L’altra Tunisia

La Tunisia è già presente nel nostro album dei ricordi di un viaggio. Nel 2002 Mahdia, delizioso paesino di pescatori, ci ha fatto conoscere l’aspetto della Tunisia a noi più familiare, quello mediterraneo dei fichi d’india, degli oleandri, degli ulivi ...

  • di Massimo B
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

La Tunisia è già presente nel nostro album dei ricordi di un viaggio.

Nel 2002 Mahdia, delizioso paesino di pescatori, ci ha fatto conoscere l’aspetto della Tunisia a noi più familiare, quello mediterraneo dei fichi d’india, degli oleandri, degli ulivi e delle buganvillee arrampicate sulle case bianche e azzurre dei pescatori.

Questa volta è un’altra Tunisia che vorremmo conoscere, quella del deserto, più riservata e avvolta in un alone fiabesco.

Ci ritroviamo immersi in questa nuova realtà quando con il pullman percorriamo la strada che da Kairouan ci porterà a Tozeur.

Come per magia le sterminate distese di ulivi lasciano il posto alle palme cariche di datteri e le greggi di pecore si trasformano in dromedari che vagano placidamente nel deserto, alla ricerca di cibo.

Tutto si perde nel caldo abbraccio del Sahara. I paesaggi che si susseguono sono unici e irripetibili.

Dal deserto roccioso, dove alte montagne si stagliano verso l’azzurro incontaminato, si passa al deserto sabbioso, dove morbide dune fanno da culla a oasi lussureggianti di palmeti.

I colori variano dal rosso Magenta al giallo ocra e le forme rigide si addolciscono, il nulla, a cui il deserto viene ingiustamente paragonato, diventa il tutto.

Come possono le sfumature di colori, il silenzio ovattato, il vento caldo, essere considerati il nulla? Il deserto lo si può vivere in diversi modi, e noi abbiamo voluto provare sia l’avventura in fuoristrada, sia la passeggiata a dorso di un dromedario, le consigliamo entrambe.

La prima è adrenalina pura, la carovana di Jeep si lancia in una corsa sfrenata, è un susseguirsi di sorpassi ad una velocità folle, e le dune vengono cavalcate come i surfisti fanno con le onde del mare.

Noi ci fidiamo ciecamente dello Schumacher tunisino alla guida della sua Ferrari del deserto.

Arrivati sulla sommità di un’enorme duna scendiamo dalla Jeep e ci ritroviamo immersi fino alle ginocchia dentro la sabbia, è morbida come il borotalco e si fa fatica a camminare.

Lo scenario surreale in cui ci ritroviamo ci fa pensare allo sbarco sulla luna, davanti a noi il set dove è stato girato parte del film “Star Wars”.

La seconda esperienza, cioè la passeggiata a dorso del dromedario, è ricca di fascino.

Il movimento lento e sinuoso del ruminante ci accompagna sino all’interno del deserto, dove ci aspetta un’inattesa variazione di programma, anziché assistere al tramonti dai colori infuocati ci ritroviamo in mezzo ad una tempesta di sabbia. In pochi istanti tutto è inghiottito dall’oscurità, la carovana dei dromedari guidati dai beduini ci riporta indietro, siamo pieni di entusiasmo per il fuori programma...E pieni di sabbia fin sotto le unghie.

Lasciate le oasi di Chebka, Tamerza e Nefta, nella regione di Tozeur, ci dirigiamo verso Douz.

Quella che percorriamo è una striscia asfaltata che attraversa l’enorme distesa del lago salato Chott El Jerid, dove un tempo arrivava il mar Mediterraneo, con l’avanzata del deserto e il ritirarsi delle acque è rimasta questa distesa di sale, dove non esiste nessuna forma di vita.

Grazie alla varietà di minerali, in alcuni tratti assume una colorazione che va dal rosso più acceso al rosa tenue, ed è soprattutto qui che il lavoro costante del vento nelle dune fa sì che si formino innumerevoli rose del deserto, chiamate così perché sono sculture di varie dimensioni somiglianti a corolle di petali di rosa.

Un’altra dimostrazione di come la natura riesce a stupire con le sue opere d’arte.

Quando ricominciamo a vedere i cespugli sparsi qua e là si capisce che il lago salato ha lasciato il posto al deserto sabbioso

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