Perla nera del Tirreno

Le bellezze della Area Marina Protetta e dell’entroterra di Ustica, tra tradizione e innovazione

 

Il suo nome, da 37 anni a questa parte, è associato a una strage di vittime innocenti, che il 27 giugno 1980 ha fatto 81 morti. Ma Ustica non c’entra nulla con l’aereo Bologna-Palermo abbattuto da un missile della NATO. Era semplicemente il lembo di terra più vicino al pezzo di mare in cui l’aereo è caduto, non è stata nemmeno la base per le ricerche: gli usticesi hanno visto tutto alla televisione, come tutti noi. Ustica, piuttosto, andrebbe ricordata perché, negli anni 70, è stata il luogo della grande sfida fra Jacques Mayol e Enzo Maiorca: stiamo parlando di due grandi apneisti, uno francese e uno italiano. In questo modo renderemmo merito a una grande attrazione di Ustica: il suo fondale marino, ricchissimo di paesaggi acquatici e di pesce. Ustica, non a caso, è stata anche la prima riserva marina italiana, dal 1986. Quindicimila ettari di fondale protetto, che equivale a 15 chilometri di costa, suddivisi in zona A, B e C, in base al grado di protezione: da Punta di Megna alla Torre dello Spalmatore è, appunto, zona di riserva integrale. Prima di tutto l’isola è un paradiso per i sub. Ma Franco Foresta Martin, geo-astro-fisico nato a Ustica, oltre che studiare la natura vulcanica dell’isola, ha contribuito a celebrarla, gemellandola addirittura con un piccolo pianeta, che sta in cielo tra Marte e Giove, e che è stato appunto chiamato Ustica: un’altra isoletta, questa volta persa nello spazio.

COME ARRIVARE

Ustica, la nostra Ustica, è viceversa persa – si fa per dire – nel Tirreno, a 36 miglia a Nord di Palermo, a cui è collegata giornalmente con i traghetti della compagnia Siremar oppure gli aliscafi di Liberty Lines (che permette di arrivarci anche da Napoli, il sabato). Il Porto, molto piccolo, è a Cala Santa Maria, nella parte Nord-Est dell’Isola, ma aperto a Sud-Est. E del resto è logico: come in tutto il Tirreno, i venti dominanti vengono da Ovest-Nordovest. Comunque a Ustica c’è una sorta di “molo di riserva”, il Molo Alto, nella parte a Sud- Ovest. All’arrivo, il porto si presenta con l’anfiteatro dell’abitato del paese principale: molti alberghi, costruzioni piuttosto recenti. Per trovare le casette tradizionali bisogna salire, oltre Largo Armeria e Piazza Umberto I, verso Chiesa Vecchia. Ustica-centro è bella, le granite sono buone, ma ben presto si nota il difetto comune a molte delle nostre isole: il traffico. Ci sono forse troppe macchine, oltre a tanti motorini. Gli abitanti danno la colpa ai palermitani, proprietari delle seconde case, che non vogliono fare a meno dell’auto. In effetti è vero che Ustica dà il meglio di sé nell'interno, ma c’è anche un ottimo servizio pubblico: un paio di pulmini che fanno il giro dell’isola, sfidando a volte le strettoie fra le case.

OSTEODES & USTUM

Ustica è anche la sua storia, e per me francamente la storia è fondamentale. Sarà una fissazione, ma la storia, secondo me, dà spessore e autorevolezza ai paesaggi. Per me il Pacifico è Cook, Ventotene è il Manifesto per l’Europa. E cosa sarebbero le Marchesi senza Gauguin? Ustica da parte sua di storia ne ha tanta: ha rappresentato da sempre un approdo strategico per tutti: Fenici, Greci, Romani, Pirati saraceni. Pare che sia l’Isola di Circe, che si divertiva a trasformare in maiali i compagni di Ulisse. Non a caso i Greci la chiamavano Osteodes, cioè “ossario”, pare per le ossa dei tanti naufraghi... I Romani la chiamavano Ustum, cioè “bruciata”, per la sua natura vulcanica. Prima del 1000 d.C. provano a coltivarla i Benedettini, ma senza successo. I Borboni – che in effetti andrebbero per certi versi molto rivalutati – decisero nel 1759 che Ustica andava colonizzata. Ferdinando IV manda una spedizione di Coloni. Ma solo tre anni dopo arrivano i Pirati saraceni che, con una scorreria, ammazzano, distruggono e deportano i contadini come schiavi. Il Borbone non si arrende: l’anno dopo, nel 1763, rimanda a Ustica un’altra spedizione, che stavolta costruisce anche torri e difese, e da allora l’isola diventa un paradiso agricolo, con i suoi terreni vulcanici fertilissimi. Ma la natura vulcanica di Ustica è particolare: come spiega bene il sopracitato Franco Foresta Martin, “sgorga” direttamente dalle profondità del mare: “È un vulcano hot spot, magma direttamente dal mantello terrestre, diversissima dalle Eolie, simile all’Etna o alle Haway”

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