U.s. Virgin Islands: il Caribe a stelle e strisce

(by Luca, Sabrina e Federico) Mercoledì 23 Marzo: In fuga dallo stress del lavoro, questa nuova avventura che ci apprestiamo ad intraprendere ha inizio con il suono della sveglia, che riecheggia nella nostra stanza alle 4:00 del mattino (chissà per ...

  • di LucaGiramondo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

(by Luca, Sabrina e Federico) Mercoledì 23 Marzo: In fuga dallo stress del lavoro, questa nuova avventura che ci apprestiamo ad intraprendere ha inizio con il suono della sveglia, che riecheggia nella nostra stanza alle 4:00 del mattino (chissà per quale motivo non si riesce mai a partire alle 9:00!).

Ancora un po’ assonnati completiamo i preparativi e poco prima delle 5:00 si presentano, di fronte al cancello di casa, i nonni, che sono venuti a prenderci per accompagnarci all’aeroporto. Alle 4:58, così, ha inizio il viaggio vero e proprio: ci avviamo per strada con Federico, nostro figlio, che smaltiti i fumi del sonno ora, raggiante più che mai, ci mostra tutta la sua felicità, e un quarto d’ora più tardi imbocchiamo l’autostrada a Faenza.

Cercando di sfruttare l’attuale debolezza del dollaro abbiamo deciso di andare in un pezzetto degli States situato nel cuore dell’amato Caribe: le U.S. Virgin Islands. Sono tre isole principali: St. Thomas, St. John e St. Croix (l’unica che non visiteremo perché troppo distante), contornate da una manciata di scogli e isolotti per lo più disabitati e situate ottanta chilometri ad est di Puerto Rico. Formano, in compagnia delle sorelle British Virgin Islands, un vasto arcipelago che deve il suo nome, come quasi tutti i luoghi di quest’area geografica, a Cristoforo Colombo, che vi approdò nel 1493 durante il suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo. Il grande navigatore, colpito dalla bellezza e profusione delle isole, le battezzò “Las Once Mil Virgines”, prendendo spunto dalla leggenda di Sant’Orsola e delle undicimila vergini.

Le U.S. Virgin Islands, danesi fino al 1917, furono acquistate dagli Stati Uniti per venticinque milioni di dollari con lo scopo di creare una base nella zona per difendere il Canale di Panama. Col tempo sono però diventate anche un’ambita meta turistica, che oggi gli americani amano definire “Our Paradise in the Caribbean” (il nostro paradiso nel Caribe) ... Quel paradiso tuttavia per noi è ancora molto lontano, perché sono le 5:50 di una fresca mattinata primaverile e ci troviamo di fronte all’Aeroporto Marconi di Bologna: salutiamo i nonni e diamo il via ad un lunghissimo viaggio aereo, che prevede ben due scali intermedi.

Imbarchiamo le valige (direttamente per St. Thomas ... speriamo bene!), facciamo colazione e ci mettiamo in attesa alla porta numero 14. Non dobbiamo attendere tanto e ben presto ci troviamo allacciati alle poltroncine dell’Airbus A319 dell’Air France che, identificato come volo AF 1029, stacca da terra alle 7:44 con destinazione Parigi.

Saliamo sopra alle nuvole di una cupa giornata di marzo e, poco dopo, dalla grande distesa ovattata emerge una cima innevata ... il Monte Bianco, oserei dire ... poi le nubi si dissolvono mentre sorvoliamo la Francia, con la sua ordinata geometria di campi coltivati, fin quando non atterriamo all’aeroporto Charles de Gaulle, nella capitale transalpina, con le lancette dell’orologio che segnano le 9:03.

All’aeroporto di Parigi siamo ormai di casa e in tutta tranquillità ci trasferiamo dal Terminal “F“ al Terminal “A” e dopo ripetuti controlli (compreso un sorta d’interrogatorio riguardo le valigie) c’imbarchiamo, finalmente, sul volo AA 63, che decolla in direzione di Miami alle 12:12.

Il Boeing 767 dell’American Airlines sale rapidamente di quota e quando vira ci troviamo Parigi al nostro cospetto ... Federico può così individuare, felicissimo, la Torre Eiffel e l’Arco di Trionfo, ma lo scorcio panoramico è di breve durata, infatti, poco più tardi, entriamo, fra mille turbolenze, dentro ad un grosso corpo nuvoloso e ne usciamo solo in pieno Atlantico

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