Una giornata a Verona

Una manciata di ore per esplorare la romantica Verona, seguendo percorsi letterari e artistici in una delle più pittoresche città del Veneto

  • di AlixA
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

La magnifica mostra sul postimpressionismo, “Seurat, van Gogh, Mondrian”, organizzata al Palazzo della Gran Guardia, è la scusa ideale per ritornare a Verona, splendida città veneta di cui conservo un ottimo ricordo, relativo ad un viaggio di qualche anno fa. Approfitto delle tariffe vantaggiose di Italo, acquistando Bologna-Verona a/r per 18,00 euro.

Appena arrivata in stazione imbocco a destra Corso Porta Nuova, un largo viale costellato di bar e hotels dai nomi evocativi, riferiti ai grandi personaggi cittadini, reali o immaginari: da Romeo e Giulietta Cangrande della Scala. In una ventina di minuti di buon cammino il viale mi conduce al centro di Verona.

La vivace Piazza Brà, di impronta settecentesca, si apre davanti a me col suo disegno irregolare, in cui la mescolanza di stili ed epoche diverse conferiscono allo spazio un fascino disarmante. Alla mia sinistra si allunga a semicerchio una serie variopinta e pittoresca di case, distribuita sul Liston, l’elegante viale del passeggio, mentre il lato sud della piazza è chiuso dall’immagine pomposa del Palazzo delle Gran Guardia. Ad est il neoclassico e monumentale Palazzo Barbieri è la sede del Municipio. Procedendo verso i giardini, tra gli spruzzi delle fontana al centro dell’oasi verde, si svela la mole antica dell’Arena. Mi ricorda molto l’anfiteatro di Arles, che ho ammirato la scorsa estate in Provenza, più che il Colosseo romano. Nonostante la sua imponenza, la vetusta architettura non domina incontrastata sulla piazza, ma si fonde bene con la vivace eterogeneità dell’insieme. L’anfiteatro, completato nel I secolo d.c., è un grandioso retaggio della fiorente Verona romana, e oggi rimane il monumento più importante della città, nonché il suo simbolo nel mondo. Rinata a nuova vita nel 1913 come sede di prestigiosi spettacoli di opera lirica, le sue rappresentazioni estive registrano quasi sempre il tutto esaurito.

Entro all’interno del sontuoso porticato del Palazzo della Gran Guardia, edificio imponente iniziato nel 600’ sotto la dominazione veneziana allo scopo di ospitare le guardie del Doge e terminato solo duecento anni dopo, nel periodo asburgico; attualmente è il più prestigioso centro espositivo della città.

L’arte moderna sfila davanti a me, appesa alle pareti delle sale al primo piano; una variegata schiera di artisti è partita dalla visione mossa e moderna dell’impressionismo per approdare ad esiti diversi. Dagli approcci rigorosi e scientifici del puntinismo di Seurat e Signac, giungo alla ventata calda e suadente dei sogni simbolisti. Il percorso termina nell’universo ordinato di Mondrian: essenziale sì, ma straordinariamente poetico. Percorrendo gli anni affascinanti a cavallo tra XIX e XX secolo, incontro anche lo sguardo azzurro e inquieto di van Gogh, presente con uno dei suoi numerosi autoritratti: un nome altisonante, che attira moltitudini di visitatori e che, non a caso, è impresso nei manifesti della mostra.

Uscita dal palazzo, mi dirigo su via Mazzini, piena di negozi e affollatissima, che conduce attraverso l’antico tracciato del decumano verso il cuore della città, Piazza delle Erbe.

Vivace e caotico, questo lungo piazzale ospita da duemila anni i banchi colorati del mercato. Orlata dai tavolini dei caratteristici caffè, la piazza è ricca dei retaggi della storia passata, come il Leone di San Marco, che si eleva in cima ad una colonna di epoca veneziana

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