Alla corte del Sultano

Con ancora negli occhi i fantastici paesaggi della Turchia e nel cuore il sorriso delle persone che li popolano, eccoci a raccontare questo meraviglioso viaggio durato quattordici giorni. Si parte da Verona (scalo a Monaco) e si atterra ad Istanbul. ...

  • di Matteo Carcereri
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Con ancora negli occhi i fantastici paesaggi della Turchia e nel cuore il sorriso delle persone che li popolano, eccoci a raccontare questo meraviglioso viaggio durato quattordici giorni.

Si parte da Verona (scalo a Monaco) e si atterra ad Istanbul. Appena trovato l’hotel è doveroso il primo giro in città, per respirare l’atmosfera orientale. Neanche a dirlo e il muezzin intona il suo canto, o meglio il suo richiamo: per i fedeli è l’ora della preghiera. Questo suono, che ci ricorda la devozione dei turchi alla religione islamica, ci accompagnerà per tutta la vacanza, scandendo le nostre giornate. Ma veniamo alla città; immensa, trafficata, rumorosa e pregna di profumi speziati, ancor più vivi se ci si avvicina alla zona del porto. Ciò che ci colpisce è proprio la contrapposizione tra questo caos e l’aura di sacralità che circonda le numerose moschee di Istanbul, resa ancor più affascinante dalla sua posizione geografica. Questa città si estende infatti, sulle due sponde del Bosforo, il quale collega il Mar Nero e il Mar di Marmara e nel frattempo separa l’Asia e l’Europa. Il Corno d’Oro, insenatura di mare lunga 7 km, divide in due la parte europea. Istanbul è per questo, l’unica città al mondo situata su due continenti e proprio perciò ebbe sempre una grande importanza geopolitica. Quando l’Impero Ottomano cadde, e dopo la prima guerra mondiale, seguì un periodo repubblicano che sfociò nella presidenza assolutista di Atatürk, letteralmente padre di tutti i turchi, eroe nazionale, raffigurato ovunque nelle statue e nelle monete. A Istanbul visitiamo subito la Yeni Camii (camii significa moschea): nonostante venga definita nuova (yeni vuol dire recente, nuova), ha ben 400 anni. Ciò che la caratterizza, oltre alla sua grandiosa cupola e agli interni riccamente decorati, è la presenza continua di numerosi piccioni, tant’è che il suo secondo nome è proprio Moschea dei Piccioni. Ma la meta di questo primo giorno è la Torre di Galata, al di là dell’omonimo ponte che attraversiamo rischiando di essere investiti dall’onda gialla (sono centinaia i taxi che si aggirano per Istanbul clacsonando all’impazzata). Finalmente arriviamo in cima alla Torre, da cui godiamo di uno splendido panorama: il Corno d’Oro, la città, le sue moschee e lì in fondo, immerso nel verde, il Topkapi, residenza dei sultani ottomani per quasi quattro secoli, a cui faremo visita l’indomani, dopo una notte di riposo, ma non prima di aver cenato con il classico kebab (disponibile anche in versione vegetariana) accompagnato da un’ottima Efes, unica birra disponibile sul mercato turco.

Siamo al Topkapi: qui il biglietto per l’ingresso è un po’ caro (12 YTL +10 YTL per l’harem), ma ne vale davvero al pena. La sua struttura, modellata secondo i dettami dell’architettura islamica, si compone di una serie di padiglioni, cucine, sale d’udienza e chiostri costruiti intorno a corti interne con splendidi giardini. Per visitarlo tutto ci vuole almeno mezza giornata, ma la cosa che merita di più è sicuramente l’Harem del Sultano, costituito da 300 stanze, non tutte accessibili al pubblico. Secondo le fantasie popolari, l’Harem era il luogo in cui il sultano poteva “lasciarsi andare”, ma nella realtà era solo l’insieme degli appartamenti in cui la famiglia imperiale passava le propria vita. Ciò che più colpisce è la visita all’hamam del sultano in marmo e oro, al cortile delle concubine e alla sala da pranzo di Ahmet III, abbellita da splendidi pannelli raffiguranti fiori e frutta.

È già primo pomeriggio e dobbiamo visitare le altre moschee, quindi di corsa verso Santa Sofia, uno degli edifici più vecchi ed imponenti della città. L’imperatore Giustiniano lo fece costruire per riportare l’Impero romano alla sua antica grandezza. Le sue dimensioni e la bellezza dei suoi mosaici sono sbalorditivi. Proprio di fronte ad essa si trova la famosissima Moschea Blu, così chiamata per i mosaici e le decorazioni interne. Il sultano la fece costruire agli inizi del 1600 per contrastare la vicina Santa Sofia, che teneva ancora in sé memorie della Cristianità. L’itinerario islamico prosegue poi con la Rusten Pasa Camii, una piccola moschea, ma forse la più bella, rivestita sia esternamente che internamente con la ceramica di Iznik. Infine visitiamo la Cisterna Basilica, che costruita nel 532, faceva parte di un acquedotto; dopo aver subito diverse modifiche, oggi è dotata di passerelle e luci soffuse che permettono di compiere un percorso tra le sue imponenti colonne. Nell’acqua nuotano dei pesci, mentre in sottofondo viene trasmessa musica classica: insomma, un luogo davvero suggestivo, ma un po’ umido! Siamo così giunti all’ultimo giorno a disposizione per visitare Istanbul; ci torneremo solo a fine vacanza; visitiamo quindi l’ultima moschea, quella del Solimano, la più grande di Istanbul, e poi ci concediamo un giro turistico fra i negozi di Istiklal Caddesi la via più famosa nelle vicinanze di piazza Taksim, da percorrere a piedi oppure con i caratteristici tram rossi. Sono le 21.30, è ora di partire per la Cappadocia, ci aspetta un viaggio di dodici ore. Il mezzo di trasporto? L’autobus naturalmente. Forse non tutti sanno che in Turchia gli autobus a lunga percorrenza sono molto spaziosi e soprattutto organizzatissimi: a bordo, dispongono infatti di due autisti che si alternano alla guida e di un cameriere che si premurerà di versarvi da bere e darvi la colazione, tutto al modico prezzo di 30/40 Lire turche (all’incirca 19/25 euro a persona)

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