Weekend a Venezia

Tra le favole di Corto Maltese e luoghi di cinema, nel ricordo di Ernest Hemingway

  • di anniaffollati
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Venezia non è una città come le altre, possiede una fiera decadenza tutta sua. Sono pochi i punti di accesso per quella che un tempo era la capitale della Serenissima Repubblica. E meno ingressi ha una città, meno è attaccabile, deturpabile, snaturabile. Rimane ciò che è sempre stata: la galleggiante ultima Porta d'Oriente, da cui passavano genti di culture diverse via mare. Via terra, ci si può arrivare solo con la ferrovia o con l’auto, certo lasciando quest'ultima però al parcheggio lontano, al di là dello strano e controverso ponte di Calatrava. L'aeroporto è lontano, tutta un'altra faccenda come testimonia lo straordinario spettacolo teatrale di Marco Paolini "Il Milione". È lontano perché qui la distanza si misura in passi, o in nodi, non in chilometri. È remoto perché Venezia è una zattera via l'altra, si solcano canali, ci si spinge col proprio sguardo al di sopra dell'ombrello, a cercare particolari che anche passando per le sue calli centinaia di volte, si ha l'impressione siano sempre nuovi, attuali segnali di ciò che il tempo non può consumare. Volete un museo ideale fatto a città? Venite qui d'estate, tra le centinaia di turisti che la centrale Stazione Santa Lucia vomita a fiotti sul piazzale antistante. Volete una città reale, trattata per troppi mesi all'anno alla stregua di un museo? Fate un salto in autunno, ben coperti, sfidando il gelo della brezza che soffia sul mare e congela le orecchie, vi spinge a cercar rifugio nei bacari, nelle cicheterie venexiane. Qui tutto è commercio, come sempre è stato nelle città di confine, anche lo scirocco è abile venditore. Guardate Fellini e "Venusia" sprofondare negli occhi del suo Casanova. Se non state attenti, la colonna sonora di Nino Rota potrebbe risuonarvi in testa per anni. Questa è la laguna, un'immagine sgranata di un vecchio film anni 70: il mantellino rosso che sfugge a Donald Sutherland in "Un dicembre rosso shocking", Nino Manfredi che gira a vuoto in "Nudo di donna". Corto Maltese che inizia le sue avventure da Corte sconta. Hemingway che organizza battute di caccia all'alba, l'ufficiale del romanzo "Di là dal fiume e tra gli alberi" che consuma il proprio ultimo amore con una giovane veneziana.

Arrivare a Venezia in un giorno di pioggia, le strade deserte, è tutto questo. Vi sono centinaia di percorsi possibili da intraprendere per questo arcipelago. Consigliato, sarebbe il primo giorno girare senza meta, facendosi trasportare come una gondola non dalla corrente, ma dai profumi delle osterie che si susseguono una dopo l'altra, dalle luci ambrate delle vetrine delle botteghe di vetri, merletti, di vestiario. Riservare un giorno alla visita delle isole, magari quelle più insolite tra le poche in realtà che si possono totalmente visitare. Un terzo giorno poi, si potrebbe scegliere uno degli itinerari più congeniali, senza contare le centinaia di esibizioni d'arte fra cui poter scegliere. Dove alloggiare, innanzitutto? Prendere casa nelle vicinanze di Sant'Elena, significa scendere decisamente di prezzo ma anche lasciarsi alle spalle la confusione delle calli più frequentate. Inoltre, i battelli sono a due passi ed è possibile fermarsi a mangiare da "La vecia Gina", rientrando la sera. Provare l'ebbrezza di camminare tra i veneziani, ascoltare il loro dialetto dalle mille sfumature, sfidarli a chi passa per primo all'imbocco dei vicoli più stretti. Tutto questo è stranamente possibile, sia girando per i quartieri verso Santa Lucia, sia spostandosi dalla stazione Santa Lucia verso l'Arsenale in un grigio giorno d'autunno. Se l'obiettivo è raggiungere la Biennale, la cosa migliore è armarsi di pazienza e farsela tutta a piedi. Lungo il tragitto, ci si può improvvisare Corto Maltese. Il personaggio nato dalla fantasia di Hugo Pratt da Malamocco, Lido (ma non dimentichiamoci di un giovane Marco Steiner nella veste di suo prezioso assistente) vede una delle sue storie più avvincenti scaturire letteralmente da una piccola corte che si trova lungo l'asse Ovest-Est, per la precisione in Corte Botera, vecchia fucina di botti e abitazioni di bottai. Bisogna fare attenzione, non cercate "Corte sconta detta arcana" su Googlemap, o vi ritroverete sì in zona Arsenale, ma di fronte all’omonimo ristorante. Per arrivare alla vera corte della storia, bisogna seguire le indicazioni per l'Arsenale fino al'altezza della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Una volta in zona, è consigliato chiedere. In caso di timidezza, caratteristica non certo consigliata per un viaggiatore, ecco qui le indicazioni: https://goo.gl/maps/3e6Qt45MKaA2. Sempre da quelle parti, non si dovrebbe mancare la visita della "Libreria della'acqua alta", un locale unico nel suo genere, in cui libri e fumetti usati galleggiano all’interno di barche e vasche da bagno in una sorta di sotoportego con tanto di entrata / uscita sul canale adiacente. Altra cosa sono le numerose botteghe antiquarie che si possono scorgere ovunque, ben disseminate. Qui, realmente potreste dare uno sguardo ad una prima edizione dell'insaziabile Giacomo Casanova, toccare magari con mano un volume sopravvissuto alla peste del 1630. La morte rossa di cui parla Poe in uno dei suoi racconti più famosi, che Visconti ha così ben delineato nel suo film "Morte a Venezia", dal romanzo di Thomas Mann. Un incessante vento gelido dà il benvenuto, una volta giunti all'Arsenale; qui è d'obbligo osservare i quattro leoni posti all'ingresso dello stesso, trofei di guerra riportati da Francesco Morosini dalla Grecia, proprio come una delle più famose tavole di Pratt. Un ingresso della Biennale è proprio qui, zona di costruzione nautica. Negli anni di maggior lavoro, offriva ospitalità a più di 5000 persone provenienti dai più disparati paesi del bacino del Mediterraneo. Si varavano anche 2 navi al giorno, assurdo se pensiamo alla mole di lavoro che vi stava dietro. L'altra zona della Biennale è quella dei Giardini, San'Elena. Zona di partenza e di ritorno se si alloggia da quelle parti. Attraverso uno dei ponti più celebri, Rialto, si può tornare in zona centrale, verso San Marco. Inutile dilungarsi sulla storia degli edifici che si affacciano. Il campanile, è stato teatro della sua stessa ricostruzione, dopo il crollo d'inizio '900; quasi cento anni dopo fu conquistato militarmente con un finto carro armato dai seguaci della Liga Veneta

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