Lost in Uzbekistan

Un itinerario particolare in un paese insolito tra matrimoni, deserti, poliziotti e, soprattutto, storie da ascoltare

  • di antelmi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

L’Uzbekistan confina a nord con il Kazakistan, a sud con il Turkmenistan e l’Afghanistan, a ovest con il Tajikistan ed il Kirghizistan. Tutti “stan”, insomma! Ma “ando stann’? L’unica soluzione per capirlo è prendere l’atlante. Anche se il problema non è solo chiarire la collocazione geografica della nazione, ma soprattutto spiegare che ci si va a fare da quelle parti.

Le cose da vedere in realtà sono tante: città, valli, deserti, montagne, monumenti, tappeti, stoffe, e così via. Ma di speciale si incontra certamente un’atmosfera esclusiva, quel ritrovarsi sulla “Via della Seta” che fa sentire tutti, anche nel 2009, dei piccoli Marco Polo.

LA CAPITALE

Tashkent serve per arrivare e ripartire. Non è possibile fare altro: è proprio brutta, sovietica più di quanto si possa immaginare e con poco o niente da visitare. Però bisogna passare per forza da qui. Ed io ci passo. Le guide ed i racconti dei viaggiatori sul web dicono sempre di stare attenti ai poliziotti che, specie nella metropolitana, tendono a sequestrare senza motivo i passaporti ai turisti per poi restituirli in cambio di mance consistenti. Così mi attrezzo. Fermata della metro “Oybek”; due poliziotti avvistano un turista solitario, piuttosto spaesato in mezzo alle scritte in cirillico ed al suo primo giorno in Uzbekistan. Una preda ideale. Il turista sono io, però alla richiesta “Passaport, please” non mi faccio trovare impreparato : tiro fuori la fotocopia del passaporto e gliela do. Quello più sveglio la prende, la gira da una parte e dall’altra e con una pronuncia inglese peggio della mia reagisce: “This is a copy, I want your passport!”. Ed io, senza esitazioni : “I am sorry, sir. The passaport is in my hotel”. Il dialogo prosegue per qualche minuto ancora con il poliziotto che tiene tra le mani uno straccio di fotocopia invece dell’originale. Sono delusi e rassegnati. Potevano portarmi a casa loro, in caserma, ed invece sono costretti a venire a casa mia, in hotel. Troppo rischioso, meglio lasciar perdere. Mi ridanno la fotocopia del passaporto ed io ritorno bello pimpante al mio breve tour della capitale. Questo che vi ho appena raccontato sarà l’unico episodio spiacevole (e neanche tanto) del viaggio. Gli uzbeki sono un popolo ospitale e gentile, che si fa in quattro per accogliere i turisti; come Gulnara, la proprietaria della mia guesthouse a Tashkent, a cui devo la rimozione dei preconcetti sulla cucina uzbeka grazie ad i suoi buonissimi piatti.

AI CONFINI DEL MONDO

A Chiva pare di stare nel “Deserto dei tartari” di Buzzati. Davanti, la città fortificata di Ichon-Qala e le alte mura di fango, fuori, da un lato il deserto del Karakum e dall’altro quello di Kyzylkum. I russi, neanche tanto lontani, ci hanno messo un bel po’ di anni per conquistarla (ce l’hanno fatta “solo” nel 1873). Fino ad allora, a ogni tentativo, avevano dovuto sempre arrendersi, senza nemmeno combattere, per l’ostilità del territorio che la circondava. Per farla breve, un posto ai confini del mondo. Un centro storico bellissimo e intatto che si può immaginare uguale a tre secoli prima, con il tempo che sembra non passare mai tra madrase e minareti, mausolei e palazzi, moschee e musei, prima di vedere le mura che al tramonto cambiano colore. Sorprendente Chiva!

STODDART & CONNOLY

Il mio vicino di tavolo al ristorante sulla Lyabi-Hauz di Bukhara è in vena di racconti, aiutato dall’ora tarda e dalla birra alla spina. Di fronte a lui un turista straniero, il sottoscritto, a cui ricordare la triste storia del colonnello Stoddart e del capitano Connoly, sudditi della regina Vittoria, che il 24 giugno 1842 furono fatti decapitare nella piazza di Bukhara dall’emiro Nasrullah. Il narratore è stato talmente coinvolgente che la mattina dopo sono andato subito a visitare la Zindon, la vecchia prigione di Bukhara trasformata in un museo. Qui si trova ancora intatta la buca stretta e profonda in cui i due hanno trascorso la loro dura prigionia (tre anni Stoddart, uno Connoly) prima di essere giustiziati. La vicenda dei due ufficiali inglesi, in realtà, è parte di una vera e propria guerra senza battaglie che nel XIX secolo vide fronteggiarsi russi ed inglesi per il predominio nell’Asia centrale. Appena rientrato in Italia sono corso in libreria ad acquistare “Il grande gioco” di Peter Hopkirk (Adelphi) che racconta in modo straordinario questa grande epopea.

ITALIAN

Pochi sanno che Samarcanda si trova in Uzbekistan e nessuno può immaginare che l’italiano è una delle lingue preferite dai giovani della città. Questa predilezione ha due cause: la prima è che a Samarcanda ha sede l’Istituto Statale per le Lingue Straniere, la seconda è Piera, trasferitasi in Uzbekistan per insegnare ai locali la nostra lingua con grande passione. A Samarcanda, quindi, è facile trovare una guida che parli italiano. E la circostanza mi consente di entrare almeno un po’ nell’anima del paese, ascoltando tra un monumento e l’altro i sogni e le aspettative di chi mi porta in giro per una delle più affascinanti città dell’Asia

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