Finalmente ho realizzato il mio sogno

E’ difficile sintetizzare 21 giorni di un magnifico viaggio vissuto intensamente in poche righe, specialmente se si cerca di raccontare le emozioni rivissute da un 45 enne che dopo quasi 28 anni torna alla sua terra natale lasciata da 17 ...

  • di pifracal
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: 3500
 

E’ difficile sintetizzare 21 giorni di un magnifico viaggio vissuto intensamente in poche righe, specialmente se si cerca di raccontare le emozioni rivissute da un 45 enne che dopo quasi 28 anni torna alla sua terra natale lasciata da 17 enne. Nel viaggio ho “costretto”, al meno all’inizio era così, ad accompagnarmi mia moglie ed i miei due figli 17 e 13 anni. Cercherò quindi di raccontare solo le tappe salienti del viaggio e le emozioni rilevanti che possono essere utili ai colleghi turisti per caso. Inizio affermando che se intendete partire sotto le feste, dovete fare il pieno, e anche di più, di tutta la pazienza possibile ed immaginabile. Troverete affollamento in ogni luogo in cui vi imbatterete sia esso aeroporto, porto, stazione ferroviaria, terminal di taxi, ristorante, banchi di cambio, chioschi per le bibite ecc.Ecc.. Le file saranno estenuanti ed i costi perlomeno raddoppiati.

18/12/2006 Partenza da Catania ore 6,30 volo Alitalia destinazione Roma nel bel mezzo di un gelido acquazzone di quelli che per motivi di visibilità inferiore a 800 metri, non si è autorizzati al decollo. Dopo circa 30 minuti sulla pista in attesa del giusto squarcio, finalmente si decolla. Altro intoppo a Fiumicino dove il volo, sempre Alitalia, per Caracas subisce oltre tre ore di ritardo a causa di un non meglio precisato sciopero del catering. Ma non importa, già assaporavo l’arrivo a destinazione e mi immaginavo l’emozione di rimettere piede in Venezuela. Dopo 10 ore e 50 minuti di volo, un misero pranzo probabilmente destinato ad un’altra compagnia (roba improponibile per i nostri palati) ed una cena composta da un set di merendine, finalmente atterriamo a Maiquetia all’imbrunire. Tutta la stanchezza accumulata (in Italia erano le ore 23,00) si è dissolta al contatto del clima torrido e umido dell’aeroporto. Caracas, situata in una vallata a circa mille metri di altitudine, dista una trentina di km. Da Maiquetia ed in linea di massima la distanza si potrebbe percorrere in un’oretta via autostrada. A causa, però di una frana avvenuta parecchi tempo fa ad un ponte proprio alle porte di Caracas, la città è rimasta dall’aeroporto e dal litorale tutto. Per questo sono in corso i lavori di ricostruzione del collegamento e nel frattempo si percorre l’ultimo tratto di autostrada su una singola carreggiata in ogni senso di marcia (la trocha). Per salire a Caracas, quindi o decidi di fare la vecchia strada (la carretera vieja) che attraversa nel bel mezzo la malfamatissima zona dei ranchos, o ti immetti nel serpentone di auto che a imbuto si passa dalla trocha e puoi anche raggiungere Caracas in 3 o 4 ore. Ovviamente deciderai per l’autostrada e quindi armati di pazienza. Giungendo di sera a Caracas non potrai fare a meno di ammirare le colline costellate da innumerevoli lucine. Sono appunto i ranchos, le casette tipo bidonville che incorniciano la città nella parte nord e ovest. I visitatori paragonano il paesaggio notturno ad un presepe. 19 e 20/12/2006. Caracas. Una serie infinita di emozioni, la visita alla scuola Agustin Codazzi da me frequentata per circa 12 anni (dalle elementari al liceo scientifico), al Centro Commerciale Sambill, al quartiere dove ho abitato per 17 anni, alle principali piazze già frequentate. Ho trovato la città pulita, attrezzata, accogliente, e soprattutto civile. Si, civile, avevo lasciato un paese sporco e disorganizzato. Consiglio la visita di “El Hatillo”. Si tratta di un paesino, sempre in Caracas, nella zona sud-est, specializzato in trattorie e articoli artigianali. Vale la pena di visitarlo, anche perché la vastità di articoli che lì si trovano (consiglio il negozio Hansii), non li troverete né nella quantità, né allo stesso prezzo, in nessuna altra parte della città. Lì non potrai rinunciare a mangiare il piatto tipico venezuelano, el pabellon, composto da riso, carne arrosto e insalata, ed al quesillo (dolce)

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