Dalle Alpi al Caucaso, SNOWBOARD TRIP, Turchia

Il mio sogno che avevo da anni si realizzò il 24 novembre del 2003, quando alle ore 13.00 andai alla stazione degli autobus di Torino con il mio snowborad sotto braccio e con 80 euro ne presi uno che mi ...

  • di danielevella
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il mio sogno che avevo da anni si realizzò il 24 novembre del 2003, quando alle ore 13.00 andai alla stazione degli autobus di Torino con il mio snowborad sotto braccio e con 80 euro ne presi uno che mi avrebbe portato a Sofia, e da qui avrei continuato il mio viaggio via terra fino alla catena del Caucaso. Questo viaggio e un pò frastagliato dalla Turchia torno in bulgaria e Romania e poi ritorno in Turchia per entrare in Georgia e finire il viaggio in Armenia. Si andava dietro alla neve più.

Dopo 26 ore di autobus mi trovavo nella capitale bulgara. Trovato l'ostello e l'uffcio turistico la grande negativa notizia: "quest'anno ancora niente neve." le news della tv satellitare dell'ostello di Sofia davano già neve in Turchia. Dopo aver passato qualche giorno a Sofia per una visita della città eccomi ad istanbul.

L'aria di istanbul era fredda. Solo,seduto in un bar del Bosforo sorseggiavo un ottimo te turco. Era appena stata ferita dai terroristi. Ma Istanbul era sempre bellissima, con i suoi suoni, i suoi profumi, i suoi colori. Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul, chimala come vuoi me lei rimane semore la stessa città tra ovest ed est.

Lasciai Istanbul dopo un bel po', era difficile lasciare quella città ma le montagne e la sua neve mi aspettavano e il 17 dicembre mi trovavo su un treno per Kayseri, nel centro della Turchia dove sarei salito sulmonte Erciyes.

Venti ore di treno. Arrivo a kayseri, trovo l'hotel economico che consigliava la mia guida. Un hotelcon l'atmosfera turca al 100 per cento. Fredda, senza riscaldamento. Ma non importa mi copro ben bene durante la notte e la mattina mi sveglioper andare a fare questa camminata sul monte, anzi sul VULCANO ERCIYES, 3910 metri. Prendo un minibus e arrivo a 2200 metri, nel comprensorio del centro dell'Anatolia e non c'era ancora nessuno, era tutto chiuso, ma dopo nemmeno trenta minuti che mi trovavo lì, apre la seggiovia che volevo prendere. Arrivato alla fine dell'impianto avrei iniziato a camminare. Così feci.Mi lego la tavola dietro lo zaino e iniziai a camminare. Camminavo,camminavo e camminavo. Vedo una casa abbandonata, rotta, mezza distrutta ma ottima per riposarmi un pòe prepararmi un caffè. Mi trovavo già a tremila metri. Dopo mezz'ora di relax riprendo il acmmino ed eccomi arrivare al punto dove mi sarei buttato tra il powder (neve fresca) del vulcano.

Il panorama spettacolare era davanti a me. Attorno al papà vulcano tanti altri piccoli vulcani. La Cappadocia era lì, nata dalla sua violenta eruzione e da quella di mamma Hasan, che era bianca, di fronte ai miei occhi.

Piede destro, poi sinistro, gli enigma nel mio mp3 che mi accompagnavano dentro il mistico mondo dei vulcani, della neve, dello snowboard.

Solo. Seduto aoktre tremila metri. Lo snowboard, il vulcano, la neve, solo con le mie emozioni e con il sogno che ormai era diventato realtà.Grande respiro, grande emozione, mi alzo, salto per mettere il naso della tavolain avanti e iniziai a scendere nella neve fresca del padre della Cappadocia. La neve mi guidava a scendere sempre più giù. Sempre più giù. E così tra un back e un front, un salto enlle rocce vulcaniche ilmio corpo viene guidato verso il fondo di questa fantastica ed emozionante viaggio che mi avrebbe portato ai cinfini, e poi oltre.

Arrivato a fondo incontro tre soldati americani in licenza dal martoriato paesee Irakeno. Erano con lo snowboard, non parliamo dell'Iraq, non parliamo di politica, non parliamo di cosa è giusto o di cosa è sbagliato, stiamo snowboardando

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