Alla scoperta di Troia

Si sono lasciati da poco i tesori d'oro e d'argento contenuti nella tomba macedone di Filippo,padre del grande Alessandro,gelosamente custoditi nella tomba appena restaurata nella pianura di Vergina,e si va verso Oriente.La Turchia,nodo di congiunzione fra Europa ed Asia,mi attende. ...

  • di kurush
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Si sono lasciati da poco i tesori d'oro e d'argento contenuti nella tomba macedone di Filippo,padre del grande Alessandro,gelosamente custoditi nella tomba appena restaurata nella pianura di Vergina,e si va verso Oriente.La Turchia,nodo di congiunzione fra Europa ed Asia,mi attende.

Buone le strade ,asfaltate e scorrevoli,solo qualche dosso rallenta un pò l'andatura,specie se davanti c'è qualche camion dalla data di revisione un pò incerta,dai limiti di carico sicuramente abbondantemente sforati,che in questi cambi di pendenza sparisce in una nuvola di fumo fra il blu ed il nero. Ma in questi casi succede ciò che in Italia sarebbe un incredibile miracolo:l'autista mette la freccia a destra,rallenta,ed una mano sporge dal finestrino autorizzando con ampi cenni un sorpasso "sulla fiducia",che sarebbe altrimenti impossibile.

Passato il confine turco poco prima di Ipsala (confine "vero",con controlli severi in entrambe le direzioni,e militari armati che si guardano in cagnesco:come faranno Grecia e Turchia ad andare a braccetto prossimamemnte in Europa,proprio non si sa),si procede per una trentina di chilometri,poi si lascia la strada per Istanbul e si scende verso sud.

Sono un centinaio di chilometri da percorrere fra colline basse e sassose,coperte di olivi,sempre pervase dal salso odore del mare,poi,ad Eceabat,si lascia la terraferma. Si sale su un traghetto traballante,dove ci si sporca solo a guardare le strutture metalliche del medesimo,ma il passaggio del mar di Marmara è abbastanza veloce e,come dice il poeta, "...All'Asia dolce giungemmo per mare...".

L'approdo a Canakkale non merita più di una frettolosa occhiata,solo una breve pausa in una bettola vicino al mare,dove,per poche (e svalutatissime) lire turche si riesce ad abbuffarsi di borek (involtini fritti con formaggio di capra ed erbette più o meno sconosciute),irrorati da un vino colorato e scintillante come l'oro,su una tovaglia sulla quale devono essersi fermati tutti,ma proprio tutti,negli ultimi decenni,sulla quale,purtuttavia,un premuroso ragazzino si impegnava a far sparire periodicamente le briciole di pane.

Lasciata una munifica mancia di circa un milione (niente paura,al cambio era meno di un euro:ma vuoi mettere la soddisfazione!),si provvede a nutrire anche l'auto (benzina buona,anche se con qualche ottano in meno) con una certa facilità,al contrario di qualche anno fa,quando era necessario portare con sè una tanica di scorta,perchè era più facile trovare distributori di biada che non di carburante,poi si tenta di procedere.

Si tenta,perchè verso sera la gente sparisce in una specie di coprifuoco e la segnaletica è mimetizzata in mezzo a mille altri segnali. La segnaletica satellitare non è stata ancora inventata,quindi non resta che tornare all'archeologia:l'Orsa Minore è là,la stellina annessa indica il nord,noi dobbiamo andare a sud,quindi...

Il traguardo della giornata è una trentina di chilometri a sud,appunto:è Troia.

Riusciamo a dormire in una stamberga che avrebbe fatto inorridire qualsiasi acheo di passaggio,ma l'unica alternativa era fra lo stare in piedi per tutta la notte oppure bivaccare sotto un ponte,litigando magari con qualche capra.

Di primo mattino,quando "...Figlia di luce,spuntò l'Aurora dalle dita rosate...",si arriva finalmente alla collina di Hissarlik.

Qui,un secolo fa,un tedesco avventuroso,tale Schliemann,era arrivato alla convinzione,leggendo solo l'Iliade e l'Odissea,di aver trovato le prove dell'esistenza della più famosa guerra della nostra infanzia,quella fra l'iroso Achille ed il galantuomo Ettore,fra l'autoritario Agamennone ed il pio Enea

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