio di fronte all’albergo c’è il principale mercato delle pulci domenicale: l’Hala Targowa. Ce lo giriamo con calma, proprio bello e poco turistico. Poi andiamo a prendere il tram che ci porta in vicinanza della collina del castello del Wawel. Leggera salita e arriviamo all’affaccio sulla Vistola e sul drago. Purtroppo notiamo che sale moltissima gente pur essendo abbastanza presto. Infatti alla biglietteria c’è già parecchia coda.

Arrivati alla biglietteria scopriamo che la cosa è piuttosto complessa: due cose sono a pagamento e altre 4 o 5 gratis ma bisogna comunque opzionarle perché anche di quelle gratis viene rilasciato un biglietto con un orario. In pratica ci mappano la mattinata e per ogni biglietto c’è uno specifico ingresso identificato da una lettera. Ci abbandoniamo al destino e seguiamo lettere e orari. È tutto un intreccio ma in questo modo ci si diluisce anche se alla fine ci si incrocia sempre con le stesse persone. Molte scale e di certo il tesoro è veramente la cosa più straordinaria e imperdibile così come le sale del castello fra cui la famosa sala del trono con le testine nel soffitto. Molto bello anche lo shop del castello. Non vediamo proprio tutto, siamo un po’ stanchi, e ci perdiamo la chiesa (peccato, la ricordo bellissima) perché essendo domenica apre solo per le funzioni.

Scendiamo e riprendiamo un tram verso il quartiere Kazimierz. Scendiamo alla piazza Wolnica, ci fotografiamo il tabellone con il percorso consigliato e partiamo. Molto interessante. Cerchiamo le sinagoghe, ne visitiamo una molto interessante, la Sinagoga Tempel, con tante documentazioni sul ghetto di Cracovia e ci attardiamo nella piazza Nowi, il cuore del quartiere ebraico, con il mercato circolare e tante bancarelle. La piazza è famosa per lo Zapiekanka, una sorta di pizza-baguette tostato e farcito, ma a dire il vero l’aspetto del posto è molto cambiato e meno autentico e c’è solo una sorta di mensa self service poco invitante. Nelle stradine intorno invece molti locali e negozietti vintage. Diamo un’occhiata alla famosa Sinagoga Alta e ci fermiamo in un locale molto bello, Alchemia, per birra e un ottimo sidro.

Poi ci spostiamo al museo allestito nella Sinagoga Vecchia, interessante e ricco di oggetti religiosi. Infine arriviamo alla Remuh col vicino cimitero. Sono solo le 15.30 ma si è già fatto buio. Ultime foto e prendiamo un altro tram fino al Barbacane che aggiriamo e a pochi passi dall’entrata in città da quella parte si trova il Museo Czartoryski dove è custodita la Dama con l’ermellino. Il sito del museo mi dava non prenotabile perché posti esauriti da tempo, ma una signora italiana nei bagni del Wawel mi ha detto di tentare nel tardo pomeriggio. Infatti ci fanno il biglietto in zero minuti e con zero coda. Nel museo sono custodite una marea di cose magnifiche, allestito stupendamente con una hall di ingresso con shop e caffetteria coperta da vetrata stellata meravigliosa. La sala della Dama è ovviamente a fine percorso e c’è un po’ di lotta per avvicinarsi e accedere a sedersi sull’unico ambito divanetto. Noi l’avevamo già vista ma in una sede provvisoria di fortuna. In questa postazione definitiva è certamente grandemente più suggestiva ed è magnifica. A gusto mio molto più bella e catturante della Gioconda.

Usciti tentiamo la Basilica nella piazza ma è domenica e c’è la messa così rinunciamo e ci buttiamo in un locale della catena “Pijana Wisnia” (Ciliegia Ubriaca) dedicato unicamente al famoso liquore alla ciliegia (nalewka wiśniowa), servito caldo o freddo e con qualche ciliegina dentro, con un’atmosfera unica e caratteristica. Ce ne eravamo innamorati a Danzica e ritrovarlo è un vero piacere. Mette allegria. Ci prepariamo così alla cena che facciamo al Wesele, cucina tradizionale polacca, zuppa acida zurek, pierogi e bigos. io provo il Winter the che qui va molto (fette di arancia con chiodi di garofano, fettine di zenzero e bastoncino di cannella). Tutto ottimo e in piena piazza. Passano frequenti imponenti carrozze bianche con grandi cavalli. Grande suggestione. Torniamo in albergo. Giornata piena e soddisfacente.

Giorno 3 – Cracovia (Ghetto ebraico, Tumulo di Kosciuszko)

Ancora colazione alle 7 e via a prendere il tram n.24 (noi tre sempre gratis e il pagante lo fa sempre a bordo in un attimo con la carta di credito e comunque costa pochissimo). Andiamo alla piazza Bohaterow Getta (piazza degli eroi del ghetto) per vedere la famosa Apteka Pod Orłem (Farmacia dell’Aquila) che troviamo ovviamente ancora chiusa ma dalla vetrina ci accontentiamo di vedere alla meno peggio l’interno e soprattutto l’aquila. Toccante è l’installazione artistica di 68 grandi sedie in bronzo che ricordano gli ebrei deportati dal ghetto di Cracovia, simbolizzando gli oggetti abbandonati frettolosamente. Queste sculture-sedie, posizionate nel 2005, sono un memoriale potente del ghetto ebraico e del dramma della Shoah, situato dove un tempo si trovava la piazza centrale del ghetto. Le stesse sedie sono anche posizionate alla fermata del tram. Cerchiamo un bar per un caffè ma sembra ancora tutto chiuso. Allora pian pianino decidiamo di dirigere alla Schindler Factory (una decina di minuti a piedi). Purtroppo caffè zero e molto freddo. Arriviamo e pur essendo in anticipo di circa un’ora sull’apertura (prevista alle 10) scopriamo già una ventina abbondante di persone in coda. Alcuni spagnoli ci dicono che oggi l’ingresso è gratuito. A farla breve ci accodiamo. Io e mio fratello tentiamo un caffè non vicinissimo indicato da un polacco ma non ci ispira. Arrivano gruppi e la fila si allunga all’inverosimile. Alle 10 aprono ma fanno entrare una decina alla volta. Insomma entriamo alle 10,40 assiderati. Dentro poi in effetti si gira bene e con calma e molto diluiti. Io lo visito per la quarta volta, ma è sempre validissimo. Stando qui soli 3 giorni ho sconsigliato Auschwitz che è molto impegnativo e porta via una giornata intera e sinceramente, avendolo già visitato tre volte non me la sentivo. Ci facciamo anche un ottimo caffè nel bar del museo e consolido il mio affetto per questo personaggio reso famoso dal bellissimo film e di cui ho visitato anche la tomba a Gerusalemme e l’albero a lui dedicato allo Yad Vashem. Usciamo che è mezzogiorno passato e non sto a dire la coda pazzesca che c’è ancora in attesa di entrare.

Riprendiamo il 24 e proprio davanti al nostro albergo cambiamo e prendiamo l’1 verso Salvador, capolinea un po’ fuori città. Vogliamo andare al Tumulo di Kosciuszko, invogliati a cercare una Cracovia insolita un po’ fuori dalle orde di turisti.  Questo perché a Breslavia avevamo visitato un’opera d’arte storica unica e affascinante: il Panorama di Raclawice, un monumentale dipinto “cicloramico”, ospitato in una rotonda appositamente progettata, che cattura il fervore e l’eroismo della Battaglia di Racławice, un episodio chiave della Rivolta di Kościuszko del 1794, immortalandola in dettagli talmente realistici che fanno credere di essere proprio al centro della battaglia stessa. Fra truppe combattenti e paesaggi spicca con la divisa bianca e un possente cavallo proprio Kościuszko. Personaggio affascinante: combatté anche per la Guerra d’Indipendenza degli Stati Uniti (tanto che lasciò il suo patrimonio americano a Thomas Jefferson)! Per questo viene chiamato anche “eroe dei due mondi”. Morì in esilio in Svizzera. Scesi dal tram ci incamminiamo (scopriremo solo dopo che ci sarebbe pure un autobus!) in salita e per svariati chilometri (almeno 5 o 6) fino ad avvistare il tumulo dedicato a questo amatissimo eroe nazionale. Il tumulo venne costruito in suo onore nel 1820, utilizzando la terra di ogni stato USA. Nel tumulo infatti c’è un piccolo museo dove è conservata anche una copia della dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Si arriva sulla cima del tumulo camminando lungo i passetti che accompagnano i fianchi verdi del monumento e, stretti e senza parapetto, sono anche un po’ vertiginosi. Per salire al tumulo, circondato da imponenti mura di mattoni rossi come una fortezza, bisogna pagare il biglietto ed entrare attraversando il museo. Prima della salita un graziosissimo bar (ci facciamo un meritato Winter the) e una bella statua dell’eroe. Imperdibile il magnete! Arrivati in cima purtroppo la decantata vista non c’è, giornata anche oggi nebbiosa, ma almeno non piove. E con grande gioia turisti presenti noi 4 e una coppietta di giovani. Il tumulo è nostro!

Scendiamo soddisfatti e intercettiamo pure il bus che ci porta diretto al capolinea del tram 1. Torniamo in centro e decidiamo di visitare finalmente la “Mariaka”. Si paga il biglietto e ci godiamo finalmente il meraviglioso interno. I soffitti stellati e il coro sono veramente dei capolavori imperdibili. Usciti ascoltiamo la famosa tromba interrotta allo scoccare dell’ora e siccome si gela ci facciamo un vino brulè e un giro nel fondaco dei tessuti tutto bancarelle per souvenir. È l’ultima sera e cerchiamo un ristorante che faccia la zuppa zurek nel pane e anche il borsch. Lo troviamo ed il posto è super carino, ci mettono in un sotterraneo molto caratteristico. Ottime le zuppe e poi involtini di verza e pierogi misti buonissimi. Il ristorante è il Goscinna Chata, consigliatissimo. Usciti dirigiamo verso una pasticceria in piazza dove abbiamo adocchiato delle stupende Pavlove, uno dei miei dolci preferiti. Chiudiamo così dolcemente la giornata e la permanenza a Cracovia.

Domani si parte per Varsavia.

Giorno 4 – Varsavia (Palazzo della Cultura e della Scienza, Barbacane)

Solita sveglia presto e colazione. Facciamo check out e saliamo sul treno proprio davanti all’albergo e in una fermata siamo in stazione. Grandissima e piena di negozi e pasticcerie con ogni bontà fra cui enormi Pavlove che ci turbano molto! Ci facciamo un caffè (da bravi anziani siamo in super anticipo) e andiamo sul binario. Prima del nostro altri due treni a lunga percorrenza ravvicinati e puntualissimi al secondo. Anche il nostro arriva e riparte precisissimo alle 9.46. Treno molto bello, moderno e confortevole. Per fortuna avevo prenotato i posti a sedere perché è strapieno. Destinazione finale Danzica. Bello vedere il paesaggio dal finestrino, pianure coltivate alternate a boschi. Alle 12.20 siamo a Varsavia. La stazione è immensa. Appena scesi per prima cosa dobbiamo verificare orari e logistica per il treno per Modlin per quando ripartiremo. Purtroppo Ryanair fa scalo in questo ex aeroporto militare piuttosto lontano e mal servito e non all’aeroporto Chopin che è quello “ufficiale”. Troviamo le informazioni e facciamo un po’ di coda per la biglietteria e compriamo già il mini pacchetto che comprende treno e bus dalla stazione all’aeroporto con orario di partenza già definito da noi ovviamente bello “largo” (fra tutto ci vuole più di un’ora per andare in aeroporto!).

L’ufficio del turismo si trova nel Palazzo della Cultura e della Scienza detto “Il Mostro”, lascito del regime sovietico, che è quasi di fronte alla stazione. Prima impressione di enormità sia delle strade che del palazzo e l’idea di doverlo aggirare dà il senso di faticose distanze. La signora dell’ufficio è molto gentile e ci fornisce materiale e tante informazioni e a noi 3 over 70 il pass gratuito per la metro.

Praticamente davanti alla stazione c’è il retro del Mostro. Dall’altra parte l’ingresso principale molto scenografico con ampio giardino sopraelevato affacciato su un grande mercatino di Natale. Lo attraversiamo e in pochi minuti siamo in albergo. Quindi raggiungibile a piedi dalla stazione come avevo immaginato scegliendolo. L’albergo è immenso e un po’ datato, corridoi infiniti con moquette ma ottime stanze grandi e distributori di acqua gratuita. Un attimo di relax e partiamo. Altri pochi minuti e siamo sulla strada principale, la Nowy Swiat, parte della strada reale. È tutta addobbata e piena di negozi e locali di vario genere, molto animata e con una comoda fermata degli autobus e della metro. Quindi il nostro albergo è veramente in posizione strategica. Passeggiamo un po’ e poi decidiamo di farci un paio di fermate con il bus perché la strada reale è lunghissima e noi vogliamo andare nella città vecchia.

Ovviamente sta già facendo buio, la suggestione della città vecchia poco illuminata e semi deserta crea un effetto molto scenografico. Nella piazza del mercato della città vecchia (Stare Miasto), dove si trova la statua della sirenetta, troviamo un piccolo mercatino di Natale con pista di pattinaggio intorno alla sirenetta medesima. Un po’ deludente. I mercatini tedeschi sono un’altra cosa. Ci troviamo un delizioso locale storico e ci facciamo vino brulè e ciliegino caldo serviti con dolcetti allo zenzero. Per strada ci facciamo anche un caldo Kurtoskalacs, il dolce rotolo ungherese alla cannella che però è tipico anche in Polonia. Tutto una bontà che riscalda e mette allegria. Riprendiamo il cammino in mezzo ai palazzi perfettamente ricostruiti, decorati e dai tenui colori pastello, con tanti negozietti di artigianato e antiquariato e arriviamo al Barbacane, l’antica porta fortificata, e attraversandola raggiungiamo la città nuova (Nowe Miasto). In pratica sono due quartieri storici adiacenti, patrimonio UNESCO, completamente distrutti nella Seconda Guerra Mondiale e poi ricostruiti fedelmente sulla base dei minuziosi dipinti di Bernardo Bellotto, nipote del Canaletto.

La strada principale della città nuova porta ad una bella piazza con un grande albero di Natale e grandi case con giardini interni condivisi. Molto interessante come tipo di struttura abitativa, praticamente sono come degli isolati vuoti all’interno. Ci affacciamo in due di questi giardini che essendo privati sono chiusi da cancelli. Sulla strada principale non ci possiamo perdere la casa di Madame Curie, uno dei miei idoli, mi sono iscritta a biologia pensando proprio a lei (visto film e tomba al panteon di Parigi!). Il museo si trova nella casa natìa di Maria Sklodowska e la mostra è dedicata alla vita e all’opera della grande scienziata, con oggetti appartenuti alla vincitrice del premio Nobel o provenienti dalla sua epoca, tra cui fotografie di lei e dei suoi familiari e amici. Documenti, francobolli, monete e medaglie, giornali degli anni ’20 e ’30, libri, nonché mobili del XIX secolo e strumenti di laboratorio. C’è anche un piccolo shop che non mi faccio mancare.

Usciti, è già buio e piuttosto freddo, decidiamo di cenare nella Mleczarnia Jerozolimska, una location veramente tradizionale con pochi piatti molto casalinghi ma molto buoni e abbondanti e a bassissimo prezzo. Si tratta di uno dei tipici “bar mleczny”, che erano dedicati agli operai e ai lavoratori mal retribuiti, ancora molto presenti e utilizzati in Polonia. Questo si è anche modernizzato e si può fare l’ordine a video tipo Mc Donald con scelta dei piatti con foto, cosa che agevola molto.

Torniamo alla piazza del Castello Reale, quasi deserta ma molto bella. Grande differenza col pienone confusionario di Cracovia. Qui l’atmosfera è d’altri tempi. Riprendiamo il bus e andiamo in albergo soddisfatti.

Giorno 5 – Varsavia (Castello Reale, Cattedrale di San Giovanni Battista, Galeria Wilenska)

Solita colazione alle 7. Questa è veramente stratosferica. Di tutto di più con continuo riempimento di ciò che si esaurisce e tutto di ottima qualità. Il prezzo superiore vale veramente la candela. L’albergo è strapieno, ospita numerose convention, ma c’è posto per tutti e grande ricambio. Usciamo per andare al Castello Reale che oggi apre gratuitamente. Ovviamente apre alle 10, così come quasi tutto. Qui chiudono presto e aprono tardi….decidiamo così di andare prima a visitare la cattedrale di San Giovanni Battista nella città vecchia, è la più antica chiesa di Varsavia, fondata nel XIV secolo dai duchi di Masovia, in stile gotico con una facciata veramente particolare. All’interno una cripta con numerose tombe e il più antico crocifisso della città.

Torniamo al Castello e dopo una breve coda per l’ingresso, che spacca il minuto alle 10, entriamo. La visita è molto interessante e ci sono tante stanze di vari appartamenti e anche dei sotterranei dove si trovano due quadri di Rembrandt di cui uno firmato e datato. Molto bella la sala del Trono, le stanze jagelloniche e soprattutto gli appartamenti reali dove visse il re Stanislao II. Notevole la stanza Canaletto con diversi panorami di Varsavia, anche se non sono stati dipinti da Canaletto, ma dal nipote. Infine la vicina cappella reale dove è conservato in un’urna di lucido marmo nero, il cuore di Tadeusz Kosciuszko, e con questo chiudiamo il cerchio del nostro eroe polacco preferito.

Usciti facciamo un giro nel mercatino di Natale intorno alla sirenetta e ci mangiamo un ottimo wurstel poi torniamo con il bus vicino al nostro albergo per prendere la metro. Usiamo il pass gratuito da vecchietti che ci ha dato l’ufficio del turismo tranne il nostro 69enne che deve pagare. Andiamo a visitare il quartiere Praga, di là dalla Vistola, che, mentre gran parte di Varsavia subiva devastazioni e ricostruzioni post-belliche, mantenne intatta gran parte della sua architettura storica, preservando così il suo patrimonio e rimanendo l’unica parte di Varsavia intatta.

Usciamo dalla metro praticamente nel centro commerciale Galeria Wilenska, di fronte ad una grande chiesa ortodossa e rimaniamo un po’ perplessi per la vastità di strade e stradoni che ci troviamo intorno non particolarmente entusiasmanti. Comunque con la piantina dirigiamo ad una strada dove sono indicati locali caratteristici (ne vediamo uno tutto tappeti e luci soffuse), qualche murales e soprattutto il Museo della Vodka che intendiamo visitare. Prima però una sosta in una latteria tradizionale per una piacevole merenda.

Per fortuna perché tocca camminare non poco ma arriviamo finalmente al Koneser Centrum Praskie, un’affascinante oasi culturale e gastronomica situata nel cuore del quartiere Praga. Questo complesso restaurato con maestria, un tempo sede della distilleria di vodka Koneser, offre una miscela unica di storia e modernità. Gli edifici storici tutti in mattoncini rossi, si mescolano con gli spazi contemporanei, creando un’atmosfera tradizionale e cosmopolita allo stesso tempo. Tra gallerie d’arte, ristoranti e negozi e la ex fabbrica di vodka Kosener che ospita il Museo della Vodka Polacca.

Entriamo in un ambiente nuovo e molto accogliente e facciamo i biglietti. Le visite sono solo guidate e ad orario. A noi viene data un’audioguida in italiano per seguire la visita. Il museo è interessante, il percorso chiaro, molto interattivo e ben allestito e alla fine c’è una degustazione guidata di tre tipi di vodka. Dopo questa esperienza torniamo a percorrere una zona che pare fra le più interessanti con negozietti di libri usati, artigiani e soprattutto file di vecchi palazzi. Vediamo anche le statue dei bambini/angeli ufficialmente chiamati “Angels Backyard” creati da Marek Sulek.

Tutto però abbastanza deserto. Cerchiamo dove poter cenare ma un paio di ristoranti segnati dalla guida o sono chiusi o non li troviamo. Quindi ci facciamo un po’ di strade caratteristiche ma temiamo di non aver centrato bene la zona. Così becchiamo un tram e torniamo alla fermata della metro e invitati dallo sfavillante centro commerciale decidiamo di cercare lì dentro dove cenare. Troviamo un self service di cucina polacca molto carino dove si paga a peso. Praticamente ci si mette nel piatto ciò che si vuole e si pone sulla bilancia e si paga. Tutto ottimo e bello anche l’ambiente. Nel centro commerciale anche numerose invitanti gelaterie: ne scegliamo una e il gelato è veramente buono! Così riprendiamo la metro e in un baleno siamo nella nostra zona, due passi e si va a letto. Anche oggi ci siamo fatti i nostri 10/15 km a piedi e siamo cotti.

Giorno 6 – Varsavia (quartiere Storico e Praga)

Oggi la prendiamo con più calma, colazione alle 7.30 e non alle 7. Tempo sempre grigio ma per fortuna mai pioggia, però anche mai sole! 2 fermate di bus e scendiamo al Bristol per puntare diretti alla passerella pedonale sulla Vistola. Lo Swietokrzyski Bridge unisce il quartiere storico di Varsavia al quartiere Praga. È di nuova concezione, solo pedonale e ciclabile, con molti punti dove sedersi e ammirare il fiume e lo skyline. Anche oggi nebbiolina ma volendo essere ottimisti rende il paesaggio molto suggestivo. Bella vista anche sul grande stadio. Tornati indietro ci fermiamo per caffè e dolcetto allo storico caffè Bristol. Prezzi notevoli ma chicca che vale il prezzo, compreso il bagno con persino la crema per le mani Acqua di Parma! Praticamente per caffè e pasta spendiamo come per la cena di ieri sera!

Usciti riprendiamo il 180 che come ci ha detto l’ufficio del turismo ci porta diretti al museo Polin. Il Museo espone in modo interessante e conciso la millenaria storia della comunità ebraica polacca, dal X secolo ai giorni nostri. Il principale merito di questo museo è quello di riuscire a parlare di tutta la tradizione e la cultura ebraica senza soffermarsi solo sull’Olocausto europeo e, soprattutto, polacco. Quindi veramente interessante e formativo oltre ad essere stupendamente allestito ed interattivo. Il museo si trova nel luogo in cui si trovava il Ghetto di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale. Davanti all’edificio che lo ospita, si innalza il famoso monumento agli Eroi del Ghetto, eretto nel 1948. Bellissimo l’edificio che lo ospita. Il vincitore del concorso di architettura è stato Rainer Mahlamäki, dello studio di architettura Lahdelma & Mahlamäki Oy di Helsinki, il cui progetto è stato scelto tra i 100 inviati al concorso internazionale di architettura. L’esterno minimalista è rivestito con alette di vetro e maglia di rame. Serigrafata sul vetro è la parola Polin, in caratteri latini ed ebraici. La caratteristica principale dell’edificio è il suo ingresso simile a quello di una caverna. La sala principale forma un alto muro ondulato. Lo spazio vuoto è il simbolo delle crepe nella storia degli ebrei polacchi. Simile nella forma anche a una gola, che potrebbe essere un riferimento al passaggio del Mar Rosso raccontato nel libro biblico dell’Esodo. Il museo è di quasi 13 000 metri quadrati. Al livello più basso, nel seminterrato dell’edificio inizia il percorso della mostra principale sulla storia degli ebrei dal Medioevo ai tempi moderni. L’edificio del museo ha anche un auditorium polifunzionale con 480 posti, sale per esposizioni temporanee, un centro di formazione, una zona per la documentazione, una sala giochi per bambini, caffetteria, un negozio, e un ristorante casherut.

Dal momento che il museo presenta l’intera storia degli ebrei in Polonia, non solo il periodo sotto l’occupazione tedesca, il progettista ha voluto evitare somiglianze con musei dell’Olocausto esistenti (come il Museo ebraico di Berlino e il museo Yad Vashem di Gerusalemme che abbiamo visitato e che sono effettivamente totalmente centrati sull’Olocausto) che hanno austere strutture in cemento armato. Gli architetti hanno scelto per il museo i colori della sabbia, dando una sensazione più “accessibile”. Ovviamente la visita è lunga e coinvolgente e alla fine ci sediamo nella caffetteria, ambiente veramente piacevole, per un Winter the fantastico. Ci stanno pure girando un film! Usciti facciamo un po’ di foto al Monumento proprio di fronte e riprendiamo il 180 per andare a prendere la metro. Facciamo anche un cambio linea M1 per M2 per andare al “Mostro” visto che sta uscendo un po’ di sole e vorremmo salire all’osservatorio del 30esimo piano.

Entriamo e facciamo il biglietto senza nessuna coda e saliamo con l’ascensore. La vista è molto bella sia sui grattacieli vicini che in generale verso la città vecchia di cui si vede la chiesa e qualche torre. Sostiamo fino alle prime luci accese e le foto valgono la candela. C’è anche una macchinetta dove ci si può fare la foto da soli tipo quella famosa degli operai sulla trave del grattacielo di New York. Ci proviamo, si paga con la carta ed è un po’ incasinata e c’è un po’ di coda. Comunque ce la facciamo. Scesi, ci fermiamo al mercatino sottostante, direi migliore rispetto a quello della città vecchia, e troviamo anche i mattarellini decorati per dolci a prezzo più basso rispetto a Cracovia dove tutto era più caro.

C’è anche un’immensa ruota panoramica e un grandissimo albero con le palle-poltroncina che girano e ci si può sedere dentro. Non l’avevo mai visto! Tutt’intorno vasta zona commerciale con negozi di tipo internazionale, fra cui un bellissimo Uniqlo che ci facciamo (a Bologna non c’è!) e c’è pure Tiger (che a Bologna invece c’è!). Alla fine decidiamo di riprendere la metro (bella, efficiente, pulita e frequentissima) e tornare al centro commerciale di ieri sera per rimangiare nel self service a peso ottimo e a buon prezzo. Infatti mangiamo benissimo, ci giriamo anche un po’ di negozi e ci rifacciamo pure il gelato belli accomodati al calduccio. Tornando nella nostra zona giriamo un po’ la strada reale animatissima e becchiamo una sorta di vecchia osteria con 3 shottini al prezzo di due e non ci pare vero. Entriamo, ambiente incredibile, gente di tutte le età da vecchietti a coppiette tutti con birre e bicchierini vari che chiacchierano e ridono. Ci facciamo shottini di Jagermeister e ciliegino e ridiamo pure noi. Ultima sera, ahimè domani si torna!

Giorno 7 – Varsavia e Modlin

Sveglia al solito prestino, colazione e sistemazione delle valigie. Usciamo facendo check out e lasciando le valigie gratuitamente in stanza chiusa con guardiamo e ricevuta. Cosa ottima (in altri hotel ci è capitato di dover pagare per degli armadietti o di doverle lasciare abbandonate in mucchi a vista). Oggi è la giornata di Chopin. Il museo apre ovviamente alle 10 così decidiamo di prendere sempre il fidato 180 ma nella direzione opposta verso il parco Lazienki per andare a vedere la famosa statua di Chopin. La statua originaria fu fatta esplodere il 31 maggio 1940 durante la seconda guerra mondiale e fu il primo monumento di Varsavia distrutto durante l’occupazione della Polonia. Il piedistallo e il basamento sono in pietra arenaria rossa e la statua in bronzo.

Lo stampo originale della statua, sopravvissuto alla guerra, rese possibile la ricostruzione del monumento, che fu collocato sul precedente sito nel 1958. Dal 1959, tutte le domeniche estive vengono eseguite, ai piedi della statua, delle performance gratuite delle composizioni di Chopin, infatti tutto intorno immerse nella vegetazione ci sono numerosissime panchine. Questo non è ovviamente il periodo giusto anche perché nella zona intorno alla statua stanno facendo lavori di sistemazione. Comunque riusciamo a vederla bene, continuiamo la passeggiata in mezzo ad alberi secolari e ambiente che fa immaginare la meraviglia che deve essere in primavera ed estate. Vediamo pure la statua di Henryk Sienkiewics, autore di Quo vadis? che per quest’opera ebbe pure il premio Nobel nel 1905. La sua tomba è nella cripta della chiesa di San Giovanni nella città vecchia. Facciamo anche un piacevole incontro con vispissimi scoiattoli. Riprendiamo il 180 e andiamo al Museo Chopin. L’edificio è molto bello e l’interno ristrutturato ed allestito benissimo. Ospita la più grande collezione mondiale su Fryderyk Chopin con oltre 7500 pezzi di grande valore. Da notare il suo ultimo pianoforte, manoscritti autografi, oggettistiche personali, quadri e il racconto della sua vita e le sue frequentazioni, fra cui l’amica/amante George Sand. Notevolissima la parte del sotterraneo allestita con numerose postazioni audio individuali e la possibilità di ascoltare in cuffia tutto il suo repertorio scegliendo dallo schermo touch. Assolutamente da vedere anche per i non amanti della musica classica.

Torniamo sulla strada reale, un bel caffè in un bar libreria che ha anche un grande tavolo comune in legno massiccio molto accogliente e curatissimo nel servizio. Poi assistiamo alla lavorazione di caramelle colorate molto particolari con negozio annesso al laboratorio. Infine ci cerchiamo un ristorante per l’ultimo pranzo. Zuppa nel pane fantastica e ovviamente pierogi. Un locale veramente piacevole. Torniamo in albergo e riprendiamo le valigie e a piedi raggiungiamo la stazione e prendiamo il treno per Modlin. È strapieno ma riusciamo a sederci però molto oppressi da zainetto piumino trolley e marea di gente. E’ anche molto caldo. Il treno fa un sacco di fermate e solo verso la fine si svuota sensibilmente, una vera tradotta, ma forse è l’orario pomeridiano del venerdì. Arrivati a Modlin, stazione sperduta nel nulla, per attraversare il binario bisogna fare un ponte con mega scala ma per fortuna un po’ nascosti scorgiamo gli ascensori. Usciti troviamo il pullman già strapieno pure lui e ci facciamo il tragitto in piedi aggrappati con percorso sconnesso. La tratta è lunghetta e quando arriviamo all’aeroporto scopriamo che è proprio un nulla. Un piccolo negozietto dove compro un boccale con scritto Varsavia per simulare quello da mercatino di Natale che non ho trovato. Pago con la carta perché abbiamo finito gli szloti al ristorante (abbiamo sempre cambiato nei Kantor in giro per la città) e entriamo. Sono severissimi ci controllano tutto, niente liquidi e niente acqua all’interno per le borracce. Dobbiamo comprarci l’acqua alle macchinette. Praticamente 3 gate in croce e un piccolo duty free senza neppure i souvenir. Una tristezza incredibile. L’aeroporto più scarso, e con Ryanair ne abbiamo fatti un tot! Volo in leggero ritardo e all’imbarco vogliono vedere il documento.

È stato un viaggio bellissimo e molto interessante e lo spostamento in treno una variante che già abbiamo sperimentato in altri viaggi (Berlino Dresda Lipsia Amburgo, Bucarest Brazov, Danzica Sopot, Alicante Murcia) e che permette di allargare la visita uscendo dallo schema della meta unica pur senza noleggiare la macchina.

La Polonia e i polacchi ancora una volta ci hanno convinto. Persone serie, alle volte non simpaticissime, ma sempre pratiche ed efficienti. Luoghi e cose da visitare interessanti e per tutti i gusti. Cucina non variatissima ma gustosa. Bellissimi i bar e i ristoranti di qualsiasi categoria sempre accoglienti e piacevoli che invitano a restare. Mezzi di trasporto capillari ed efficientissimi. Costi contenuti di certo inferiori a quelli nostrani. Poi, a parte Cracovia un tantino rovinata dall’overtourism, atmosfera un po’ da tempi passati, piacevole, rilassata, senza angosce e fretta, e soprattutto un’aria di tranquillità, anche girando di sera non ti senti mai in pericolo. Come se la modernità fosse arrivata (tutti coi cellulari e pagamenti prevalentemente elettronici anche sui mezzi di trasporto) ma non avesse ancora preso la mano.

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