Assaggio di Budapest

Ero stata in Ungheria 18 anni fa, in pieno smantellamento della presenza sovietica, ed ero curiosa di vedere il cambiamento e di dare a mio marito e a mia figlia un assaggio della città, anche se col tempo limitato. Abbiamo ...

  • di Stefania C.
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ero stata in Ungheria 18 anni fa, in pieno smantellamento della presenza sovietica, ed ero curiosa di vedere il cambiamento e di dare a mio marito e a mia figlia un assaggio della città, anche se col tempo limitato. Abbiamo a disposizione solo il weekend. Non siamo tipi da musei, ma ci piace camminare per le città, quindi c’è la speranza di riuscire comunque a vedere qualcosa di interessante, anche se non tutto. Partenza: venerdì 9 febbraio alle 15:30 da Roma Fiumicino con Sky Europe. Le previsioni del tempo sono pessime e partiamo con gli ombrelli in valigia, ma appena arrivati all’aeroporto di Budapest rinasce la speranza: non è così brutto come temevamo. In realtà, non vedremo neanche una goccia di pioggia, e cappelli, guanti e sciarpe rimarranno in albergo. Dall’Italia avevamo prenotato un taxi con ZonaTaxi, via e-mail: 4000 HUF fino a Pest. Dal momento che siamo in 3, ci è sembrato più conveniente del minibus (che costa quasi 10 Euro a testa). All’aeroporto, la consegna bagagli è immediata e all’uscita ci aspetta una ragazza con il cartello che indica il mio nome e che ci porta subito al nostro taxi. Il confronto con gli arrivi a Fiumicino è inevitabile...In neanche mezz’ora siamo in albergo.

Il tassista è simpatico e appena entrati in città ci fornisce un po’ di indicazioni sui luoghi che stiamo attraversando, in un misto di ungherese, tedesco e inglese. Scopro che, a differenza della mia prima visita, il tedesco non va più di moda, adesso parlano quasi tutti inglese. Abbiamo prenotato il Marriott, sempre via Internet, che è in una posizione stupenda: tutte le camere hanno la vista sul Danubio, è a pochi minuti a piedi dal Ponte delle Catene e alle spalle c’è via Vaci Ut. La nostra camera, al terzo piano, ci offre un bellissimo panorama del Ponte Elisabetta illuminato e della Cittadella dall’altra parte del fiume. Disfiamo i bagagli, parte una raffica di foto dal terrazzo e mio marito, entusiasta, dice che Budapest gli piace già. Decidiamo di fare una passeggiata prima di cena: ci avviamo verso il Ponte delle Catene che di sera, tutto illuminato, è davvero spettacolare. Prima di raggiungere il ponte, ripieghiamo verso il centro, dove “troviamo” Piazza Vorosmarty e la famosa pasticceria Gerbeaud. Da qui inizia Vaci Ut, piena di negozi. Qualcuno è ancora aperto, e ficcando il naso scopriamo che i saldi sono veramente tali. Ci sono diverse catene occidentali: Zara, Mango, H&M, Marks & Spencer. C’è un ufficio di cambio dopo l’altro e ci accorgiamo che in Italia, dove abbiamo cambiato 150 Euro, ci hanno fregati alla grande. Tra una commissione e l’altra, ci hanno cambiato l’euro a 200 HUF. Qui per ogni euro ci danno 249 HUF. Consiglio quindi di cambiare in Italia solo il necessario per pagare il trasferimento in città. Per la cena avevo prenotato il famoso Fatal, a Vaci Ut, 67. Mi ero premurata di chiamare dall’Italia, ma a dire il vero avrei potuto farne a meno. All’ora in cui siamo arrivati noi (20:30) non era pienissimo. Essendo un ristorante tipico ungherese, io e mia figlia ordiniamo subito una specialità... Francese: la zuppa di cipolle, che ci viene servita in una coppa enorme. Beh, era buonissima e incredibilmente l’abbiamo digerita senza sforzo. Mio marito si stupisce per quanto è buona la birra: sostiene che si sente “il luppolo”! Ordiniamo i secondi e, quando arrivano, ci spaventiamo per l’abbondanza delle porzioni. Io ho preso il gulasch, che viene servito con i “noodles” di pasta (ottimi, ma non ce l’ho fatta a finirli!). A quel punto, non abbiamo più spazio per il dolce, anche se abbiamo visto passare cose interessantissime ed enormi destinate ad altri tavoli. Paghiamo (poco più di 50 Euro in 3) e scopriamo che non accettano le carte di credito. A dire la verità, non sono molti i posti a Budapest dove si può pagare con la carta, questo è un aspetto da tenere in considerazione. Altra cosa da tenere in considerazione è che in alcuni posti accettano pagamenti indifferentemente in fiorini o in euro. Il sabato mattina ci alziamo presto, andiamo a fare colazione e poi partiamo alla volta di Buda. Attraversiamo a piedi il Danubio sul Ponte delle Catene e prendiamo la funicolare per il Castello da Piazza Adam Clark. Cominciamo a passeggiare e arriviamo alla Chiesa di Mattia, che però è piena di impalcature e quindi non dà il massimo di sé. Ci distraiamo subito perché incontriamo un tipo che per 4 euro fa fare a mia figlia una serie di foto con una bellissima aquila sul braccio (che pesava quanto lei). Dato che siamo tutti appassionati di rapaci, cogliamo l’occasione “al volo”, anche se l’aquila ci fa un po’ pena, con quel cappuccetto sugli occhi... Proseguiamo il giro con una bella passeggiata sul Bastione dei Pescatori, da cui è possibile fare foto splendide del Parlamento e di Pest, dall’altra parte del Danubio. Decidiamo di ridiscendere a piedi, poi arrivati a Fo Ut fermiamo un taxi e ci facciamo portare al Mercato Coperto a Piazza Fovam, prima che chiuda. Al piano terra c’è il mercato alimentare, dove acquistiamo la paprika dolce e piccante. Sono stata tentata di comprare anche il caviale russo (56 gr., 3000 HUF), ma non riuscendo a capire esattamente quale tipo fosse, ho lasciato perdere. Al piano superiore vendono articoli di artigianato, qualche copricapo militare di remota provenienza sovietica, tovaglie ricamate, utensili di legno e bellissimi colbacchi di pelliccia. Ci sono anche numerosi stand dove è possibile mangiare. Dopo un rapido giro, prendiamo la metropolitana lì vicino, a Kalvin Ter. Non è segnalata, quindi camminiamo in tondo 10 minuti prima di dar retta a mia figlia che ci suggerisce di prendere le scale che vanno sottoterra... Ci sono diversi biglietti della metropolitana. Il biglietto semplice costa 230 HUF, ma se è necessario cambiare linea occorre comprate il Transfer Ticket, che costa 380 HUF. I biglietti vanno convalidati prima di salire sulla metro. Inutile cercare di viaggiare gratis: noi abbiamo sempre beccato i controllori, a volte sul treno, altre all’uscita. Con la metro arriviamo a Piazza degli Eroi (uscita metro Hosok tere), imponente, con le statue degli eroi magiari. Alle spalle della piazza, in questo periodo dell’anno, c’è un’enorme pista di pattinaggio. Qui troviamo numerose bancarelle che vendono cibo e ...Tappeti fatti con le pelli di animali, tra cui un orso, cosa che ci lascia un po’ perplessi. Vicino alla pista c’è il castello Vajdahunyad, dove entriamo e passeggiamo un po’. Mia figlia sta facendo il muso perché voleva andare a pattinare. Decidiamo di tornare verso il centro, è l’una passata. Riprendiamo la metro e andiamo da Mac Donald’s vicino all’albergo, poi da Gerbeaud per il dolce. Decidiamo di provare la Dobostorte, che è veramente molto buona! L’ambiente è molto “austro-ungarico”, con grandi lampadari di cristallo e un’atmosfera particolare. Naturalmente, la pasticceria è piena di turisti. Evitate di prendere il caffè, perché fa schifo e costa una cifra spropositata. Piuttosto, andate 200 mt. Più giù su Vaci Ut dove c’è un bar illy. Nel pomeriggio decidiamo di andare a vedere l’antica stazione ferroviaria Nyugati, costruita da Eiffel (uscita metro Oktogon), con annesso Mc Donald’s in tema. Lì vicino c’è il West End City Center (dopo la stazione, a destra), probabilmente il centro commerciale più grande che io abbia mai visto. Il sabato pomeriggio alcuni dei negozi della città sono chiusi, ma non qui (e nemmeno a Vaci Ut, come abbiamo scoperto in seguito). Non abbiamo comprato nulla, ma abbiamo camminato tanto! Di ritorno in albergo, i piedi ormai gridano vendetta: mio marito va a farsi fare un massaggio, io e mia figlia ci “ribaltiamo” sul letto e ci addormentiamo. Per la cena, avevo chiesto all’albergo di prenotarci lo Szent-Jupát, a Buda. Avevo letto in giro sui vari forum che è un ristornate imperdibile. Intanto facciamo la stupidaggine di prendere un taxi dall’albergo, così ci costa 2000 HUF solo raggiungerlo. Chiediamo al tassista il prezzo per andare all’aeroporto il giorno dopo e ci spara 6300 HUF. Ci mangiamo le mani per non aver prenotato Zona Taxi anche per il ritorno. Il ristorante è tutto di legno, e decidiamo di non fare come la sera precedente: ordiniamo solo un piatto. Io prendo il solito gulasch, mio marito delle polpettine molto speziate, mia figlia del tacchino. Ci vengono serviti in un piatto di legno enorme, con contorno di patate al forno e riso. Spendiamo in tutto nemmeno 30 Euro, ma siamo concordi che il Fatal è stato meglio. Il mio gulasch era un po’ grasso. Durante la cena, facciamo le nostre considerazioni sul viaggio: come spesso ci capita, dobbiamo constatare che anche l’Ungheria è anni luce avanti a noi. Per la pulizia della città, la gentilezza verso i turisti, i prezzi tutto sommato convenienti (purtroppo presto adotteranno anche loro l’euro, e allora chissà cosa succederà!), l’orgoglio, la dignità e l’educazione della gente. Abbiamo anche notato che, a differenza delle città italiane (mi riferisco in particolare a Roma) ci sono catene di fast food e di abbigliamento di tutto il mondo e questo ci ha fatto molto riflettere... Perché da noi no??? Al ritorno ci facciamo chiamare un taxi, che ci prende circa la metà (1200 HUF) del precedente. Lo prenotiamo per andare all’aeroporto il giorno dopo per 4300 HUF. La domenica mattina ci alziamo con calma e decidiamo di fare l’ultima passeggiata. Molti dei negozi a Vaci Ut sono aperti e infrango la regola del “no shopping” che mi ero imposta: trovo un negozio “Aboriginal” (parte di una catena), dove compro per 8 Euro un maglione di cotone che ne costava in origine 28,99 (questo però l’ho scoperto a casa, rimuovendo i prezzi di saldo appiccicati sul cartellino originale). Continuiamo a vagare un po’ senza meta, progettando nuove incursioni, perché ci sono molte cose che non abbiamo visto, e poi ci piacerebbe sperimentare le terme. Con i voli low cost e con meno pretese di noi come sistemazione, si può veramente passare qualche giorno in questa meravigliosa città spendendo poco. Alle 13 parte il nostro volo. Siamo un po’ dispiaciuti perché avremmo voluto avere un po’ più di tempo. L’aereo è in orario. Arrivati a Fiumicino, aspettiamo 20 minuti i bagagli e poi usciamo tra tassisti urlanti e cartacce accumulate ai bordi dei marciapiedi...

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