Uzbekistan classico

Khiva e Samarcanda, le città della Via della seta

  • di Robert
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: due
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il primo problema che avete quando scegliete il viaggio in Uzbekistan è spiegarlo agli altri, alla fatidica domanda di colleghi e conoscenti “dove vai in vacanza” alla vostra risposta vedrete in genere facce stupite e un po’ imbambolate, “Uz….che cosa?, dove si trova? Che cos’è? Cosa vai a fare?” in genere se una persona non sa neppure dove si trova il paese è fatica vana cercare di spiegare qualcosa sulla cultura del viaggio e sulla voglia di vedere posti diversi e un po’ fuori dagli schemi tradizionali. Decidiamo con la mia compagna Corina di partire con un tour organizzato dall’agenzia Meta Mondo.

L’Uzbekistan come tutto il territorio dell’Asia centrale si è trovato per secoli, e si trova tuttora, all’incrocio di tre grandi aree economico/culturali la Cina a est l’India a sud e il Medioriente-Europa a ovest questo ha fatto si che nelle sue strade e nelle sue città si sono incontrati (e scontrati) mercanti, viaggiatori, predicatori ed eserciti provenienti da un po’ tutto il mondo a partire dal quasi mitico Alessandro Magno fino alle moderne e tecnologiche armate dei nostri giorni. Questa varietà si ritrova nei lineamenti delle persone e nelle scritte in più alfabeti che caratterizzano le strade del paese. La cosiddetta “Via della Seta” il percorso commerciale via terra che collegava la Cina e il Mediterraneo e che è stata usata, tra periodi di declino e di rinascita, dal II secolo a.c. al XII d.c. attraversava in pieno il territorio dell’odierno Uzbekistan e portava ricchezza, lavoro e prosperità nelle città e nelle oasi. La rotta commerciale fu abbandonata con l’apertura delle vie marittime tra oriente e occidente, l’inaridimento del territorio peggiorò la situazione sparirono mercanti e carovaniere e molte oasi furono abbandonate completamente. Come è noto l’Uzbekistan nel secolo scorso è passato da essere un khanato indipendente al far parte prima dell’impero zarista e poi dell’Unione Sovietica per tornare poi indipendente quando nel 1991 l’Unione si è sfasciata. Si cerca di lanciare il paese come meta turistica internazionale e a questo fine sono stati fatti importanti investimenti in strutture alberghiere e di ristorazione ma certo ci sono ancora diversi punti carenti ed occorre sempre da parte del viaggiatore un certo spirito di adattamento, in compenso il turismo di massa non è ancora arrivato e questo permette di scoprire aspetti originali del paese.

Giovedì 05/09

Voliamo da Fiumicino a Tashkent in circa 6 ore con un Boeing 757 quasi vuoto. All’arrivo l’aeroporto è affollato c’è molta burocrazia per la dogana e il controllo dei documenti, ci sono tre ore di differenza in avanti e circa 10 gradi di temperatura in più rispetto all’Italia, abbiamo solo il tempo di andare in albergo e di provare la prima cena Uzbeka che si concluderà con l’offerta di un the verde. Scopriremo nei giorni seguenti che il the verde è la bevanda nazionale servita in tutte le occasioni e che spesso gli uzbekhi consumano per strada o sul lavoro, ad esempio gli autisti del nostro autobus ne avevano per abitudine una bottiglietta che sorseggiavano durante tutta la giornata.

Venerdì 06/09

Sveglia alle 05,00 torniamo in aeroporto per volare sulla città di Urgench e da qui proseguiamo in autobus per circa 30 km. fino ad arrivare a Khiva. Per molti secoli la città fu al centro di un fiorente mercato degli schiavi e questo la portò ad avere una temibile fama in tutta l’Asia centrale dove veniva ricordata per le carovane di merci umane e i terribili viaggi a cui erano sottoposti. Oggi circondata da frutteti e campi di cotone è una piacevolissima città con un compatto e affascinante centro storico circondato interamente da mura di mattoni di argilla alte dieci-dodici metri e su cui si aprono quattro porte. Nel centro storico sono tutelati dall’Unesco ben 54 monumenti, praticamente impossibile visitarli tutti, da segnalare la moschea Juma molto bella e dotata all’interno di una selva (la guida dice 218) di colonne di legno che la fanno assomigliare a una foresta, i palazzi reali di Kurnha Ark e di Tash Adri questo ultimo dotato di una bella moschea estiva (in pratica con tre lati aperti) e di un harem con un bellissimo cortile su cui si affacciano i balconi delle stanze dove abitavano le donne in attesa delle visite del loro padrone e sovrano, molto particolare il tozzo minareto di Kalta Minor completamente rivestito di piastrelle e maioliche. A Khiva entriamo in contatto per la prima volta con la curiosità della gente verso i turisti occidentali, molti ci chiedono di essere fotografati insieme, vogliono sapere da dove veniamo sono contenti di riuscire a scambiare quattro parole in inglese (qualcuno prova con il russo) con persone al di fuori del loro mondo. Per le strade molte bancarelle vendono dei particolari colbacchi con un gran pelo che sono una caratteristica di Khiva, questo ci ricorda che nonostante i 35 / 40 gradi di temperatura attuale dato il clima continentale e la relativa vicinanza con la Siberia quando è inverno in Uzbekhistan si raggiungono i 10 sottozero e qualche volta anche oltre

  • 6373 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. CELE55
    , 4/10/2013 15:39
    Complimenti Roberto!
    I tuoi raconti sono, come sempre, un giusto mix fra un reportage di viaggio preciso e scrupoloso, ed un'esternazione di sensazioni ed aspetti intimi e personali che il viaggio ha suscito in te.
    Comprendo e condivido in modo particolare il tuo commento in quanto, nonostanto io abbia fatto questo viaggio diversi anni fa, serbo ancora vivissimi ed indelebili ricordi.
    Grazie per avermi fatto rivivere un viaggio meraviglioso
    Cele55

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social