Uzbekistan, il fascino complesso dell’Oriente reale

Resoconto di dieci giorni di viaggio, muovendosi autonomamente tra Tashkent, Samarcanda, Bukhara e Khiva

  • di mnz86
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Ci sono luoghi che, in un certo senso, conosciamo già prima di raggiungere: luoghi immortalati e raccontati milioni di volte, in cui i viaggiatori fanno veloci sopralluoghi con la certezza che le aspettative non saranno deluse e che tutto sarà - come risaputo - “incredibile” e “straordinario”.

E poi ci sono le tante altre grandi macchie di colore sulla cartina, le grandi periferie del villaggio globale che per noi non hanno ancora un senso. Luoghi misteriosi, su cui nemmeno gli stereotipi gettano un po’ di luce: che facce hanno gli abitanti? Come sono fatte le strade, le case? Soprattutto: questi luoghi hanno delle storie da raccontare? E sono in grado di trasmettere qualcosa a noi, cacciatori dell’esotico con una dipendenza per le emozioni forti e chiare?

Mentre ammiriamo il Registan, la grande piazza monumentale di Samarcanda su cui si affacciano maestose le antiche moschee e le antiche madrasse fittamente decorate, si avvicina a noi Mourad, uno studente universitario del posto che sta per trasferirsi in Corea del Sud per terminare gli studi e che ama praticare l’inglese con i viaggiatori.

“Allora – ci chiede dopo i convenevoli iniziali, quasi con una certa ansia patriottica – Samarcanda è meglio o peggio di come ve la immaginavate?”

L’Uzbekistan ci ha molto colpito, Mourad, e la piazza è una delle più grandiose mai viste. Ma la verità è che non sappiamo rispondere, perché prima di arrivarci l’Uzbekistan non eravamo nemmeno in grado di immaginarcelo.

Certo, sapevamo che in Uzbekistan c’è Samarcanda, la celebre città sulla via della Seta che fu casa di Tamerlano e che incantò Marco Polo; ma Samarcanda è per noi un nome che, più che rimandare ad un luogo reale, evoca un mito fuori dallo spazio e dal tempo: come Atlantide, come Marte. Ed avevamo sfogliato la guida, ed avevamo intravisto qualche monumento, e avevamo raccolto qualche informazione qua e là giusto per capire come sopravvivere da soli e senza aiuto... Ma tutto il contesto, il dietro le quinte, la quotidianità, ed anche il passato oscuro eppure straordinariamente ricco, ci erano completamente ignoti.

Ed il bello del viaggio è stato proprio l’affacciarsi su tutto questo.

Dieci giorni, il tempo della nostra permanenza in Uzbekistan, sono giusto il necessario per percepire quanto questi luoghi apparentemente appena popolati siano in realtà carichi di una storia potente e di un groviglio di contraddizioni al di là della nostra comprensione.

Quello che segue vuole quindi essere un semplice racconto in cui le impressioni di viaggio si alternano ad alcuni consigli pratici, utili per orientarsi in un paese difficile ma, allo stesso tempo, inaspettatamente facile e tranquillo da visitare.

“BENVENUTI” IN UZBEKISTAN

Visto da fuori, l’Uzbekistan non è un paese così accogliente e rilassato da visitare. Ma non bisogna farsi spaventare.

Per prima cosa, è necessario richiedere con anticipo il visto all’ambasciata di Roma e la cosa non sembra essere proprio una formalità: l’Uzbekistan è un paese con cui la maggior parte degli stati non è fiera di avere relazioni, e è uno dei paesi in cui le violazioni dei diritti umani sono più profonde e diffuse. Per ottenere il visto turistico, ci siamo quindi rivolti alla filiale italiana di un’agenzia viaggi specializzata che – dopo alcune settimane – ci ha restituito i passaporti con appiccicato un grosso visto, su cui un funzionario aveva corretto a penna le date di ingresso e uscita

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