Primo amore

È il paese del mio primo contatto con l’Africa, molti anni fa e diverse centinaia di migliaia di chilometri fa... Da molti poco considerato, è, a mio parere, un bellissimo mondo da visitare e conoscere. Bisogna perforare la cortina dei ...

  • di RoboGabr'Aoun
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

È il paese del mio primo contatto con l’Africa, molti anni fa e diverse centinaia di migliaia di chilometri fa... Da molti poco considerato, è, a mio parere, un bellissimo mondo da visitare e conoscere. Bisogna perforare la cortina dei paesi della costa mediterranea, ormai fagocitati dal turismo organizzato, per “perdersi” nel sud e cercare i veri colori di questo paese.

Tunisia, dai colori meno sgargianti del Marocco, meno popolosa del Mali, con erg meno estesi della Libia, meno infinita del Niger, ma affascinante con i scuoi scenari pastello, con l’immensità dei suoi orizzonti.

La sete di apertura al turismo organizzato (sicuramente più remunerativo del turismo “sahariano”) sta coprendo di asfalto tutte le piste del centro-sud. Anche se questo può dispiacermi da un punto di vista emotivo, non posso che comprendere lo sforzo del governo tunisino per accogliere un sempre maggior numero di turisti. Nonostante la scomparsa di alcune tratte “classiche”, la Tunisia rimane un luogo in cui viaggiare è splendido, e la gente è meravigliosamente ospitale.

Ho percorso in Tunisia delle tratte assolutamente incontaminate e ho avuto la fortuna di incontrare ottime persone che mi hanno aiutato a trovare questi percorsi, a volte non segnati sulle mappe più dettagliate.

La vicinanza con l’Algeria ed i non proprio cordiali rapporti tra questi due paesi mi hanno portato a volte a spiacevoli incontri, come un reparto di carriarmati in pieno deserto, con le bocche da fuoco puntate; altre volte mi ha costretto a ritornare sui miei passi, come nella tratta diretta da Tamerza a Nefta attraverso il grande lago salato di El Gharsa.

Ho avuto la fortuna di esplorare a piedi le montagne a sud-est di Tamerza, imbattendomi in famiglie di nomadi, in canyons che parevano merletti, in veri e propri depositi di conchiglie fossili.

Mi sono trovato a socializzare con giovani baldanzosi di questa città, che mi hanno regalato dei sentieri nascosti tra Mides e Chebika, di una bellezza selvaggia. Ho navigato fuori pista tra Douz e Bir Soltane, e poi ancora verso Ksar Ghilane e Remada, tra quelle dune basse e caotiche che caratterizzano le propaggini dell’Erg orientale e che sembrano semplici, ma non lo sono, perché la sabbia ha la consistenza della polvere.

Ho percorso le piste che portano a Benij Keddache, ad Ouled Soltane, a Duirat, fin quasi ad El Bhorma, dove non sono giunto per la mancanza delle necessarie autorizzazioni; presto toccherò le sabbie di Bordji El Khadra, intraviste da Ghadamès in diversi viaggi in Libia... Ho camminato lungo le vie degli ksour in rovina, gli antichissimi granai-fortezza strutturati come celle di un alveare, respirando una storia di coraggiosa resistenza all’invasore dell’est... La mia moto mi ha accompagnato lungo le gole che si perdono tra le colline a sud di Matmata, sprofondandomi in un paesaggio marziano, aspro e dolce insieme. Ho anche qui schivato i sassi dei bimbi di Sabria, di Duirat, di Remada, e sono stato per lunghe ore in silenzio ad osservare le cicogne e gli aironi abbeverarsi alla pozza di Zaafrane. Ho attraversato la pista argillosa tra Nefta e Rjiem Maafhoug, con l’orizzonte piatto a 360°, abbagliato dal sole e da una sensazione di infinita piccolezza al confronto di questi spazi immensi.

Ho pianto tra le tamerici di Ksar Ghilane, con lo sguardo perso verso ovest, in un silenzio rotto solo dal canto degli uccelli che qui nidificano a milioni.

Ed anche qui mi sono piantato inesorabilmente nella sabbia, spingendo e sudando per uscirne, eppure mai pago di altra sabbia ancora; anche qui ho temuto il peggio, solo con Anto lungo piste perse verso il sud, con la moto in avaria, senza possibilità di comunicare con nessuno

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