Cose turche (tutte in bus). 20 giorni in Turchia

‘Gigetto’ e ‘Francy’. Così, con cartelli scritti a penna su foglio A4 di fortuna, Bandi e Tonia ci accolgono al nostro arrivo a Istanbul. Baci, abbracci, ululati molto poco composti celebrano la reunion, almeno per un paio di giorni perché ...

  • di trolleypacker76
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 
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‘Gigetto’ e ‘Francy’. Così, con cartelli scritti a penna su foglio A4 di fortuna, Bandi e Tonia ci accolgono al nostro arrivo a Istanbul. Baci, abbracci, ululati molto poco composti celebrano la reunion, almeno per un paio di giorni perché poi Tonia tornerà a Milano, Bandi resterà a Istanbul dove risolve i problemi esistenzial-informatici di Vodafone Turchia (vedi a che serve una laurea in filosofia...) e io e Gigi partiremo alla volta della nostra vacanza in Turchia. In 20 giorni toccheremo la Cappadocia, la costa mediterranea, quella egea, Pamukkale, tra mare, paesaggi spettacolari e alcuni tra i tantissimi siti storici di questo paese fantastico e accogliente.

8 tappe: Istanbul, Goreme, Konya, Cirali, Kalkan, Pamukkale, Bodrum, Selçuk, Istanbul

Spese totali, tutti gli extra inclusi: 1.400 euro a testa

Di cui volo Alitalia a/r 170 euro a testa e volo Atlas Jet Izmir-Istanbul 45 euro a testa

Trasporti in bus x 2 persone: 200 euro

Hotel x due persone: 816 euro

Istanbul

25-27 luglio - ISTANBUL

Torniamo volentieri a Istanbul, che avevamo visitato da cima a fondo in sei giorni due anni fa. Alloggiamo al b&b Modern Sultan (www.Modernsultan.Com, 50 euro la doppia), in pieno centro storico vicino alla fermata del tram Gulhane, che consigliamo per la comodità e la pulizia, anche se cade un po’ sulla colazione. E’ già tardi, ma la prima sera cominciamo alla grande cenando nel giardino illuminato da lucine della Medusa’s House, a due passi da Santa Sofia, e ci concediamo un primo, carissimo raki sulla bellissima terrazza al terzo piano del Sultan Pub con vista sui minareti di Sultanhamet, all’inizio di Divan Yolu, il ‘corso’ della parte storica della città.

L’idea per il giorno dopo è di passare la domenica a Bebek, amena località sul Bosforo per istanbulini-bene, ma i battelli hanno orari troppo punitivi e coincidenze acrobatiche quindi ripieghiamo su un giro nello stretto di un paio d’ore. C’è un’afa che in confronto Milano ad agosto pare una mite primavera, e nel pomeriggio dopo una pida e un kebak nelle viuzze di Beyoglu, andiamo al parco di Gulhane, meta domenicale per famigliole ‘tradizionaliste’, patriarcali si diceva di quelle italiane di 50 anni fa: tanti bambini, nonni, mamme velate e molte coperte anche dall’impermeabile d’ordinanza. L’esatto opposto della gente che frequenta Istikal Caddesi, il ‘corso’ della parte moderna della città pieno di negozi e locali, dove ci dirigiamo dopo aver salutato Tonia che prenderà tra poche ore l’aereo per Milano. Una capata veloce al bazar delle spezie con l’acquisto compulsivo di un kilo di ottime ciliege, una visita alla moschea di Rustem Pascià, piccola ma bellissima e tranquilla, alla Yeni Camii, la moschea al ponte di Galata detta anche ‘moschea dei piccioni’ per chiari motivi, con parentesi vip-watching (Valentino, lo stilista, non rischia di confondersi tra turisti in braghette e turchi che nella maggior parte dei casi non brillano per eleganza). Riattraversiamo il ponte di Galata, tra i pescatori della domenica, ed eccoci ancora in mezzo al casino di Istikal Caddesi. Ci riposiamo nel giardino ‘segreto’, nel vero senso della parola visto che per raggiungerlo si attraversano scale e corridoi, del Limonlu Bahçe (Yeniçarşı Caddesi 98, Galatasaray), locale pieno di alberi di limoni indicato da un altro turista per caso (grazie!). Comincio a spulciare i menù per cercare l’ashure, budino di cereali e frutta secca, fatale nel libro di Shafak Elif ‘La bastarda di Istanbul’. Lo devo assolutamente assaggiare.

Lunedì mattina, preparati i bagagli, gironzoliamo fino a sera tra Sultanhamet, la zona della Suleyman Camii (purtroppo chiusa per restauri) e il Gran Bazar. Lunga sosta al giardino del the Enrenler vicino alla moschea di Beyazid, dove tra nuvole di fumo dei narghilè profumate si bevono litri e litri di quel cay che per venti giorni sostituirà egregiamente l’espresso a fine pasto, tanto è forte e capace di ‘sgorgare’ dal più bisunto dei kebab. Alle 19 ci ritroviamo davanti all’agenzia Turista (Divan Yolu n°16) dove abbiamo comperato il biglietto per il bus che ci porterà a Goreme. Il minibus fornito dalla compagnia incluso nel prezzo del biglietto (Istanbul-Goreme 25 euro, 11 ore, con la compagnia Kent-Goreme) ci ha scaricato proprio davanti al pullman, una fortuna, perché non ci saremmo mai orientati nella stazione dei bus, un girone infernale con un traffico disumano. Il pullman non è nuovissimo, ma sufficientemente comodo e con uno stewart a bordo che distribuisce da bere, da mangiare e un detergente per le mani che sa di Svelto. Partiamo alle 20,30 in perfetto orario, ma passerà un’ora prima di attraversare il ponte sul Bosforo al tramonto (mille ohhhhh!!) e due ore prima di uscire definitivamente da questa città sterminata.

28-30 luglio - CAPPADOCIA

Arriviamo diretti a Goreme alle 8 del mattino. E’ coperto, fa anche un po’ freddo, ma in 10 minuti vengono a prenderci quelli dell’hotel Kelebek (www.Kelebekhotel.Com), il più bell’albergo dove ci siamo fermati in tutta la vacanza e dove abbiamo prenotato via email tre notti (camera 19 a 70 euro a notte, 10% di sconto se si paga in contanti). Il proprietario è gentilissimo è ci invita subito a fare colazione anche se non compresa nel prezzo mentre sistemano la camera: e che colazione... E’ fantastica! La camera tarda ad arrivare, quindi dopo un paio d’ore di relax sulla terrazza con vista sulla cittadina, che per quanto turistica è uno spettacolo già di suo, ci avviamo al Museo all’aperto di Goreme, con chiese rupestri scavate nella roccia e affrescate. Nella maggior parte gli affreschi sono piuttosto conciati, ma in una – pagando 4 euro in più – ci sono dipinti restaurati bellissimi. Vale la pena!.

Verso le 3 Gigi sta morendo di sonno e torna in albergo, mentre io ne approfitto per fare una passeggiata nella parte più vicina della Rose Valley, entrandoci dell’altro lato della strada rispetto al parcheggio dei pullman e dei ristoranti. Non c’è un’anima, per due ore solo io, il vento, il canto del muezzin lontano, alberi di albicocche e queste conformazioni di tufo che sembrano colate di panna montata. Torno in albergo verso le 6, dopo essermi fatta adescare da una signora che vende i centrini. La mamma ringrazia. E, dopo una parca ed economica cena al Kapadokya Kebab Center a base di zuppa di lenticchie e spettacolari patatine fritte, collassiamo nella nostra regal camera

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