Praticamente sconosciuta per molti, in Italia c’è la più grande miniera di zolfo d’Europa

Giuseppe Coppola, 31 Dic 2025
praticamente sconosciuta per molti, in italia c'è la più grande miniera di zolfo d'europa

Una miniera di zolfo praticamente sconosciuta, custodita nel cuore dell’Italia. Un luogo inaspettato circondato da un paesaggio speciale, sfiorato dagli Appennini. Questo posto risale al XVIII secolo ed ha una storia molto particolare che lo ha accompagnato nel corso del tempo, tra pagine dimenticate e, come se non bastasse, sfumature leggendarie. Pare che i primi passi della miniera siano relativi al periodo che precede l’unità d’Italia: un’altra Penisola quella che fa da sfondo ai racconti del luogo in provincia di Ancona. Precisamente a Sassoferrato.

La miniera di zolfo di Cabernardi-Percozzone

Nelle Marche c’è infatti un luogo a suo modo storico ma dimenticato. Parliamo della miniera di zolfo di Cabernardi-Percozzone, condivisa dai comuni di Sassoferrato e Pergola nelle Marche, precisamente tra la provincia di Ancona e quella di Pesaro e Urbino. Pare che la miniera sia nata intorno al 1826 ma abbia iniziato la sua attività estrattiva intorno al 1860, quasi per caso. C’è una leggenda che riguarda i primi passi mossi dalla miniera ed è relativa alla storia di un allevatore che, nel tentativo di abbeverare i suoi animali da una pozza, si sia accorto dell’acqua maleodorante, chiamando a raccolta i cittadini del luogo. Da lì ebbe inizio l’estrazione dello zolfo, attività passata attraverso la Società Miniere Solfare Trezza e Albani e, successivamente, con la Società Montecatini. Una delle date certe relative alla miniera è il 1879, anno in cui è stata dichiarata ufficialmente.

Il funzionamento della miniera

Secondo gli scritti degli esperti, pare che il giacimento solfifero si sia formato già sette milioni di anni fa, durante il Miocene, dando vita a un’area estesa da Percozzone a San Giovanni. Sin dai suoi primi passi, la miniera di zolfo di Cabernardi-Percozzone occupò un ruolo importante per gli abitanti della zona e per le risorse del territorio, contribuendo alla vita degli abitanti offrendo lavoro e ricchezza fino a diventare una delle più grandi e importanti miniere d’Europa. Pur avendo conseguenze notevoli tra i lavori di estrazione, soprattutto dal punto di vista ambientale e della salute, la miniera rappresentò un autentico punto di riferimento per la provincia. I lavori di estrazione erano complicati e avvenivano attraverso la realizzazione di tracce e gallerie nel sottosuolo per raggiungere le falde poi lavorate attraverso il martello pneumatico. Parallela a questo tipo di lavoro c’era anche la realizzazione di pilastri e colonne necessari per evitare il crollo delle gallerie. Un sistema complesso che ha generato anche conseguenze notevoli, dettate dalla pericolosità del lavoro tra i processi produttivi affrontati.

Il museo della miniera Cabernardi e il Parco Archeominerario

Dopo la chiusura della miniera, nel 1992 avvenne l’inaugurazione ufficiale del Museo dedicato alla miniera di zolfo di Cabernardi: a tener vivo il ricordo di quell’epoca ci furono minerali e oggetti donati dalle famiglie del posto oltre alle fotografie antiche della miniera. Successivamente, nel 1997 nacque l’associazione culturale La Miniera Onlus, dedicata al progetto del museo. Al giorno d’oggi le persone continuano a donare al museo attrezzi di lavoro, oggetti personali e ricordi dedicati alla miniera. Al momento il museo della miniera di zolfo è chiuso temporaneamente, come comunicato dal sito ufficiale.

La visita al Parco Archeominerario

Resta visitabile invece il Parco Archeominerario che permette ai turisti e agli appassionati di attraversare i luoghi e gli impianti di estrazione dello zolfo, considerato come l’oro giallo di Cabernardi. Dopo i lavori di restauro è infatti possibile visitare le strutture fuori terra come calcaroni, forni Gill e centrale a vapore oltre al piano inclinato per il traino dei vagoni e la galleria di servizio. Per prenotare una visita guidata al Parco Archeominerario vi basterà visitare il sito ufficiale e acquistare i biglietti per le date selezionate. Il biglietto ha un costo di 5 euro per gli adulti, 4 invece per i bambini dai 7 ai 14 anni e per i possessori della card dedicata ai Musei di Sassoferrato. Ingresso omaggio invece per i bambini da 0 a 6 anni. Possibili anche visite notturne o attività dedicate a gruppi o scuole prenotabili attraverso i contatti del sito ufficiale. Le visite guidate si svolgono nei seguenti orari: da novembre a marzo di sabato alle 16 e nei giorni festivi, domenica inclusa, alle 11 e alle 16. Nel periodo da aprile a ottobre invece le visite sono in programma il sabato alle 16:30 e alle 18 mentre nei giorni festivi, domenica inclusa, alle 11, 16:30 e 18. 



Leggi ancheLeggi gli altri diari di viaggio
In evidenza