Templi, ponti e birra: la “bellezza semplice” di Dublino, una città a misura di turista e perfetta a tutte le età

È tempo di partire per l’annuale breve vacanza con il gruppo di colleghi, ex colleghi, parenti ed amici e quest’anno la prescelta tra le due mete proposte a gennaio scorso è stata Dublino, la capitale dell’Irlanda. Per me, organizzatore e trainer del gruppo, è la prima volta in assoluto che mi cimento sia per una città dove sono mai stato sia nel gestire un gruppo veramente grande, visto che siamo ben diciassette persone. Ho, quindi, fatto partire subito la macchina organizzativa prenotando un volo Ryanair da Bergamo e uno Aer Lingus da Napoli per il periodo 11 – 14 ottobre, accompagnati subito dalla prenotazione dell’albergo (trovar posto a diciassette persone in un unico luogo non è proprio una passeggiata). A febbraio, comunque, tutto è stato pianificato mentre a fine settembre è stata completata la preparazione con l’acquisto dei biglietti per i monumenti da visitare e i transfert da/per l’aeroporto. Siamo pronti e il gruppo, così, si è mosso alla volta di Dublino.
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Diario di viaggio a Dublino
Giorno 1 – Ponti, portali e musei
Levataccia mattutina per tutti in quanto il nostro volo parte alle 10.10: il pullman prenotato presso la nostra agenzia di noleggio è puntuale e, dopo aver prelevato tutti ai punti di raccolta, parte celere, arrivando così in aeroporto giusto in tempo per farci imbarcare le due valigie da stiva, fare i controlli e la colazione prima dell’imbarco. Puntuale, il volo decolla e dopo due ore e trenta circa atterra a Dublino, dove un cielo plumbeo ma senza pioggia ci accoglie. Ritirati i bagagli da stiva, ci fiondiamo all’appuntamento con i tassista il quale già ci attende all’uscita: il simpatico signore poco ha di irlandese ma, con professionalità, ci conduce al nostro hotel attraversando la trafficata città.
Il Beresford Hotel è situato proprio di fronte il terminal bus da cui partono gli autobus a lunga destinazione e vicino alla fermata tram di Busáras: si tratta di un discreto tre stelle, che ospita un bar e un’ampia hall. Alla reception, il concierge ci distribuisce i badges per le camere e ne prendiamo subito possesso per sistemare le valigie e darci una prima rinfrescata, nell’attesa che arrivino anche le nostre amiche da Napoli. Dato che è ora di pranzo, ci rechiamo tutti al Ryan’s Bar, proprio adiacente all’albergo, dove ordiniamo il cibo e il primo giro di birra in terra irlandese: sebbene l’attesa sia un po’ lunga, alla fine ci arrivano buoni panini, saporite zuppe e i primi fish and chips.
Dopo pranzo, sempre per attendere l’arrivo delle nostre amiche (il loro volo è previsto per le 14,10 ed ha già una mezz’oretta di ritardo), ci incamminiamo per le prime visite. Appena svoltato l’angolo, ci troviamo al cospetto della Custom House, un edificio in stile neoclassico adibito ora a ufficio governativo: si tratta dell’ex palazzo della dogana ed è particolare in quanto ricco di statue e decorazioni. Dalla solita guida che preparo per l’occasione, leggo che queste sono allegorie che rappresentano l’Abbondanza, l’Industria, Nettuno, Mercurio, la Speranza e i fiumi dell’isola. Proseguiamo lungo il lungo fiume (Dublino è attraversata dal Liffey, un corso d’acqua dalla discreta portata) dove incontriamo il Famine Memorial, un gruppo di figure inquietanti che non sono altro che le statue della Carestia. Infatti, si commemora così il più grande disastro della storia irlandese, quando l’Irlanda, a metà del 1800, perse più di un milione di cittadini a causa della fame.
Di fronte è situato EPIC – The Irish Emigration Museum ovvero il Museo dell’emigrazione irlandese, un museo interattivo ricco di informazioni sulla storia dei migranti irlandesi, di cui apprezziamo esternamente la location: dobbiamo ricordarci che siamo ai Docklands, i vecchi magazzini del porto ora restaurati e riattati a sede di musei ed imprese nazionali ed internazionali (tra le tante, anche Google). Un po’ più avanti, troviamo ormeggiata una nave e scopriamo che si tratta di una riproduzione approssimativa della Jeanie Johnston, la quale trasportò molti irlandesi in America durante la grande carestia. Già da questo punto iniziamo ad intravedere meglio il Samuel Beckett Bridge, un moderno ponte progettato da Calatrava, il quale ha la forma di un arpa, simbolo dell’Irlanda: a vederlo è molto bello e dalle linee eleganti. La guida ci dice che, oltre la forma, una particolarità è che il ponte per intero ruota su un unico perno posto nel fiume al fine di aprirsi e permettere il passaggio delle navi. Lo attraversiamo e raggiungiamo così l’altra sponda, percorrendo a ritroso la riva opposta e godendo del bel panorama sul ponte e sulle nuove o ristrutturate costruzioni. Ci fermiamo alla piccola chiesa cattolica del Cuore di Maria, che si nasconde tra i moderni palazzi: costruita subito dopo la costituzione della Repubblica, ha un interno molto carino, tipico degli inizi del secolo scorso.
Proprio mentre visitiamo la chiesa, le nostre amiche di Napoli ci comunicano che sono arrivate in hotel: usciti, ritorniamo verso lo stesso attraversando un altro ponte, il Ponte di Talbot, dedicato ad un famoso personaggio storico irlandese. Dieci minuti di cammino e rientriamo, dove incontriamo le ultime due componenti: il gruppo ora è costituito e possiamo riprendere le visite tutti insieme. Ci dirigiamo, così, verso O’ Connell Bridge, dove giungiamo dopo una passeggiata di appena dieci minuti: ci troviamo fermi ad un punto cruciale, che eleggiamo come luogo di riferimento per rientrare in albergo. Il ponte, infatti, collega la zona nord e il grande viale omonimo al centro storico: da lontano si intravedono il Trinity College e le vie che portano al quartiere Temple. Il ponte fu costruito nel XVIII secolo in pietra e granito ed abbellito con archi e lampioni e prende il nome dal politico Daniel O’Connell, una figura importante della storia irlandese. Affacciandoci dalle balaustre, notiamo le decorazioni con i cavallucci mentre la testa scolpita sulla chiave di volta di una delle arcate che formano il ponte simboleggia il Liffey. Sul lato nord, proprio davanti al ponte, si erge il monumento commemorativo in bronzo dedicato proprio a Daniel O’ Connell, che fu un politico nazionalista irlandese che si battè per l’indipendenza e per i diritti dei cattolici durante il XVIII secolo. Particolare è il grande piedistallo di granito sormontato dalla figura in bronzo che lo rappresenta, circondata inferiormente da un fregio in bronzo raffigurante persone d’Irlanda in altorilievo, con circa trenta figure che simboleggiano la Chiesa, le professioni, le arti, i mestieri e la classe contadina irlandese. Dalla guida leggiamo che la figura centrale del fregio calpesta delle catene, punta verso l’alto e tiene nella mano sinistra l’Atto di Emancipazione Cattolica del 1829 mentre sotto, su una base quadrata di granito, sono sedute quattro vittorie alate, figure in bronzo di grandi dimensioni che rappresentano Patriottismo, Coraggio, Eloquenza e Fedeltà. Inoltre, il monumento dava le spalle a quello dell’ammiraglio Nelson, ora scomparso, a mo’ di sfregio.
Dopo la lettura delle informazioni sul mastodontico complesso bronzeo e granitico, ci incamminiamo nell’affollata O’ Connell street, su cui si affacciano moltissimi negozi anche di grandi marche sia su di essa che nelle adiacenti vie. Proprio a metà strada, incontriamo la mole del General Post Office o GPO, un edificio neoclassico che ospitava la posta centrale. Eretto a simbolo della lotta all’indipendenza irlandese, divenne il quartier generale dell’insurrezione di Pasqua 1916 e fu anche teatro dei combattimenti della guerra civile del 1922 (sul colonnato sono ancora presenti fori di proiettili sparati). All’interno dell’edificio ha sede un centro visitatori interattivo che esplora tutti gli aspetti della rivolta del 1916. Proprio di fronte, nel centro della strada, si erge il “Monument of Light” (Il Monumento alla Luce), il vero nome di quello che tutto chiamano “The Spire” che, con i suoi 120 metri di altezza, è la scultura più alta del mondo realizzata in acciaio inossidabile. La guida ci dice che fu subito chiamato così (tradotto: l’ago) proprio per la sua forma: la sua base ha un diametro di 3 metri mentre la punta si assottiglia fino a soli 15 centimetri. Costruito nel 2003, ha occupato il posto del monumento all’ammiraglio Nelson distrutto da un attentato nel 1966. Tra le sue caratteristiche c’è che è visibile da vari punti della città, nelle giornate limpide riflette la luce naturale creando giochi visivi unici e, di notte, la sua punta è illuminata da una serie di luci LED che rendono il monumento visibile anche a chilometri di distanza. Ovviamente foto e riprese video qui si sprecano. Porto il gruppo all’angolo con N Earl street perché ho letto che ci sono due simpatiche chicche ed infatti troviamo la statua bronzea di James Joyce, ritratto con la sua mise da passeggio mentre pare fare una piccola sosta guardando in direzione dello Spire, e il Portal of Dublin, una sorta di schermo rotondo in continuo collegamento con varie città. Ovviamente quest’ultimo attrae tutti di più e davanti ad esso ci sbracciamo e salutiamo le persone che sono on line: prima compare la diretta di quello situato a Philadelphia (U.S.A.), poi ci compare la sera di Vilnius (Lituania) ed infine vediamo anche quella da Lublino (Polonia). Praticamente, è il quarto portale di una rete globale di sculture identiche che, essendo tutte situate nello spazio pubblico, offrono una diretta streaming in tempo reale e senza filtri 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Visto che è pomeriggio inoltrato, decidiamo di rientrare in albergo al fine di concederci un riposino, sistemare i bagagli e prepararci per la cena, e ci si concorda di incontrarci nella hall alle 20. Ed infatti, alle 20 precise, siamo pronti per recarci a cena e partiamo dirigendoci verso il pub Madigan’s O’ Connell Street, dove ho prenotato una tavola per tutti noi. Giunti con una passeggiata di un quarto d’ora, troviamo un locale che si presenta come il classico pub irlandese: ci sono stati riservati due tavoli e il menù si presenta invitante. Tra le scelte, i fish & chips, lo stufato di manzo, una zuppa di verdure e la torta del pastore (che, personalmente, ho apprezzato tantissimo). Dopo cena, ci mescoliamo alla folla del sabato sera e ci lasciamo portare verso il quartiere Temple, situato proprio subito dopo il ponte O’ Connell: attraversiamo le trafficate vie, seguiamo il lungofiume e poi entriamo nelle stradine che ci portano sulla Fleet street, la strada principale piena di locali di ogni genere: musica a manetta esce da ognuna di loro; folle di persone gironzolano da un luogo all’altro e il divertimento sembra riempire l’aria e il luogo. Passeggiando in questa baraonda, arriviamo al cospetto di The Temple Bar, il celebre locale di Dublino: c’è un caos pazzesco da sabato sera, il palazzo che l’ospita (come il locale stesso) è già bardato per il Natale e l’aria che si respira è di puro divertimento dal sapore di birra irlandese. Dopo qualche foto e un giro di canzoni, rientriamo stanchi in albergo per un degno riposo.
Giorno 2 – St. Patrick Cathedral, Trinity College
Facciamo colazione in una sala già addobbata per Halloween per poi ritrovarci nella hall e partire alla volta del centro storico della città e dei suoi monumenti. Attraversiamo l’ormai noto ponte e ci inoltriamo lungo Westmoreland street per poi svoltare subito in College Green, che percorriamo fino in fondo: all’incrocio dove sorge la Christchurch Cathedral giriamo a sinistra e scendiamo per Patrick street fino a raggiungere la prima meta del nostro giro, ossia la St. Patrick Cathedral o Cattedrale di San Patrizio. La scelta di iniziare proprio da qui le visite è dovuta al fatto che solo per le 10 del mattino ho trovato i biglietti d’ingresso che, per i gruppi, è obbligatorio prenotare tramite e-mail. Comunque siamo giunti in tempo e possiamo così accedere all’interno della mastodontica mole della prima chiesa di Dublino e dell’Irlanda. Prima che ognuno si scarichi la propria personale audioguida, leggo dalla solita guida che la Cattedrale di San Patrizio è la Cattedrale nazionale della Chiesa anglicana d’Irlanda e sorge, secondo la tradizione, lì dove il Santo, nel V secolo, battezzò i capiclan celti. Seppur danneggiata e rimaneggiata nel corso dei secoli, la Cattedrale è arrivata abbastanza indenne ai nostri giorni, soprattutto la sua struttura che trova base nello stile gotico primitivo inglese. L’impressione comune che abbiamo provato è che, entrando, siamo stati accolti da un ambiente magnifico e monumentale, con soffitti a volta, vetrate istoriate e pilastri scolpiti. Per avere migliori notizie, ci mettiamo ad ascoltare col cellulare le audioguide scaricate, le quali ci raccontano della presenza di numerosi elementi storico-artistici di grande interesse come il battistero, che conserva un pavimento con mattonelle originali del XII secolo e una fonte battesimale medievale in pietra, tanti busti che adornano i monumenti sepolcrali, le placche e le targhe posti per commemorare i benefattori della chiesa che sono stati arcivescovi e personaggi famosi della storia irlandese: tra questi il busto di Jonathan Swift nella navata (lo scrittore dei famosi “Viaggi di Gulliver”). Seguendo le direttive dell’audioguida, scopriamo all’inizio della navata centrale una croce su una lastra di pietra che segna la posizione in cui si trovava il pozzo di san Patrizio e ammiriamo il coro, dove fino al 1871 avveniva la cerimonia dell’investitura dei cavalieri dell’Ordine di San Patrizio.
Terminata la visita, ci ritroviamo tutti ed usciamo dal complesso per fermarci nell’adiacente parco omonimo, dove facciamo una foto di gruppo con la mole della Cattedrale come sfondo per poi proseguire in questo ameno luogo che, oggi, ospita un simpatico mercatino di stampo rionale. Usciamo su Bride street e ci incamminiamo verso la nostra prossima meta, la cui prenotazione per l’ingresso è proprio a mezzogiorno: attraversiamo alcune strade come Goden Lane e Augier street e ci inoltriamo nel dedalo di abitazioni e vicoli del centro, portandoci proprio in St. Andrew street davanti l’alta mole dell’omonima chiesa. Ci fermiamo non solo per ammirare la sua struttura gotica (la chiesa è chiusa per restaurazione) ma anche perché davanti trova sede la celebre statua in bronzo di una pescivendola chiamata Molly Malone, protagonista di una famosissima canzone irlandese. Ovviamente le foto con le prosperose forme della “signora” si sprecano e, nel frattempo, leggo dalla guida che la vita di questa donna sprofonda nella leggenda, che la vuole di giorno venditrice di “mussels and cockles” (vongole e molluschi freschi) e di notte prostituta. A lei è anche dedicata la ballata “Molly Malone” che pare sia l’inno non ufficiale della città di Dublino.
Fatte foto e video, usciamo su College Green proprio davanti la mastodontica facciata del Trinity College, il cui ingresso principale vanta un magnifico arco frontale e un portale di legno il quale dà accesso all’interno, dove entriamo seguendo il flusso incessante delle persone. Quello che ci si para davanti è un enorme piazzale, cuore della celebre Università: ci troviamo, così, nella piazza del Parlamento col campanile al centro e fiancheggiata da edifici di stile georgiano in pietra con portali ad arco e colonne doriche. Dietro, si apre il campo verde della Library Square mentre particolare è la statua di George Salmon, un matematico e teologo che divenne prevosto (direttore) nel 1888: sotto di essa tutte le neolaureate si fanno la foto in quanto Salmon si oppose fermamente all’ingresso delle donne nell’Università, cosa che è poi avvenuta nel 1904. Ci portiamo proprio davanti l’orologio e inizio ad elencare gli edifici che compongono il campus universitario così come li riporta la guida, ammirando nell’ordine: la cappella cristiana, dove possono essere celebrati solo matrimoni cristiani e solo da un ministro ordinato di una delle principali chiese cristiane; subito dopo, la Trinity Dinning Hall, un edificio del XVIII secolo con interni luminosi, soffitti alti e pareti rivestite in legno che ospita la mensa degli studenti ed una serie di ristoranti; segue il Graduates Memorial Building, in cui ci sono le stanze per gli studenti; l’East Teather, sede ora di alcuni dipartimenti universitari; la Reading Room, la sala di lettura del complesso, ed infine la Old Library, l’enorme biblioteca che racchiude circa 200.000 tra libri e testi antichi e di cui il più famoso è il Book of Kells.
Per visitare il celebre libro seguiamo le indicazioni, che ci portano ad un ingresso dietro la Old Library: distribuiti i biglietti, entriamo subito in una sala dove scarichiamo l’audioguida che ci aiuterà a comprendere cosa stiamo visitando. Da qui seguiamo, infatti, un percorso in cui viene spiegato cosa sia il libro, quale storia c’è dietro la sua creazione, che tecniche decorative e quali stili sono stati utilizzati, il significato della simbologia presente e, infine, il motivo per cui è stato creato. Alla conclusione, apprendiamo che il “Book of Kells” è un antico manoscritto medievale miniato contenente i quattro Vangeli in latino: considerato un capolavoro dell’arte celtica, è accompagnato da note introduttive ed esplicative, corredate da numerose illustrazioni e miniature riccamente colorate che combinano iconografia cristiana e motivi celtici e zoomorfi. Dopo queste spiegazioni illustrate e coadiuvate dall’audioguida, entriamo in una stanza buia in cui si trova un cubo di vetro che contiene il libro aperto su due pagine (ogni giorno ne girano una): la bellezza di questo oggetto storico è veramente fenomenale. Usciti dalla stanza, saliamo uno scalone di legno che conduce ad una porta aperta sulla Old Library: sebbene gli scaffali siano vuoti (sta per iniziare il restauro di questo luogo), il fascino che emana il luogo è davvero strabiliante, anche perché la scenografia che si apre è bellissima, con tutte statue poste lungo i muri, gli alti scaffali in legno e un enorme mappamondo che gira sospeso. Alla fine, usciamo dalla Old Library e ci rechiamo al The Book of Kelly Experience, ospitato in un prefabbricato, dove assistiamo ad una riproduzione storica digitale del libro e della sua epopea fino ai giorni nostri.
Finito lo show mediatico, ci accorgiamo che è l’ora adatta per pranzare e quindi, dopo aver cercato velocemente su internet un posto che possa ospitarci, ci incamminiamo sulla Grafton street fino a Bewley’s Oriental Café, in cui pranziamo velocemente con dei buonissimi panini di vario genere. Dopo la desiderata e gradita sosta, proseguiamo lungo l’affollata arteria, considerata la via principale di Dublino, e arriviamo alla fine, lì dove si incontra con King’s street e con St. Stephen Green: proprio su questo incrocio si apre l’ingresso al St. Stephen Green Shopping Center e all’omonimo parco. Accediamo a quest’ultimo tramite l’Arco dei Fucilieri, un arco commemorativo neoclassico in onore dei fucilieri reali caduti nella II guerra boera, e alla sua sinistra troviamo l’obelisco di Jeremiah O’ Donovan Ross, che dedicò la sua vita a lavorare per l’istituzione di una Repubblica irlandese indipendente. Proseguendo dritto a destra incontriamo la statua di Robert Emmett, altro patriota irlandese, mentre la statua successiva è dedicata a Lord Arthur Edward Guinness, Barone d’Ardilaun, che era un filantropo e un politico: fu lui a sistemare e rendere pubblico a tutti il parco. Davanti, in una fusione di bronzo contorta, c’è il memoriale al grande poeta William Butler Yeats. Proseguendo, sbuchiamo al centro del parco, che si presenta organizzato con fontane ed aiuole colorate da tantissimi fiori e cespugli di piante. Prima di lasciare il centro del parco, troviamo un suggestivo busto in bronzo della contessa Constance Markievicz, rivoluzionaria, suffragetta e prima donna irlandese eletta al Parlamento britannico. Proseguiamo sul sentiero alla sua destra ed arriviamo alla Fontana delle Tre fate, dono della Germania per ringraziare l’Irlanda per l’aiuto offerto ai bambini tedeschi dopo la Seconda Guerra Mondiale. Continuando ancora, giungiamo al Memoriale della Grande Carestia dove, tra le fronde degli alberi vicini, fanno capolino due veloci scoiattoli. Usciamo dal parco e ci inoltriamo in Merrion Row, per poi svoltare subito su Merrion St Upper e proseguire dritto, passando davanti la sede del Primo Ministro irlandese e sbucando su Merrion Square Park: ci troviamo proprio nel cuore georgiano di Dublino, fatto di giardini curati, aiuole sgargianti, facciate dalle stupende decorazioni, piatte e austere e ovviamente le famose porte dai colori vivaci nonché le lunette a ruota di pavone, che fotografiamo immediatamente entrati nell’ampio spazio. Ci fermiamo davanti l’ingresso della National Gallery of Ireland, un magnifico edificio che ospita una bellissima pinacoteca, mentre affianco possiamo ammirare la Leister House, un ex palazzo ducale del 1745 che ora ospita il parlamento irlandese, sia la Camera bassa che il Senato. Entriamo quindi nel parco, recandoci subito all’Oscar Wilde Memorial Sculpture, una collezione di tre statue che commemora il poeta e drammaturgo irlandese Oscar Wilde: la statua che lo rappresenta è montata su un grande masso di quarzo, in posa da sdraiato e con un’espressione beffarda. Particolare è che, essendo stata creata con diverse pietre, è composta di colori diversi. Davanti, due pilastri ospitano altrettante statue, di cui una rappresenta la moglie incinta e nuda di Wilde, Constance Lloyd, mentre l’altra è un torso maschile che rappresenta Dioniso, il Dio greco del dramma e del vino: noi ci divertiamo a tradurre le iscrizioni basate su delle poesie di Wilde scolpite su di esse. Usciti dal parco, prendiamo la Clare st e, dopo una passeggiata di una decina di minuti, siamo di nuovo all’incrocio di Grafton street con King’s street: qui lascio liberi i miei compagni di viaggio, di cui una parte si va a perdere nei negozi della Grafton street, mentre altri preferiscono riprendere la strada dell’albergo. Prima di separarci, concordiamo di trovarci nella hall per le 20.
Più tardi, come da appuntamento, siamo tutti pronti e andiamo a cenare presso un pub che ho già prenotato dall’Italia ma che il nostro receptionista, senza saperlo, ci ha consigliato all’arrivo: The Celt, situato a pochi minuti di passeggiata in Talbot street. Sebbene sia domenica, il locale trasborda di gente ma noi abbiamo una bella tavolata lunga a nostra disposizione da cui ordiniamo ottimi boccali di birra, squisite pietanza e porzioni di brownie degne di un applauso. Ad allietare la serata, tre bravi musicisti suonano tipiche melodie irlandesi. Per digerire, dopo, facciamo una passeggiata su O’ Connell street e poi andiamo a dormire.
Giorno 3 – Christchurch Cathedral, Temple, Dublin Castle
Sebbene il cielo sia plumbeo dal nostro arrivo e il Sole abbia mai fatto capolino, non piove e le temperature sembrano essere alquanto accettabili. Su questa prospettiva, dopo la colazione, partiamo per completare le prossime visite. Ritorniamo al ponte (ormai nostro punto di riferimento) e proseguiamo lungo Bachelors Walk, il lungofiume sulla riva sinistra del Liffrey fino all’Ha’penny Bridge, un ponte in ghisa costruito nel 1816 ora diventato un’emblema della città: il suo vero nome è Liffey Bridge e fu costruito per collegare le due rive, fino ad allora unite da un servizio di traghetti. Il soprannome si deve al pedaggio di mezzo penny (half penny) che veniva richiesto per il transito ma ora, noi, lo attraversiamo gratis. Proseguiamo sul lungofiume della riva destra, il Wellington quay, fino al Grattan Bridge, dove ci fermiamo per ammirare i colorati pannelli del Sunlight Chambers – un eclettico edificio i cui pannelli decorativi raccontano la storia… dell’igiene e il cui nome lo si deve ad un sapone – ed ammirare da lontano le Four Courts (ossia le “Quattro Corti”), un elegante palazzo situato sulla sponda nord del Liffey che ospita i Tribunali supremi in Irlanda e la cui cupola azzurrina di notevoli dimensioni appiattita, è visibile da tutta la città.
Risaliamo per Parliament street e sbuchiamo proprio di fronte la City Hall, il palazzo in stile georgiano che ospita il Municipio, per svoltare poi a destra ed arrivare in breve davanti la grande mole della Christ Church cathedral o Cattedrale della Chiesa di Cristo, una delle più grandi chiese d’Irlanda. Ci portiamo davanti l’ingresso e leggo dalla guida che è una chiesa nata in epoca normanna ma largamente ricostruita nel tardo Ottocento, a causa delle drammatiche condizioni in cui si trovava, ed è uno dei pochi edifici rimasti della Dublino medievale. Inoltre, fu qui che San Patrizio iniziò a battezzare i primi cristiani convertiti circa 1500 anni fa, dove un tempo si trovava un pozzo. Lascio il gruppo giusto in tempo per ritirare e pagare i biglietti prenotati e poi entriamo tutti nella Cattedrale, scaricando subito l’audioguida che ci accompagnerà nella guida. Grazie anche alla brochure dataci all’ingresso in italiano, iniziamo a visitarla partendo dalla grande navata, di cui ci colpisce il particolare pavimento (sono disegnati all’interno dei monaci lupi), per poi passare nelle cappelle laterali, tra cui quella che ospita la reliquia di San Lorenzo O’ Toole. I nostri apprezzamenti sono rivolti anche alle bellissime vetrate e ci colpisce pure la tomba di Strongbow, che contiene il corpo di re Richard, conquistatore d’Irlanda. Proprio mentre ci accingiamo a scendere nella cripta, un coro inizia a cantare e ci fermiamo ad ascoltare l’esibizione, adatta proprio all’atmosfera della chiesa. Apprezzata la piccola parentesi musicale, scendiamo nella vasta cripta sotterranea, di cui veniamo a sapere dall’audioguida che ai tempi del Medioevo ospitava un mercato e delle locande. Ora, però, ospita il Tesoro della Cattedrale, tra cui manufatti in argento e antichi manoscritti, fra i quali il più prezioso è la Magna Carta Hiberniae. Risaliti, usciamo da questo interessante luogo e concludiamo la visita nell’adiacente giardino, in cui spiccano alcune statue come il Gesù senzatetto.
A questo punto decidiamo di inoltrarci nel vicino Temple, il quartiere più famoso di Dublino, pieno di bar e pub, e che prende il nome dal famoso pub situato proprio al centro: camminiamo lungo Essex street, su cui si affacciano molti locali di vario genere. Si possono, infatti, contare tantissimi pub e birrerie ma nel quartier, comunque, ci sono anche molti negozi di antiquariato, di musica, d’arte e librerie. Ci fermiamo davanti il famoso Temple Bar, dove facciamo anche una capatina all’interno e scattiamo foto e video (oltre ad una band che suona, c’è anche una statua di James Joyce affiancata da un Babbo Natale!). Ovviamente è ora di pranzo e si deve decidere dove poterci fermare: dopo una ricerca affannosa, trovo posto per tutto il gruppo da Thunder Road Café, dove la gentilissima direttrice di sala mette a disposizione un intera piattaforma di tavoli tutta per noi e, finalmente, possiamo pranzare con ottimi panini circondati da mirabilia e artefatti americani. Ne usciamo davvero soddisfatti e ci incamminiamo verso la nostra prossima ed ultima meta risalendo College Green ed entrando nella piccola via prima del City Hall che ci porta all’ingresso del Dublin Castle. Ho acquistato i biglietti per la visita di questo palazzo storico ed avendo ancora un po’ di tempo prima di entrare, ne leggo al gruppo la storia: costruito all’inizio del XIII secolo sul sito di un insediamento vichingo, il Castello di Dublino è stato per secoli il quartier generale dell’amministrazione inglese, e in seguito britannica, in Irlanda. Nel 1922, fu ceduto al nuovo governo irlandese ed oggi è un importante complesso governativo e un’importante attrazione turistica. All’interno si possono visitare gli Appartamenti di Stato (con una delle più importanti sale di rappresentanza del paese), la Torre Medievale del XIII secolo, la Cappella Reale neogotica e gli Scavi Vichinghi, che contengono i resti delle fondamenta normanne. La Torre Medievale, che ammiriamo anche esternamente, è una delle parti più antiche, intatte e importanti della città di Dublino sopravvissute fino ad oggi e risale alla prima metà del 1200. Su queste premesse, ci avviamo all’ingresso, dove accediamo alla biglietteria e poi al primo ambiente che visitiamo, ossia l’ampio scalone che conduce al piano superiore e agli Appartamenti di Stato: anche qui scarichiamo l’audioguida ma, purtroppo, è solo in inglese quindi mi avvalgo di nuovo della guida cartacea che ho sempre con me. Davanti a noi abbiamo la Grande Scalinata imperiale, prima del suo genere a Dublino e realizzata nel 1749. Salendo, accediamo al piano in cui si apre un grande corridoio neoclassico che dà ingresso a una serie di sale di rappresentanza con vista sul cortile principale nonché agli alloggi del Viceré e della sua famiglia, con vista sui giardini del Castello. In fondo, si trova la Camera del Consiglio Privato. Entriamo poi in quattro stanze erano originariamente gli alloggi del Viceré e della sua famiglia e comprendevano la Camera da Letto di Stato, lo Studio del Viceré, la Sala da Toeletta del Viceré e il Boudoir della Viceregina: due delle stanze presentano squisiti soffitti in stucco rococò. Sciamiamo tutti insieme fino alla Sala di Apollo, che deve il suo nome alla figura del mitologico dio greco posta al centro del suo soffitto in gesso, per poi entrare nel Salotto di Stato, utilizzato principalmente dalle viceregine (le mogli dei Viceré) come salotto formale e per tenere udienze con i cortigiani irlandesi. Proseguendo, visitiamo la Sala del Trono, epicentro delle cerimonie reali in Irlanda (qui sono passati Re Giorgio IV, la Regina Vittoria e Re Edoardo VII durante le loro visite al Castello) e, quindi, accediamo alla Galleria dei Ritratti, che prende il nome dalla collezione di ritratti di viceré irlandesi appesi alle sue pareti: in effetti si tratta di una sala da pranzo, dove si tenevano le cene di Stato, che continua a essere utilizzata ancora oggi per i ricevimenti di Stato del governo irlandese: infatti è presente un tavolo da pranzo apparecchiato con cristalli Waterford e il servizio da tavola di Stato irlandese, che raffigura l’emblema nazionale, l’arpa d’oro. Dopo ci inoltriamo in altre due sale ossia la Sala Wedgwood, che prende il nome dallo schema decorativo blu e bianco che richiama i colori delle ceramiche Wedgwood e che è illuminata solo dall’alto da una piccola cupola di vetro, e la Sala Gotica, di forma circolare, che fu creata come sala da pranzo poiché si trovava direttamente sopra la cucina di Stato. Infine, entriamo nella St Patrick’s Hall o Sala di San Patrizio, che è una delle sale cerimoniali più grandi d’Irlanda: qui ammiriamo lo splendido soffitto dipinto (opera di un artista italiano) e le bandiere dell’ordine dei Cavalieri di San Patrizio, che oggi rappresenta il più importante esempio di questo genere in Irlanda. Ecco perché l’insediamento del Presidente d’Irlanda avviene qui.
Con questa sala si chiude la visita al Castello, non potendo purtroppo accedere alla Torre Medievale in quanto oggetto di un meticoloso restauro. Noi ne usciamo e ci allontaniamo ritornando davanti al Trinity College, dove una parte di noi si allontana per gli ultimi acquisti di ricordini e souvenirs mentre il resto rientra in albergo. Alle 20 ci si ritrova tutti nella hall e si parte per la cena, prenotata presso il ristorante The Church: il posto si rivela veramente spettacolare, con cibo e birra buonissime. Concludiamo l’ultimo giorno a Dublino con un meritato brindisi.
Giorno 4 – National Gallery
Giornata di partenze: subito dopo colazione, partono le nostre due amiche per Roma (raggiungeranno poi Napoli col treno); il resto del gruppo si divide, ossia una parte ha deciso di visitare la National Gallery; un’altra farà una semplice passeggiata per la città e due di noi raggiungeranno il porto.
Personalmente resto nel gruppo della camminata quindi ritorniamo verso il ponte di Calatrava con i due che andranno al porto: qui ci separiamo da loro, attraversiamo il ponte e ritorniamo indietro fino a Lombard st, che percorriamo tutta fino ad arrivare a Merrion Square; da qui, ripercorriamo a ritroso la strada fatta il primo giorno fino a St. Stephen Green e lambiamo il parco proseguendo fino alla National Concert Hall, un maestoso edificio georgiano che ospita eventi musicali. Proprio alle spalle di questo edificio c’è uno degli accessi all’Iveagh Park, uno dei tanti parchi della città: silenzioso e verde, ospita labirinti di piante, aiuole fiorite, statue di illustri irlandesi e una cascata, che diventa sfondo per le nostre foto. Da qui ritorniamo in St. Stephen Green per entrare nell’omonimo mastodontico centro commerciale, dove ci perdiamo tra negozi, scale panoramiche e un orologio stilizzato che scende dal tetto. Mentre giriamo tra in negozi, ci arriva il messaggio dell’altro gruppo, il quale ha finito le visite e così, incamminandoci lungo Grafton street, li incontriamo proprio alla fine, per poi tornare in albergo, ritirare le valige ed aspettare che il transfert arrivi all’ora concordata. Questa volta non si tratta di un unico van ma ben due i quali, anche loro celermente, ci accompagnano all’aeroporto in breve termine. Lasciata la valigia da stiva, fatti i controlli e mangiato qualcosa, ci imbarchiamo in perfetto orario e decolliamo alla volta di Bergamo. L’aereo vola tra le nuvole e, finalmente, troviamo quel Sole che ci è mancato anche se ci lasciamo alle spalle un senso di amarezza per il bel giro finito.
Consigli per vivere al meglio un viaggio a Dublino
Ovviamente si parte dal volo: con un gruppo nutrito, si può prenotare solo con Ryanair ed infatti compro i voli presso questa compagnia, pagando € 180,00 in priority per ognuno e aggiungendo due bagagli da stiva ad uso del gruppo. Le mie amiche da Napoli hanno volato con Aer Lingus in economy al prezzo di € 230,00. Anche i taxi sono stati prenotati su Booking e, grazie al mio status di Genius, ho ottenuto un piccolo sconto sui transfert. L’albergo scelto, come già scritto, è il Beresford Hotel, un tre stelle in posizione ottima, non lontano dal centro, abbastanza tranquillo e dotato di tutti in confort: le camere sono ampie; pulizia giornaliera con cambio asciugamani (se richiesto) e dal prezzo commisurato alla qualità. Noi abbiamo pagato € 280 per tre notti di pernottamento e prima colazione varia e ricca. I ristoranti e i café citati nel diario sono consigliatissimi: una cena ci è costata in media tra gli € 35-40, comprendente in genere un abbondante piatto di carne o pesce accompagnato dall’ottimo pane di soda (da mangiare col burro tassativamente), l’immancabile pinta di birra e da un dolce finale. Per gli ingressi ai monumenti, consiglio la prenotazione on line (soprattutto per il Castello e la Cattedrale, che si entra ad orari prestabiliti) mentre per gli altri, c’è la disponibilità anche al momento presso la biglietteria. I prezzi sono disponibili sui singoli siti: avendo nel gruppo una minorenne e un po’ di pensionati, ho usufruito dei vari sconti quindi, regolatevi anche in base all’età. In ultimo, per chi ama lo shopping, consiglio l’acquisto di felpe: in molti negozi ci sono offerte con sconti e con il 2×1. Dublino, comunque, è stata davvero una piacevole sorpresa.











