Uzbekistan, sulla via della seta

Tour in una terra ricca di storia e di meraviglie inaspettate

  • di Grazia Pereno
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 11
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

"Non viaggiamo solo per commercio, da venti più caldi sono mossi i nostri cuori: dal desiderio di conoscere ciò che è mistero. Per questo percorriamo la strada dorata che porta a Samarcanda! (J. Flecker)

03 ottobre 2015

Sabato, Malpensa ore 11:00, ci ritroviamo in 11 amici per un’altra avventura: voliamo via san Pietroburgo con Rossya Airlines, affiliata Aeroflot

04 ottobre 2015

Ore 01:00 di notte siamo a Tashkent. Facciamo timbrare il visto che avevamo richiesto mandando i passaporti a Roma e dopo accurati controlli usciamo. Incontriamo Ravshan, un ragazzo di 30 anni che parla un italiano perfetto e si rivelerà la miglior guida mai incontrata nei nostri viaggi! Dopo qualche ora di riposo, alle 09:00 cominciamo la visita della città: Tashkent è bella, ci colpisce subito la pulizia delle strade e del giardini: conta mezzo milione di abitanti , ma non ha palazzi, solo case a uno o due piani molto carine. Visitiamo il nostro primo complesso monumentale Khast Imom e vediamo le prime cupole blu del nostro tour: ci piace subito tutto, senza immaginare le meraviglie che ci aspettano nelle altre mete del nostro giro. Bellissimo è il bazar Chorsu, ordinatissimo, pieno di frutta, verdure, spezie e soprattutto della famosa frutta essicata per cui l' Uzbekistan è famoso! Poco distante c'è la bella e recente Moschea Juma, dove il venerdì gli uomini si recano per la preghiera. Visitiamo il bellissimo Museo delle arti applicate dove ammiriamo le inestimabili opere degli artigiani uzbeki. Siamo all’estremo est del paese e a sera voliamo verso l’estremo ovest. In 01:30 siamo a Urgench dove ci aspetta un confortevole bus da 30 posti ( stiamo larghissimi!) che in mezz’ora ci porta a Khiwa. Pernotteremo per 3 notti nello stupendo hotel Sherahazade, dentro le mura, nella Ichon Kala, la città vecchia.

05 ottobre 2015

Khiva è magica! Sembra di veder spuntare Aladino sul suo tappeto volante ad ogni angolo: è circondata da mura e case di sabbia che al tramonto e all’alba diventano dorate. E’ piccolina, grande 1km per 2km, ma non vorresti lasciarla più. E’ completamente pedonale, le viuzze lastricate di pietra color sabbia e tutta costruita e restaurata benissimo. Possiede quattro porte di entrata ai punti cardinali. Entriamo da Ota Dervosa, la porta principale detta "porta del Padre", davanti alla quale c'è un grande murales che rappresenta la via della seta e la statua di Algoritmus, grandissimo matematico che nacque a visse qui. Entriamo nell'Ark, la cittadella dove risiedeva il Khan. In tempi antichi Kiwa era un khanato (= regno) importante perché sorgeva alla confluenza di molte vie del sistema di piste detto “Via della seta” che dall’Africa, dall’India e dall’Europa portava in Cina. Partendo da questa città noi seguiremo per 12 giorni la via della seta fino a Samarcanda, la stessa strada che Marco Polo ha raccontato nel suo “Il Milione”. Ravshan ci spiega che la via della seta non è chiamata così perché le carovane trasportavano seta, ma perché è un sistema di strade che attraversa paesi produttori di seta! Visitiamo l’Ark,il minareto incompiuto Kalta Minor dalla base enorme, completamente rivestito di maioliche azzurre, il minareto Islom Hoja che con i suoi 47m è il più alto dell’Uzbekistan, ma soprattutto la meravigliosa moschea Juma, sorretta da 127 colonne tutte in legno scolpito, alcune delle quali risalenti al X secolo! Ogni colonna proviene da luoghi diversi: ognuna di loro infatti ha disegno, diametro e altezza diverse e per livellarle ogni piedistallo ha un' altezza differente.Visitiamo anche il mausoleo di Pahlavon Mahmud, un saggio che anticamente aveva salvato la città dai nemici. Molti pellegrini venerano la sua tomba e incontriamo anche coppie di sposi che vanno a pregare all'interno, risplendente di argenti e meravigliose decorazioni. A sera saliamo sulla terrazza più alta dell'Ichon kala per vedere un tramonto che colora d’oro tutta la città e illumina le sinuose mura della cittadella.

06 ottobre 2015

Stamattina partiamo in direzione nord. La strada attraversa sterminati campi di cotone: il cotone è la risorsa primaria del paese. Il paesaggio si fa più arido, sabbioso e collinoso. Arriviamo ad Ayaz Kala, un antico castello sopra una collina che era uno degli Elliq Kala (= 50 fortezze) a difesa del khanato di Kiwa dall'Orda di Gengis Khan. Saliamo a piedi un ripido sentiero che arriva alla sommità: un grande stormo di pellicani ci dà il benvenuto. Da lassù il panorama è stupendo. Scendiamo e percorriamo 40km fino a Toprak Kala, un altro castello di cui restano poche mura, patrimonio Unesco. E’ bello, ma il precedente ci piace di più.Torniamo a Kiwa e visitiamo la residenza dell’ultimo emiro di Kiwa, un palazzotto dagli interni arabescati bellissimi: in particolare le grani stufe di maiolica meritano la visita! E’ l’ultima sera a Kiwa, ma non vorremmo lasciarla: è veramente un assaggio del misterioso oriente delle Mille e una notte!

07 ottobre 2015

Stamattina partiamo per la grande traversata del deserto del Kizyl Kum: il nome significa “sabbie infuocate” perché qui in estate la temperatura sfiora i 70° di calore mentre in inverno arriva a -20°. E’ incredibile la capacità di questi popoli nell’adattarsi a sbalzi climatici così estremi! Attraversiamo il ponte sull’Amu Darya che è poco profondo ma largo 2km, poi la strada diventa un infinito rettilineo fra sabbia dorata e tamerici dalle radici lunghe anche 20m e arbusti di ferule. Noi impiegheremo 8/9 ore per raggiungere Bukhara, ma le carovane impiegavano anche 2 settimane in questo ambiente infernale e senz’acqua. Verso mezzogiorno ci fermiamo in una piccola oasi sotto un gruppo di gelsi e mangiamo spiedini di carne all’ombra delle piante. Proseguiamo e in 3 ore siamo arrivati. L’hotel Porso è piccolo , confortevole e ancora una volta siamo gli unici ospiti, che bello! Ci sistemiamo e poi facciamo una passeggiata in centro che dista 5 minuti a piedi. Anche il centro di Bukhara è pedonale, tutto lastricato in pietra chiarissima. La vita gravita attorno ad un laghetto artificiale ornato di gelsi sulle rive del quale la gente passeggia: le donne portano ampi foulard in testa, vestiti colorati fino al ginocchio e sotto la gonna pantaloni in tinta: sono molto eleganti, ma quelle di una certa età hanno tutti i denti d’oro! La gente uzbeka è cordialissima, chiede sempre di farsi fare foto. Ci sono bancarelle di prodotti tipici , ma nessuno è insistente e passeggiare è un vero piacere.

08 ottobre 2015

Con Ravshan visitiamo la città a piedi. Cominciamo dal mausoleo di Ismail Samani, caratterizzato da una elaborata struttura fatta dai mattoni a secco, elegantissimo, in un bellissimo giardino. Proseguiamo fino al mausoleo Chashma Ayub, dove è sepolto il profeta Giobbe: nel mausoleo c'è una fontana che secondo la tradizione è l'acqua sgorgata quando Giobbe ha percosso la terra con un bastone. Continuiamo la nostra passeggiata fino alla Moschea Juma, con un bellissimo aivan e circondata da una grande vasca per le abluzioni. Arriviamo al bellissimo mercato coperto dei cappellai, dei gioiellieri e dei mercanti, fatto di gallerie e piazzette interne per proteggere le merci dal caldo torrido dell'estate e dal freddo gelido dell'inverno. Lì vicino sorge la meravigliosa Medressa di Ulugbek dalla facciata raffinatissima in delicate tinte pastello. Infine eccoci alla piazza principale di Bukhara: Lyabi Hauz, che significa "intorno alla vasca" e pranziamo in un bellissimo ristorantino sulle rive del laghetto. Ancora visitiamo la madrassa Divan Begi che anticamente era un caravanserraglio e dalla facciata decorata da pavoni e uccelli e la Medressa di Kulkedash che anticamente era la più grande scuola islamica dell'Asia centrale. Per cenare andiamo in una piccola viuzza dove una famiglia ha adibito la terrazza a ristorante. L’ambiente è familiare ma il cibo è ottimo. Qui in Uzbekistan c'è la originale e splendida abitudine delle famiglie ad adibire parte della propria casa a ristorante e Ravshan ogni giorno ci fa assaggiare le varie specialità del paese. Per tradizione il tavolo deve essere completamente coperto di cibo! Il pasto comincia con verdure grigliate e in insalata, poi zuppa o passato di verdure e infine carne con riso e contorno! Il piatto principale è il plov, un gustosissimo piatto di riso, uva passa, verdure e carne di capra! Qui si mangia benissimo, ma si mangia troppo!

09 ottobre 2015

Col pulmann usciamo dalla città e vistiamo il palazzo estivo dell’ultimo emiro di Bukhara con piscina, harem e immenso giardino dove trascorse gli anni della sua vita prima dell'arrivo dei bolscevichi. Torniamo in città e visitiamo l’Ark, la cittadella che non ci ha entusiasmati più di tanto tranne le poderose mura esterne

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