Los roques: racconto di una settimana in paradiso

Milano. Inverno. Freddo, tanto freddo… ci viene voglia di fare una vacanza, ma abbiamo bisogno di sole, di caldo e di una spiaggia bianca, lambita da acque cristalline su cui sdraiarci a risposare il corpo e la mente… e così ...

  • di Alessia Marini
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Milano. Inverno. Freddo, tanto freddo... ci viene voglia di fare una vacanza, ma abbiamo bisogno di sole, di caldo e di una spiaggia bianca, lambita da acque cristalline su cui sdraiarci a risposare il corpo e la mente... e così ci viene in mente un posto di cui abbiamo sentito parlare: Los Roques, un arcipelago al largo delle coste venezuelane. Il nome ci sembra abbastanza esotico e il Venezuela abbastanza lontano dall’inverno italiano.

Così inizia la ricerca su Internet, tra siti venezuelani, racconti e diari di viaggio, foto... e scopriamo che un tipo di vacanza così è quello che stiamo cercando. Non il classico villaggio turistico, non la classica settimana ai Carabi. Qui c’è l’idea di qualcosa di più, di quel pizzico di avventura che non guasta mai... Prenotiamo il volo diretto Milano-Caracas e poi via internet una posada che ci sembra molto carina e di cui abbiamo letto commenti molto positivi. Il proprietario della posada, Giorgio, appare subito disponibile: risponde velocemente e in modo molto chiaro alle nostre email e questo ci dà sicurezza. Ci prenota anche il volo interno per raggiungere Los Roques e l’albergo per passare la notte a Caracas quando arriveremo, poiché non faremo in tempo a prendere il volo interno la sera stessa. Più comodo di così... Il tempo scorre veloce ed ecco arrivare il tanto sospirato giorno della partenza. La mattina del 25 marzo ci svegliamo di buon’ora, e ci rechiamo felici a Malpensa dove ci aspetta un volo di quasi 11 ore. Al nostro arrivo all’aeroporto di Caracas non nascondo un po’ di timore di non trovare nessuno ad aspettarci ma ecco una ragazza venezuelana, proprio fuori dalla porta degli arrivi, con un cartello con i nostri nomi. Ci accompagna al taxi che ci porterà in hotel. Abbiamo scelto di pernottare all’hotel Santiago, a pochi chilometri dall’aeroporto. E’ un alberghetto spartano, abbastanza bruttino e affollato di venezualani rumorosi in vacanza che ci terranno svegli per buona parte della notte. Ma non ci lasciamo scoraggiare: in fondo la vera vacanza deve ancora arrivare... Dato che è ancora presto e che la zona dove si trova l’hotel non offre assolutamente nulla, ci piacerebbe arrivare fino al centro di Caracas in auto, ma Giovanni (il nostro autista) ci spiega che poco tempo prima è crollato un ponte e che, da allora, per fare i 35 Km che dividono Maquetia da Caracas ci si impiegano quasi 4 ore. Rinunciamo a malincuore, ceniamo presto in un ristorante di fronte all’hotel e andiamo a dormire, esausti a causa del fuso orario e del lungo volo.

La mattina dopo, alle 7,00, siamo pronti per partire di nuovo. Giovanni ci viene a prendere in hotel, ci porta all’aeroporto e qui, anche se con un po’ di ritardo, prendiamo il volo interno per Los Roques.

L’aereo? E’ più un trabiccolo degli anni 30: piccolo, anzi, piccolissimo e abbastanza arruginito. Fa un po’ paura vederlo così e non sappiamo se ridere o piangere ma saliamo a bordo e, anche se con un po’ di timore, dopo circa mezz’ora di volo si apre sotto di noi uno spettacolo della natura: una miriade di atolli su cui l’acqua verde e blu si infrange creando giochi di colori, luci e ombre che lasciano senza fiato.

L’atterraggio sulla pista di Gran Roque è tranquillo anche se fino all’ultimo sotto di noi si vede solo mare. La pista è una striscia di asfalto mista a sassolini e terriccio e la torre di controllo è una sorta di casetta su ruote bianca e rossa...

Scesi dall’aereo veniamo accolti da Fernando, un ragazzo venezuelano che lavora alla Posada Acquamarina: Fernando carica i nostri bagagli su un piccolo carrello, ci accompagna prima a pagare la tassa di entrata al parco nazionale e poi in posada. ... Il tutto naturalmente a piedi, poiché tutta l’isola di Gran Roque è molto piccola e non ci sono strade asfaltate, né mezzi di trasporto, ma solo sabbia. La Posada sembra carina e già sentiamo aria di vacanza. Le camere si affacciano tutte su un piccolo cortile interno comune. Sembra un po’ una vecchia casa di ringhiera e cominciamo già a rilassarci. Ma il caldo inizia a farsi sentire... Veniamo accolti dai turisti in partenza che ci raccontano con malinconia la loro avventura dandoci i primi consigli e facendoci venire una gran voglia di vedere quel mare che descrivono come spettacolare. Ismael, il ragazzo che ha in gestione la Posada, ci fa vedere la nostra camera, che si affaccia proprio sulla cucina, e ci spiega alcune cose sulla vita a Gran Roque. La stanza è davvero spartana: poca luce, un bagno improvvisato, niente armadi, né mensole (scopriremo però che è l’unica stanza così male accessoriata, gli altri ospiti sono stati un po’ più fortunati)... ma non ci interessa: non stiamo cercando il lusso di un hotel a 5 stelle. Ci infiliamo veloci il costume, senza neanche disfare la borsa, e usciamo di nuovo. Fernando e Ismael ci stanno aspettando con la nostra ghiacciaia che hanno riempito con bevande e cibo per il pranzo. Ci accompagnano al porticciolo dove prendiamo subito una delle due barche della Posada che ci porta a Madrisquì

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