La Perla dell'Oceano Indiano

La seconda volta a Zanzibar.... Un ritorno a quello che ho sempre considerato un paradiso in terra. E le aspettative non sono andate deluse. Asante Sana Zanzibar!

  • di Tabata75
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 
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Erano anni che volevo tornarci. Il 2003 mi sembra ancora oggi così lontano. E in effetti in 7 anni sono cambiate tante cose a Zanzibar… Vi racconto il mio secondo incontro con la Perla dell’Oceano Indiano.

Il viaggio si sa, dura un po’, ma l’idea di essere diretti verso un posto pieno di amore fa passare qualunque noia! Scalo tecnico a Luxor, strano… Sarà perché voliamo in pochi, vicini vicini, con un aeroplano piccolo piccolo? Probabile.

Finalmente la mattina si atterra. Mi preparo psicologicamente all’impatto emotivo che avrò appena uscirò dall’aereo. Non mi pare ancora vero. Sono di nuovo qui, al di la dell’Equatore, in pieno Oceano Indiano. Ed ecco che l’aria umida e profumata investe il mio volto. Che caldo! E sono solo le 7.30 di mattina! Pensare che fino a poche ore fa ero nel profondo Nord Italia, in una Bolzano coperta da una coltre di neve ormai diventata grigia. Zanzibar, jambo!

Ricordavo il caratteristico aeroporto di Stone Town, una costruzione alquanto “atipica” rispetto ai nostri moderni hub europei. E il ricordo non mi tradisce, ritrovo infatti un insieme di persone, odori e rumori che danno l’idea di caos e disordine, ma che invece, a ben guardare, sono perfettamente organizzati fra loro: chi si occupa di farti attraversare la pista di atterraggio a piedi, chi di recuperare i bagagli, chi di prenderli uno a uno e passarli al collega per disporli ordinatamente sul bancale per il ritiro. Per agevolare la procedura, ci sono alcuni ragazzi che leggono il tuo nome dall’etichetta, cercando in ogni modo di farsi sentire sovrastando le urla e le imprecazioni di quei turisti che probabilmente si considerano progrediti e civili. Che ridere! Vedo i volti di alcuni signori distinti ed eleganti improvvisamente sfigurare, una signora della Borghesia Lombarda recupera il bagaglio ed esce imprecando in brianzolo. Uno spasso! Decido di attendere con calma che la ressa diradi, che fretta c’è? Pole pole! Il mio bagaglio puntualmente compare sul bancone, un ragazzo stanco e sudato chiama il mio nome, con un sorriso disarmante me lo passa. Non mi chiede nulla, mance, danaro, nulla. Grazie, gli dico. Asante sana.

Ho il cuore che batte forte, sto per entrare ufficialmente in Tanzania, ho il visto, tutto regolare… sto per rivedere dopo sette anni la mia amata Zanzibar…

Il sole è accecante, il caldo e l’umidità intensi, ho bisogno di qualche secondo per rendermi conto di quello che mi circonda. E vedo un formicaio di pulmini, jeep, taxi, auto, un brulicare di uomini indaffarati alle prese con i trasferimenti dei nuovi arrivati a destinazione. Individuato il nostro accompagnatore finalmente mi fermo, mi fermo ad osservare il cielo, le palme, la terra rossa, il gesticolare degli autisti che fra loro parlano di chissà quali cose, visto che la loro lingua per me è quasi del tutto incomprensibile. E piango. Dall’emozione. Forse dalla gioia di aver potuto rivedere questi posti ancora una volta nella vita.

Il nodo alla gola mi accompagna durante tutto il viaggio fino a Nungwi, rivedere le foreste di palme da cocco, i banani, i villaggi con le abitazioni in fango e tetto makuti, i bimbi che lungo la strada inseguono il pulmino salutando, rivedere tutto questo mi emoziona come una bambina a Natale. Il pulmino corre veloce lungo la strada asfaltata, saltella ogni tanto per le buche che incontra, si ferma ai posti di blocco della polizia. Tutto bene, si riparte. Allontanandosi dalla parte centrale dell’isola e arrivando a nord il paesaggio come per magia cambia. Non si vedono più le alte palme da cocco o i meravigliosi alberi di mango che toccano il cielo, ma una radura bassa e verde fatta di arbusti e di alberi di papaya pieni di frutti prende il loro posto. Lasciamo la strada asfaltata per un sentiero sterrato. Mai divertita tanto! I commenti dei vicini di posto sono esilaranti! “Ma dove siamo finiti?!” dicono, io gli rispondo “in paradiso signori…”

Chi dice che il paradiso deve essere fatto di comodità, agiatezza e progresso? Chi dice che il paradiso profuma di deodorante per ambienti o di Chanel numero 5? Io il mio paradiso l’ho sempre immaginato così, pieno di verità e libertà, quella verità che non nasconde le difficoltà della vita e la libertà di essere me stessa, amata o odiata per quella che sono, un posto dove il rispetto per quella terra che ti fa sopravvivere è pieno e totale. Questo è il paradiso per me. E Zanzibar incarna tutto questo, un paese dove le difficoltà esistono, dove nulla è scontato nemmeno la vita. Ma dove nessuno ha interesse a cambiarti, dove chiunque, nel rispetto degli altri, può essere se stesso con la propria dignità.

Saluto il nostro accompagnatore, siamo a destinazione, lo ringrazio anche se non sono sicura di essermi fatta capire. Lui riparte, chissà, forse lo rivedrò alla fine della mia vacanza. Jambo rafiki

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