Vietnam, il confine tra la terra e l’acqua

Un itinerario da Ho Chi Minh a Hanoi, da sud a nord di questo paese allungato attraverso i paralleli

  • di ardiello
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Vie leggermente in salita, fiancheggiate da baniani centenari, portano al palazzo della Riunificazione, che durante la guerra americana era la residenza presidenziale del Việtnam del sud, la repubblica fantoccio sostenuta dagli Stati uniti per evitare che le due metà del paese si riunissero sotto un governo comunista. Un vasto giardino circonda gli edifici, appena al di là della strada sorge un enorme complesso sportivo con campi da tennis, piscine, prati e palestre.

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Pare che non si possa dire di conoscere Tp.Hồchíminh senza averla vista dallo scomodo sedile di un cyclo. Da questa posizione, più in basso del sellino di una bicicletta, ti senti davvero immerso nel traffico che ti sfreccia intorno, a destra e a sinistra, un moto che diventa quasi straordinario negli incroci per la precisione stocastica delle traiettorie. Il guidatore del cyclo pedala lentamente lungo il tracciato rettilineo degli interminabili viali, sorpassato in continuazione da ciclomotori e taxi; supera gli antichi alberi soffocati dall’ossido di carbonio, i venditori di compact disc pornografici seduti all’ombra, le cancellate degli edifici pubblici, le facciate dei palazzi aristocratici restaurati e curati. Occorre quasi un’ora di cyclo dal palazzo della Riunificazione alla periferia occidentale dell’immensa città cresciuta a dismisura. La nostra meta è la pagoda di Giác Lâm, la più antica di Tp.Hồchíminh. Un Buddha di pietra dell’altezza di alcuni metri decorato di giallo e azzurro accoglie pellegrini e visitatori; alla sua sinistra le tombe dei monaci più venerabili, ornate con croci gammate e colori vivaci. L’interno della pagoda è il regno dell’ombra e del silenzio, odore di lacca e polvere, fumo di incenso e deboli riflessi di luce nei vetri delle teche, sui candelabri, sulle foto degli antenati in giacca a cravatta appese alle pareti. Le calzature devono essere abbandonate al confine tra le ruvide mattonelle rosse e quelle bianche e nere, più ricercate. Ci sono donne inginocchiate sui tappeti davanti all’altare principale, stracolmo di quella abbondanza asiatica che disdegna l’ordine razionale e la simmetria. Statue dorate di dimensioni diverse, bandiere, steli di incenso, frutta e piattini si mischiano ai piedi di Adiđà e di Tich Ka, il Buddha del passato e il Buddha storico (Siddharta). Sulle pareti scure tutto intorno, i Bodhisattva tengono in mano rotoli di preghiera; i postulanti appendono biglietti con i nomi dei malati da guarire. Nelle sale fresche e buie affacciate sul riflesso luminoso dei cortili, lunghe tavole di legno imbandite con piatti e ciotole testimoniano un sentimento religioso molto differente da quello occidentale. Nel cortile sul retro monaci e religiose osservano con curiosità e benevolenza.

Molto diverse sono le pagode della numerosa comunità cinese del quartiere di Chợlớn, dove finalmente i guidatori di cyclo accettano di portarci dopo molte insistenze. Tradizionalmente, la minoranza cinese è sempre stata molto attiva e economicamente determinante, in modo speciale nel Việtnam meridionale, fino agli anni Settanta. A partire dal 1978, a causa della rapida guerra contro la Cina e per timore di persecuzioni, migliaia di cinesi espatriarono clandestinamente su imbarcazioni di ogni tipo, facile preda dei pirati del mare; a distanza di decine di anni, oggi i cinesi che hanno fatto fortuna all’estero (Australia, Canada, Stati Uniti) fanno ritorno ai luoghi di insediamento tradizionale per acquistare immobili e avviare attività commerciali

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