Diario tunisino

Una settimana in Tunisia, tra cieli incendiati, monumenti di luce e sguardi affascinanti di donne

  • di Amourfou
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Richard Kapuscinski, nel suo celebre libro “Ebano”, afferma che la luce del continente africano è unica nel mondo : forte, invadente,implacabile,ingestibile,quasi spudorata. Ora, la Tunisia non si trova nel cuore dell’Africa, ma di essa propone alcuni aspetti inconfondibili : agli occhi del visitatore ignaro irrompe una sconosciuta sorgente di luce che sembra incendiare inesauribile persone, animali e cose. Come per effetto di un incantesimo cromatico, il paesaggio diventa una distesa di terra ocra punteggiata da migliaia di olivi e, qua e là sulla costa, da qualche sparuta palma maestosa. Subito, si intuisce che la Tunisia è una terra di contrasti. Tutto è più intenso, e per questo anche più violento. Lungo le strade sfilano centinaia di case in costruzione, ridotte in realtà a scheletri incompleti. Tracce sulle quali si vede l’assenza dei soldi, o più semplicemente la mancanza della determinazione, il senso del lavoro compiuto, la fierezza che ne deriva. E in mezzo alle strade un intenso brulicare di uomini,animali e motori. Colpisce l’inconsciente spensieratezza con cui i tunisini conducono i propri mezzi sull’asfalto: senza disciplina, con un curioso senso dell’avventura. Sciami di motorini e motorette su cui viaggiano fino a tre persone corrono rumorosi, asini e cammelli portati stancamente e stoicamente come cartoline da altre latitudini e altri tempi, pedoni incuranti del traffico intenso. E ai lati, là dove la disordinata politica edilizia lascia spazio ad uno spiazzo, un ciuffo d’erba e della ghiaia pericolosa per le ginocchia, una palla diventa il sorriso di un gruppo di ragazzi dalle stinte maglie di calcio, rigorosamente italiane e spagnole. E mentre uno stupendo tramonto africano avvince gli occhi, i solerti cani arabi compaiono come conigli dal cilindro per sorvegliare gli ingressi delle case rurali, aggredirne i possibili profanatori.

Sono a Mahdia, un centro turistico, ancora un poco informe a dire il vero, situato a duecento km a sud di Tunisi. Si dice che qua vi siano le spiagge più belle della Tunisia, in questa cittadina dal nome melodioso, con una medina piccola e meno pittoresca di altre, un porto per la pesca del pesce azzurro e la riparazione di barche libiche e algerine, un cimitero marino unico al mondo. Da qui comincia la visita alla città, nel luogo in cui si rispetta la memoria dei morti, un luogo che nella nostra cultura è ben circoscritto, lontano dai centri abitati, e che nella tradizione araba è invece parte integrante della comunità. In questo, come in tanti centri arabi, si vive in mezzo ai defunti in una contiguità che non provoca imbarazzi: la morte non spaventa, è un evento da accogliere con serenità. In questi termini si giustifica il fascino paradossale di un grandioso cimitero che digrada dolcemente sul mare, senza protezioni o muri di cinta, fondendosi naturalmente nello spirito del luogo. Di tanto in tanto, il canto del muezzin allerta i nostri sensi. All’orecchio inesperto suscita in primo luogo una sensazione di profonda inquietudine, ma è in realtà un arabesco di parole che racconta tanti sentimenti frammisti: nostalgia, malinconia, raccoglimento, espressione di fede e quindi di appartenenza. E’ una musica che rimane nei timpani, e a distanza di tempo riemerge prepotente il suo eco misterioso. Giunge all’udito di una popolazione che sembra dedicare molto del suo tempo alle relazioni umane. I crocicchi di uomini seduti nei bar, le donne raccolte davanti alle porte delle loro case, l’operosità allegra dei giovani e dei bambini rappresentano una umanità che suscita simpatia e calore umano. In sottofondo, i clacson reiterati dei veicoli segnalano un matrimonio islamico profumato da tanti fiori di gelsomino, nel calore estivo. Le donne tunisine sono affascinanti,la loro pelle ambrata, gli occhi grandi, neri e vellutati inventano scenari di seduzione. Pronunciati da loro, anche i suoni più duri dell’arabo diventano piacevoli come balsamo sulle ferite. La Tunisia è un paese moderato dal punto di vista politico e religioso, e così le donne sono libere di indossare il velo o meno, e possono tranquillamente portare gonne e calzare tacchi, i lineamenti truccati. Molte lavorano occupando posti di rilievo e di responsabilità, talvolta di comando

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Commenti
  1. Giu24
    , 27/4/2014 21:23
    Complimenti, davvero un racconto intenso di emozioni, Tunisia terra che sogno di visitare il più presto possibile

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