Arcobaleni alle Cascate Victoria

Tra Zambia e Zimbabwe, per ammirare lo spettacolo naturale che offre il fiume Zambesi

  • di Meridiano307
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Specchio specchio delle mie brame, quali sono le cascate più belle del reame? Ahimè, Niagara voi siete spettacolari, ma nell’altro emisfero e in un diverso continente, si trovano altre cascate, molto più belle ed emozionanti di voi: Victoria è il loro nome. Questo è quello che risponderei se io fossi lo specchio, questo è quello che ho pensato e provato, non appena mi sono trovata faccia a faccia con questo spettacolo della natura.

Le cascate nel 1989 sono state riconosciute dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità e si trovano lungo il corso del fiume Zambesi, all’interno di due parchi nazionali: quello dello “Mosi-oa-Tunya National Park” in Zambia e il “Victoria Falls National Park” in Zimbabwe; di fatto le cascate sono al confine tra questi due stati.

Con un fronte che supera il chilometro e mezzo e un’altezza media di circa 128 metri, stare al loro cospetto ti fa sentire di molto più piccolo di una pulce. Data la loro conformazione, se ci si trova in navigazione sullo Zambesi, non si ha le percezione completa dello strapiombo che sta per sopraggiungere, la visuale ideale infatti si trova sulla sponda di fronte; viste dall’alto invece appaiono come una grande ferita “sanguinante”, uno strappo tra i due lembi di terra.

E se, data la loro struttura e la natura dalla quale sono circondate, a tutt’oggi è impossibile godere in pieno di questa meraviglia a meno che non vi si sosti davanti, tipo spettatori del cinema, figurarsi come doveva essere ai tempi del mitico David Livingstone, il primo occidentale a metter piede, il 16 novembre del 1855, in questo angolo di paradiso e che, in virtù del suo diritto di esploratore le ribattezzò con il nome dell’allora sovrana inglese: Victoria. La sua fama continua ad essere leggenda da queste parti, infatti non solo vi è una statua a lui dedicata all’interno del parco, ma addirittura la cittadina limitrofa alle Cascate porta il suo nome. Alla sua morte, solamente il corpo tornò in madre patria dove trovò sepoltura all’interno dell’Abbazia di Westminster, il cuore invece, ormai appartenente di fatto al continente Africano, venne sepolto presso il lago Bangweulu in Zambia, luogo in cui nel 1873 morì di malaria, ed il cui nome significa “il luogo dove acqua e cielo s’incontrano“.

Ma appunto, Victoria è il nome che noi occidentali abbiamo scelto e deciso di adottare ma, per fortuna le guide locali, che sono uno spettacolo, non perdono occasione per ricordarci quale fosse il nome originario ossia: Mosi-oa-Tunya, che significa “il fumo che tuona” e basta guardarle nemmeno troppo attentamente per capirne il motivo.

Voglio spendere una parola in favore delle guide, perchè non mi sono mai trovata bene come in questo viaggio. La nostra è stata semplicemente favolosa. E’ lui che dall’albergo ci ha condotte prima alle Cascate e poi al Chobe NP e che, in questa giornata trascorsa insieme ci ha spiegato veramente di tutto di più: dal nome degli alberi alla storia delle Cascate, passando per le brutte storie legate al bracconaggio di cui purtroppo il paese è vittima. Il tutto con estrema cortesia, gentilezza, disponibilità e simpatia. Si è rivelato uno di quegli incontri che a distanza di anni, il loro ricordo ti fa sorridere il cuore. Si potrebbe malignamente pensare che, dal momento che veniva pagato, quella in atto era una sorta di carineria paraculo, in modo da tirar su anche la mancia.; ed invece a prescindere dal caso specifico del nostro amico, tutte e giuro tutte le persone che abbiamo incrociato (eccetto alcuni diplomatici che erano lì in visita), insomma tuttissimi, ci salutavano chiedendo come stavamo, il sorriso sul volto e via, ognuno per la sua strada senza per questo tendere la mano. Non mi era capitato di stare in una bolla di gentilezza come quella trovata in questa parte di mondo

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