Parliamo con Martino di gastronomia

Carissimi turisti per caso, abbiamo intervistato Martino! Probabilmente molti di voi lo conoscono già come <a href='/noi/amici/martino.asp'>curatore di questo sito</a> e del sito cugino di <a href='http://www.velistipercaso.it/' target='_blank'>Velisti per Caso</a>. Forse però non tutti sanno che Martino si dedica anche ...

 

Carissimi turisti per caso, abbiamo intervistato Martino! Probabilmente molti di voi lo conoscono già come curatore di questo sito e del sito cugino di Velisti per Caso. Forse però non tutti sanno che Martino si dedica anche a molto altro: medico e psichiatra, al momento è giornalista, autore televisivo, gastronomo, commediografo, umorista e scrittore. Nell'intervista ci concentriamo sulla sua vocazione gastronomica, in vista del super aggiornamento della nostra sezione Cucina e della pubblicazione di Turisti per Cibo, scritto a sei mani con Patrizio e Syusy e uscito da poco in libreria. Gli abbiamo chiesto quello che tutti vorrebbero sapere da un esperto girovago gastronomo, curiosando anche tra i suoi fornelli!

Samira: Martino, iniziamo subito con una curiosità: Turisti per Cibo è il tuo quinto libro sul cibo e il terzo scritto insieme a Pat e Syusy. In questi giorni poi hai aggiornato l'area Cucina del nostro sito pubblicando tantissime nuove ricette dal mondo... Non è che hai in mente di aprire un ristorante? Martino: Non proprio, ma devo confessare che c'è una sorpresa che bolle in pentola per la prossima primavera... Ovviamente ha a che fare con il cibo! Intanto la nostra stagista Alessandra ha pubblicato molte nuove ricette dal mondo assaggiate e proposte dai Turisti per Caso, visitate l'area Cucina.

Samira: Turisti per Cibo e Golosi per Caso raccontano il tuo lungo giro in Italia sulle tracce dei prodotti tipici. Da nord a sud, passando per le isole, ti è mai capitato di trovare lo stesso piatto tipico in due regioni diverse? Martino: Sono profondamente convinto che in Italia, più che di cucina regionale, si debba parlare di "cucina di pianerottolo": affacciandosi da due porte vicine, infatti, si scopre facilmente che uno stesso piatto è preparato in due modi diversi! Questa estrema personalizzazione della cucina è una cosa che ho notato dappertutto nel mio viaggio lungo lo stivale. Al punto che difficilmente si rivendica la paternità di un piatto... Tanto ognuno è convinto che sia il suo quello vero! Secondo me è giusto che sia così, perché i piatti di famiglia sono delle fotografie, dei veri e propri pezzi di identità.

Samira: Nei libri che hai scritto con Pat e Syusy c'è anche il confronto gastronomico tra Italia e resto del mondo. Qual è secondo te il popolo più orgoglioso della propria cucina? Martino: E' difficile a dirsi perché, sia a livello nazionale che internazionale, non c'è popolo che non sia orgoglioso della propria cucina, considerata ovunque parte integrante dell'identità e espressione diretta della propria storia. Almeno è questo che mi è parso di constatare viaggiando. Poi, è vero, ci sono popoli più o meno agguerriti, alcuni quasi sciovinisti. I francesi, per esempio, sono molto orgogliosi della propria identità gastronomica, perché hanno avuto per molto tempo il primato mondiale della cucina: lì, in Francia, è nata la gastronomia moderna e il concetto di ristorazione come oggi lo intendiamo, precisamente al ristorante Procope a Saint Germaine de Prés. Sempre lì è nata anche la cucina intenazionale. Poi, però, il primato è passato all'Italia, che ha alzato la testa dopo aver rivestito a lungo il ruolo di Cenerentola. Oggi, la nostra cucina è riconosciuta ovunque come la migliore del mondo e noi stessi, pur dall'interno del nostro masochismo, stiamo iniziando ad abituarci al ruolo di leadership. Poi ci sono i paesi che si vergognano un po' della propria cucina, tipo gli inglesi che - si sa - non è che brillino in questo campo. Posto che a mio parere c'è qualcosa di buono ovunque, un'autocritica è sempre uno stimolo a migliorare... Anche la cucina inglese oggi sta emergendo, per lo stimolo alla ricerca e all'innovazione: ad esempio si distinguono nelle "cucine tematiche", come quella alle erbe. Dappertutto quindi bisogna sempre tenere d'occhio il cambiamento!

Samira: A proposito di evoluzioni e cambiamenti, ci sono alcuni popoli intrappolati nell'esatto opposto: i luoghi comuni. Vedi i cinesi "mangiatori di riso", o gli italiani "mangiatori di pasta". Te la senti di smentirli ufficialmente? Martino: Noi abbiamo una cucina mediterranea a base di carboidrati, questo è evidente, così come i giapponesi sono specialisti nel crudo e i cinesi mangiano molto riso perché lo coltivano in modo intensivo... Ma non ci si può fermare a questo! Il luogo comune è sempre riduttivo, anche se spesso appoggia su una remota verità. Un noto luogo comune battezza la cucina inglese come la peggiore del mondo, ma io non sono d'accordo: la cucina peggiore a mio parere è quella statunitense! Se si esclude il melting pot delle cucine multietniche, si limita a cibi precotti e surgelati, innaffiati di salse coprenti comprate al supermercato..

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