Fra mille maioliche blu

Viaggio in Uzbekistan un Paese meraviglioso piena di gente meravigliosa (nonostante la dittatura)

  • di fiorella_fiore
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

7 SETTEMBRE 2001 – 1° GIORNO: Partiamo da casa alle 14,00 circa per raggiungere Milano da dove prenderemo il volo per Praga per arrivare quindi a Tashkent, capitale dell'Uzbekistan, luogo del quale – quando dicevo che sarei andata – tutti chiedevano “ma dov'è?” e solo quando aggiungevo Bukara e Samarcanda allora realizzavano.

Arriviamo al Travel in perfetto orario e ci trasportano a Malpensa in tempo perfetto per l'imbarco, il volo fino a Praga dura un'ora e un quarto e subito dopo ci aspetta l'ulteriore decollo per Tashkent, nostra meta. Prima volta che viaggiamo con la CZECH Airlines ed è abbastanza confortevole, anche se a bordo non c'è intrattenimento per cui per 5 lunghe ore guardo il tragitto dell'aereo sullo schermo. Mario – as usual – dorme.

Al decollo seguono estenuanti controlli doganali con compilazioni di dichiarazioni in duplice copia e poi finalmente siamo fuori. Incontriamo due italiani di Lodi che rivedremo alla nostra partenza l'ultimo giorno.

Fuori c'è il sole, è una giornata limpidissima e ci aspetta la nostra guida, Nodir, un ragazzo di 24 anni dalla faccia pulita e solare, di madre tagika e padre turkmeno, come ci racconta, e lui UZBEKO. Con l'auto ci portano al nostro albergo, il Park Turon, che è piuttosto bello e ci lasciano un po' di tempo per riposare: Nodir ci verrà a prendere alle 13 per andare a pranzo.

Invece di riposare noi gironzoliamo un po' per i dintorni e siamo puntuali all'appuntamento con la nostra guida che ci conduce a pranzo al ristorante Versal che mi sembra tratto da Versailles come mi confermano i quadri all'interno del ristorante, in stile rigorosamente kitch uzbeko dove mangiamo abbastanza bene.

Terrorizzata dalla Lonely Planet mi sono portata una riserva di barrette energetiche a mo' di provvista d'emergenza.

Dopo pranzo cominciamo le visite. Nodir ci conduce dapprima al mercato Chorsu (circolare) che è davvero notevole, poi al monumento commemorativo dei massacri russi e infine al monumento per il terremoto devastante che ha colpito Tashkent nel 1966. Rientriamo in hotel e ci facciamo una sacrosanta dormita anche perchè l'indomani mattina dobbiamo svegliarci alle 3,30 per prendere l'aereo per Urgench e da lì andare a Khiva.

Dopo la dormita e la doccia sediamo nelle comode poltrone della hall dell'hotel dove la pianista, una bella ragazza giovane, ci chiede da dove veniamo e, saputolo, comincia a suonare “Sono un italiano” di Toto Cotugno ed io mi commuovo cantandola fra me e me

Lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lasciatemi cantare una canzone piano piano... ….

un partigiano come presidente...

Ripensando al nostro grande Presidente Pertini...

Ci rechiamo poi a cena dove non mangiamo male (sono le 19,30) e po a nanna.

9 settembre, 2° giorno – 3,30 sveglia!

La colazione ci aspetta nel caffè dell'albergo. Questi uzbeki sono gentilissimi davvero. A qualsiasi ora tu ti debba alzare ti preparano la colazione. Nodir ci viene a prendere e alle 7 ci imbarchiamo sul volo per Urgench che dura circa 1 ora e cinque minuti. Sbarchiamo nel sole e incontriamo l'autista che ci accompagnerà per tutto il tour: si chiama Mirzo, ha 25 anni e anche lui è un bravissimo ragazzo, è già sposato e ha un figlio di tre mesi.

Viaggiamo su una Chevrolet bianca molto comoda e dopo circa mezz'ora siamo a Khiva, bellissima città del Deserto Rosso. Il nostro hotel, l'Asia, è proprio di fronte alle mura di fango della cittadella, bellissimo!!

Abbiamo il mattino libero ma noi gironzoliamo per la cittadella che è fantastica , la Ichon-Qala ed è come fare un salto indietro nel tempo. Sole, case di fango, bambini, madrasse, moschee, mausolei, colbacchi, chaikane (case da te), cammelli, alberi. Nodir ci racconterà la leggenda secondo la quale un viandante che si era spinto nel deserto aveva trovato un pozzo d'acqua ed aveva esclamato “Khei va!” (che sorpresa!) da qui il nome alla città che era stata poi costruita sulla via della seta, famosa, della quale parlò per la prima volta Marco Polo. Qui esisteva anche un fiorente mercato degli schiavi

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