Yemen, il colore ed il calore della terra

Raccontare lo Yemen non è facile, spiegarlo non è facile. Devi proprio vederlo per comprendere, per afferrare le sue mille sfaccettature, i suoi contrasti, le sue assurdità e soprattutto le sue bellezze. Ci voglio comunque provare, voglio tentare di esprimere ...

  • di Cristiana
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Raccontare lo Yemen non è facile, spiegarlo non è facile. Devi proprio vederlo per comprendere, per afferrare le sue mille sfaccettature, i suoi contrasti, le sue assurdità e soprattutto le sue bellezze.

Ci voglio comunque provare, voglio tentare di esprimere almeno un po’ le sensazioni, le emozioni, le impressioni che più mi sono rimaste dentro, durante e dopo quest’esperienza.

Non farò la cronaca del viaggio, un lungo e sterile elenco di posti visitati, tanto lo sappiamo che quelli sono i luoghi, sempre gli stessi si visitano e così non voglio annoiare nessuno.

Da un anno circa mi stuzzicava l’idea balzana di questo viaggio, ma non ero riuscita a trovare nessuna anima pia disposta a dividere come me l’esperienza. Ovviamente quello stupido e infondato pensiero comune che faceva dello Yemen un paese estremamente pericoloso, influenzava la scelta di tutti gli invitati al viaggio. Inoltre, come non bastasse la paura del certissimo rapimento, ci mancava pure l’attentato terroristico ai turisti spagnoli per rendere l’impresa ancor più ardua.

Finché la proposta cade su Sylvie, che accetta con entusiasmo offrendosi volontaria per il “sacrificio”. Peccato che la sua eccitazione iniziale andava esaurendosi man mano acquisiva informazioni negative circa la pericolosità del posto. Anche lei, in seguito, si è dovuta ricredere.

In ogni caso la partenza era decisa per il 26 dicembre. E così è stato.

Innanzi tutto il clima. Non è affatto vero che in Yemen fa freddo e questo detto da me che sono maledettamente freddolosa. Anzi, nel periodo a cavallo dell’anno nuovo si stava decisamente bene, anzi non capisco come si possa andare in piena estate: deve fare un caldo del diavolo! (o forse è solo che siamo state tanto fortunate...) Sana’a, la capitale, è bellissima e da sola vale l’intero viaggio. Affermare che può far concorrenza a Venezia sembra un’esagerazione ma il paragone è quanto mai reale. Vista dall’alto quasi non ne scorgi i confini tanto si confonde con il paesaggio color ocra circostante. Alti ed eleganti palazzi color biscotto, ben tenuti, ampie finestre contornate da trine e merletti di panna montata, coloratissimi sopraluce come bon bon: ma dove sono finita, nella favola di Hansel e Gretel? Anche se queste architetture fantasiose calamitano molto la mia attenzione, abbasso lo sguardo e incontro quello delle persone, varia umanità che affolla il suk e le viuzze della città vecchia. Merci strane e spezie profumate fanno bella mostra di se fuori dei minuscoli negozietti artigiani.

Uomini fieri ed annoiati che masticano il qat, anzi ruminano incessantemente, seduti a terra o indaffarati dietro il banco dello loro bottegucce, con la faccia deformata da buffi ascessi e la pastella verde pistacchio che filtra dai denti e dalle labbra. Mostrano orgogliosamente la loro fedele jambia stretta in vita, simbolo di virilità, offrendosi per la foto di rito. Ci guardano questi uomini, noi bionde occidentali emancipate anche se forse troppo secche per il loro gusti, ma non con malizia, piuttosto con curiosità, sembrano divertiti da tanta nostra scostumatezza. E poi i colori accesi di ridicoli vestiti, tutti decorazioni in pailettes, lustini, ampi tulle che riempiono alcuni negozi e donne tutte nere che scelgono con cura il tessuto più adatto. Pare che se li mettano solo in casa ‘sti vestiti, al riparo da sguardi indiscreti, invisibili dietro oscurate finestre, solo per la gioia dei legittimi mariti. Questi uomini arabi, gelosi anche del vento, dice Abdul, la nostra preparatissima guida. E’ stato bravissimo lui, sempre pronto ad ogni nostra esigenza, con competenza, professionalità, critico e simpatico

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