Patrizio prova a svelare i misteri di un paese antico e di un popolo fiero.
Sul nostro sito, nel forum dedicato allo Yemen, vi fate un'idea del dibattito nato riguardo alla sicurezza. Da una parte, coloro che giustamente citano i siti istituzionali (Viaggiaresicuri o dovesiamonelmondo) che raccomandano di non andare in Yemen, evocando anche gli ultimi incidenti finiti tragicamente. Dall’altra parte coloro che – come me – in Yemen ci sono stati e si dimostrano ancora increduli, amareggiati e sconfortati di fronte a una situazione che appare incomprensibile e inspiegabile. Chi c’è stato non vuole ammettere che un Paese meraviglioso come lo Yemen sia di fatto diventato una meta proibita. A questo proposito ho ritrovato una sorta di intervista che mi fece Silvia, la "curatrice-redattrice" del nostro sito, circa 4 anni fa, che per certi effetti è ancora attuale e cerca di spiegare l’evolversi della situazione.
Silvia: Dopo aver confrontato le opinioni a tratti discordanti sul viaggio nello Yemen, ne abbiamo parlato con Patrizio: confermi di considerarlo uno dei più bei viaggi? Patrizio: Assolutamente confermo. Èstato affascinante e bellissimo, una delle esperienze più belle che ho fatto da molti anni a questa parte, quando ho cominciato con Turisti e poi Velisti per caso!
S: Molti ci scrivono, è in corso una specie di dibattito sulla sicurezza e la burocrazia... Cosa puoi dirci in proposito? P: Effettivamente qualche problema c’è stato. Gli amici che ci hanno accompagnato ci hanno raccontato però che i problemi legati ai rapimenti erano relativi, amplificati dalle informazioni che sono filtrate a suo tempo: la questione dei rapimenti si riferiva a una situazione particolare legata all’incertezza dei confini tra Yemen e Arabia Saudita in cui vagavano gruppi di beduini che in qualche modo rivendicavano una loro autonomia. Adesso comunque, già da qualche anno, il problema è radicalmente e totalmente risolto perché i confini con l’Arabia Saudita sono stati fissati e lo stato ha inasprito le pene per coloro che utilizzavano il rapimento dei turisti per sollecitare il governo ad avviare opere pubbliche. È un paese molto controllato, ci sono posti di blocco che verificano, seguono e monitorano il tragitto dei turisti, per garantire la massima sicurezza.
S: Le agenzie consigliano di non andare da soli, è una precauzione necessaria? P: Certamente lo Yemen è uno di quei paesi in cui è giusto andare accompagnati. Ho avuto una guida unica: Marco Livadiotti, un signore che vive lì da decenni e che per questo si è rivelato l’interfaccia ideale. Si tratta di una persona estremamente colta che conosce perfettamente gli usi locali, ma te li racconta filtrati da una cultura che è appunto la nostra, italiana e occidentale. Da un punto di vista organizzativo non è un viaggio da affrontare da soli...
S: Tu consigli di andarci organizzati? P: Certamente sì, perché capire lo Yemen non è così semplice: serve un interprete che sia tale sotto tutti i punti di vista, non soltanto linguistico. Serve qualcuno che ti spieghi, ti racconti e ti introduca presso i personaggi locali. La gente è disponibile e ospitale, ma si tratta di colmare in poco tempo la distanza che ci separa da una cultura millenaria, più antica della nostra.
S: Ancora due parole sulle attrattive culturali ed estetiche dello Yemen... P: Da un punto di vista storico, religioso, architettonico e sociale lo Yemen è uno dei posti più interessanti del mondo. Ci sono città che mi hanno profondamente colpito, ma anche incontri più diretti, come quelli con gli artigiani di San’a o con i pescatori della costa del Mar Rosso.
S: A proposito di Mar Rosso, a bordo di Adriatica avete visto anche la costa? P: Sì. Adriatica è stata scortata dal Catarina, la barca di un altro italiano, Maurizio Pazzelli: l’unico skipper che riesce a fare charter con una barca in acque yemenite. Abbiamo visto alcune isole del Mar Rosso che appartengono allo Yemen, in particolare l’arcipelago di Zubayr. Isole vulcaniche bellissime, sembrano desertiche e alcune sono nere di lava; in realtà, esplorandole si trovano molti animali, non a caso le chiamano le “Galapagos del Mar Rosso” perché sono intatte e con fondali bellissimi. Sono disabitate e sono state visitate da pochissimi turisti; Maurizio ci raccontava di aver accompagnato in quei luoghi meno di mille persone, quindi si sono rivelate una grande scoperta per noi