A Venezia in kayak!

Visitare la città da una prospettiva... diversa! Navigando nel canale...

 

Patrizio: Emilio Rigatti è il professore-ciclista che ha girato il mondo sulle due ruote, quello che ha scritto "Se la scuola avesse le ruote", e poi "Italia fuorirotta", "Minima pedalia" e "La strada per Istambul" ecc ecc. L'ultima volta ci siamo visti al Festivaletteratura di Mantova, in cui presentava un suo libro dedicato "Alla mia prima bicicletta", fatto - tra gli altri - con Margherita Hack. Ma non va solo in bicicletta: da un anno e mezzo a questa parte si diverte e viaggiare in kayak. E ultimamente ha realizzato quello che, per me, è da sempre un sogno: andare a Venezia in barca! Noi, anni fa, con Adriatica ci siamo andati, a vedere la festa del Redentore. E' stato meraviglioso, ma non è la stessa cosa: con un kayak ci si può perdere lungo i canali, si può esplorare la città. E allora, dietro mia pressante richiesta, Emilio ci ha scritto, espessamente per Turistipercaso, questo "diario di viaggio", da non perdere!

A Venezia in kayak

Se si trattasse di un sogno o di un'idea non riuscivo a capirlo neppure io, che l'avevo avuta e sognata. Non lo so neppure adesso, ma confesso che, dopo ore passate su Google Earth per individuare il miglior posto per imbarcarmi su Starbuck, il mio kayak, in direzione di una Venezia carnevalesca, i due cigni che mi hanno preceduto per buoni cinque minuti mi hanno convinto che stavo per entrare nel mondo obliquo dei sogni iperrealisti. Pietre e tuffi al cuore si sono fusi in un'emulsione che proverò a descrivere in un futuro libro sui miei viaggi acquatici, magari dal titolo "Minima Pagaia".

I cigni, dunque. Li ho trovati appena fuori del porto di Campalto, dove avevo parcheggiato la macchina e dove sono riuscito ad imbarcarmi solo grazie a due ragazzi che passavano di lì correndo. Bassa marea "de cagarse", come dicono a Trieste e io, se sono un capitano coraggioso e un po' - ma solo un po' - incosciente, sarei riuscito solo a scorticarmi sui plotoni di cozze che stavano in apnea, dal loro punto di vista, aspettando che l'acqua tornasse a salire. Una volta in barca ho chiuso il paraspruzzi, ho sistemato il termos col tè e i panini sulle retine di prua e di poppa, il cellulare e la macchina fotografica nelle rispettive buste stagne, la cartina nella tasca del salvagente. Acqua calma, sole freddo e sostanzioso, dispensatore di buona luce invernale, e lo skyline che amo di più: appeso tra il Ponte della Libertà e l'Isola di San Michele, fitta di cipressi. La linea irregolare di tetti e campanili si è ingrandita fino a diventare un sipario di mattoni rossi in prossimità di Cannaregio. Mann dice che entrare a Venezia dal Lido è farlo dall'ingresso principale. Qui, invece, si entra dalle cucine, dal cortile dietro casa: poche gondole, e una serie ininterrotta di gran pavese svolazzanti alla brezza: di camicie, mutande, reggipetti, canottiere, mutandoni del nonno, slip fucsia di una teenager, i jeans lacerati di un gianburrasca con i dread. Insomma, famiglie intere di vestiti alla tramontana, dai poppanti ai vecchi. In kayak si è dentro a Venezia come non lo era neppure Casanova, perché le chiappe sono sotto il livello dell'acqua e la città ti si chiude sopra coi battenti delle file continue di case e palazzi. Insomma, si è "sotto" in modo unico, inedito. Tutto svetta, tutto è più alto, le mura sono vicine, si toccano. Soprattutto si è sull'acqua e nell'acqua, si galleggia nel labirinto di mattoni e pietra d'Istria. E infine si è liberi: dalle rotte obbligatorie dei vaporetti e da quelle codificate - e carissime - delle gondole. Liberi di dire: di qua, no di là, no, non so, resto qui cinque minuti e poi decido, o mi sdraio sulla poppa e guardo i due palazzi che partono verso l'azzurro, o che si riflettono come narcisi architettonici nelle acque, che quando la brezza cala diventano come specchi antichi un po' ondulati. Le avevo viste già riflesse nei canali, le case di Venezia. Ma così, in kayak, la differenza è quella che c'è tra il guardarsi allo specchio e camminarci sopra

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Commenti
  1. Giovanni Aglialoro
    , 8/3/2011 20:37
    Emilio è un grande, turista nato, ...e non per caso!

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