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In incognito

6-10 gennaio 2006 Tanà o Sanà? Finalmente le vacanze. Meritate, sognate, inseguite. Otto mesi consecutivi di lavoro in realtà non sono tanti, c’è gente che prende le ferie ogni due anni. Ma c’è chi dice che il tempo trascorso alle ...

  • di Chiara Liguori
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
 

6-10 gennaio 2006

Tanà o Sanà?

Finalmente le vacanze. Meritate, sognate, inseguite. Otto mesi consecutivi di lavoro in realtà non sono tanti, c’è gente che prende le ferie ogni due anni. Ma c’è chi dice che il tempo trascorso alle Comore in realtà vale doppio. Se così fosse, è come se avessi già lavorato un anno e mezzo di filato... Perciò, conoscendo i miei tempi massimi di resistenza e avendo in mente il mio calendario di impegni, già da mesi avevo previsto che gennaio sarebbe stato per me mese di vacanze. E così, per una volta, mi sono organizzata per tempo...

Destinazione: Madagascar.

Compagno di viaggio: Giorgio

Durata: 15 giorni.

Piano di volo: Moroni-Antananarivo il 7 gennaio per me, Roma-Parigi-Antanarivo il 6 gennaio per Giorgio.

Itinerario: Antananarivo-Andasibe-Toamasina-Soanierana-Ile Sainte Marie.

Hotel a Antananarivo: “Le Jean Laborde, telefono 00261 22 330 45.

Agenzia locale per organizzare il tour: Malgasy Tour.

Guida del Madagascar: Lonely Planet.

Per una volta tutto perfetto, tutto pronto, non ho rimandato l’organizzazione all’ultimo momento, non ho aspettato di arrivare sul posto per vedere cosa fare e dove andare, non ho lasciato nulla al caso. Sono stata previdente, organizzata, diligente. Tutto perfetto, se non fosse per un unico neo...

...E’ tutta una farsa! Parto effettivamente il 7 gennaio, ma non per Tanà (come è chiamata Antananarivo in gergo francese). Parto, ma per tornare in Italia...In incognito. Non avevo previsto di fare un salto a casa, nessuno si aspetta che io torni, soprattutto considerando che le feste natalizie sono passate. Ma io ho deciso così all’ultimo momento e allora le condizioni si prestano perché io organizzi una sorpresa con i fiocchi alla mia famiglia. Quando poi l’agenzia di viaggi mi propone un itinerario con tre giorni di scalo a Sanaa, in Yemen, terra araba di attentatori nati e rapitori di professione secondo l’immaginario della mia mamma, mi convinco sempre di più della necessità di tener nascosto il mio progetto imprevisto. Ed è così che invento la copertura del Madagascar, plausibilissima come meta di vacanze, data la vicinanza geografica e il mio annunciato interessamento per quest’isola-continente sin da quando sono arrivata in questo emisfero...

Ma scambiare Sanà con Tanà non è solo un gioco di parole...Mia madre è figlia di un ispettore Derrick in versione vesuviana, è una segugia per genetica e per vocazione, è dotata di un sesto senso direttamente proporzionale al tasso di apprensione sanguigna...Farle credere che io sia a Tanà pur essendo a Sanà, non è un gioco da ragazzi...Il colpo va preparato con accuratezza. Non potendo sfuggire al controllo materno, nonostante la mia veneranda età e la mia vagabondaggine cronica, ed essendo, come da copione, costretta a fornire in anticipo indirizzi e numeri di telefono, mi devo accertare almeno che tutto quello che dirò sia il più realista possibile. Il piano di volo, l’hotel, l’agenzia...Tutto deve essere reale. Nulla può scaturire dalla mia fantasia, ma tutto deve venire dall’infallibile Verbo della Lonely Planet. Non mi resta, allora, che studiare e organizzare questo viaggio nei più minimi dettagli, come se partissi davvero...

E’ tutto così minuziosamente preparato che quasi mi viene da crederci io stessa. Questa sovrapposizione di viaggi mi produce una sensazione di sdoppiamento. Parto per lo Yemen, con una guida sul Madagascar. Ho un piano di volo immaginario e uno effettivo, un viaggio finto da organizzare sulla carta e uno vero da gestire live. Preoccupazioni fittizie della mamma sul Madagascar e sui suoi pericoli e apprensioni mie personali sullo Yemen e sulla sua moda rinnovata del rapimento dei turisti. Sì perché, dopo anni di strana tranquillità, i predoni nomadi del deserto yemenita hanno deciso di tornare all’attacco proprio in questi giorni...Tre turisti tedeschi prima e cinque italiani poi, proprio alla vigilia della mia partenza, sono caduti vittima dei corsari del deserto, ostaggi in cambio della liberazione di qualche prigioniero delle loro tribù. Un minimo di preoccupazione mi pervade di fronte a queste notizie.

Non tanto perché creda effettivamente alla pericolosità del luogo: sono abbastanza incosciente da ritenere che se otto turisti sono stati rapiti, non è detto che la stessa sorte tocchi a qualunque visitatore occidentale che metta piede in terra yemenita... E poi, lo sanno tutti che i predoni del deserto non sono cattivi, i loro rapimenti sono all’acqua di rose e tutti coronati da un happy end, sono un diversivo per il turista in cerca di avventure piuttosto che un vero atto di violenza da dimenticare...In ogni caso, mi dico, sarebbe comunque opportuno evitare di farsi rapire. Prima di tutto, perché mi seccherebbe non poco passare le mie tre settimane di ferie a guardare nelle palle degli occhi un beduino sconosciuto e a decifrare i suoi incomprensibili suoni gutturali per poi esser liberata proprio al momento di ritornare tra le braccia del mio capo (si potrebbe, in quel caso, scegliere l’opzione di prolungare il soggiorno col predone???). Ma anche perché viaggerò in incognito e vorrei risparmiare l’attacco di cuore ai miei nel vedere la mia foto in televisione tra la cerchia dei rapiti in Yemen...Quando mi sanno in Madagascar! E si sa, per la solita legge di Murphy, più si vuole tenere nascosta un fatto, più è probabile che succederà un qualcosa che farà venire i piani a galla..

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