T(O)URchia? Yes, please. Istanbul e la costa mediterranea

Una vacanza già immaginata nel 2013. Poi gli scontri di Maggio a piazza Taksim ci avevano convinti a restare nell'Europa Occidentale che più conosciamo. Quest'anno però siamo ancora più convinti e, così, dopo aver evitato per mesi di incappare accidentalmente ...

  • di GaFlo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Domenica 27 Luglio

Il primo giorno sarà solo di trasferimento dato che ci aspettano due voli, il primo da Milano a Istanbul (Turkish Airlines) e il secondo da Istanbul a Izmir (Pegasus Airlines). Infatti, come sempre cercando di far coincidere nel nostro programma giornate al mare non nei weekend, giornate nei musei non di Lunedì, serate di luna piena non in ristoranti senza terrazza, città umide non quando Flo si fa liscia, ..., si era deciso di lasciare Istanbul come gran finale concentrandosi inizialmente su spiagge e località storiche della costa mediterranea.

Sul primo volo la Turkish Airlines ci coccola con i suoi televisori e il suo menu di pranzo. A Istanbul – dove attendiamo per circa cinque ore – ci dedichiamo a Dots (gioco per iPhone, una droga per tutta la vacanza) sorseggiando te e mangiando la prima baklava (il dessert turco per eccellenza, a base di pasta sfoglia ricca di miele, zucchero e frutta secca) da Mado (no non sto imprecando). Infine sul secondo volo anche la Pegasus Airlines ci coccola, ma in versione low cost, con la sua rivista da viaggio e il panino per cena.

Siamo convinti che sia meglio che le brutte impressioni, se proprio devono esserci in una vacanza, arrivino subito. Meglio ambientarsi velocemente e tutto il resto sarà in discesa. Quel giorno è andata proprio così: a serata inoltrata ritiriamo l'auto a noleggio e da Izmir ci dirigiamo verso Selcuk. L'entusiamo iniziale lascia per qualche minuto posto al silenzio e al dubbio: ma dove siamo finiti? Strade strette e bucherellate, illuminazione inesistente, pericolosi dossi in cemento, cani randagi ovunque, qualche uomo seduto in bar vecchi con luci al neon, presenza di donne inesistente. Decisamente meglio il tratto in autostrada che ci porta fino in città, dove inizia la ricerca dell'hotel (quest'anno il nostro navigatore si è dimostrato poco preparato sulla Turchia).

Lunedì 28 Luglio

Una sostanziosa colazione e raggiungiamo velocemente la prima meta della vacanza, Efeso, i resti della città classica che, fondata dai greci, era diventata in epoca romana capitale dell'Asia minore con oltre 250.000 abitanti. La giornata è molto calda e ci spostiamo dall'ombra di un ulivo al successivo per leggere qualche spiegazione sulla nostra guida e origliare i racconti dei tour operator, seppur si tratti principalmente di gruppi giapponesi o coreani. I punti più interessanti della visita sono senz'altro la Biblioteca di Celso, il monumento più fotografato e pubblicizzato del sito storico, e le case a terrazza (biglietto di ingresso da pagare a parte), sette dimore private che mostrano il lusso in cui vivevano le famiglie più agiate dell'epoca. Passeggiando ad Efeso immaginiamo come doveva svolgersi la vita qui all'epoca romana e così Flo diventa facilmente Aurelia, una patrizia di Roma con la passione per i negozi vichinghi (leggasi Ikea, H&M, ...), e Ga rimane Ga perchè si sa la fantasia era donna anche 2.000 anni fa.

Primo giorno e primo fuori programma con pranzo a Sirince, un grazioso villaggio nascosto tra orti, frutteti e uliveti con case bianche in pietra e stucco. Mangiamo all'Artemis Sirince Restaurant proprio all'ingresso del paese godendo della vista sulla valle sottostante e sulle casette arroccate lungo la collina. Proviamo le prime polpette di agnello, che ritroveremo ovunque in Turchia ma queste resteranno decisamente le migliori, e la vera specialità di Sirince, il vino aromatizzato alla frutta, mirtilli per Flo e melograno per Ga. Dopo pranzo una breve passeggiata nel centro che sembra un bazar all'aperto e recuperiamo l'auto dando cinque lire turche al parcheggiatore abusivo di turno. Ci aspettano oltre tre ore di strada sotto il cocente sole dell'estate turca per raggiungere la meta del giorno successivo, Pamukkale

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