Il paese delle donne dai denti d'oro

Pillole uzeche Da Tashkent partiamo subito e attraverso dolci pendii e filari di uva che fanno da portico alla case lungo la strada arriviamo nella Valle di Fergana: la parte del viaggio che ci è rimasta di più nel cuore, ...

  • di biba1966
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Pillole uzeche Da Tashkent partiamo subito e attraverso dolci pendii e filari di uva che fanno da portico alla case lungo la strada arriviamo nella Valle di Fergana: la parte del viaggio che ci è rimasta di più nel cuore, la più genuina. Non ci sono monumenti da visitare, ma le persone sono allegre, gentili, ospitali con una incredibile voglia di relazionarsi e parlare, parlare, parlare...E se lo scambio di indirizzi e-mail in un Internet point può sembrare normale, ci siamo emozionati quando ci hanno pagato il biglietto dell’autobus perché ospiti dell’Uzbekistan!! I giorni passati nella Valle di Fergana passano velocemente, in mezzo ai bazar multicolori dove le donne ti sorridono con i loro denti d’oro e gli anziani dalla barba bianca ti salutano portandosi la mano sul cuore. Le strade grandi e spaziose e l’architettura sovietica possono lasciare in un primo momento interdetti, ma basta entrare in un bazar per capire cosa vuol dire arrivare in Asia Centrale. Il bazar è un microcosmo di cose e persone, dove antico e moderno convivono in modo esemplare: così trovi la stoffa tradizionale coloratissima e l’abito taroccato Versace, la donna con il vestito lungo e un po’ informe a passeggio con la figlia in tacchi e minigonna, il ragazzino col cellulare accanto alla signora che ti propone di levarti il malocchio col suo pentolino di erbe fumanti . Odori di spezie e frutta, sguardi timidi e curiosi ti avvolgono e ti scordi che sei dentro lo stesso bazar da più di due ore semplicemente per assaporare un’atmosfera che da noi è andata perduta. Da non perdere nella valle di Fergana , per chi è appassionato di ceramiche, la casa-museo-laboratorio del sig. Usmanov a Rishton. Nota di servizio: nessuna traccia di integralismo islamico, come paventato dalla L.P., anzi per chi è alla ricerca di una fidanzata si consiglia una visita!!! Khiva-Bukhara-Samarcanda: tre gioielli di architettura timuride e non, un tripudio di ceramiche dalle mille tonalità del verde e dell’azzurro che quasi ti stordiscono. Superfluo descrivere i monumenti: li trovate in qualsiasi guida e indipendentemente da quanto letto rimarrete stupiti! Ogni piccolo pezzettino di muro è un capolavoro e ogni volta che riguardi un palazzo ti sembra di scoprire particolari che prima non avevi notato. Dopo aver visitato quello che suggerisce la guida, è bello girovagare senza meta nelle strade pervase dal profumo di shashlyk (gli spiedini di carne che vengono cucinate a qualunque ora del giorno), fermandosi ogni tanto a gustare un thè nelle imperdibili chaikane (sale da thè) seduti nei tapchan (tavoli da pranzo ove sedersi con contorsioni joga). Sembrerà molto turistico, ma invece non lo è, soprattutto se si condivide il tavolo con un gruppo di adolescenti uzbechi: mangiare nella piazza principale di Bukhara, la Lyabi-Hauz, intorno alla vasca all’ombra dei gelsi. Altro luogo molto carino, con assenza totale di turisti, dove mangiare a Samarcanda è la chaikana Siob (è alla periferia di Samarcanda, dopo l’osservatorio di Ulughbek, noi siamo andati in taxi e ritornati in bus).

Impedibile l’hammam Borzi Kord a Bukhara, prenotabile per coppie o gruppi misti nel tardo pomeriggio: sorpresa finale a base di ginger e zenzero sulla pelle (che per gli ometti sembra sia un potente afrodisiaco, di sicuro – a detta di Michele – brucia un casino!!) Fortezze nel deserto dell’antica Corasmia: nella pianura piatta e brulla, spuntano all’improvviso i resti di antiche fortezze, sembrano quasi castelli di sabbia rovinati dal gioco capriccioso di un bambino o smussati da un’improvvisa ondata marina. Nel campo tendato (Yurta Camp), una volta andati via i pulmann dei turisti mordi-e-fuggi che fanno l’escursione in giornata, siamo rimasti soli, a passeggiare verso il lago, con la fortezza sullo sfondo, un silenzio quasi irreale e il sole che piano piano andava giù... la vodka come aperitivo, rigorosamente a stomaco vuoto, ha concluso la giornata con cena all’aperto

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