Un anno, 2 mesi, 21 giorni

MANUALE DI VIAGGIO PER BABY-SAHARIANI L’arrivo di Giulio, apprendista sahariano di 15 mesi, aveva volutamente sconvolto la vita di Glauco e Daniela, ma dopo averlo “collaudato” con un viaggio in Sardegna, in tenda e fuoristrada a 6 mesi, ed in ...

  • di sahariano
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

MANUALE DI VIAGGIO PER BABY-SAHARIANI L’arrivo di Giulio, apprendista sahariano di 15 mesi, aveva volutamente sconvolto la vita di Glauco e Daniela, ma dopo averlo “collaudato” con un viaggio in Sardegna, in tenda e fuoristrada a 6 mesi, ed in Francia a 9, i due genitori decisero di intraprendere il passo decisivo, il vero battesimo di Giulio: quello del Sahara. douz – tembaine - ain ouadette - djezariet – el borma – b. EL KADRA PERCORSO EFFETTUATO CON 4X4 COMPLETAMENTE FUORIPISTA - NATALE 2003 Dopo le classiche vicissitudini che precedono i nostri viaggi ( ferie negate, asma bronchiale, coliche renali, trasloco, motore (forse) fuso , il 20 dicembre 2003 giunge il fatidico giorno della partenza. Le difficoltà iniziano subito: sulla Carthage (sovraccarica di persone e mezzi solo come accadde nel 1941 durante la ritirata di Dunquerque), si tiene il Raduno Centenario dei Fumatori di Marlboro, ed il regolamento prevede che i 3500 partecipanti non possano interrompere la competizione neanche quando salta la corrente lasciando i corridoi al buio e i ponti bloccati per più di un’ora. Duro sport il loro sport ( che non sarebbe l’enduro ) (Citazione). La notte scorre tranquilla, io scorro (meno tranquillo) tra i tavoli della Dogana a “formalizzare”. Giulio vede per la prima volta il suolo africano all’età di un anno, 2 mesi e 21 giorni. ... Correva l’anno 1989 ...Suo padre, correva (ma molto di meno) su XR 600, e di anni ne aveva 26 emmezzo quando vide per la prima volta La Goulette e la sua rampa straripante di madri in attesa del ritorno dei propri figli emigrati. A Douz raggiungiamo i nostri amici partiti due giorni prima per ritirare i permessi; rapidi saluti, e nonostante sia oramai notte, raggiungiamo al buio il pozzo di Bir Ibrahim, ove facciamo il primo campo. Freddo polare e umidità elevatissima ( piove). La prima notte con Giulio nella Maggiolina passa abbastanza bene, grazie alle lenzuola in pile, alla trapunta di piumino e al triplo strato di pigiami che lo avvolgono. L’aria all’interno della tenda è comunque molto fredda, soprattutto al momento di andare a letto. Alla mattina, sveglia alle 6,00 per iniziare le operazioni di colazione/smontaggio campo/partenza. Il problema più grosso è la preparazione del latte di Giulio. Come accadrà nei seguenti 8 campi, l’acqua sarà sempre più calda o fredda di come dovrebbe essere, e gli urli di Giulio, (sia pur meno rumorosi di quelli di Daniela), sveglieranno gradevolmente gli altri 10 compagni di viaggio. Pur alzandoci più di un’ora prima dei suddetti compagni, tutte le mattine siamo pressoché gli ultimi pronti per partire, mai prima delle 8,00/8,30. Nonostante gli aiuti di Joe ( Leggasi Ioe) Tex, ( leggasi Tecs) Marinella, Cecilia e Alice ( leggasi come scrivesi) e di tutti coloro i quali riescono ad intrattenere (o meglio trattenere) Giulio per consentirci di svolgere le varie attività campali, un paio di ore sono generalmente necessarie per evacuare ( se il freddo ve lo consente) lavarsi ( idem) preparare e lavare biberon, fare colazione, lavare piatti, tazze, predisporre “pranzo” pomeridiano con relativa merendina, rassettare la tenda, raccattare giocattoli, risistemare bagagli, caricare passeggino, teloni, borsoni, ecc. A volte si avanza qualche minuto: una occhiata al filtro dell’aria (sempre pieno di sabbia) al livello dell’olio ( sempre basso a causa di un motore in condizioni perfette – a detta del venditore), al sottoscocca per eventuali perdite/danni/inconvenienti, condizione e pressione delle gomme. Le giornate passano senza concedere un attimo di respiro, soprattutto agli sventurati che si trovano nei dintorni di Giulio e che vengono automaticamente cooptati al babysitterraggio. Joe e Marinella si contendono il pargolo contrastati dal fascino più giovanile di Alice ( 7 anni ), che convince Giulio a salire su dune che hanno una pendenza ben superiore alla tettarella del suo biberon.

Sedere all’aria e zampetta affondata nella sabbia, farfugliando nel suo dialetto saharo-padano parole incomprensibili, viene continuamente (in)seguito per impedire che la sua deprecabile passione per i tappi del serbatoio Land Rover diventi un pericoloso principio di malformazione psico-genetica i cui esiti sono palesemente visibili in Roberto. La mezz’ora antecedente la partenza viene da Giulio trascorsa al volante del Pajero di papà, che generalmente attiva i seguenti dispositivi: quattrofrecce, lunotto termico, comando ammortizzatori, luci, tergicristallo (anteriori e posteriori), claxon (solo quando sei vicino al cofano), vetri elettrici, chiusura portiera, riscaldamento posteriore ( ovviamente spento), GPS ( su altra rotta) palmare ( con attivato il gioco del solitario, al quale non so arrivare neanche provandoci una settimana), CB ( acceso o spento, inversamente all’utilizzo necessario al momento). Nel momento di massimo impegno è riuscito anche a centrare con una moneta da 1 centesimo la presa di corrente supplementare, mandandola a massa, facendomi saltare luci e compressore! Dopo averlo lasciato guidare per i primi 500 metri, ( la partenza la fa sempre lui) riesco ad estirpargli le mani dal volante, e con una mossa acrobatica passarlo a mammà che lo sigilla al seggiolino posteriore. Tutte queste scene si ripetono ogni volta che ci si ferma anche pochi secondi, unitamente al commento sonoro: brum, brum, brruuuuum, - (salita duna)- bruum- (discesa), br br uu uu mm ( tole ondulè). Parte della giornata, Giulio la passa studiando attentamente papà alla guida, per poi imitarlo appena ci si ferma, compreso: cambio marce, schiacciamento tasti GPS e palmare, utilizzo microfono CB, improperi ai compagni di viaggio e alla macchina che si insabbia. La parte residua della giornata la passa facendo con il suo cellulare o i suoi giochi sonori, improvvisi e inspiegabili rumori, o, all’occorrenza, pestando qualcosa di pesante e rigido sul finestrino, con grande piacere del conducente, sempre attento ai più tenui rumori che potrebbero indicare improvvisi cedimenti del mezzo. Al terzo giorno, nel bel mezzo del viaggio, in uno dei punti più infami del percorso, con Giulio colpito da un attacco di influenza, uno strano ticchettio, costante e terrificante, proviene dalla parte anteriore del Pajero non appena inserisco la trazione integrale. Dopo vari tentativi di intuirne l’origine, e tutti i compagni di viaggio che accampano più o meno probabili ipotesi, si decide di chiamare via telefono satellitare un amico “esperto” di tale veicolo. Passati minuti di angoscia al pensiero di quello che potesse essere accaduto ( “per caso fa il rumore di una sfera di metallo che cade?”), Luca propone: e se togliessimo quel rametto che sfiora l’albero di trasmissione?. Al momento delle pause pranzo ( quando Angelino dà i primi segni di mancanza di pressione alla sua “caldaia”) comincia la battaglia con Giulio: preparare pappa che puntualmente non gradisce ,... Il latte, puntualmente troppo caldo o freddo,... Fermarlo perché si mangia il tubetto di pomata, ... Oddio dov’è Giulio?, ... Dai Giulio, lascia mangiare Joe, Marinella, Alice, Cecilia... Non toccare la marmitta,... Non ficcare le dita nelle pastiglie dei freni... e soprattutto... Non avvicinarti alla land!!!. Gli innocenti ( e ipocriti) sorrisoni che derivano da ognuno dei suddetti rimproveri, fanno solitamente desistere dalla amputazione di mani e piedi al Tortellino ( nick name di Giulio) e dopo avergli cambiato l’ennesimo pannolino, si riparte. I pannolini suddetti, diventano alla sera motivo di grande contestazione; dato che il nostro viaggio, così come tutti, DEVONO essere ad impatto il più possibile tendente allo zero, (tutti i rifiuti sono stati opportunamente differenziati, e tutto quello che non bruciava lo abbiamo riportato con noi), Al momento della immolazione del suddetto pannolino, da più parti si sollevano proteste per l’intruso all’interno del romantico falò serale. Nei primi giorni l’inconveniente è stato risolto nascondendoli ( involontariamente...) nella Toyota di Angelo, ma alla fine è sembrato più eticamente corretto bruciarli durante il rilassante grappino davanti al fuoco. Il fuoco è ovviamente motivo di grande interesse per Giulio, e di conseguente impegno costante da parte del Gruppo per evitare che il Tortello acquisisca l’insana passione di Mino D’Amato. Nonostante l’oscurità, Giulio non rinuncia mai al suo trekking notturno tra le dune, al punto che per il prossimo viaggio abbiamo già pensato di munirlo di lucette lampeggianti di uso ciclistico!. Passate le prime notti nelle quali Giulio e Daniela si rinchiudono nella tenda a causa del freddo e del malessere del pargolo, finalmente si riesce a passare qualche momento in più tutti assieme davanti al fuoco, ricordando improbabili imprese passate e impossibili avventure future, con la tanica di vino di Marco che si svuota più rapidamente dei nostri serbatoi di gasolio ( media 4 km/l, di gasolio, non di vino). Bisogno comunque ammettere che, grazie a Eta Beta-Roberto, le notti in tenda le affrontiamo più lussuosamente dei nostri compagni, utilizzando il riscaldatore a gasolio (Webasto) collegato alla Land con un “tubone” plastico e consentendo alla Maggiolina di avere un flebile alito di aria calda, comunque efficace per evitare di trovarsi al mattino abbracciati ad un pacchetto di Tortelli surgelati. Nella tarda mattinata del 31/12 arriviamo a K. Ghilane, in tempo per salutare le decine di amici di Sahara el Kebira che passeranno il capodanno nell’oasi. La notte noi la passeremo in albergo a Douz dato che oramai siamo esausti dai 9 campi effettuati rincorrendo il Tortellino, tra l’altro ancora convalescente dall’asma che lo ha colpito per qualche giorno . Da Douz in direzione di Tembain, il percorso è generalmente molto facile,( molto simile alla “diretta Douz Ksar Ghilane”: piccole dune ravvicinate con cespuglietti qua e là che però non danno difficoltà se non qualche bottarella alle sospensioni. Complice la pioggia dei giorni precedenti, troviamo sempre una sabbia molto compatta ( se non congelata!) che ci permette di affrontare passaggi che altrimenti sarebbero ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILI. Nonostante questo, le medie giornaliere sono sempre MOLTO basse, e a parte Angelo “2”, alla prima esperienza assoluta di fuoristrada, tutti e 5 gli altri equipaggi hanno alle loro spalle anche più di una decina di viaggi sahariani!. Arrivati a Tembaine, dopo avere incontrato fortuitamente (come oramai usuale!) il mitico Alfredo, si riparte su un percorso che via via si fa più difficoltoso, diretti al lago di Ain Ouadette. I prossimi giorni ( sette!) Saranno pressoché totalmente costituiti da attraversamento di catini di dune, che si fanno via via più difficoltosi per navigazione ed altezza, fino ad arrivare ad El Borma, tutti completamente fuori pista utilizzando come riferimento le coordinate forniteci da vari amici, fra i quali il compianto Sergio “Bubu” Palumbo che qui desidero affettuosamente ricordare. Raggiungere i singoli WPT che avevamo di riferimento è pressoché impossibile, basta affrontare il passaggio di una duna poche decine di metri più distante che rischi di trovarti in un catino differente, dal quale si esce solo cercando ulteriori passaggi da sperimentare al momento. Infatti, procedendo verso Ain Ouadette, le dune si raggruppano creando un alveare di pianure sabbiose compatte di circa un chilometro di diametro, i cui lembi sono costituiti da ammassi di dune alte alcuni metri, (contornate da profondi crateri) che si sovrappongono sino a raggiungere altezze totali di circa un centinaio di metri. Tali altezze, da Ouadette alla piana del Djezariet diventano spesso ben oltre il centinaio di metri. Inoltre, le dune secondarie che costituiscono gli ammassi si fanno sempre più alte, e se in precedenza venivano affrontate “aggirandole “ora si è costretti ad affrontare lunghe e ripide salite costellate di cespugli con l’ausilio della piena potenza del motore ( per chi ce l’ha!!). Un grande aiuto per la navigazione in questo mare impazzito di sabbia, è giunto dall’utilizzo della cartografia fotografica satellitare, che con grande maestria Roberto interpreta ad ogni “scatinamento”. Nel primo tratto da Tembaine a El Borma, la cartografia IGN al 200.000 è quasi inutile, in quanto riporta solo un ammasso indistinto di dune senza consentirne l’dentificazione, mentre nel tratto successivo, sino a Bordj el Kadra, sono invece molto più interpretabili, dato che si attraversano cordoni alla “libica” alti una trentina di metri, (oppure da sovrapposizioni altimetriche di più cordoni con creste terminali controvento alte anche 2 o 3 metri) e sono facilmente attraversabili da chiunque abbia un minimo di determinazione ed esperienza. Per dare un termine di paragone, nel primo tratto con 6/8 ore circa effettive di guida la percorrenza media giornaliera è di circa 30 km visualizzati sul contachilometri e 18 in linea d’aria!!!. Da El Borma a Bordj el Kadra, circa 200 chilometri di pista il tratto è stato effettuato praticamente in un solo giorno, contro i 300 precedenti effettuati in 6 giorni !. Le prime decine di chilometri di pista da El Borma ( lungo i vari pozzi ) hanno direzione abbastanza rettilinea, ed il fondo molto sabbioso ma scorrevole ( 80/90 km. Orari) . Successivamente la pista compie delle evidenti deviazioni a est con successivi rientri, allungando di molto la percorrenza rettilinea fuoripista, che ad un certo punto è stato deciso di intraprendere data bellezza dei luoghi e l’opportunità di attraversare le dune prima accennate. Dirigendosi subito verso B. El K ai primi zigzagare della pista, presumo che, oltre che trovare paesaggi più belli, si possa accorciare ulteriormente la distanza senza particolari problemi. Da B.El K. A Ksa Ghilane, percorriamo la noiosissima pista “Pipe Line” con parecchi tratti di tole ondulè che in un giorno di “passione” è possibile effettuare per intero. Il Gasolio è stato effettuato a Douz, ( circa 0,5 DT al litro) El Borma ( 1 D.T. Al litro) e Tiaret ( circa 0,5 DT al litro)

Riassumendo: dotazione minima necessaria per un viaggio Tunisi /Bordj El Kadra (via Laghi) con baby a bordo, con n° 9 campi , elevata difficoltà di guida fuoristrada ( 500 km di cui non meno di 300 pressoché ininterrotti di dune) ed orientamento 1) Genitori incoscienti ( ma ve ne accorgerete di esserlo solo al ritorno) 2) Amici affiatati e disponibili che riescono a domare il bimbo nei momenti nei quali non potete tenerlo a bada 3) Bimbo che sia già abituato a lunghi tratti in auto, per esempio uno così: 4) Giochi vari 5) Passeggino con ruote grosse 6) Fornelletto per scaldare pappette varie in pochi minuti 7) Pentolini in quantità 8) Biberon sempre pronti, anche di notte in caso di insonnia ( del pupo, non la vostra, voi avrete sempre sonno!) 9) Budini, omogeneizzati di frutta per la merendina 10) Borsine a portata di mano con pannolini, salviettine, pomatine ecc.. 11) Buon numero di body 12) Scarpe tipo tennis 13) Scarpe tipo trekking da sabbia 14) Sedile posteriore sgombero per poter fare cambi di abbigliamento “al volo” 15) Passamontagna, ottimo quello Decathlon 16) Tuta completa tipo sci 17) Seggiolino auto posteriore 18) Auto passo lungo per farci stare tutto 19) Medicinali vari soprattutto per problemi di respirazione, raffreddore, tosse ecc. 20) Lucette per non perderlo di notte, se no vi tocca tenerlo sempre in braccio o legarlo alla macchina 21) In inverno : Webasto o simile per riscaldare la tenda, e tenda Maggiolina (pur essendo inferiore per molti versi alla Aircamping, è però più isolata dall’umidità) con telo invernale (attenzione che l’originale ha il velcro che si stacca facilmente dalla vetroresina) 22) Tanta pazienza In cambio avrete: Tanta soddisfazione (se tutto va bene) Conoscerete vostro figlio (e voi stessi) anche nelle condizioni più “ostiche”, così deciderete se andare ancora nel Sahara o mettervi il cuore in pace ed affittare un monolocale a Varazze. n.B. Quello effettuato rimane comunque un percorso molto rischioso in caso di rotture del mezzo o di problemi sanitari: a metà percorso occorreranno non meno di 2 o 3 giorni di guida impegnativa ed impossibile di notte per raggiungere il posto civile più vicino. In oltre 13 anni di viaggi sahariani, con la sabbia in condizioni ottimali se non eccezionali, è stato uno dei percorsi più impegnativi per guida ed orientamento sino ad ora da noi affrontati: in caso di sabbia asciutta, mezzi mal preparati, incapacità di improvvisare percorsi alternativi in qualsiasi momento o situazione, inesperienza da parte di chi conduce il gruppo, diventa veramente di estrema difficoltà proseguire il viaggio o ritornare sui propri passi A completa disposizione per fornire/scambiare informazioni per Baby viaggi (e non solo), scrivetemi pure all’indirizzo martinesglauco@libero.It Note aggiuntive per gli Enduristi ( che sarebbe il nostro sport): In moto il percorso è senza dubbio più fattibile che con i 4X4, ma solo da moto “specialistiche”, KTM, XR, TT.. Assolutamente da evitare bicilindriche o simili. Se il tratto Douz-Ksar Ghilane per voi è impegnativo... beh... meglio andare a Djerba a prendere il sole. Le distanze sono relativamente brevi, 200 km circa di autonomia, ma necessitano mezzi di appoggio per le tende, vettovaglie ecc., Inoltre, le difficoltà di guida sono ben più elevate di quelle riscontrabili sulle piste algerine o le monumentali dune libiche, fattibili però senza grossi problemi.

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